Gus Van Sant s’avvicina al sentiero battuto da Michael Moore in “Bowling for Columbine”: indagare e testimoniare le cause e i contesti degli omicidi di massa nelle scuole americane. Michael Moore aveva preferito documentare, denunciare, esulando da qualunque contaminazione con la fiction: Gus Van Sant ha voluto raccontare, con terribile freddezza, il giorno della tragedia in una High School. Improprio definire questo film un prodotto della fantasia: è una cupa variante di un “meccanismo mortale” che si è già ripetuto in più circostanze. Soltanto, Van Sant ha dipinto un ritratto della nuova generazione statunitense che è a dir poco raggelante: inerti, indifferenti, vuoti e imbecilli, i ragazzi del liceo di Portland, nell’Oregon, sono autentici manichini senza uno straccio di umanità e di intelligenza. Il quadro è aberrante e stomacante.
Si preferisce, senza esitazione, la complessa e articolata denuncia di Michael Moore: perché il talentuoso e anticonformista cineasta statunitense ha evitato di mascherare con la fiction un massacro che ha avuto ben poco di irreale, perché ha cercato di evidenziare responsabili e responsabilità dirette e indirette, perché ha combattuto per risalire alla fonte del mostruoso malessere che ha dato vita a una follia del genere.
Gus Van Sant, invece, racconta una storia, si diceva, con freddezza calcolata e memorabile (esecrabile?): è la storia di un giorno di “divertimento” per due larve assassine, pronte a sfogare le loro frustrazioni e a sublimare il loro vuoto cosmico con una serie di omicidi nella loro scuola. La vicenda si sviluppa nell’arco di pochissime ore, con frequenti sbalzi temporali e rapidi cambi di prospettiva: a turno, si susseguono le vicende di una serie di giovani studenti del liceo americano.
C’è l’efebico biondino che entra ed esce dalla scuola, a suo piacimento, per monitorare e sorvegliare (stancamente) l’alcolismo del padre: quando incontra, accidentalmente, i due futuri assassini e viene invitato a tenersi alla larga dalla scuola, non avverte le forze dell’ordine e non domanda sostegno a nessuno. Si limita ad avvertire qualche passante a non mettere piede nell’edificio, en passant. C’è il giovane fotografo che non sembra seguire nessuna lezione: vagabonda e cazzeggia tra parchi e corridoi della scuola (scuola?), macchinetta alla mano: quando si trova di fronte a uno dei due assassini, scatta una foto. Punto. È un automa: che altro può fare? Fotografare. C’è un trio di amichette querule e insopportabili, ricche e idiote: parlano di shopping, di percentuali di tempo da passare assieme (!), di piatti da evitare per non ingrassare e nel frattempo, mostruosamente, sfogano i loro malesseri con la malattia del benessere e dell’avidità, la bulimia: finiscono stese dai killer nel bagno, dopo una disgustosa vomitata a tre.
C’è una coppietta anonima e abulica: bellocci e vacui, vagabondano per i corridoi (ma è la scuola Mary Poppins o cosa?). C’è la studentessa triste e sgraziata: estraniata dalle compagne, sostanzialmente non apre bocca fino a essere trucidata di fronte agli scaffali della biblioteca. Ci sono infine i due assassini: abulici e squallidi esattamente come gli altri personaggi, sciatti e senza personalità, comprano le armi via internet (…), si esercitano al massacro via videogames (qualcuno vuole proprio irritarci, è evidente), sfogano le repressioni erotiche nell’omosessualità (e questo è stupido e insultante nei confronti degli omosessuali), infine uno di loro fa a pezzi Beethoven al piano (e questo è troppo). Perché? Perché Van Sant vuole forse suggerire che la nuova generazione è vacua e idiota? Vediamo…
Primo rilievo: inizia a essere intollerabile la campagna di accostamento videogames-violenza e internet-anarchia & violenza. Allucinante: una volta questi imbarazzanti luoghi comuni soffocavano la letteratura, i fumetti e il cinema; oggi sembra che siano i videogames a suggerire certe “trovate” a certe classi sociali. In altre parole, la responsabilità non è di uno Stato che garantisce la libera circolazione delle armi e non investe nell’Istruzione (oppure: traveste da “istruzione” la “ricreazione”): la responsabilità è di chi inventa videogames, “invitando” alla violenza. Assurdo.
Poi: internet è regolarmente demonizzato, e additato come primo responsabile della facilità d’acquisto delle armi. Deprecabile: e falso, ovviamente.
Non condivido l’adozione di queste soluzioni nella sceneggiatura: si tratta di autentiche mistificazioni. Pura ipocrisia.
Secondo rilievo: gli adulti, in questo film, sono fantocci.
Prendono la parola in tre: il padre dell’efebico biondino, un relitto d’alcolista incapace di badare a se stesso, il preside, molle e lassista, e un bibliotecario che assegna un compito alla ragazzina triste e sgraziata. Punto. Emerge una nauseante assenza e una imbarazzante inettitudine degli adulti: degni padri d’una generazione che non è neppure x, ma “?” o “mah” generation o “boh” generation.
Possibile? Borborigmi, al limite, certo.
Questo suggerisce “Elephant”.
