Tarantino Quentin

Jackie Brown

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Tarantino Quentin

Per Quentin Tarantino sarebbe stato difficilissimo, per non dire impossibile, ripetersi ai livelli dei capolavori degli anni precedenti: infatti, con "Le Iene – Reservoir dogs" (1992) prima, ma soprattutto con "Pulp Fiction" (1994), due anni dopo, aveva completamente rivoluzionato il modo di intendere e fare cinema, affermandosi come uno dei più promettenti registi degli anni Novanta.
Aveva modificato le regole del gioco, il bravo Quentin, facendo vedere a tutti che era ancora possibile inventarsi qualcosa di nuovo, nel magico mondo di celluloide, modellando tempo, spazio e ritmo narrativo come da tempo nessuno era più in grado di fare da tempo, dando vita a due pellicole diventate subito un cult per le nuove generazioni. Nei suoi due film precedenti si mescolavano, con grazia e disinvoltura, generi e stili, volgare e sublime, sacro e profano, con pregevoli movimenti della macchina da presa e dialoghi sempre ironici e spiazzanti. Come fare, dunque, a mantenere le promesse? La risposta è in questo "Jackie Brown", pellicola del 1997, con la quale Tarantino si ripresenta al proprio pubblico, dopo quattro, lunghi anni di riflessione e ricerca dell’ispirazione. Una pellicola che non stupisce più di tanto per dialoghi e intreccio, a differenza delle precedenti, ma si dimostra come eccellente esempio di coerenza e padronanza tecnica e narrativa da parte del regista nato a Knoxville, nel Tennessee, quarantatre anni fa.

Una storia non molto originale, senza particolari pulp, scabrosi o imbarazzanti, ma diretta con magistrale armonia e controllo unica della macchina da presa. Lo si vede sin dalla prima scena, quando Quentin accompagna lo splendido profilo di Jackie Brown (Pam Grier) lungo tutto il tragitto, dall’entrata dell’aeroporto all’imbocco del terminal della compagnia messicana per cui lavora come hostess, e le conferme non mancano lungo le due ore e mezza di pellicola. La storia non è sua, ma, per la prima volta, il soggetto di un suo film è tratto da un romanzo, "Rum punch" dello scrittore Elmore Leonard: l’affascinante cinquantenne Jackie Brown lavora come hostess per una mediocre compagnia messicana. Dopo aver passato alcuni guai con la legge è questo il miglior lavoro possibile per lei. Per arrotondare, però, continua a fare lavoretti poco legali, trasportando il denaro del cinico Ordell Robbie (Samuel L. Jackson) guadagnato con il commercio delle armi, dal Messico a Los Angeles. Incastrata dal poliziotto Ray (Michael Keaton), si trova a dover collaborare con la polizia per riacquistare il vecchio lavoro e tornare a vivere in pace. Dovrà aiutarli a fare uscire allo scoperto il suo capo, Ordell, ed i suoi loschi traffici. Ordell, intanto, paga la cauzione della donna attraverso Max Cherry (Robert Forster), è deciso ad uccidere Jackie, per evitare spiacevoli confessioni alla polizia, ma viene convinto da lei a mettere su un piano per raggirare gli agenti, e portare tutti i suoi soldi – 550.000 dollari – in Florida. La serie di circostanze ed eventi messi in moto da questa decisione coinvolgerà anche Luis Gara (Robert De Niro), smarrito e poco sveglio complice di Ordell e Melanie, bionda e svampita ragazzina, una delle tante donne del trafficante d’armi, e porterà all’imprevedibile e originale epilogo, dove anche Max Cherry, l’uomo che aveva pagato la cauzione di Jackie e si era perdutamente innamorato di lei, svolgerà un ruolo fondamentale.

Questa è la trama: nulla di eccezionale, ma diretta e orchestrata da un Tarantino in stato di grazia, mai così interessato ai primi piani, ai dettagli della storia e alla descrizione divertente e divertita dei personaggi, soprattutto di quelle figure apparentemente marginali interpretate da attori di altissimo livello quali Robert De Niro e Michael Keaton. In primo piano, però, dall’inizio alla fine, è l’esplosiva, ironica, dolce, sensuale, divertente, ammiccante e provocatoria Pam Grier, riscoperta da Tarantino in alcuni film americani degli anni Settanta definiti di "blaxploitation" (di cui il regista è maniacale cultore), scritti, diretti e interpretati da artisti di colore, ed in cui si mescolavano poliziesco, scene sexy e violenza, in un mix frenetico, veloce che rappresentava in pieno le caratteristiche, i modi di vivere e la società all’interno dei ghetti neri. Un riconoscimento, inoltre, alla grande interpretazione di uno degli attori preferiti dal regista americano, quel Samuel L. Jackson già Jules Winnfield, guardaspalle e sicario esaltato e farneticante in Pulp Fiction, che in questo film impersona alla perfezione la parte del violento, cinico, spietato e ironico trafficante d’armi. Ed un’ultima citazione merita il redivivo Robert Forster, che nel film interpreta Max Cherry, attore sfortunato dal volto tenero e imbronciato, famoso molti anni fa, prima di questo film caduto nel dimenticatoio. Il ritmo della pellicola è lento, riflessivo, avvolgente: Tarantino si sofferma su lunghi primi piani, dialoghi apparentemente senza senso, particolari insignificanti e le numerose pause narrative dilungano molto i tempi, offrendo allo spettatore un lato del regista ancora sconosciuto.

