Tsukamoto Shinya

Tokyo Fist

Autore: 
Tsukamoto Shinya

DALLA PERCEZIONE DEL DOLORE ALLA CONSAPEVOLEZZA DEL CORPO. Shinya Tsukamoto è un pazzo visionario. Negli anni passati ha pagato pegno al regista che più di ogni altro ha ispirato e nutrito le sue ossessioni, vale a dire Mr. David Cronenberg. E lo ha fatto con due film che non due pellicole che non sarebbero dispiaciute al Grandissimo cineasta canadese: la saga di Tetsuo I & II. La storia trattata era - molto basilarmente - la stessa, i temi molto morbosi, la visività quantomeno disturbante. Era la storia di un uomo che, a seguito di un incidente automobilistico, inizia una progressiva mutazione: le sue membra infatti sembrano essersi fuse col metallo dell'auto che l'ha investito. Diventerà un vero "uomo di ferro" - l'Iron Man del sottotitolo. La prima lampadina che si accende è tutta per il Crash crone-ballardiano. La magia, l'attrazione infuocata per il gelido metallo è un'aberrazione, ma è anche una chiara critica - o se si preferisce uno sfogo, in tutti i sensi - alla condizione urbana dell'essere umano. Tsukamoto paga pegno. E anche qualcosa in più.

Tokyo Fist è un ulteriore passo in avanti, una nuova mossa verso la totale consapevolezza della poetica del regista. I grattacieli di Tokyo, i suoi angoli ed i suoi baratri, la perdita del senso della misura, l'alienazione e la frustrazione del lavoro, la parola "cittadino" e "urbano" sembrano mutare il loro significato in "schiavo" e "inferno". Vale a dire, quando l'uomo è esule nella sua terra.

Tsuda è un impiegato. Vive un'esistenza piatta, monotona - mono tono, davvero -, il suo lavoro ormai gli fa perdere ogni contatto con la realtà. Unico momento di intimità casalinga, la visione serale di film (Orson Welles, Fritz Lang) in compagnia della fidanzata Hizuru. Ma i due sembrano aver perso ogni desiderio e possibilità di contatto fisico. Irrompe in questa apparentemente quieta liason familiare - ed ecco il menage a trois - Kojima, vecchio amico e compagno di liceo di Tsuda, ora pugile semi-professionista. Kojima inizia a frequentare sempre più frequentemente Hizuru, provocando finalmente una reazione in Tsuda. La ragazza sembra aver trovato quello che cercava e che Tsuda sembrava non poterle dare: una scintilla per ritrovare e rivivere la propria dimensione corporea. Per questo lascia l'impiegato per il pugile. Per Tsuda è l'inizio di una guerra: contro se stesso - inizia ad allenarsi anche lui per diventare un pugile; contro Kojima - che gliele suona in più di un'occasione; contro Hizuru e per Hizuru. Ma la ragazza si perde - o si ritrova? - in modificazioni corporee estreme, piercing e tatuaggi, ed è sempre più lontana ed indipendente dai due uomini e "dalle loro debolezze". Intanto tra i due rivali il conflitto si fa sempre più violento. Kojima combatte per rispettare un antico giuramento: dopo aver assistito ad uno stupro-omicidio di una ragazza ha giurato di imparare a combattere e di renderle giustizia. Ma Tsuda sembra aver invece dimenticato il patto. A Kojima ricordarglielo? Sarà una rinascita o una semplice autodistruzione che porterà alle estreme conseguenze?

L'intreccio della storia è basato sulle diverse tipologie dei sentimenti dei tre protagonisti. Tsuda (Shinya Tsukamoto) si sente minacciato dall'arrivo del suo antagonista, si sente in dovere di proteggere la sua donna, non riesce a concepire il fatto che lei non ne abbia affatto bisogno.E' l'anello debole del trio e, soprattutto, non è cosciente della sua evoluzione. Tsuda non combatte con ideali. E' succube degli eventi. E' ancora l'uomo razionale lontano dalla sua vera essenza di predatore urbano. Kojima (Kohjii Tsukamoto, fratello del regista) rappresenta la causa scatenante. E' un guerriero in declino, il perdente con onore, ronin delle saghe di Kurosawa. Vivo per un solo scopo, la vendetta (giustizia), sentimento tuttaltro che nobile, ma il regista la dipinge come una raison d'etre più che onorevole. Kojima è l'uomo che non ha ancora trovato una dimensione vivibile, tuttavia ha trovato la sua via, quella della violenza. In un certo modo questa rappresenta una catarsi, la stessa che purifica Hizuru (la splendida e bravissima Kahori Fujii). La differenza tra i due sta proprio nella reazione a questa estremizzazione emotiva: il pugile - per assurdo che sia - non riesce ad uscire dal suo vortice cieco, in una lotta eterna con l'amico di un tempo; la ragazza, al contrario, infliggendosi pene fisiche e psichiche, rinasce in una nuova forma di purezza. Umana.

