Van Sant Gus

Good Will Hunting

Autore: 
Van Sant Gus

Gus Van Sant dimostra di poter scendere a patti col sistema e accantona lo sperimentalismo o, almeno, la coerenza col sentiero finora intrapreso: ne deriva un film grazioso, profondo e sentimentale, destinato ad avere una sorta di (infelice) pseudo-sequel qualche anno dopo (“Scoprendo Forrester”). “Good Will Hunting”, prima sceneggiatura firmata da Matt Damon e Ben Affleck, è una storia ambientata tra la periferia di Boston e la sede del prestigioso Massachussets Institute of Technology. Protagonista una sorta di Kaspar Hauser americanizzato, ventenne, orfano, dagli straordinari talenti: alla pura genialità matematica sposa una rapidità di lettura tanto impressionante da farlo apparire onnisciente. Will Hunting è però irrequieto e aggressivo: ha una naturale inclinazione per le risse e i pestaggi, tende ad alzare il gomito e a negarsi ogni opportunità d’ottenere un riconoscimento sociale. Così rimane, nonostante la non comune intelligenza e la straordinaria conoscenza delle arti e delle scienze, incatenato alla vita che conduceva da ragazzo: vagabonda per la città assieme ai suoi tre grandi amici, s’arrangia tra un lavoretto e l’altro, talvolta si trova costretto a difendersi di fronte ai tribunali per evitare di vedere il cielo a strisce. Tutto fila liscio, fin quando non colpisce un agente – in via non del tutto accidentale – e così, condannato e a un passo dalla reclusione, si trova a venir assegnato alla custodia d’un professore di Matematica (Stellan Skarsgård) di chiara fama, che è appena riuscito a smascherare, con grande meraviglia, i suoi talenti.  
Will era infatti uno degli addetti alle pulizie del MIT: nei ritagli di tempo, nella terribile solitudine dei corridoi dell’istituto dei geni, aveva preso l’abitudine di risolvere problemi che pretendevano mesi di studi e di ricerche in poche decine di minuti, profittando di provocatorie lavagne sistemate, con disinvoltura, giusto a un passo dall’aula. Al termine della seconda impresa, s’era fatto notare (volontariamente o meno poco importa): e, pur non avendo rivendicato l’opera, s’era guadagnato l’ammirazione incondizionata del luminare.  
Il professore illustra le condizioni per evitare la prigione: non soltanto Will dovrà dedicarsi a risolvere problemi matematici d’ogni ordine e grado, ma dovrà accettare d’esser sottoposto a frequenti sedute presso uno psicologo.
Il genio accetta, e in un brevissimo lasso di tempo ridicolizza cinque specialisti: fin quando il suo mentore non ha l’intuizione adatta – convocare un suo vecchio compagno e amico perduto, Sean (Robin Williams), che con Will condivide le origini proletarie e la rabbia esistenziale (e una certa tendenza al disadattamento).
“Good Will Hunting” diventa, a questo punto, la storia del confronto-scontro tra il giovane genio e lo psicologo illuminato: dopo essersi fiutati e riconosciuti, tenderanno a dialogare e a rovesciarsi addosso spettri, malinconie e gioie – nomineranno l’uno le debolezze dell’altro, nell’umanissimo desiderio di sostenere il proprio simile una volta compresa la ragione del suo dolore.
Will combatte con se stesso in altri due fronti: da un lato è lacerato tra il vecchio mondo e i vecchi amici e l’accettazione delle proposte e delle offerte di lavoro che il professore non mancherà di indirizzargli; dall’altro, l’amore per una studentessa di medicina, l’alto borghese Skylar (Minnie Driver), sarà occasione per misurarsi con l’antico e irrisolto complesso dell’abbandonato – che, afflitto da irragionevoli sensi di colpa, tende a rompere certi legami non appena accecato dalla possibilità d’esser lasciato.
Il film di Gus Van Sant affronta, come si può facilmente dedurre da questo rapido sommario, una nutrita serie di argomenti di vario e molteplice interesse: dalla relazione tra classi sociali, alle disparità d’un sistema, quello accademico statunitense, che sembra tendere a valorizzare, di norma, soltanto i rampolli delle famiglie abbienti; dai legami con le proprie origini, alla difficile impresa di illuminare le zone d’ombra della propria anima; dall’idealismo alla passionalità, dal carrierismo alla “professionalità”. Se lo psicologo Sean è l’ex giovane idealista che non ha rinunciato alla propria natura e ai propri sogni, fino al punto di restare fedele alla memoria della moglie morta due anni prima dopo una terribile malattia, il professore di Matematica è l’ambizioso e il carrierista che sembra essersi integrato alla perfezione nella high society, rinunciando alla propria umanità e dimenticando le proprie origini. Non si può dire che rappresentino gli unici modelli di Will: certamente costituiscono due paradigmi esistenziali destinati a incidere nella sua psiche ferita e nella sua paura “di diventare quel che è”.
In questo scenario, la calma e la pace interiore derivanti invece dall’affetto del vecchio clan di amici vanno a essere sorgente di sicurezza e di maggior determinazione. L’impressione è che l’innesco al cambiamento di rotta, e alla (almeno parziale) dismissione dagli antichi panni e dall’antico ruolo di picchiatore di talento derivi non tanto dai confronti coi due modelli adulti, quanto dall’amore per Skylar. Nell’amore, vanificato ogni suo potere di condizionare l’alterità per via della conoscenza e dell’intelligenza, Will sarà costretto a cedere a un’emozionalità che sarà fonte di disorientamento, e di rigenerazione. 

