A sei anni da Malena, la sua pellicola meno convincente, Giuseppe Tornatore si riaffaccia nelle sale italiane con un noir ambientato in una Trieste cupa e gelida, scenario in cui si sviluppa una dolorosa vicenda che ha per protagonista una prostituta ucraina.
Irena ha un passato difficile da dimenticare, i cui connotati non sono subito chiarissimi. La macchina da presa la segue nei suoi spostamenti fin dalla prima inquadratura: lo spettatore la accompagna in una casa spaziosa di un quartiere bene del capoluogo giuliano, le cui finestre affacciano su un palazzo i cui residenti sono di estrazione agiata e borghese. La scelta dell’abitazione non è casuale, in quanto gli inquilini della finestra di fronte – sia pur situata in lontananza – hanno qualcosa in comune con Irena che non possono immaginare. Una bimba, Tea, figlia adottiva della giovane coppia spiata dalla ragazza, è il motivo della ricerca e dell’interesse di Irena. Ecco che pian piano irrompono dolorosi ricordi nella mente della misteriosa nuova arrivata, che ci riconducono, progressivamente, per frammenti, alla motivazione del suo soggiorno a Trieste. Crede che la figlia adottiva della coppia sia la propria, frutto d’un amore, l’unico, finito in tragedia per colpa di un feroce protettore. Non abbiamo subito chiaro il passato di Irena, certo è che ella ha subito violenze e umiliazioni, tanto da renderla dura e quasi immune al dolore. Elabora una strategia dai risvolti lucidi e agghiaccianti allorché, per venire in contatto con la coppia spiata, improvvisa un incidente in cui l’anziana tata della bimba rimane paralizzata. Riesce a farsi assumere, conoscendo cosi Tea, la bambina creduta propria, conquistando la fiducia della famiglia adottiva. Tea ha un grave problema, non sa cadere, è soggetta a farsi male ed è spesso preda delle angherie dei compagni di scuola. Dopo un primo approccio in cui aveva generato distanza e diffidenza, Irena riesce facilmente a far breccia nel cuore della bimba, non rassegnandosi al destino di difficoltà che la piccola avrebbe inevitabilmente incontrato, “educandola” alla reazione, con metodi molto duri e personali. Ma il passato, fino a quel momento solo uno spettro ingombrante, torna a farsi vivo dall’abisso: quasi un ritorno dagli inferi. Il protettore, cui aveva rifilato numerose coltellate, non era morto come la ragazza immaginava. È a Trieste, la bracca, la trova, forse non cerca vendetta ma vuole il denaro che ella aveva sottratto – una notevole somma. Nel finale tutto precipita, con conseguenze anche tragiche, il passato doloroso di Irena ci viene interamente svelato, un destino crudele si manifesta. Eppure, negli ultimi emblematici fotogrammi del film, una vita piegata e segnata in modo atroce (non vi anticipo nulla ma è inquietante la vicenda che, durante la narrazione, pian piano ci si svela), avrà modo trovare, negli occhi dell’amor (un tempo creduto) filiale, una sorta di risarcimento per un’esistenza ingrata.

Si registrano critiche contrastanti per quest’ultima fatica di Giuseppe Tornatore, regista siciliano che – assieme ad un’esigua minoranza di colleghi – è riuscito comunque a dar lustro al cinema italiano degli ultimi vent’anni. Le critiche ci sono state ma, a conti fatti, La sconosciuta è l’opera che ha ottenuto più candidature al David di Donatello - l’Oscar italiano, per capirci. Questo cosa significa che Tornatore gode di buona considerazione a priori tra i giurati? Ciò può anche essere, ma se scorriamo gli altri candidati alla vittoria finale non troviamo opere di qualità superiore a questa, se si eccettua l’ottimo esordio dietro la macchina da presa di Kim Rossi Stuart (Anche libero va bene). Questo per sgombrare il campo dagli equivoci e dai malintesi, perché l’ultimo Tornatore ha dato vita a una pellicola ben costruita e ben narrata, a dispetto di un cast d’attori che subisce troppo la verve espressiva di una giovane ragazza dell’est – un’ottima attrice russa di teatro, Ksenia Rappoport -, comunque favorita da un copione che la vede protagonista assoluta. Meno virtuosismi di macchina e più partecipazione alla storia, per Tornatore, rispetto al precedente ed assolutamente imbarazzante Malena, affatto salvato dalla prorompente bellezza della Bellucci, né dall’ottima colonna sonora di Morricone. Quel Morricone che anche qui ci mette lo zampino, contrappuntando con la sua inconfondibile musica i momenti salienti di una pellicola che trova nell’uso flashback una notevole cifra tecnica, ottimo espediente narrativo (già adoperato con maestria da Tornatore in una delle sue migliori pellicole: Una pura formalità) per scoprire l’inquietante passato della sfortunata ucraina. Il contrasto tra i colori grigi e scuri della Trieste ventosa e invernale, con l’accesa e sfocata rivisitazione dell’amore e dell’orrore che aveva spinto Irena in ricerca della presunta figlia, è un’idea ben sviluppata che nobilita esteticamente il film di Tornatore.

