Tornatore Giuseppe

L'uomo delle stelle

Autore: 
Tornatore Giuseppe

Storia di un venditore di sogni, non di un inventore di sogni. Perché i sogni che Joe Morelli (Sergio Castellitto) va vendendo nei paesini dell’entroterra siciliano del primo dopoguerra sono i sogni di grandezza, ricchezza e fortuna del popolo d’ogni nazione, lui non deve inventare nulla. Deve solo mostrarne la superficie, e descriverla; senza promettere nulla, deve suggerire che quel mondo incantato è accessibile per chiunque.

Il mondo incantato promesso è il cinema. Morelli è l’uomo delle stelle: è il talent scout che vaga per i paesi e le città in cerca di volti fotogenici e di talenti nascosti. Giura d’aver maturato grande esperienza in passato; e di poter assicurare la circolazione dei provini tra i produttori e i registi romani. Il pubblico, in ogni piazza, ne è subito rapito e sedotto; e senza esitare accetta subito di pagare le millecinquecento lire, assicurandosi il sogno del grande cinema, nella capitale.

A bordo di uno scassato camioncino, unici strumenti una vecchia macchina da presa e qualche metro di pellicola scaduta, Joe Morelli annuncia il suo arrivo nei paesi servendosi di un megafono; come un qualunque imbonitore, o un attivista di un partito in campagna elettorale.

Subito stride la sua forte cadenza romana per il contrasto con i dialetti siciliani; Morelli domanda ad un passante se davvero gli isolani intendono la lingua italiana, trascurando forse che il suo stesso italiano è marcatamente dialettale. D’un dialetto più vicino al toscano, e dunque più comprensibile; ma pur sempre dialetto. Come ogni romano “provinciale”, vede nell’altro italiano un provinciale, l’antico “extra moenia”, o, sic et simpliciter, il “burino”: e più volte ripeterà questo aggettivo, maledicendo una terra che non capisce e interrogandosi sullo spirito di un popolo che non comprende.

Morelli gira a vuoto con la sua macchina da presa, i futuri “attori” ne rimangono ovviamente all’oscuro; e si offrono, splendidamente innocenti e autentici, ponendo spesso la loro esperienza esistenziale come argomento princeps del provino.

Dai briganti alla macchia ai rampolli dei notabili, dallo scemo del villaggio al brigadiere dei Carabinieri, dalle madri di famiglia alle giovinette impudiche, fino ai pastori e ai barbieri, dall’ultimo reduce dei Mille di Garibaldi fino a un misterioso muto (interpretato da un eccellente Leopoldo Trieste), ogni cittadino si racconta; e nel suo racconto si ritrova un frammento di Sicilia, un frammento di poesia, una memoria dolorosa e mai rimossa, un sogno fino ad allora solo sussurrato.

Un popolo che vive in un’isola che risulta agli italiani, negli anni Cinquanta come oggi, difficile e perfino ermetica, nelle sue contraddizioni e nelle sue tradizioni: ma un popolo che si staglia, pur nei suoi vezzi e nei suoi limiti, come un popolo vivace e incandescente; una cultura magmatica, contaminata e costituita da secoli di differenti dominazioni e sempre nuove influenze.

Una cultura incompresa; e che in questa pellicola di Tornatore si offre in una nuova prospettiva di lettura. C’è tutta l’ingenuità e tutta l’innocenza, pure nell’arroganza, degli isolani; tutta la poesia dei loro sogni, e del loro desiderio d’essere altrove, nell’inarrestabile sentimento d’amore-odio che li lega alla loro terra.

 

Stavolta Tornatore racconta un altro cinema, rispetto a “Nuovo Cinema Paradiso”. Se quella pellicola rappresentava un omaggio ad un’arte e alle sue poetiche origini, questa sembra volerne mostrare il lato oscuro; è un film, questo, che sembra suggerire l’inaccessibilità di un mondo intero, eppure non ne nega affatto l’incanto o la magia.

Una delle chiavi di lettura proposte, infatti, sembra proprio essere quella dell’essenzialità del sogno; ossia,  nel riconoscimento che c’è del buono nella truffa di Morelli: e questo “buono”, o questo “bene”, come sarebbe più corretto e più opportuno dire, risiede nel potenziale innesco che avviene in ogni singolo nel momento in cui riprende a sognare, e a sognare d’essere “altro”, a sognare cioè di realizzarsi.

