Vivere sotto l’incudine paterna dall’infanzia all’adolescenza senza possibilità di fuga. Accettare a testa bassa comandi e ordini, perché il figlio di un pastore non può pensare altrimenti, perché la tradizione è una e univoca, niente ribellioni. Crescere prima degli altri sotto il peso del freddo e delle mani indolenzite, maturare prima degli altri e forgiarsi. Avallare a malincuore il proprio percorso e vedersi pastore e capofamiglia nel futuro, fino a quando il destino non sceglie per te e ti regala una fisarmonica, mezza rotta e arrugginita, che sa di arte e riscatto, quel barlume che attendevi e non avevi, quel sentiero che squarcia l’incultura in cui hai vissuto per anni: una nuova vita. E opporsi e pagare la contraddizione con sangue e botte, e aprirsi nell’unico modo disponibile, la carriera militare, e capire che dietro le barriere familiari si cela un mondo sconosciuto di cui non avevi senso e cognizione, un mondo che riesuma le passioni nascoste e mai svelate, un mondo che ti fa prendere direzioni diverse che non hai mai osato credere. Come in una storia vera, è una storia vera. Quella di Gavino Ledda, che passò dall’ignoranza alla glottologia, dalla pastorizia a una vita fatta di libri e di arte.
Palma d’oro al festival di Cannes 1976, Padre Padrone è il miglior film dei fratelli Taviani. Lo è in virtù di una sperimentazione che si fonde, senza nessun artificio, con una storia provinciale che ha i crismi dell’universalità. Mai come in questo film i registi sono riusciti a toccare le corde del pubblico senza scadere nell’intellettualismo, perché il protagonista e la sua storia raffigurano quella società patriarcale che allora e prima, e ancora adesso, tarpa le ali alla nuova generazione e ai figli, che non ha il coraggio di confrontarsi con il dialogo.
È un realismo intriso da una forte ricerca linguistica, che palesa una ciclicità tra inizio e fine basata sul metalinguaggio e sul cinema nel cinema: quando appare il vero Gavino Ledda, autore del romanzo da cui è stata tratta l’opera, per esplicitare contemporaneamente la finzione e la realtà del racconto. Il suono è utilizzato in modo anticonvenzionale, come nella scena dell’orgasmo collettivo: dove la pubertà sfoga precocemente le proprie pulsioni sugli animali e i gemiti e i mugolii si amplificano e si fanno collante delle voglie sessuali di tutto un paese in una sequenza surreale e grottesca che rischia la censura.
Regia: Paolo e Vittorio Taviani.
Taviani Paolo e Vittorio in Lankelot: La notte di San Lorenzo di Franchi
Leibniz, prima pubblicazione in Lankelot.com, 2005.
Commenti
NEO DEGRA!
NEO DEGRA!
Anche qui ho sbadigliato a
Anche qui ho sbadigliato a lungo;) I fratelli Taviani sono anch'essi molto lontani dall'incontrare il mio gusto estetico ma anche contenutistico.
Beh, qui concordo meno.
Beh, qui concordo meno. "Padre padrone" è un filmone.
"Quella di Gavino Ledda, che
"Quella di Gavino Ledda, che passò dall’ignoranza alla glottologia, dalla pastorizia a una vita fatta di libri e di arte. Palma d’oro al festival di Cannes 1976, Padre Padrone è il miglior film dei fratelli Taviani."
> Devo vederlo. Prima però leggerò il romanzo - ho in casa la storica edizione Feltrinelli degli anni Settanta, quella della collana "franchi narratori" che mi sta naturalmente molto simpatica:)
"I fratelli Taviani accorpano
"I fratelli Taviani accorpano la cronaca alla poesia con grande naturalezza: narrano Gavino e la sua storia con realismo e oggettività, non trascurando il lirismo classico e musicale."
> Ecco, appunto. Primum Gavino deinde Taviani, altrimenti non potrò commentare questo tuo rilievo:)
"Da segnalare
"Da segnalare l’interpretazione di Nanni Moretti, amico e commilitone di Gavino nei suoi trascorsi militari, già spumeggiante e fuori registro poco prima della sua consacrazione con Ecce Bombo."
> Davvero? Non sapevo niente... ne è derivato un sodalizio oppure si sono fermati al cameo?
Molto bella questa pagina,
Molto bella questa pagina, Ian. Molto lirica :) E corcordo sul film, l'unico dei Taviani che ho visto per intero senza sofferenze. Anzi ;)
ecco fatto.
ecco fatto.
Grazie Luca, per me un po'
Grazie Luca, per me un po' troppo lirica, adesso, infatti è di qualche anno fa, ma era giusto riproporla..
credo fermati al cameo..
credo fermati al cameo..