Certo ci sono delle imperfezioni, dei cali strutturali nella seconda parte e scricchiolii nella sceneggiatura, comunque sorretta da un saldo uso della macchina da presa. Anche gli attori di contorno lasciano perplessi, ancorché tutti ottimi mestieranti e professionisti di qualità. Caso emblematico quello del solitamente eccellente Pierfrancesco Favino, qui imprigionato in una misura lontana dalle sue corde recitative o, al contrario, di una Gerini poco adatta ad un personaggio potenzialmente sfaccettato come quello affidatole dal regista di Bagheria. Marginali le apparizioni di Haber e della Buy. Una nota a parte per il sempre bravo Michele Placido, nei panni del feroce protettore, a suo agio anche quando deve mostrarsi rasato e nudo - con un fisico che mostra impietosamente l’età matura -, avendo poche battute a disposizione e una presenza assai frammentata, ma estremamente significativa ai fini della narrazione. E poi c’è lei, la Rappoport, incontrastata dominatrice della scena, riesce a sorreggere l’intero impianto narrativo in modo credibile e convincente, soprattutto nel rapporto con la piccola Clara Dossena: le scene in cui insegna alla bimba a rialzarsi, legata come un salame, sono di forte impatto emotivo.
Nel complesso, visto lo scadente cinema italiano di stagione - pensate che sono piovuti elogi da ogni dove per Centochiodi, deprimente congedo di Olmi dal lungometraggio fiction -, La sconosciuta è un’opera meritevole di visione e di considerazione, che sostanzialmente conferma Tornatore tra i pochi autori degni d’esportazione nel nostro grigio panorama attuale di celluloide.
Regia: Giuseppe Tornatore. Soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Tornatore. Direttore della fotografia: Fabio Zamarion. Scenografia: Tonino Zera. Costumi: Nicoletta Ercole. Montaggio: Massimo Quaglia. Interpreti principali: Ksenia Rappoport, Michele Placido, Claudia Gerini, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber, Pierfrancesco Favino, Clara Dossena, Angela Molina, Margherita Buy. Musica originale: Ennio Morricone. Produzione: Medusa Film, Manigolda Film. Origine: Italia, Francia 2006. Durata: 118 minuti.
TORNATORE in LANKELOT
Commenti
Ecco a voi l'ultimo Tornatore, film che ha ottenuto il maggior numero di candidature al David di Donatello - ben 13, contro le 12 di "Nuovomondo" e le 11 di "Centochiodi".
Integro subito l'archivio Tornatore!
(Annoto che tra Morricone e Trieste qui ho due buonissime ragioni per rimediare il dvd, e ti ringrazio per la visione d'insieme sul particolare momento del nostro cinema, e sulla produzione di GT)
Si, Trieste protagonista assoluta della pellicola, insieme alla brava attrice russa e Morricone. Un ottimo film, che ti (vi) consiglio senza riserve.
La nostra città è una buona scenografia, per questo film cupo tragico e doloroso. Condivido pienamente la tua analisi. Anche se la nota melensa alla fine Tornatore l'ha dovuta mettere. Se no che Tornatore è? ;)
lo devo vedere, in primis. Poi condivido in toto le tue su "Malena",francamente imbarazzante. Al limite potrebbe essere il capolavoro di Tinto Brass :-). Continuo a credere da spettatore e non da cinefilo che "Una pura formalità" sia il capolavoro di Tornatore. Spero,in futuro, di essere smentito.
"Al limite potrebbe essere il capolavoro di Tinto Brass :-). "
Ah ah ah :)
"Continuo a credere da spettatore e non da cinefilo che ?Una pura formalità? sia il capolavoro di Tornatore". > Sottoscrivo Baol.
7. Hai visto quel Tornatore? allora dai, dicci qualcosa. Io ne ho una recensione mia vecia e debole :-(
Sottoscrivo anch'io, Paolo, da cinefilo;) E anzi, mi hai dato lo spunto per rivederlo e scriverne.
9. t'aspetto, sul serio :-). E, in fuorviante Ot, arrivo pure sui Buzzati :-)