Till Eric

Luther

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Till Eric

Il catodico Eric Till, classe 1929, è regista di un film didascalico, composto e lineare, destinato a non fare breccia nel cuore del sonnolento pubblico italiota per via della materia trattata: difficile immaginare i cittadini d’uno Stato legato da un Concordato alla Romana Chiesa fare la fila al botteghino per godersi la nuova interpretazione cinematografica della figura di Martin Lutero. Imbarazzante immaginare, nel popolo campione del merchandising dei santi e delle figure sacre, in generale, che qualcuno non possa sentire lievi disturbi nervosi assistendo a qualche passo di questo film: in cui, in maniera fin troppo giusta e onesta – è il caso di scrivere: sacrosanta - il giovanissimo monaco agostiniano Martin Lutero (Joseph Fiennes) ridicolizza il commercio delle reliquie e l’adorazione e la commercializzazione dell’oggettistica sacra, e manifesta, sin dai primissimi momenti, una comprensibile insofferenza nei confronti dell’ipocrita politica e delle menzogne della Chiesa di Roma, sintetizzando il disgusto per l’idolatria e per l’abominevole pratica delle indulgenze che arricchì i “cristiani” di vario ordine e grado per un lasso di tempo imbarazzante. Alle spalle dei popoli d’ogni nazione. In nome di Dio.   

 

Con buona pace della grande maggioranza dei cittadini italiani, sedotti e conquistati, in questi anni, dalla fama di santità d’un oscuro monaco pugliese, che campeggia ovunque, – tra calendari, statuette, statuine, adesivi, rosari, icone varie e via dicendo – mercificato con miracolosa disinvoltura, la grande lezione di Martin Lutero non è stata dimenticata, e non ha solamente originato l’ennesimo scisma in seno alla Chiesa che si dichiara depositaria dei valori autentici del cristianesimo: ha contribuito, forse definitivamente, a demistificare la diabolica aura di santità della Chiesa Romana.      

 

Questo film ha il merito di mostrare la corruzione e l’infamia di chi doveva dedicarsi alle anime dei cittadini, e con buona pace del messaggio evangelico tendeva invece a profittare della loro ingenuità e della loro innocenza, dominandoli con il terrore del c.d. “Purgatorio” e dell’Inferno, saccheggiando le loro finanze – previa minaccia d’argomento divino – e ridicolizzando le loro intelligenze, praticando simonia e mercificando chiodi e ossa spacciate per fondamentali “amuleti”. “Luther” conforta quanti hanno fede nella scrittura, e nell’intelligenza: nel corso della storia dell’Occidente, a intervalli irregolari, torna a imporsi la figura di un uomo coraggioso e libero che affronta le infamie del sistema, moralizzando e beffando farisei, papi e imperatori, esorcizzando gli spaventapasseri di turno, agitati dal leader politico del momento, e sollevando lo spirito del popolo dalla depressione, dalla miseria e dal male.

 

Non è forse questa la sede adatta per esternare tutta la disapprovazione possibile per le incancellabili colpe passate (e non sempre passate) delle alte gerarchie cattoliche: sta di fatto che piace credere che questo film possa costituire un nuovo, orgoglioso monito alle Chiese sensibili al marketing e avide di denari e di santi e diavoli da esibire ai popoli; che non dimentichino quel che simonia e corruzione han già rovesciato loro addosso, e il sangue e la vergogna che ne sono derivati.   

 

Nel film di Eric Till, piuttosto fedele alla biografia di Lutero, assisteremo alla vita e alle opere di un uomo di grande intelligenza e di fascinosa complessità spirituale: alle sue tormentate notti, infestate da atroci inquietudini (e diaboliche presenze, sembra) e al suo vivissimo senso della giustizia, e della misericordia. Alla sua formazione di giovane religioso, e di brillante intellettuale. Alla professione della sua fede, e alla sua impressionante carica rivoluzionaria.

 

Parte alla volta di Roma, dove testimonia, nell’antica sede di San Pietro, della farsa delle indulgenze e del mercato dei malleoli dei santi; sconvolto e contrariato, in piena crisi religiosa, al suo ritorno in patria viene inviato dal suo superiore presso Wittenberg: per studiare Teologia, e approfondire ulteriormente la conoscenza dei testi sacri.

