“La sera del 21 settembre 1945 io morii”. Sono le parole che pronuncia un bambino quasi adolescente nel fotogramma d’apertura di una pellicola divenuta, nonostante una pessima distribuzione in Occidente, una tappa fondamentale per gli amanti dell'animazione di ogni dove. Tra i primi lavori prodotti dall’oramai famoso Studio Ghibli, Una tomba per le lucciole è un’opera inconsueta che, sotto forma di cartoon, richiama lo spettatore ad una struggente riflessione sull’orrore della guerra.
Giappone, Giugno 1945. Seita è un bambino il quale, a seguito di un raid aereo americano durante il secondo conflitto mondiale, perde la madre e si ritrova ad accudire la sorellina Setsuko. Trovata dimora presso una zia la coppia di bimbi è presto costretta a far fronte a numerose difficoltà: il padre è un ufficiale coivolto nel conflitto, la zia si dimostra scostante e poco sensibile al dramma dei bimbi, la guerra costringe ad atti di cinismo e noncuranza le provate genti delle città rase al suolo. Seita e Setsuko presto si allontanano, vanno a vivere in una una grotta adibita a rifugio anti aereo e, nel buio della natura circostante, trovano la compagnia delle lucciole. I minuscoli esseri luminosi forniscono improvvisi stralci di luce che fanno da contrato all’oscurità che li circonda, ma il cibo scarseggia e la piccola è afflitta da dissenteria e malnutrizione. La situazione peggiora di giorno in giorno, Seita è costretto a rubare ortaggi nei campi, a vilipendere se stesso e la propria innocente natura di bambino, a dimenarsi impotente nell’osservare il lento spegnersi alla vita della sorellina. Le lucciole, come aveva osservato Setsuko, muoiono troppo in fretta: come i bambini quando si trovano a dover fronteggiare l’assenza, il vuoto, la distruzione che solo la guerra riesce a portare.


Isao Takahata, cofondatore con il noto maestro dell’animazione Miyazaki del su citato Studio Ghibli, costruisce una pellicola d’animazione struggente e malinconica che ha il sapore di un monito contro l’orrore e l’atrocità di tutti i conflitti. La cornice della Seconda guerra mondiale è, in effetti, il pretesto per stigmatizzare l’insensatezza della natura umana che sceglie di confliggere nei teatri del sangue e del dolore. Ed è assai inusuale che tale messaggio arrivi per disegni animati, ma dopo aver visto la pellicola si ha la sensazione che tutto ciò sia davvero necessario. Corpi bruciati, bambini portati allo stremo dalla fame, sequenze liriche che si alternano al dolore; tutto per ricordarci che, nonostante le fiabe servano ad evadere e a sognare, è altrettanto importante il loro poterci educare. Non a caso, nel tempo, il valore di questo doloroso lungometraggio animato è cresciuto in maniera esponenziale. Distribuito oramai in tutto l’Occidente, Una tomba per le lucciole è un raro caso di d’animazione dai risvolti etici manifesti, affatto in ricerca del messaggio edificante. Al contrario di Miyazaki, Takahata dà fondo a tutto il suo pessimismo in merito alla coscienza dell’uomo contemporaneo, per nulla persuaso dal voler recedere dagli orrori dei sanguinosi conflitti mondiali che ha vissuto. A ciò, al realismo del conflitto, intermezza, quasi ad opposizione, bellissime sequenze liriche in cui le lucciole, portatrici di luce per antonomasia, sono l’unico contraltare possibile al buio e al dolore. Il campo delle lucciole è spettatore dei raid aerei e dell’amore dei due fratelli: un amore puro, assoluto, portato fino alle estreme conseguenze. Ma non c’è nulla di pur vagamente consolatorio, perché, a parere di Takahata, da qualunque parte si stia, nella guerra non c’è niente di umano: il dolore e la morte sono gli ultimi (unici) approdi possibili. E qui la riflessione del regista va oltre, incrocia la coscienza di una nazione, il Giappone, il quale una volta terminato il conflitto ha cercato la sua normalità perdendo se stesso e le proprie radici, sostanzialmente occidentalizzandosi - americanizzandosi. Un popolo che, ancora oggi, lascia intendere Takahata, non ha fatto i conti con ciò che furono quegli anni terribili, volendo rimuovere per anestetizzare il dolore: conformandosi. In ultimo, ma non meno importante, ritorna un tema caro all’autore giapponese, recuperato, sia pur in diversissima cornice, dal cartoon Heidi, celeberrimo serial animato di cui fu regista: la scelta dei bimbi di vivere la natura incontaminata in opposizione al mondo adulto. La natura, in effetti, come anche nelle opere dell’amico Miyazaki, è insieme all’uomo la vera protagonista: sullo scenario di una notte dalla malinconia infinita, le lucciole restano le uniche spettatrici presenti al congedo di Seita dal corpo dell’amata sorella. Il cadavere della bimba, bruciato in un rito solitario, consente a Seita di raccoglierne le ceneri in una scatola di caramelle, evocativa dei più spontanei sorrisi della sorellina. Quelle stesse ceneri che, come un triste destino che si compie, troveranno la via del vento quando anche il bimbo si spegnerà alla vita.
