Truffaut François

L'ultimo metrò

Autore: 
Truffaut François

"L’ultimo metrò” ha la singolare ambizione d’essere al contempo fedele rappresentazione della quotidianità di una compagnia di teatro parigina nei giorni dell’occupazione nazista, e canto d’un amore tra due attori: è un film dalla sceneggiatura ipertrofica e dall’evidente squilibrio nella caratterizzazione dei personaggi, sceneggiatura che tende ad esaltare ed enfatizzare la vicenda dei due protagonisti e ad accantonare, o almeno a non approfondire, quelle degli altri.

L’esito è, per questa ragione, probabilmente differente rispetto al disegno di Truffaut: il film non decolla fino al momento in cui si percepisce la prossima realizzazione dell’unione tra i due attori, soffocando in una non di rado insipida logorrea che contribuisce a una serie di soporiferi rallentamenti della storia.

Una sorta di irresistibile horror vacui sembra determinare l’ossessione d’impedire al silenzio di albergare per più di dieci secondi: dialoghi e battute, di norma pleonastiche e irrilevanti, inquinano il film e ne compromettono l’apprezzamento. Non escludo che la consapevolezza d’aver drasticamente ridotto l’incidenza degli altri personaggi nel film possa aver causato questo strano fenomeno – il dominio della verbosità.

 

Ben lontano dalle atmosfere e dal fascino delle superbe opere prime dell’artista francese, “L’ultimo metrò” è un film che non incide nella memoria e nella coscienza dello spettatore: se non per baluginanti sprazzi, degni della classe di Truffaut. L’interpretazione di una contrastata e soggiogata Deneuve e di un energico e vitale Depardieu sublima le ripetizioni e le aporie del soggetto e della sceneggiatura. 

 

LA TRAMA.

 

Parigi, 1942. Nei giorni dell’Occupazione nazista, l’artista Lucas Steiner (Heinz Bennent), ebreo, è costretto ad abbandonare la sua attività per scampare alla cattura. Affida a sua moglie Marion (Catherine Deneuve), attrice, la direzione e il coordinamento della compagnia teatrale del teatro Montmartre durante la sua assenza: e si ritrova a vivere segregato nelle cantine del teatro, supervisionando prove che può soltanto ascoltare – e, al limite, appena orientare tramite quel che suggerisce alla moglie.

 

Marion ingaggia il giovane attore del Grand Guignol Bernard Granger (Gerard Depardieu) per il ruolo principale della nuova rappresentazione: Bernard è un giovane di grande talento e limpida fede nella Resistenza; Resistenza che sosterrà, nell’ombra, per buona parte della storia; fin quando non lascerà il teatro per andare a unirsi ai valorosi oppositori del regime.

 

Tra Marion e Bernard si instaura un rapporto composto di sguardi fugaci e gesti trattenuti: la sensazione d’una prossima reciproca dichiarazione d’amore è tuttavia efficacemente disillusa in diversi frangenti del film; fino all’epilogo, fedele ai dettami di “Jules e Jim”, adeguato a un equilibrio a tre che non delude e non scontenta nessuno.  

 

APPUNTI.

L’ultimo metrò parigino partiva a mezzanotte, per via del coprifuoco: chi avesse perduto l’occasione, si trovava nei guai. E spesso si trattava di quei parigini che si radunavano nei teatri e nei cinema, per evadere dalla realtà e per riscaldarsi. Dei giorni dell’occupazione nazista Truffaut evidenzia l’odioso collaborazionismo d’una parte della popolazione, la barbara propaganda antisemita e la fertile circolazione di simboli e stemmi nazisti; sullo sfondo, s’intravede la difficoltosa organizzazione della Resistenza.

Il film non risulta assolutamente “politico”. Non denuncia, non condanna, non giudica.

 

La figura del regista segregato in cantina è un esempio di drammatica poesia: s’ammirano la sua capacità di tolleranza del dolore, la fedeltà della sua compagna, la volontà di Lucas Steiner di essere comunque parte dello spettacolo. Avviliscono ed esaltano, al contempo, la solidarietà e l’umanità che si riconoscono nella compagnia teatrale: tanto da sminuire il fastidio per i periodici atti di tradimento e di vigliacca collaborazione di cui altri personaggi si macchiano.

 

Deneuve regala un’interpretazione di femminilità sublime: sa essere fredda e distaccata, ed evocare al contempo desiderio e seduzione.

 Il film era considerato, dal regista, parte della trilogia dedicata allo spettacolo, assieme ad “Effetto Notte” e al mai realizzato film sul Music Hall parigino.


Regia: François Truffaut.

Soggetto: François Truffaut, Suzanne Schiffman. 

Sceneggiatura: François Truffaut, Suzanne Schiffman, Jean-Claude Grumberg.

Direttore della fotografia: Néstor Almendros.

Montaggio: Martine Barraqué.

Interpreti principali: Catherine Deneuve, Gerard Depardieu, Jean Poiret, Heinz Bennent.

Musica originale: Georges Delerue.

Produzione: François Truffaut.

Origine: Francia, 1980.

Durata: 131 minuti.

Info in rete: François Truffaut, a cura di Delpias / Tempi Moderni.


Lankelot Franchi, gennaio 2004.

ISBN/EAN: 
8032807013824

Commenti

"La figura del regista segregato in cantina è un esempio di drammatica poesia..."

"Deneuve regala un?interpretazione di femminilità sublime"
Veramente bravi gli interpreti.

Un tema portante è la riflessione sulla commistione e compenetrazione tra vita reale e vicende di scena. In questo caso l'identificazione è solo temporanea, perché alla fine la durezza della vita reale irrompe a spezzare l'incantesimo.
Ottimo cast, dunque, per un film che però non è tra i miei favoriti di Truffaut.

Raffaella

Boh, non sono granché d'accordo. A me è piaciuto molto, visto così, senza pensarci troppo. Da spettatore medio, diciamo. E mi ha incantato assai.

Martello, donc intervieni e migliorami, che io sono lo spettatore medio e tu il cinematografaro e lo studioso di cinema. Cedo il passo, amice. Provvedi.

Nemmeno per me è tra i migliori di Truffaut, pur se ben recitato, anzi è uno di quelli che ho amato meno. e di Truffaut ho visto e amato quasi tutto (quasi, appunto, oltre a questo non mi entusiasmò nemmeno "Fahrenheit 451").

Comm.3> Macchè, chi ne ha voglia :) Per essere uno spettatore medio sei abbastanza illuminato! Fossero davvero come te, gli spettatori medi...

Comm.4> Kebab.

Comm. 5> Preferisco gli arrosticini.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.