Van Sant Gus

Milk

Autore: 
Van Sant Gus

Se un proiettile dovesse entrarmi nel cervello, allora possa anche distruggere tutte le porte dietro le quali ci si nasconde.”
(Scritta commemorativa nella Harvey Milk Plaza di San Francisco.)

Siamo in America. New Work. 1970. Harvey Milk è un impiegato di una compagnia di assicurazioni che a quarant’anni ha combinato poco e niente. E’ omosessuale e passa presumibilmente le sue serate a recuperare marchettari da una botta e via alla metro sotto casa. Una sera di queste, però, conosce Scott e se ne innamora. I due decidono allora di iniziare una nuova vita e partono, due anni dopo, alla volta di San Francisco, la meta freak e liberal di tutti gli omosessuali. Si stabiliscono a Castro e aprono un negozio di fotografia. Qui, nel giro di poco tempo, Harvey decide di candidarsi a consigliere della città per difendere i diritti gay. Contro i pregiudizi di molti e appoggiato da buona parte della comunità arriva a un pugno di voti dalla vittoria. Sconfitto, ma incoraggiato da migliaia di consensi, Milk si ricandiderà in altre occasioni fino all’elezione a consigliere comunale nel 1977. Sarà il primo rappresentante politico dichiaratamente omosessuale.
L’ascesa gli porta fama, amicizie – il sindaco di San Francisco George Moscone avalla le sue iniziative e lo difende - e numerose antipatie. Quella del senatore Briggs, aspro moralizzatore che mira a estromettere gli insegnanti gay dalle scuole; quella di Anita Bryant che riesce ad abrogare, in Florida, alcuni diritti civili concessi agli omosessuali; e quella di Dan White, consigliere anche lui, e avverso alla comunità rappresentata da Milk. Ma Harvey lotta e lotta con coraggio, parlando al cuore della gente con audacia; si confronta senza timore contro i suoi antagonisti; miete conquiste civili e sociali, diventando il leader indiscusso della collettività gay del paese. Una lotta impari che lo renderà per sempre martire, quando il 27 novembre 1978 Dan White lo assassina, sparandogli prima un colpo al petto e poi un’intera raffica di colpi sulla testa.


C’è qualcosa di magico in questo film. C’è levità e leggerezza a dispetto dei temi trattati. C’è una biografia drammatica che si sviluppa in modo anomalo, quasi alla stregua di una commedia: perché, nonostante il sacrificio finale e alcuni passi funesti, non c’è vena tragica, non c’è pathos, non c’è melò. C’è tocco anzi, magari non quello di lubitschiana memoria, ma è un tocco comunque raffinato. Anche quando la trama si fa più oscura, Van Sant non abbassa mai la guardia, anteponendo allo strazio e alla tragedia, implicita nei risvolti conclusivi del film, la figura sempre brillante di Milk, il suo umorismo e il suo buonumore, il suo amore per la comunità, la sua vittoria finale pagata con la morte.
Van Sant si mostra qui in versione generalista, quello di Will Hunting tanto per capirci, ma nettamente più efficace e corrosivo. La leggerezza si fonde con la cronaca, mescolando efficacemente vari registri visivi - foto e filmati di repertorio, super 8, materiali d'archivio – sempre diretti da una diegesi lineare e tesa. Due grandi macrosequenze contrassegnano la trama: la corsa alla candidatura e la lotta per i diritti civili gay. Nella prima parte conosciamo il protagonista nel suo aspetto privato: è un gay alla ricerca di perversione, ma poi è anche un uomo che decide di cambiare e di lottare per quello in cui crede, diventando linfa e fondamenta di un gruppo di disadattati. Nella seconda parte c’è maggiore attenzione alla cronaca e alle sue battaglie politiche. C’è unione e sincretismo in Milk, un blocco compatto senza sbavature. Più che un biopic, mi viene da definirlo un film-documento, capace di coniugare necessità cinematografiche e necessità divulgative, una cronistoria perfetta che legittima finalmente Van Sant come autore completo e non solo sperimentale.

Note tecniche.
Due oscar vinti meritatamente, ne meritava di più, certamente anche quello come miglior film, vista l’irrilevante concorrenza – The Millionaire l’ho trovato insopportabile. Sean Penn è semplicemente perfetto – inarrivabile quando fomenta la folla con i suoi discorsi e agita il pugnetto – e perfetto è tutto il resto del cast, soprattutto Emile Hirsch, il selvaggio di Into the wild. Grande montaggio di Elliot Graham e grande fotografia di Harris Savides. Da vedere e da capire.

Regia: Gus Van Sant  
Sceneggiatura: Dustin Lance Black
Direttore della fotografia: Harris Savides
Montaggio: Elliot Graham
Interpreti principali: Sean Penn, Josh Brolin, Emile Hirsch, James Franco  
Musica originale: Danny Elfman
Scenografia: Charley Beal, Barbara Munch
Costumi: Danny Glicker
Produzione: Bruce Cohen, Dan Jinks, Michael London
Origine: USA, 2008
Durata: 128 min.
Info:
http://www.milkmovie.co.uk/  / http://www.myspace.com/gusvansant

IN LANKELOT:
Van Sant Gus - Elephant - franchi
Van Sant Gus - Good Will Hunting - franchi
Van Sant Gus - Milk - leibniz
Van Sant Gus - Paranoid Park - Léon

Leibniz

ISBN/EAN: 
8032807029481

Commenti

Due oscar appena vinti, meritatissimo quello di Penn. Il nuovo film di Gus Van SAnt.

(Sai che non sei il primo a cui sento dire che The Milionaire è sopravvalutato?)

Perdona l'eufemismo, ma The Milionaire è monnezza e della peggior specie..:)) Davvero incomprensibile tanto entusiasmo da parte degli americani, Milk in confronto è un colosso!

Li ho persi tutti e due purtroppo... Mi sono buttato su Benjamin Button e su The reader. Li recupererò più in là..

Milk è ancora in sala, puoi recuperarlo anche adesso:)

A me è piaciuto davvero poco. L'interpretazione di Penn e niente di più. Molto hollywoodiano, troppo. Gli ho preferito nettamente il precedente Paranoid park. Ma gli ho preferito nettamente anche Will Hunting.

2-3 - The Millinonere è un film paraculo, ma è migliore sia di Milk che di Benjamin Button, a mio parere. Non è un capolavoro, è solo un film gradevole.

A me tanto invece:)).. Paranoid è un altro Van Sant, troppo estetizzante e gratuito per i miei gusti, ben venga la sperimentazione ma sempre nei limiti di una buona storia e del linguaggio cinematografico. Paranoid è troppo arbitrario per me. Will Hunting è carino, ma questo film, pur non essendo un capolavoro, ha il pregio di raccontare la cronaca senza farla sembrare croncaca e senza romanzare.. Cmq de gustibus:)

7 - Io lo odio con tutto me stesso e odio anche Danny Boyle:).. la considero una vaccata commerciale necessaria a sanchire il matrimonio bollywood - hollywood.. Anche gli americani hanno bisogno di aprire i confini..

8 - Non so, io preferisco il Van Sant sperimentale. In ogni caso, i film candidati all'Oscar quest'anno erano davvero brutti. Non so ancora The reader, però, che andrò a vedere la prossima settimana e magari ne scrivo anche qui.

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