È una festa: quella che sancisce il sessantesimo compleanno del pater familias, quella che dovrebbe celebrare unità e tradizione e commemorare anche il trapasso di una figlia, Linda, e di una sorella, Linda, morta suicida, poco tempo fa, in quella casa che oggi è adibita a nuove funzioni per esorcizzare il passato. È una festa, almeno questi sono i presupposti: il primogenito, Christian, affermato ristoratore nel cuore della Francia, la sorella stravagante, Helene, fidanzata con un negro e strafatta di canne, il fratello minore, alcolizzato e collerico, Michael, sempre alla ricerca di approvazione paterna e violento con la moglie.
È una festa per tutti - amici, parenti, servitù – ma non per Christian, unica nota dissidente della famiglia, l’unico a sapere che suo padre cela un segreto oltraggioso, quello che determina spaccature e sconquassi, quello che crea il conflitto e il dramma. E allora la mano ferma fa tintinnare un bicchiere di vetro con una posata, il suono lacerante riecheggia nella sala da pranzo, in ogni angolo della stanza. I commensali tacciono e attendono, impazienti, il discorso del figlio maggiore: d’altronde così vuole la tradizione. Christian si schiarisce la voce e chiede un brindisi in onore di suo padre, in onore dell’uomo che “ha stuprato e assassinato mia sorella Linda”...
Da seguace e fautore del dogma, Vinterberg non trascura nessuna regola del manifesto – il racconto si sviluppa magnificamente attraverso l’uso sincopato della camera a mano – anche se forse si lascia andare troppo a qualche concessione di luce in esterna, d’altronde i notturni sono difficile da concepire altrimenti. La grana del digitale, gonfiata in pellicola, e le inquadrature che alternano i teleobiettivi ai grandangoli proiettano, sin da subito, i personaggi in una dimensione claustrofobica, come se il corso degli eventi fosse già segnato. Tuttavia, nonostante la sperimentazione del filmico e degli angoli di ripresa e l’infrazione delle regole classiche, ottenuta con jump cuts di tutti i tipi, ciò che fa la differenza è la scrittura di questo autore danese, qui al debutto in un lungometraggio.
L’impianto del dramma è tipicamente teatrale; unità di tempo e unità di luogo compattano, senza futili aneddoti, fabula e intreccio. Tutto si apre e si chiude nell’arco delle ventiquattro ore. Quelle ventiquattro ore che saranno fatali al capofamiglia: i figli lo allontanano, gli ospiti, con l’arma del silenzio, insorgono. Anche la moglie, l’ultima a capitolare davanti alle rivelazioni di Christian, alla fine lo lascia da solo. È dunque la scrittura e la varietà dei personaggi – non c'è traccia di stereotipo - e la costruzione progressiva e ambigua del protagonista a determinare e a svelare, più della regia e del dogma e dei loro retorici ideali di realismo, ciò che l’apparenza nasconde. Il vero senso del film.
Regia: Thomas Vinterberg. Soggetto: Thomas Vinterberg. Sceneggiatura: Thomas Vinterberg e Mogens Rukov. Direttore della fotografia: Anthony Dod Mantle. Montaggio: Valdis Óskarsdóttir. Interpreti principali: Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Henning Moritzen, Thomas Bo Larsen, Helle Dolleris, Paprika Steen, Birthe Neumann, Lene Laub Oksen. Musica originale: Lars Bo Jensen. Produzione: Birgitte Hald. Origine: Danimarca / Svezia, 1998. Durata: 105 minuti.
Info Internet: http://www.wikiartpedia.org/index.php?title=Dogma_95
http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Vinterberg
Vinterberg in Lankelot: Dear Wendy
Leibniz, prima pubblicazione in Lankelot.com, gennaio 2004
Commenti
Ho rispolverato qualcosa
Ho rispolverato qualcosa dall'archivio...
"La grana del digitale,
"La grana del digitale, gonfiata in pellicola, e le inquadrature che alternano i teleobiettivi ai grandangoli proiettano, sin da subito, i personaggi in una dimensione claustrofobica, come se il corso degli eventi fosse già segnato. Tuttavia, nonostante la sperimentazione del filmico e degli angoli di ripresa e l’infrazione delle regole classiche, ottenuta con jump cuts di tutti i tipi, ciò che fa la differenza è la scrittura di questo autore danese, qui al debutto in un lungometraggio."
> Questa è grande scrittura cinematografica.
Anche se non appare tra le
Anche se non appare tra le pubblicazioni, ho fatto tutto ok Frà?
tutto ok:) appare anche in
tutto ok:)
appare anche in homepage
daje de' - recuperamole
daje de' - recuperamole tutte;).
(basta inserire il tag
(basta inserire il tag "cinema":). Con quello appari al 100 per cento. In homepage appari a brevissima distanza, è un comando manuale!)
piano piano le recupero,
piano piano le recupero, dammi il tempo di revisionarle un pochino.. Forza Toni!
Questo è un film inquietante
Questo è un film inquietante e bellissimo, il migliore del regista danese. Ottimo recupero, Ian.
luca toni peperoni è numero
luca toni peperoni è numero uno...
Grande recupero sì. Un film
Grande recupero sì. Un film bellissimo e di sprone alla mia scrittura. Poi di lui salvo solo Dear Wendy. Dell'ultimo non so nulla.