Pàrodo
Prima di procedere sarebbe bene tenere presente la frase dello stesso regista che definisce i protagonisti “un po’ come Totò e Peppino”. Diceva lo stesso con la coppia Boldi - De Sica. Magari per Carlo Vanzina ogni coppia di comici è paragonabile a Totò e Peppino. Chissà.
Trama
Vincenzo Salemme, fra le cui prime partecipazioni ricordiamo Bianca e Sogni d’oro di Moretti, è il professore di letteratura Salvatore Rondinella, in gita coi suoi alunni in Spagna. Il caso vuole che come secondo accompagnatore – in sostituzione di una professoressa rotolata comicamente (?) dalle scale – ci sia Archimede Formigoni, ossia Boldi nei panni del professore di matematica. I rapporti tra Formigoni e Rondinella non sono dei migliori causa una lite avvenuta dieci anni prima per via di una donna…
Tristi e vacue riflessioni
Qualcuno ha sostenuto che, confrontato a questo, il film di De Sica sia quasi decente. Se è vero che il meglio del peggio è il pessimo – Carmelo Bene insegna –, si può francamente acconsentire. Quanto meno qui il cast è ridotto. Non è cosa da sottovalutare.
Le razzie compiute dagli autori fanno spavento. Vien da pensare alla poesia dadaista: prendere giornali a caso e ritagliar parole da confondere in un sacco, agitarlo e poi svuotarlo: quel che ne esce è un film dei Vanzina. Ahinoi, di dadaista non c’è nulla: si trova solo un’imbarazzante sequela di ritagli spacciati per prestiti o citazioni che non dànno luogo a niente: intere gag viste in qualsiasi commediaccia riproposte e nemmeno portate a termine – una per tutte la scena in cui Salemme ingerisce per sbaglio il Viagra, che dovrebbe essere la princeps di una catena di gag sul filone commedia sexy intrufolata in corridoi e stanze d’albergo che invece muore, di colpo, con un montaggio narrativamente imbarazzante –, tradimenti, intrighi da due lire e lasciamo allo spettatore la sventura di continuare l’elenco. Non è poi neanche il già visto che infastidisce, quanto il pressappochismo, la superficialità, il vuoto riproporsi di scene che, davvero, non lasciano niente. Rimane qualche battuta, buffa perché volgare, di Enzo Salvi – di cui si intravede lo scroto in una spiaggia per nudisti –, le performance di Boldi di cui si parlerà più sotto e un profondo odio per gli studenti milanesi.
Spiego. Nella classe che va in gita con Salemme c’è un alunno particolarmente buontempone milanese che, solo per come è doppiato, è un invito al suicidio. Superata la crisi uditiva si presta attenzione a quel che dice e si passa al secondo stato: desiderio di uccidere. Lui. E chiedersi come e con quali conoscenze un mediocre umanoide possa avere avuto la parte in questo film. Sarà nipote o figlio di qualche macchinista nella più pigra delle ipotesi.
Chi invece non ha nulla da nascondere è la mora Estrada, in un ruolo marginale ma incisivo specie nel finale più imbarazzante degli ultimi decenni, che interpreta una ballerina che se la fa con un ministro. Autoironica, la cognata di Silvio Berlusconi. Ammirevole davvero.
Stendere un velo pietoso sulla tracotanza di Salemme e dei Vanzina è obbligatorio. Basta col trash a tutti i costi. Farsi scudo del nome del padre, già minore di per sé, per vantarsi a cantori dell’età contemporanea è stomachevole quanto basta. Infatti basta. Parliamo di Massimo Boldi, il Cipollino nazionale.
Ma quanto si diverte, lui? È un piacere agli occhi vederlo saltellare e far lo scemo. Se c’è qualcosa che di gaio rimane nella memoria di questo scempio è lui, e le sequenze più riuscite: il professor Archimede e la sua passione per i gatti. Riuscitissima e gustosissima è la spensieratezza del matematico che si sdraia per terra, in strada, pur di fotografare un primo piano di un gatto… O si arrampica ovunque per scattare delle istantanee a dei mici appollaiati sui balconi. E quando va a farsi la doccia canta “44 gatti” solo perché adora i felini! E vedere un sessantenne che si agita come un bimbo, bearsi in sana ridicolaggine, non può che far felici i cuoricini di noi tutti. Ovvio che i V. riescano a rovinare persino questo: la sequenza in cui Boldi imparruccato canta Largo al factotum stonato e atono è spassosissima al pari di come diventa, di botto, stomachevole pochi minuti dopo con l’ingresso di Salemme e lo sprofondare del testo in un turpiloquio da caserma...