La pratica del piercing in Giappone rappresenta un vero fenomeno culturale. Body artists e performers riscuotono notevole successo in Oriente ed Occidente, avvicinando due sfere tradizionalmente parecchio differenti tra loro. L'accostamento con l'antica arte del pugilato non può che avvalorare la tesi di Tsukamoto, un regista che non si considera giapponese, dichiarando di non essersi ispirato a nessun conpatriota. Stilisticamente il film è molto coerente con le dinamiche descritte. Il montaggio allucinato ed iper-veloce di Tsukamoto - veloci zummate da capogiro, singolare uso della steady cam - è quanto di più vicino alla cultura dei videoclip. Se la tendenza si era già vista in Tetsuo, adesso il regista raggiunge livelli vertiginosi - davvero!

Ma la vera grande - immensa - protagonista è Tokio. La grande Mela del Sol Levante. Tsukamoto ci regala un'immersione nei suoi abissi più oscuri. Satiro come Bacco, il regista ci invita a banchettare con le interiora della megalopoli, seziona strato su strato meticoloso come un chirurgo - splatter, naturalmente - le sue viscere bollenti e oscure. Considerando la struttura urbanistica di Tokio l'approccio sembra quantomai appropiato.

Respiriamo l'asfalto, sospiriamo tra le impalcature di metallo, piangiamo all'ombra del cemento. Non sorprenda se stiamo diventando di pietra. 

E' una ribellione della materia organica. Una metafora di rivolta della carne. Crollano le pareti delle case, si lacerano i tessuti cicatriziali. Sorgono nuovi grattacieli cupi e spettrali, si tendono muscoli sconosciuti. E' un accanimento verso il sangue, la pelle, la carne, il cuore - ma solo quello anatomico, sia chiaro. Ci sono tutti i presupposti per chiamarla pornografia. Una componente fondamentale della filmografia di Tsukamoto è l'eros, tuttavia presente solo in maniera celata - e velata - in Tokyo Fist. Dell'eros c'è solo l'aggressività, la rabbia animalesca, sentimenti complessi ma genuini archetipi. La donna assume un ruolo dualistico, un valore superiore a quello dell'uomo: essa è oggetto di desiderio, causa di dolore e conflitto, mater terribilis e angelo seduttore.

Tsukamoto è uno dei pochi registi a vivere in un mondo tutto suo. Fortunatamente riesce a far rivivere le sue fantasie su celluloide. Sconfina oltre i limiti del b-movie, dello splatter e del gore più spinto - genere molto apprezzato in Giappone. Con risultati sorprendenti. Puro godimento. Probabilmente deluderà chi si aspetta un Fight Club con gli occhi a mandorla. Nella sua disperata ricerca di umanità riesce a nuotare agile nel lirismo senza però annegarci.

Titolo originale: Tokyo Ken Regia, montaggio, fotografia, scenografia: Shinya Tsukamoto Soggetto: da un'idea di Hisashi Saito Sceneggiatura: Shinya Tsukamoto Musiche: Chu Ishikawa Suono: Kenji Shibazaki Trucco: Kaori Sasaki Aiuto regia: Kaori Matsuyama, Kiyohide Otani Interpreti: Kahori Fujii, Shinya Tsukamoto, Kohjii Tsukamoto, Naomasa Musaka, Naoto Takenaka, Koichi Wajima, Nobu Kanaoka, Tomoroh Taguchi Anno: 1995

Bibliografia del regista

Tetsuo (1989) - Tetsuo II: Body Hammer (1991) - Tokyo Fist (1995) - Bullet Ballet (1998) - A Snake of June (2002) - Vital (2004) - Nightmare Detective (2006)

ISBN/EAN: 
8032706212168

Commenti

Inside Asia profonda. Ecce Shinya.