Terzo rilievo: se fossi un giovane americano di media intelligenza, avrei reagito con un certo livore a un film del genere. Perché questo film distrugge l’immagine degli Stati Uniti più dell’assassina politica estera di Bush, più della persistenza della pena di morte in troppi Stati, più dell’elezione di Terminator a Governatore della California e più di certo ciarpame e di certe volgarità “artistiche” che l’America esporta in Europa: “Elephant” mostra una generazione che ha ricchezza e benessere (al punto da esserne satura, e vomitarlo via), che potrebbe essere qualsiasi cosa ma non è niente: non ha passioni, non ha interessi, non ha colore, non ha ideologia, non ha vitalità, non ha intelligenza. Zombies.
Rifiuto l’idea che il film di Van Sant sia fedele rappresentazione della vita di una High School: non ho visto neppure una scuola, ho visto un ricreatorio per giovani intellettualmente “meno fortunati”. Non ho visto docenti, ma inservienti mescolati a dei passanti: cioè, agli studenti. Non ho visto studio, ho visto il più deficitario e superfluo cazzeggio. Altro nome non esiste.
Non ho visto disciplina. Non ho visto niente.
Impossibile che un Paese distrugga così l’Istruzione.
Inaccettabile.
Van Sant si diverte a seguire i suoi manichini con dei piani sequenza interminabili: che non conducono a niente, perché quei manichini non sono niente e non hanno niente da dire. Vivono in un Paese di plastica, intossicato da una idiozia totalizzante che è talmente irrefutabile e irriducibile da sembrare aliena all’umanità. Possibile che sia questa la situazione? Questo mi ha invitato a pensare Van Sant. Questo sto pensando.
Allargo le braccia: non posso scrivere che il film sia girato male. Formalmente è davvero apprezzabile. Ma è talmente deprimente e tanto eticamente e intellettualmente ributtante da escludere qualunque lettura esclusivamente estetica: la visione della realtà di “Elephant” s’avvicina molto a quella di un suicida.
America suicida o nuova generazione suicida?
A Cannes non hanno avuto dubbi: Palma d’Oro. Contenti loro.
Regia: Gus Van Sant.
Soggetto e Sceneggiatura: Gus Van Sant.
Direttore della fotografia: Harris Savides.
Montaggio: Gus Van Sant.
Interpreti principali: Alex Frost, John Robinson, Eric Deulen, Elias McConnel, Jordan Taylor, Timothy Bottoms, Matt Malloy.
Produzione: Dany Wolf, Diane Keaton, J.T. Leroy.
Origine: Usa, 2003.
Durata: 81 minuti.
Sito ufficiale.
VAN SANT in LANKELOT:
Van Sant Gus - Elephant - franchi
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Commenti
"Allargo le braccia: non posso scrivere che il film sia girato male. Formalmente è davvero apprezzabile. Ma è talmente deprimente e tanto eticamente e intellettualmente ributtante da escludere qualunque lettura esclusivamente estetica: la visione della realtà di ?Elephant? s?avvicina molto a quella di un suicida.
America suicida o nuova generazione suicida?
A Cannes non hanno avuto dubbi: Palma d?Oro. Contenti loro".
Qui concordo pienamente (in tutto), la palma d'oro resta un mistero, tanto più che c'era l'ottimo Eastwood Mystic River che non avrebbe dovuto avere rivali.
"Primo rilievo: inizia a essere intollerabile la campagna di accostamento videogames-violenza e internet-anarchia & violenza. Allucinante: una volta questi imbarazzanti luoghi comuni soffocavano la letteratura, i fumetti e il cinema", è vero. L'accostamento dei bimbi nazistelli che comprano armi è assai debole. Ma. Ma...
"Rifiuto l?idea che il film di Van Sant sia fedele rappresentazione della vita di una High School", credo che lo rifiuti anch Van Sant.
"Elephant? mostra una generazione che ha ricchezza e benessere (al punto da esserne satura, e vomitarlo via), che potrebbe essere qualsiasi cosa ma non è niente: non ha passioni, non ha interessi, non ha colore, non ha ideologia, non ha vitalità, non ha intelligenza. Zombies"... preferisci Indipendence day?
"Van Sant si diverte a seguire i suoi manichini con dei piani sequenza interminabili: che non conducono a niente, perché quei manichini non sono niente e non hanno niente da dire. Vivono in un Paese di plastica, intossicato da una idiozia totalizzante che è talmente irrefutabile e irriducibile da sembrare aliena all?umanità. Possibile che sia questa la situazione? Questo mi ha invitato a pensare Van Sant. Questo sto pensando", credo sia infatti la reazione incazzosa di Van Sant. Solo che anziché insultare con (discutibile) sarcasmo come Moore, ha preferito far parlare le immagini, che personalmente trovo più vicine al grottesco che al neorealismo.
:). No, preferirei qualcosa che non abbia il sapore della trasfigurazione troppo artificiosa. Perché m'è sembrato s'esagerasse un po' - naturalmente non alludo alla sparatoria, che pure da qualche parte è avvenuta: alludo a tutto il resto.
Quanto alla generazione di cui parla, ha ragione e c'è poco da dire; non mi sembra felicissima. Ma da qui a dire che l'abulia induce all'omicidio mi sembra passino dei tir. Almeno: io ho momenti abulici ma non ho mai pensato di superarli mitragliando i passanti.
(Franchi, sarai contento. Ho dovuto rinviare una pennica per commentare ste recensioni...tzè)
appunto, mi anticipasti - grottesca è la vena princeps.
:). Me la sto godendo tutta, sin dal principio. Mi sono portato avanti col lavoro in ufficio e ne approfitto, mi mancano solo i popcorn;)
Sì ma non magiarne troppi, di popcorn, sennò poi devi andare in bagno ed infilarti due dita in gola :)