Tashlin Frank

Il ponticello sul fiume dei guai

Autore: 
Tashlin Frank
Gli anni Cinquanta e Sessanta sono il periodo d’oro per la carriera di Jerry Lewis, vedono formazione, fasi di assesto e piena maturità; quest’ultima tragicamente interrotta per il tracollo fisico dell’attore e regista, che per il cinema ha danneggiato irreversibilmente la propria salute. Peculiarità della sua arte è il desiderio di non crescere mai accostato alla salvaguardia verso quel mondo così delicato e fragile che è l’infanzia: purtroppo il Peter Pan del cinema americano pecca talvolta di un sincero buonismo che fa deragliare il treno delle potenzialità artistiche verso un sentimentalismo oleografico, talvolta anche eccessivo. The Geisha Boy, da noi tradotto Il ponticello sul fiume dei guai per via di una citazione a Il ponte sul fiume Kwai (1957), è un primo sbandamento verso il suddetto patetismo, neanche troppo esasperato se si conta che il pubblico cui è rivolto è proprio quello infantile: per gli spettatori che son cresciuti con questo film – è il caso di chi scrive – non è poi così fatale visione come ci si aspetterebbe.
Il film parla di un prestigiatore inetto e del suo fedele amico, il coniglio Harry. Come molti artisti del periodo, il mago parte per intrattenere le truppe sul confine coreano, ma la sua totale inesperienza fa sì che nessuno voglia averlo in mezzo ai piedi. Giunto in Giappone su un volo assieme ad altri artisti, fra cui una pomposa diva che, dall’alto delle curve e delle nuvole di profumo, si dimostra una vera arpia, si fa notare soprattutto da una ragazza del posto e dal suo nipotino di sei anni. Il prestigiatore, nella sua sbadataggine, crea vari disastri – compreso capitombolare dalla scaletta dell’aereo la diva presuntuosa – e induce il piccolo orfanello alla sua prima risata. La gioia nel vedere il proprio nipotino sorridere dopo tanto tempo, convince la ragazza ad invitare il mago imbranato per donare ancora una volta il buonumore al bambino: i tre (quattro contando il coniglio) divengono molto amici e sebbene Jerry non riesca mai a intrattenere nessuna truppa, ha ridonato il sorriso a un innocente.
 
 
 
La prima parte è effervescente, soprattutto perché si concentra sulle peripezie di Lewis e di Harry, il grosso coniglio bianco “da carne” (a differenza di quelli piccoli, detti “nani”), sballottato a destra e a manca (povera bestia), antropomorfizzato per dargli un’impronta più cartoonesca. Qualcosa poi si incrina nel proseguire della storia, lo svolgimento classico rallenta inverosimilmente, alternando scenette comiche alquanto brevi ad altre melanconiche molto più lunghe, talvolta anche monotone. Il rapporto fra l'attore comico e il coniglio vanta un ritmo rapido, fresco, con molte invenzioni divertenti che trovano nel volto di Lewis (semplicemente da contemplare) il loro centro gravitazionale; quando il comico assurge a ruolo di padre per un personaggio abbozzato come quello del ragazzino tutto si disperde, il filo logico tende a sciogliersi e le stesse smorfie dell’attore, scatenate fino a poco prima, si placano stabilizzandosi come vittime di un narcotico che, lentamente, rilassa i muscoli e le briglie della narrazione. Il ruolo della donna scompare drasticamente, le due figure femminili del film stanno a guardare questo rapporto padre-figlio insipido, frettoloso, chiaramente estraneo all'incipit. Frank Tashlin, altrove regista sapiente, scrive e dirige confondendo il cinema comico col fotoromanzo, cercando un equilibrio irrisolto. Resta la micidiale capacità recitativa di Jerry Lewis, tristemente maldiretta nella seconda metà dell’opera, eppure così inimitabile quando libera di manifestarsi.
Il ponticello sul fiume dei guai è sgangherato, disarmonico e puerile; conserva comunque un’onestà di fondo, una ingenuità che risveglia nello spettatore più attento un’indulgenza che un percorso artistico (di Lewis e Tashlin) differente non avrebbe saputo stimolare. Un errore perdonabile in fin dei conti. Per lo meno, un tenero film per bambini.
 
 
 
 

Regia: Frank Tashlin. Soggetto e sceneggiatura: Frank Tashlin, Rudy Markoul. Direttore della fotografia: Haskell B. Boggs. Montaggio: Alma Macrorie. Scenografia: Hal Pereira, Tambi Larse. Costumi: Edith Head, Sy Devore. Interpreti principali: Jerry Lewis, Marie McDonald, Bob Hope (filmato di repertorio), Sessue Hayakawa, Suzanne Pleshette. Musica originale: Walter Scharf. Produzione: Jerry Lewis per la Paramount. Titolo originale: “The Geisha Boy”. Origine: Usa, 1958.. Durata: 98 minuti.

 
Luca Martello

 

ISBN/EAN: 
8010773202763

Commenti

E tre!

Movida, scommetto che questo lo adori :) (almeno per l'ambientazione!)

!

"purtroppo il Peter Pan del cinema americano pecca talvolta di un sincero buonismo che fa deragliare il treno delle potenzialità artistiche verso un sentimentalismo oleografico, talvolta anche eccessivo. The Geisha Boy, da noi tradotto Il ponticello sul fiume dei guai per via di una citazione a Il ponte sul fiume Kwai (1957), è un primo sbandamento verso il suddetto patetismo, "

> Certo che i titolisti IT...

2.^_^ (ma anche per il coniglio)

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