Burton Tim

Batman

Autore: 
Burton Tim
Gotham City è una città degradata, usurata da delinquenza, prostituzione, tossicodipendenza, mafia. Bruce Wayne è un miliardario che impiega il suo tempo libero – svariato, egli è un ereditario mantenuto – in opere attive di pulizia sociale. Agisce da solo, in incognito, nella parte più infetta della città: la strada. Le istituzioni non riescono a porre fine al caos, che aumenterà con l’arrivo di un certo Jack “Joker”, che preso il posto del più potente boss malavitoso della città, aumenterà la paura e l’orrore fra la popolazione. Fra i due opposti Vickie Vale, una seducente giornalista, amante del primo e corteggiata dal secondo.
 
Per il secondo film sul “Batman” di Kane – il primo è omonimo, del 1966 per la regia di Martinson – la Warner riunisce un alto budget e nomi altisonanti: Nicholson, Palance e il fenomeno sexy di fine anni 80, Kim Basinger. Burton è reduce dallo strepitoso Beetlejuice e s’impegna in un'opera che rimarrà fra i vertici di un cinema postmoderno nell’ottava decade novecentesca.
 
Nel Batman burtoniano non c’è solo fumetto, ma una poliedrica espressione dei generi cinematografici: c’è il Welles de “L’infernale Quinlan”, c’è l’Hawks di “Scarface”, c’è l’Hitchcock de “La donna che visse due volte”. Elementi noir e gotici in perfetto appannaggio con risvolti fantasy, comici, d’azione.
La prima parte è decisamente noir: si svolge per lo più di notte, luci spezzate, strade bagnate, lunghi impermeabili scuri, i protagonisti sono principalmente i gangsters. Jack Palance e Jack Nicholson i rivali che per via di una donna amata da entrambi – il tutto rappresentato in un abile e fulmineo scambio di sguardi – si uccideranno a vicenda. Ma il secondo Jack non muore, rinasce sotto le spoglie di un Hyde ancora più feroce ma con uno spiccato senso dell’uomorismo sottilmente nero.
Con l’arrivo del giullare pazzo, il film s’intinge di colori vivi, spunta una tela di De Chirico, affiora la tradizione teatrale che tanto corteggia il Joker, l’amore per l’arte moderna e l’estetica. Ecco una parola chiave: il Joker è un esteta.
È chiaro, lo dice esplicitamente nel museo all’ignara Vickie: “io faccio arte”. La sua personalità deviata lo spinge ad una visione apocalittica e sanguinolenta dell’arte, ma possiede un arma che lo rende senz’altro un piano superiore alla personalità di Batman: l’autoironia. Anche Wayne la possiede, ma la differenza sta proprio in questo: Jack era glaciale, insensibile e perfido, con la trasformazione nel Joker acquista un’autoironia incontrollata. Bruce Wayne è anch’egli autoironico, al contrario Batman non lo è affatto. Batman non è un esteta, ha un senso del dovere sobriamente umanistico: egli assorbe il valore della Giustizia. Ma Joker è un artista, benché omicida e squilibrato. Affidandoci all’aspetto comunicativo/educativo Batman è senza ombra di dubbio il punto di riferimento, ma sotto il profilo artistico è Joker il Re. In special modo l’interpretazione di Nicholson è una perla rara, c’è poco da scegliere.
 
In quanto maestro egli è anche cultore della comunicazione e conosce il modo per arrivare alla massa: la pubblicità e la televisione.
Introducendosi clandestinamente nelle frequenze audiovisive di Gotham, Joker annuncia il suo controllo sulla cosmetica: egli tenta di portare morte e terrore con qualsiasi mezzo, ma in modo sottile e autocelebrativo. Rende veleno qualsiasi deodorante e trucco, fa in modo che la gente curi meno il proprio aspetto ed è ciò che vuole: sfigurare la bellezza umana con atroci mezzi chimici. Ma sono temi appena accennati dal film, per abbozzare un’idea distorta di bellezza nella mente di un poeta folle. L’egocentrismo di Joker in definitiva è l’unico reale motivo che lo porta in contrasto col pipistrello. Vickie è solo uno degli affluenti d’un fiume in espansione, una forza dilagante che investe e distrugge: l’ego di Jack.
 