"Shinya Tsukamoto è un pazzo visionario. Negli anni passati ha pagato pegno al regista che più di ogni altro ha ispirato e nutrito le sue ossessioni, vale a dire Mr. David Cronenberg. E lo ha fatto con due film che non due pellicole che non sarebbero dispiaciute al Grandissimo cineasta canadese: la saga di Tetsuo I & II."

> strano che Federico-Leon non si sia già precipitato a commentare:).
Buon cappello introduttivo...

"I grattacieli di Tokyo, i suoi angoli ed i suoi baratri, la perdita del senso della misura, l?alienazione e la frustrazione del lavoro, la parola "cittadino" e "urbano" sembrano mutare il loro significato in "schiavo" e "inferno". Vale a dire, quando l?uomo è esule nella sua terra." > assolutamente interessante. Esposizione molto chiara.

"La grande Mela del Sol Levante. Tsukamoto ci regala un?immersione nei suoi abissi più oscuri. Satiro come Bacco, il regista ci invita a banchettare con le interiora della megalopoli, seziona strato su strato meticoloso come un chirurgo - splatter, naturalmente - le sue viscere bollenti e oscure. Considerando la struttura urbanistica di Tokio l?approccio sembra quantomai appropriato."

(ocio ad "appropiato").

Gran passo e bello stile. Complimenti di cuore.

"Una metafora di rivolta della carne. Crollane le pareti delle case, si lacerano i tessuti cicatriziali. Sorgono nuovi grattacieli cupi e spettrali, si tendono muscoli sconosciuti. E? un accanimento verso il sangue, la pelle, la carne, il cuore - ma solo quello anatomico, sia chiaro. Ci sono tutti i presupposti per chiamarla pornografia. "

Ancora due osservazioni: (1: ocio al "crollane").
2 - "pornografia" > qui forse bisognerebbe discuterne, a partire dall'etimo e dall'invenzione di Retif sono cambiati sensi e significati. L'accezione che adotti è tuttavia molto comprensibile e condivisa.

Grazie sempre per le segnalazioni di errori - il refuso... - e per gli apprezzamenti estremamente generosi - ne ho di strada da fare!

5. La pornografia a cui alludo è teorica, una concezione di Tsukamoto molto brutale. Diciamo che è la sua tendenza a non lasciare nulla all'immaginazione. :)

(stai incredibilmente migliorando, pezzo dopo pezzo. Questo lasciamelo dire, da lettore e da mestierante)

Gianfranco, ne approfitto per chiederti delucidazioni. Vorrei davvero leggere tre libri al momento. Sto preparando una booklist natalizia. I libri in questione sono 3: Disorder (G. Franchi); Wrong (A. Consonni); Il nostro bisogno di consolazione (S. Dagermann). Visto che ne hai abbondantemente trattato mi chiedevo se potevi darmi indicazioni su come e dove ordinarli. Danke

"Tsukamoto è uno dei pochi registi a vivere in un mondo tutto suo. Fortunatamente riesce a far rivivere le sue fantasie su celluloide. Sconfina oltre i limiti del b-movie, dello splatter e del gore più spinto - genere molto apprezzato in Giappone. Con risultati sorprendenti".

Ave, arrivo per dire la mia su Tsukamoto. Al contrario di Cronemberg, la sua visività invece di intrigarmi mi infastidisce un po'. Insomma, non è che lo ami molto, anzi. "Tetsuo" è curioso, "A snake of June" non proprio male, per il resto non m'ha convinto proprio. Tra gli autori asiatici che hanno trovato mercato in occidente è tra quelli che considero meno.

Dagerman: "Il bisogno di consolazione": Edizioni Iperborea. Si trova facilmente in tutte le grandi librerie - se non è rimasto in magazzino, è ordinabile in tempi brevissimi. Iperborea non ha problemi particolari di distribuzione.

Consonni e Disorder? Si trovano scrivendo all'editore, qua:
http://www.ilfoglioletterario.it/acquista.asp o via IBS (ma si pagano grosse spese di spedizione) o via 365 Bookmark. O nelle librerie convenzionate: a Roma, ad esempio, Odradek - via dei Banchi Vecchi.

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