In compenso la lotta ideale fra De Sica e Boldi non ha vincitori né vinti: ma se Natale a New York si chiude con De Sica Jr che dice “se metti su il cappello attento a dove metti l’uccello”, Enzo Salvi lo batte su tutti i fronti quando, alludendo alla propria fidanzata, dice “Brava ragazza, quella? Ma quella ha visto più piselli del minestrone de mi’ nonna!”.
Certo pensare che la prima è stata pronunciata dal figlio di Vittorio De Sica mette più rabbia che non la battuta detta da uno che si fa chiamare pubblicamente Er cipolla.
Sì, ma basta adesso.
Un’ultima chiosa: due autocitazioni. La prima: Salemme a letto che guarda Selvaggi film dei fratelli più birbanti del cinema italiano; la seconda: sempre Salemme che rifà il verso al Gigi Proietti del whisky maschio senza rischio.
I romani potranno comprendermi: questa ha un solo nome. Blasfemia.
Consigli per gli acquisti.
Commenti
Se avete pregiudizi sul film che non trovano riscontro con le magagne segnalate nella recensione non illudetevi. Il peggio è stato taciuto.
ahahahhaaaa
“Forse il peggio del peggio è "Quello che le ragazze non dicono", ammasso di sequenze da far rabbrividire un Ed Wood bendato e sotto narcotici. Ma è anche vero che in Olè alcune immagini fanno venir voglia di correggere il primato.”
> Occhio che poi diventano cult proprio per la fama di bruttura assoluta, leggevo qualcosa in merito proprio a proposito di certe cose di Fulci…
:) Non recensisco 300 solo perché diventerei troppo cattivo.
“Qualcuno ha sostenuto che, confrontato a questo, il film di De Sica sia quasi decente. Se è vero che il meglio del peggio è il pessimo - Carmelo Bene insegna - si può francamente acconsentire.”
> eh. Ahah.
“Rimane qualche battuta, buffa perché volgare, di Enzo Salvi - di cui si intravede lo scroto in una spiaggia per nudisti -, le performance di Boldi di cui si parlerà più sotto e un profondo odio per gli studenti milanesi.”
> ahahaha oddio scriverne seriamente è incredibile. Sei grande:)
“dice "Brava ragazza, quella? Ma quella ha visto più piselli del minestrone de mi' nonna!".
Certo pensare che la prima è stata pronunciata dal figlio di Vittorio De Sica mette più rabbia che non la battuta detta da uno che si fa chiamare pubblicamente Er cipolla. ”
> e già, e il bello è che al panettone non si sfugge manco l’anno prossimo. Io non so più dove mi sono fermato ma era parecchio tempo fa. Grazie per avermi ricordato che al peggio non c’è mai fine, io pensavo che sette mesi senza cinema m’avessero immerso nella dimenticanza ma mi sa di no:).
enorme!
Caro Franchi, fosse solo il panettone a deprimerci... c'è anche tutto il resto. 12 mesi di immondizia, praticamente.
A questo dobbiamo servire. Magari a spostare traiettorie e attenzioni su quel che merita(va) e può cambiare la vita delle persone. Inutile dirti che c’è chi, come me, pende dalle tue labbra per leggere grandi pagine di Cinema - per capire cosa (ri)scoprire o guardare. Ieri mi sono comprato tre dvd, ma tutta fantascienza e sottoprezzo, per fuggire un po’ da tutto. Se mi continui a guidare io miglioro come uomo e come spettatore.
Grazie Luca, sei grande.
“Nella classe che va in gita con Salemme c'è un alunno particolarmente buontempone milanese che, solo per come è doppiato, è un invito al suicidio. Superata la crisi uditiva si presta attenzione a quel che dice e si passa al secondo stato: desiderio di uccidere. Lui. E chiedersi come e con quali conoscenze un mediocre umanoide possa avere avuto la parte in questo film. Sarà nipote o figlio di qualche macchinista nella più pigra delle ipotesi.”
ahahahaah! Una stroncatura coi fiocchi, grandioso! :-)