Batman è orfano, solo, miliardario. L’amore con Vickie non avrà vita lunga, il suo sdoppiarsi è insieme forza e condanna. L’uomopipistrello ha scelto una strada che non potrà mai appagarlo definitivamente. Perché l’Ingiustizia, cui dà la “caccia”, è molto più potente e duratura.
 
La struttura corale dà meno spazio alla triade di protagonisti di quanto possa offrirne nel seguente capitolo, decisamente superiore perché definitivo, riassuntivo e sublime.
L’azione è ben visibile, pur senza l’abuso di fastosi carrelli o dolly vertiginose, la semplicità e la non eccessiva dinamicità della macchina da presa è supportata dall’acceso movimento della coreografia nella lotta, negli inseguimenti; che fanno la differenza col volgare film-spot – scottiano tanto per fare un esempio.
 
Tra i personaggi da segnalare decisamente Alfred, maggiordomo colto di Wayne, Grissom il boss interpretato dal volto roccioso di Palance e Eckhardt il poliziotto corrotto che somiglia in maniera sorprendente al Jack Quinlan – un altro Jack! – già citato precedentemente.
Un film postmoderno, musicato deliziosamente da Prince, che segna la fine di un decennio non eccellente per la settima arte, con gusto, maestria, abilità: con quel talento che confermerà, più avanti, Burton come uno dei più grandi registi del cinema statunitense attuale.
 
Oscar 1989 per la scenografia.
 
Soggetto: Sam Hamm.
Sceneggiatura: Sam Hamm, Warren Skaaren.
Montaggio: Ray Lovejoy.
Interpreti principali: Jack Nicholson, Michael Keaton, Kim Basinger, Jack Palance, Michael Gough, Pat Hingle.
Scenografia: Anton Furst, Peter Yong.
Musica originale: Prince.
Produzione: Warner Bros.
Origine: USA, 1989.
Durata: 126 minuti.
Tratto dal fumetto: “Batman” di Bob Kane.



Luca Martello

 

ISBN/EAN: 
7321955120005

Commenti

Una gioia per gli occhi, questo film.

"Eckhardt, devi pensare al tuo futuro!". Bang.

"câ??è il Welles de â??Lâ??infernale Quinlanâ?, câ??è lâ??Hawks di â??Scarfaceâ?, câ??è lâ??Hitchcock de â??La donna che visse due volteâ?. Elementi noir e gotici in perfetto appannaggio con risvolti fantasy, comici, dâ??azione" > ecco, questo spiega la grandezza: la capacità di sintetizzare e superare il passato. Peccato che nel 1989, al cinema, marmocchietto non potevo che capire i colori e la potenza dell'espressione. E pensa che non torno a vederlo da allora. Il bello è che neppure oggi riuscirei a collegarlo a Hawks e Hitchcock. Limiti miei:). Grazie amice.

see see... li vorrei io i tuoi limiti...

Quasi quasi approfitto dell'estate e rimedio i due Batman, oramai rimossi.

Almeno il secondo :)

oggi scasso. va così:

“in un opera che rimmarrà ….” manca l’apostrofo a un. oppure una a.

riguardalo. merita. meritano i primi due, alla grande, e l’ultimo.
Con Christian Bale che fa Batman, per la regia di Nolan.
Ci vedrai un po’ di Metropolis, e un po’ di TigerMan (il cartone, sì). Il difetto più grosso è la protagonista femminile, l’attuale moglie di Cruise (mentre nei film peggiori della serie le presenze femminili erano state azzeccate, vedi la Thurman e la Silvestone…!!!!!! ;-) e un Michael Caine che fa il maggiordomo splendido, che ha la battuta migliore del film.

ovviamente, nel commento sopra ho messo ben 2 m a "rimarrà ". grrrrrr.

corretto :) non farti scrupoli, segnala, segnala...

Ci sono molti ricordi che torneranno a galla. Fu, a memoria mia, dopo "Ghostbusters", "E.T", e "I Gremlins" in quel periodo, il film con maggiore battage pubblicitario e maggiore merchandising. Tutti noi bambini avevamo la magliettina nera, magari tarocca, col simbolo di Batman. Sarà un'esperienza estraniante:)

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