 

Mentre Lutero parla alle anime del popolo, dei suoi compagni e dei suoi docenti, richiamandoli a disobbedire alla Chiesa delle menzogne e delle vessazioni, gli equilibri politici, progressivamente, mutano: e qualche Principe intuisce come e quanto possa essere opportuno cavalcare l’onda d’urto delle posizioni del giovane monaco. Nuovi equilibri e nuovi poteri garantiranno la fondamentale copertura al cristiano ritorno alle origini promosso da Lutero; e – pecca grave del film – non ne deriveranno, come sappiamo, solo rivolte contadine sanguinosamente represse nel sangue. Questo andava raccontato, per onestà e fedeltà alla Storia.   

 

Il papa Leone X decide di finanziare la costruzione della nuova Basilica di S. Pietro attraverso la vendita dei salvacondotti per il Paradiso.

 

Lutero affigge sul portale del Duomo le sue famose 95 tesi: la stampa è invenzione fondamentale e rivoluzionaria, e consentirà la giusta circolazione delle “nuove” idee. È un sapiente filologo, e dalla filologia restituisce grazia e umanità al cristianesimo, spurgandolo dalle infamie romane; è uno scrittore che incarna lo Spirito del suo tempo, e interpreta il malessere di molte nazioni. È un uomo che non ha nulla dei santi dai mille miracoli e dalle dozzine di clavicole: troppo grande la sua dignità, la sua misura e la sua compostezza per poter essere compresa dalla cultura d’un Paese come il nostro. Dominato – nonostante la scuola dell’obbligo abbia svelato ogni cosa a ciascuno di noi – ancora oggi dall’influenza d’una e una sola Chiesa.

 

Nella segreta speranza che questo film abbia contribuito a smantellare secoli di umiliazioni al Vangelo – nell’illusione che convinca qualcuno a liberarsi dalla compagnia di santini, santoni ed esorcisti d’ogni Chiesa e d’ogni dove – nella certezza che non cambierà una virgola nella storia del Cinema, e della cultura del nostro Paese, torno sui libri. A studiare con cura la storia dell’Inquisizione – che mi sembra abbia ancora una strada “eteronima” intestata alla memoria, a qualche centinaia di metri dal Vaticano. Tra un pio e un altro pio.  

 


 Gianfranco Franchi, Lankelot. Giugno 2004. Prima pubb: Lankelot.com


Regia: Eric Till.

Soggetto e Sceneggiatura: Camille Thomasson, Bart Gavigan.

Direttore della fotografia: Robert Fraisse.

Montaggio: Clive Barrett.

Interpreti principali: Joseph Fiennes, Alfred Molina, Bruno Ganz, Jonathan Firth, Peter Ustinov, Claire Cox.

Musica originale: Richard Harvey.

Produzione: Dennis A. Clauss, Brigitte Rochow, Christian Stehr, Alexander Thies.   

Origine: Germania, 2003.

Durata: 121 minuti.

 

Info Internet: sito ufficiale.

Articoli e recensioni: Reflections

Approfondimento: Luther. de / Wittenberg. de  

 

ISBN/EAN: 
8013123003447

Commenti

"Nella segreta speranza che questo film abbia contribuito a smantellare secoli di umiliazioni al Vangelo ? nell?illusione che convinca qualcuno a liberarsi dalla compagnia di santini, santoni ed esorcisti d?ogni Chiesa e d?ogni dove ? nella certezza che non cambierà una virgola nella storia del Cinema, e della cultura del nostro Paese, torno sui libri. A studiare con cura la storia dell?Inquisizione ? che mi sembra abbia ancora una strada ?eteronima? intestata alla memoria, a qualche centinaia di metri dal Vaticano. Tra un pio e un altro pio".

Ecco, questo è l'unico auspicio ricavabile da una pellicola che altrimenti risulta tediosissima. Questo è l'effetto che mi ha fatto: noia, purissima noia.

E' una sorta di opera didascalica nata per conciliare col messaggio delle origini i Protestanti; vale come il Vangelo insegnato per affreschi e trittici e via dicendo. Le arti hanno mutato media.

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