Cambia rotta e stile, dunque, Tarantino, confermandosi, in ogni caso, come uno dei migliori e più creativi registi degli ultimi vent’anni. Tutto sembra essere studiato nei minimi particolari, dal look dei protagonisti (strepitosi i capelli lunghi e i vestiti sportivi di Samuel L. Jackson, così come lo stile e gli occhiali di Michael Keaton e gli abiti trasandati e i baffi di Robert De Niro) alle ricercate ambientazioni (restano impressi soprattutto la casa al mare di Ordell in cui vive Melanie, il bar in cui mettono a punto il piano ed il semplice e spartano studio di Max Cherry). C’è più storia, in questo "Jackie Brown", ma ci sono anche molti più tempi morti, e il ritmo non è sempre del tutto coinvolgente. Questo, in un primo momento, potrebbe risultare un po’ noioso ma, per chi apprezza le trovate tarantiniane e i suoi film, è soltanto un altro modo di stupire ed imporre il suo modo geniale di fare cinema. In più, e non è un dato da dimenticare, il regista continua a stupire con le sue mirabolanti trovate cinematografiche, come la già citata scena iniziale o come quando, riprendendo un noto uso della focalizzazione e del punto di vista dei personaggi utilizzato già da Kurosawa in Rashomon, ci fa vedere la stessa scena – quella dello scambio di buste all’interno del camerino del centro commerciale – da tre prospettive differenti, creando un particolare effetto di completezza-spaesamento nella narrazione filmica.

Questo è il Tarantino di "Jackie Brown", uno dei più geniali registi degli ultimi dieci anni, alla prova della definitiva maturità. Che realizza un film differente dai due precedenti, ma dimostra di non sbagliare un colpo. Prendere o lasciare. "Pulp Fiction" era un capolavoro inarrivabile, e ripiegare verso una storia lineare, un thriller - noir intrigante come quello estrapolato dal romanzo di Leonard era l’unica strada da poter percorrere, per poter realizzare un nuovo film alla altezza delle aspettative. Una storia di una normalità impressionante, quindi, che diventa speciale proprio perché diretta con il suo stile unico e inconfondibile, dove le interessanti e profonde caratterizzazioni dei personaggi hanno un posto di rilievo assoluto, sin dalle prime scene, ed il regista sembra osservarli senza intervenire in maniera troppo personale, ma non dimenticandosi di imprimere quella particolare impronta presente all’interno di tutti i suoi film. Un’ultima annotazione merita la splendida, originale e variegata – come sempre – colonna sonora, che offre pezzi di altissimo livello (splendide "Tennessee Stud" di Johnny Cash, "Street Life" di Randy Crawford e "Didn't I Blow Your Mind This Time" dei Delfonics) rarità e ricercatezze musicali da vero esperto della materia. Una favolosa serie di canzoni, dall’inizio alla fine, spesso soul, o comunque leggere e orecchiabili, un repertorio soft e passionale degli anni Settanta. Un vero tuffo nel passato, che rende ancora più gradevole la visione di un film, già di suo, eccezionale.

 

Regia:Quentin Tarantino.
Tratto dal romanzo di Elmore Leonard, "Rum Punch".
Sceneggiatura:Quentin Tarantino.
Direttore della fotografia: Guillermo Navarro.
Montaggio: Sally Menke.
Interpreti principali:Pam Grier, Robert Forster, Samuel L. Jackson, Robert De Niro, Bridget Fonda, Michael Keaton, Chris Tucker, Michael Bowen, Lisa Gay Hamilton, Tommy «Tiny» Lister jr.
Musica originale:Joseph Juliàn Gonzàlez.
Produzione:Miramax.
Origine:Usa, 1997.
Durata:151 minuti.

Antonio Benforte, 10 gennaio 2005.

Tarantino in Lankelot

 

 

ISBN/EAN: 
8017229439254

Commenti

aumenta anche il tag Tarantino!

bravissimo, Ant.
Gran recupero.

a te è piaciuto?

L'ho mezzo rimosso, dovrei rivederlo - ho il Dvd - ma a memoria lo consideravo inferiore a "Le iene" e "Pulp Fiction". Non mi sbilancio perché dovrei studiarmelo daccapo, sono passati troppi anni.

novità su tarantino? ricordavo un film in cantiere...

Sta girando il remake di un film di serie B italiano...

ottimo! che personaggio.. sappiamo il film?

Certo, è "Quel maledetto treno blindato" di Castellani...

(noto negli Usa come "Inglorious bastards" e infatti tale sarà il titolo del film di Tarantino...)

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