Da qualche parte in Jugoslavia, verso la metà degli anni Novanta.
Nino, colpito al basso ventre, sopravvive e non viene giustiziato dal bosniaco; intanto il risveglio del soldato bosniaco sdraiato sull’orribile mina antiuomo rende la questione molto più complicata: c’è bisogno di un artificiere che la disinneschi.
La rabbia e la voglia di uccidersi vicendevolmente passa così in secondo piano a causa della necessità di uscire vivi da quella difficile situazione, e anche se ci si urla contro col fucile puntato con l’accusa reciproca di aver iniziato la guerra, i soldati cercano, soprattutto, di attirare l’attenzione delle rispettive trincee.
L’entrata in scena dell’ONU "ambasciatrice di pace" non riesce a risolvere l’insolito problema, anzi lo complica ulteriormente dando modo ad un network televisivo, sintonizzato su frequenze protette, di venire a conoscenza di ciò che accade nella terra di nessuno.
Il tenente Marchand dei Caschi blu, intanto, armato di buoni ideali e voglia di eliminare la barbarie dei due popoli in guerra, non riesce ad imporre il proprio parere e le proprie decisioni al Generale inglese, che preferisce mettere tutto a tacere facendo credere ai media di riuscire a controllare la situazione.
Il sorriso davanti alla telecamera della giornalista rampante di turno a caccia di scoop risulta essere quindi più importante di una vita salvata, ed è così che alla fine la storia evolve verso un finale tragico e in un certo senso inaspettato; la trincea è ormai circondata da troppe televisive e "puffi" dell’ONU, in attesa che l’artificiere tedesco, chiamato per l’occasione disinneschi la mina: Nino e Ciki vengono portati via dalla trincea, e il rapporto tra i due, peggiorato durante la convivenza forzata, è ormai arrivato al limite della sopportazione, finché l’odio non ha la meglio e porta la vicenda verso un tragico epilogo.
Film toccante, attuale, e messo in scena da chi con la guerra ha convissuto e sa anche sfiorarla con delicatezza, "No man’s land" è un film necessario, poiché ci fa rivivere gli orrori di una delle guerre più recenti e più atroci, mettendone in evidenza le contraddizioni intrinseche e riuscendo, in più di un’occasione, anche a farci sorridere. Tanovic parla della guerra con inaspettata leggerezza narrativa, ma lasciando un duro e pesante messaggio di disprezzo nei confronti della guerra, ben sapendo, avendola vissuta in prima persone, quali e quanti siano stati gli orrori di una simile situazione.
Sono parecchi gli spunti divertenti che, nell’atmosfera surreale della trincea, rendono manifesta tutta l’ironia e la bravura del regista bosniaco, qui alla sua prima regia: dalla lettura delle notizie sugli eccidi in Congo con lo stupore del soldato che vive gli orrori senza accorgersene, alla richiesta di aiuto senza divisa fatta per attirare l’attenzione della due trincee e per non farle aprire il fuoco, il regista gioca con la macchina da presa e ci mostra una realtà paradossale, ma che è quella di una insensata ed inutile guerra – qualcuna è mai giusta? – nella quale all’odio etnico-religioso si aggiunge l’impossibilità dell’intervento dell’ONU, il cinismo dei giornalisti che cercano il morto pur di far notizia e la logica dei potenti generali disposti a sacrificare una vita umana per salvarsi la faccia.
Tanovic ci mostra in questo film la guerra in un modo che ricorda il Kubrick del "Dottor Strangelove", riuscendo a lasciarci talmente tristi dopo averci fatto sorridere con gusto più di una volta, pure in un contesto così orribile. Ma, allo stesso tempo, quando osserviamo, nell’ultima scena, il soldato abbandonato a se stesso nell’attesa della sua morte, sappiamo che non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle atrocità, e dobbiamo prendere atto della barbarie di ogni guerra, della scia di morti che porta con se, dell’inutilità di simili atti di odio e malvagità, insiti nell’animo umano.
Un’ultima nota per le musiche, scritte e realizzate dallo stesso Tanovic: la colonna sonora è ridotta all’osso, una splendida canzone di introduzione, e poi davvero poco per tutta la durata del film, che ha come sottofondo l’amaro silenzio della terra di nessuno.