D’altro lato, è innegabile che “L’uomo delle stelle” sia una denuncia nei confronti di quanti hanno, nel corso degli ultimi decenni, speculato sulle aspettative e sull’ingenuità del popolo millantando sogni di grandezza, ricchezza, fama e fortuna; e dunque direi non solo venditori di sogni d’arte cinematografica, ma venditori di sogni in generale.

È allora denuncia di quanti vogliono illudere i cittadini di poter essere quel che non saranno mai, e di poter avere quel che non avranno mai; è denuncia dei cialtroni fautori dei “miracoli italiani”, e degli infami che lucrano sulle speranze degli altri per arricchirsi. In qualunque ambito, in qualunque momento, sempre.

 

Morelli è un povero diavolo. Sogna il cinema, e sembra essere tradito dai suoi sogni esattamente come le persone che a sua volta illude e tradisce; ed è talmente preso dalla sua goffa e colorita messinscena che neppure s’accorge d’aver incontrato l’amore della sua vita.

La ragazza, Beata (Tiziana Lodato, qui ottima esordiente), è di bellezza selvatica e temperamento orgoglioso; trovatella cresciuta dalle monache, sembra dapprima infatuarsi del sogno venduto da Morelli, salvo poi innamorarsi di Joe. Sarà testimone, a volte sgradita, delle sue fortune e del suo capitombolo; rimanendo fedele al suo fianco, custode e depositaria del sogno non svelato di entrambi. Joe non capirà, fino alle ultime battute della sua vicenda, la natura dei suoi sentimenti per Beata: non riconosce quell’amore che lei stessa, nel provino iniziale, aveva indirettamente suggerito di poter incarnare.

 

Ennesimo omaggio al cinema, nonostante la stramba truffa dell’uomo delle stelle, ed ennesimo omaggio alla Sicilia: una significativa conferma degli ormai riconoscibili topoi di Tornatore.

Pellicola ispirata, e spesso poetica nella sua frammentarietà; qualche vezzosa citazione autoreferenziale poteva probabilmente essere evitata, e così qualche cliché. Ma era eccessivo pretendere un altro capolavoro, dopo “Nuovo Cinema Paradiso”: questo buon film è la riprova delle qualità artistiche di Tornatore, e rafforza la nostra speranza di un ritorno del cinema italiano ai livelli di un tempo. 

Da vedere e interiorizzare.


 

Regia: Giuseppe Tornatore.

Soggetto e Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore, Fabio Rinaudo.

Direttore della fotografia: Dante Spinotti.

Montaggio: Massimo Quaglia.

Interpreti principali: Sergio Castellitto, Tiziana Lodato, Franco Scaldati, Leopoldo Trieste, Leo Gullotta, Jane Alexander, 

Musica originale:  Ennio Morricone.

Produzione: Mario Cotone, Rita Rusic e Vittorio Cecchi Gori.

Origine: Italia, 1995.

Durata: 113 minuti.

 


 

Gianfranco Franchi, Lankelot, Aprile del 2003. Donec ad metam.

 

ISBN/EAN: 
8017229435928

Commenti

Stavolta Tornatore racconta un altro cinema, rispetto a ?Nuovo Cinema Paradiso?. Se quella pellicola rappresentava un omaggio ad un?arte e alle sue poetiche origini, questa sembra volerne mostrare il lato oscuro; è un film, questo, che sembra suggerire l?inaccessibilità di un mondo intero, eppure non ne nega affatto l?incanto o la magia.

Pellicola ispirata, e spesso poetica nella sua frammentarietà; qualche vezzosa citazione autoreferenziale poteva probabilmente essere evitata, e così qualche cliché. Ma era eccessivo pretendere un altro capolavoro, dopo ?Nuovo Cinema Paradiso?: questo buon film è la riprova delle qualità artistiche di Tornatore, e rafforza la nostra speranza di un ritorno del cinema italiano ai livelli di un tempo.

Due passi più che condivisibili. Considero Tornatore uno dei migliori registi italiani attuali, pur dopo la bufala "Malena" (non ho visto l'ultimo, però). Certo, in un popolo di ciechi chi ha un occhio solo ci vede bene, si dice. Ciò per far intendere cosa ne penso degli attuali registi italiani. "Nuovo cinema paradiso" resta, e temo resterà, di gran lunga la sua opera migliore.

L'ultimo di Tornatore è un film insolitamente crudo, intenso e appassionante. Ma è rovinato da un finale in cui non si è voluto (potuto) evitare il classico bagno nella retorica e nella melassa firmato Tornatore. È un regista che non riesce a stare sotto le righe e spessissimo rovina così il suo indubbio talento.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.