Regia: Gus Van Sant
Soggetto e Sceneggiatura: Matt Damon, Ben Affleck.
Direttore della fotografia: Jean-Yves Escoffier.
Montaggio: Pietro Scalia.
Interpreti principali: Matt Damon, Robin Williams, Ben Affleck, Minnie Driver, Stellan Skarsgård.
Musica originale: Danny Elfman.
Produzione: Lawrence Bender.
Origine: Usa, 1997.
Durata: 126 minuti.
Info Internet: God of Filmmaking.
Titolo dell’edizione italiana: “Will Hunting – Genio Ribelle”.

VAN SANT in LANKELOT:
Van Sant Gus - Elephant - franchi
Van Sant Gus - Good Will Hunting - franchi
Van Sant Gus - Milk - leibniz
Van Sant Gus - Paranoid Park - Léon   




 G. Franchi, Lankelot. Aprile 2004.
Prima pubb: Lankelot.com

 


ISBN/EAN: 
8017229006357

Commenti

"L?impressione è che l?innesco al cambiamento di rotta, e alla (almeno parziale) dismissione dagli antichi panni e dall?antico ruolo di picchiatore di talento derivi non tanto dai confronti coi due modelli adulti, quanto dall?amore per Skylar. Nell?amore, vanificato ogni suo potere di condizionare l?alterità per via della conoscenza e dell?intelligenza, Will sarà costretto a cedere a un?emozionalità che sarà fonte di disorientamento, e di rigenerazione".

Ottima clausola, Franco, per un film che mi coinvolse alla visione cinematografica e che, rivedendolo, lascia comunque la sensazione che resti un ottimo lavoro, pur se maggiormente commerciale rispetto alle opere del passato. Gus, poi, ultimamente non ha sfornato cose altrettanto degne. La sceneggiatura di Damon e Affleck vinse l'oscar insieme all'interpretazione di Robin Williams: lo dico per la cronaca, anche se al caro Franchi poco interessa;)

:).

Ah, mr Smith.

non ho molto gradito questo film.
e in particolare non ho gradito per niente robin williams, che tra l'altro mi è da sempre insopportabile. fin da quell'indecente attimo fuggente.

pur sempre mainstream... ma meno tossico del solito. Io non ho antipatia per williams, forse perché m'hanno detto che a volte gli somiglio:). E ho un ricordo romantico della Dead Poets Society, a dispetto del successo d'antan, e di "Al di là dei sogni".

http://www.youtube.com/watch?v=2GMUYy3wmIA

good morning, vietnam

da piccolo mi fece impazzire (-:

[Van Sant] Impaginazione e

[Van Sant] Impaginazione e archivio.

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