Un ottimo esordio, insomma, quello del regista bosniaco Tanovic: il suo film, a conferma di questo successo e apprezzamento sia da parte del pubblico che della critica, è stato premiato con l’Oscar come miglior film straniero, ha vinto il premio a Cannes come migliore sceneggiatura ed il Golden Globe come miglior film straniero.
Regia:Danis Tanovic. Soggetto:Danis Tanovic. Sceneggiatura:Danis Tanovic. Direttore della fotografia:Walther Vanden Ende. Montaggio:Francesca Calvelli. Interpreti principali: Branko Djuric, Rene Bitorajac, Filip Sovagovic, Simon Callow, Katrin Cartlidge. Musica originale: Danis Tanovic. Produzione:Counihan Villiers Productions, Fabrica, Man’s Films, Noè Productions, Studio Maj / Casablanca. Origine:Italia / Belgio / Bosnia-Erzegovina / Francia / Slovenia / Gran Bretagna, 2001. Durata:98 minuti. Titolo originale: "Nikogarsnja zemlja"
Antonio Benforte, 5 marzo 2005.
Recensione apparsa originariamente su www.ciao.it.
Commenti
"Film toccante, attuale, e messo in scena da chi con la guerra ha convissuto e sa anche sfiorarla con delicatezza, "No man?s land" è un film necessario, poiché ci fa rivivere gli orrori di una delle guerre più recenti e più atroci, mettendone in evidenza le contraddizioni intrinseche e riuscendo, in più di un?occasione, anche a farci sorridere. "
> E' un film di cui diverse persone mi hanno parlato con passione o ammirazione, devo rimediarlo in Dvd. "Surreale" è l'aggettivo più comune, e questo mi incuriosisce considerando l'argomento.
"obbiamo prendere atto della barbarie do ogni guerra, della scia di morti che porta con se, dell?inutilità di simili atti di odio e malvagità, insiti nell?animo umano."
> ocio a "barbarie do"
surreale è un aggettivo che calza a pennello per la situazione che si viene a creare.
cos'altro ha fatto il regista, dopo questo film?
http://it.wikipedia.org/wiki/Danis_Tanovi%C4%87
Tanovi?'s second feature project was L'Enfer, completed in 2005, from the screenplay by the late Krzysztof Kieslowski and Krzysztof Piesiewicz. The film marked the second installment in the Polish duo's projected trilogy Heaven (filmed by Tom Tykwer in 2002), Hell and Purgatory. Inspired by Euripides' Medea, L'Enfer explores the lives of three sisters, "each locked in her own unhappiness, nursing a secret flower of misery, the seed for which was planted by their late father with a terrible incident in their girlhood" (from a review by Peter Bradshaw).
Tanovi? holds joint Bosnian and Belgian citizenship and lives in Sarajevo. He lived in Paris until 2007. Currently, Tanovi?, his wife and four children live in Sarajevo.
Tanovi? announced in March 2008 that he would be founding a political party, Na?a Stranka, which would start contesting elections with the local elections in October 2008. He stated his motivations as wanting to bring political change to the country; his announcement was received positively.[1]
Scrivi:
"Tanovic ci mostra in questo film la guerra in un modo che ricorda il Kubrick del "Dottor Strangelove", riuscendo a lasciarci talmente tristi dopo averci fatto sorridere con gusto più di una volta, pure in un contesto così orribile."
Ecce...
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/08/20/kubrick-il-dottor-stranamore...
Che ne dici di un paragone con "Underground" di Kusturica?
Di Underground ho un ricordo vago e fastidioso. Questo di Tanovic è, comunque, un film più semplice e immediato.
Eppure "Underground" era uno spaccato della storia della fu Jugo, delle guerre, di come il popolo le ha sofferte; mescolava grottesco e satira, realismo e poesia. Era sicuramente un po' lento e forse troppo lungo, ma aveva una personalità micidiale.
7-8 - Underground (prima o poi ne scrivo, insieme a Gatto nero gatto bianco) è un bellissimo film, con qualche momento di stanca, ma potente e visivamente grandioso. E poi è un grande tema. Questo non l'ho visto, rimedierò.
9. Scriverai di Kusturica!
Grande. Assieme a "Arizona Dream", hai nominato i due "must" - anche se Gatto nero l'ho proprio rimosso...