Ascolta: la luce del crepuscolo attenua / Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra: / Ascolta: ti ha vinto la Sorte: Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte: / Non c’è di dolcezza che possa eguagliare la Morte. Dino Campana, Il canto della tenebra in Canti Orfici
Rimini, primi anni Settanta. Daniele Dominici (Alain Delon), professore di letteratura alle soglie dei quarant’anni, prende servizio come supplente in un liceo locale. Si presenta al preside e agli alunni come un tipo sfuggente e lontano dalle passioni di quel tempo - tempo che respirava le suggestioni della contestazione giovanile. Ama l’arte, la letteratura e la poesia, e sembra voler prestarsi esclusivamente alla loro diffusione e niente altro di più. La vita lo aveva colpito duramente nel passato, e il presente, grigio e insoddisfacente nella sfera sentimentale, gli lasciava una relazione tenuta in piedi dall’umana disperazione: Monica (Lea Massari), la sua compagna, è anch’ella preda del mal di vivere. Daniele trascorre le serate con un gruppo di borghesi del luogo arricchitisi con loschi traffici e dediti al gioco e alla vita viziosa. Tra questi, il solo Spider (un intenso Giancarlo Giannini) si avvicina veramente in maniera intima e amicale e, pertanto, quasi inaspettata agli occhi del malinconico professore. A scuola, il Dominici rimane colpito da Vanina (Sonia Petrova), una diciannovenne studentessa dal passato dubbio e chiacchierato. Ella è fidanzata con Gerardo (Adalberto Maria Merli), il più facoltoso dei facenti parte del gruppo che il professore era ormai uso frequentare. Gerardo, accortosi dell’interesse nascente della ragazza nei confronti del professore, cerca di umiliarne la figura e di allontanargli Vanina, sempre più preda delle circostanze e della sua voglia di evadere da una condizione esistenziale inadeguata. I genitori di Vanina spingono verso la definitiva sistemazione della figlia con Gerardo, perché facoltoso e perché in grado, attraverso un auspicato matrimonio, di “cancellarle” l’ambiguo passato. Ma qual è questo passato sempre presente e difficile da offuscare? Dominici, per diverse ragioni, ha anch’egli i suoi fantasmi e un dolore perduto nell’inconscio e nel ricordo della giovinezza. Ma l’amore ad un tratto sembra vincere, e il passato, per ambedue, retrocedere come un bassorilievo. Ma le anime inquiete e dannate dagli uomini troveranno pace solo durante il sonno senza sogni: nella prima notte di quiete.

Meraviglioso apologo esistenziale e dramma dal colore scuro come un ombra del destino, La prima notte di quiete disegna ritratti di vite lontane dai fervori delle umane contese, e fuori dal tempo che le ospitava. Daniele e Vanina sono i volti - e le anime - di passioni romantiche e decadenti, in cerca di un rifugio dalle angosce del ricordo e del presente. La parabola del professore è quella di un uomo alla deriva che non cerca più nulla se non il silenzio e la pace. Sopravvive al suo rapporto con Monica e a se stesso, più che alla sua misera condizione economica e ai pensieri della gente. Non gli importa di nulla - neri o rossi per lui è identico, dice ai suoi infervorati studenti -, se non di sentir riecheggiare i versi dei grandi poeti, assaporare l’immagine dell’arte pura che parla di sé, attraversando, infine, dopo il pedaggio lasciato a Caronte, l’ingresso per la terra dei morti. La prima notte di quiete è proprio quella dei morti: silenti, in pace e senza sogni, nella culla dell’oblio. Ma l’umana passione per Vanina, cui regalerà l’omonima Vanini di Stendhal, risveglia in lui la vita inabissatasi in un tempo remoto: Livia, sedicenne suicida, è nel suo ricordo e nei suoi versi. E l’amore, mai domo, trova il suo specchio in Vanina, musa rieletta a dea, contro “l’evidenza dell’apparenza” e contro la logica che doveva portarla altrove.

Nonostante le difficoltà che si dice esser sorte (una lavorazione e una coabitazione complicata) tra Zurlini e l’attore francese, Alain Delon, maschera inquieta e fascinosa del cinema del tempo, domina l’emozione di un personaggio prossimo al cinismo e all’indifferenza, ma vivo di quell’amore che vive dalle parti del titanismo degli eroi. È l’amor dei poeti, ed io, nella mia tensione per la vita, per l’assoluto, e per i versi, non posso che capire e trovarmi ad immaginare l’incendio improvviso e dominato a fatica cui è preda il malinconico professore. Quell’incendio che per passione toglie le briglie al controllo, conducendo a luoghi non di questo mondo. E quelle parole intrise di disillusione: “non c’è che la mancanza di libertà a darti ventate d’allegria”, si trasformano in oro per gli occhi della musa. Sonia Petrova, con la sua giovane bellezza colpisce l’immaginario dello spettatore, ed incarna la vita, anche se per vie rischiose, assolute e senza ritorno. Ma se i tragitti dell’amore e della passione fossero facili e consueti, non ci sarebbe alcun gusto a viverli. Forse, o certamente, almeno per chi poeta nell’animo sente di esserlo. Gli incantevoli versi di Delon (che cita tra gli altri anche il Monsignor Della Casa) restano a significarci proprio questo: non c’è amore senza poesia e non c’è poesia senza amore. Tutto il resto, per l’umano tragitto terreno, è realmente un dettaglio.
Regia: Valerio Zurlini. Soggetto e Sceneggiatura: Valerio Zurlini, Enrico Medioli. Direttore della fotografia: Dario Di Palma. Montaggio: Mario Morra. Interpreti principali: Alain Delon, Giancarlo Giannini, Sonia Petrova, Renato Salvatori, Alida Valli, Lea Massari, Adalberto Maria Merli. Musica originale: Mario Nascimbene. Produzione: Mondial Televisione. Origine: Italia, 1972. Durata: 132 minuti.
Commenti
"Daniele e Vanina sono i volti ? e le anime - di passioni romantiche e decadenti, in cerca di un rifugio dalle angosce del ricordo e del presente. La parabola del professore è quella di un uomo alla deriva che non cerca più nulla se non il silenzio e la pace" > sacrosanto.
Si, splendida pellicola. Da un senso di precarietà e di libertà al contempo. Non saprei spiegare altrimenti il turbinio emotivo che mi ha lasciato. E poi Alain Delon è magistrale, lei bellissima, e la cornice ideale. Inoltre, non meno importante, anzi, essenziale, c'è l'esaltazione dell'arte pura nelle sue molteplici forme: un capolavoro! Di Zurlini ho amato anche la trasposizione del libro di Buzzati: Il deserto dei tartari
Ecco. Quello è un film di cui parlare assolutamente e quanto prima. Quando e se hai modo e ispirazione e tempo, provvedi. Io non l'ho mai visto, vado motivato.
Lo farò il prima possibile, ho il dvx e una de ste sere me lo riguardo e scrivo. Mi hai letto nel pensiero, avevo già intenzione di farlo;)
A proposito, fantastiche le immagini di questo pezzo. Per varie ragioni. Aspetto il Deserto. omaggi!
Segnalato qui, alla voce Zurlini: http://www.dantenijmegen.nl/Film.htm