Intenso, commovente, doloroso, educativo, necessario: un vero messaggio di pace universale, lontano anni luce dal facile pacifismo da corteo. Da proiettare nelle scuole. Da vedere e rivedere. Scopritelo anche voi.
Regia: Isao Takahata. Soggetto: Akiyuki Nosaka. Sceneggiatura: Isao Takahata. Scenografia: Ryoichi Sato. Montaggio: Takeshi Seyama. Musica originale: Yoshio Mamiya. Titolo originale: “Hotaru no haka”. Origine: Giappone, 1988. Durata: 85 minuti.
Léon, Luglio 2006.
Commenti
"Un popolo, quello giapponese, che ancora oggi, lascia intendere Takahata, non ha fatto i conti con ciò che furono quegli anni terribili, volendo rimuovere per anestetizzare il dolore: conformandosi" > gli italiani invece non hanno rimosso: hanno confuso e alterato quel che è stato, ricordando quel che preferivano, da una parte e dall'altra. Forse certi dolori sono troppo violenti. Non posso - fortunatamente per la nostra generazione - capirlo.
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grazie per la segnalazione.
Gli italiani sono diversi. Sono di parte, sempre: faziosi. Da una parte e dall'altra. Comunque, hai detto bene, la nostra generazione è lontana (non per questo deve essere ignorante sulla storia di quel tempo). Deve guardare oltre.
A margine, devo ribadire che questo è un film che deve essere visto per il suo alto valore educativo. Spero che, anche senza lasciar commenti, molti che si trovino a passare di qui ne rimangano incuriositi, tanto da procurarselo.
Ringrazio Leon per questo film. Un film meraviglioso che mi ha fatto piangere. L'inizio è sconvolgente. Il rapporto fra i due fratelli trascinante. Ha del riracolo tutta la sequenza dopo la morte della bambina che ripercorre i suoi momenti di felicità.
La purezza è il cadavere preso a colpi di scopa.
Il nuovo Giappone nasce su quell'indifferenza propria della tecnologia.
3 - Belle e condivisibili parole le tue, Andrea. Sono lietissimo che l'hai apprezzato, ma non avevo dubbi. Il film è notevole, bellissimo e struggente. Dovrebbero vederlo tutti.
La dedizione e l amore di Seita per la sorellina mi scossero fino alle lacrime.Lo vidi una vita fà grazie per avermelo ricordato e avermi fatto venire voglia di rivederlo.
....e poi lo Studio ghibli o meglio Miyazaki è il papà di Conan ;))
A me ha fatto venire anche una gran fame di giapponese.
6 - Fame di giapponese in che senso? Della storia, della lingua, della tradizione e dei culti o delle anime? Io ho sempre avuto fame di Giappone, è una terra piena di contraddizioni ma ha una cultura ricca di fascino.
"La cornice della Seconda guerra mondiale è, in effetti, il pretesto per stigmatizzare l?insensatezza della natura umana che sceglie di confliggere nei teatri del sangue e del dolore. Ed è assai inusuale che tale messaggio arrivi per disegni animati, ma dopo aver visto la pellicola si ha la sensazione che tutto ciò sia davvero necessario. Corpi bruciati, bambini portati allo stremo dalla fame, sequenze liriche che si alternano al dolore; tutto per ricordarci che, nonostante le fiabe servano ad evadere e a sognare, è altrettanto importante il loro poterci educare."
E' verissimo. Davvero un bel passo. Penso anche a splendide e atroci sequenze aeree de "Il castello errante di Howl" o di "Porco rosso" o di "Steamboy".
Direi più di cibo.
per andarci e conoscere qualcosa, se solo volessi parlare con mio zio, potrei farmi un bel giretto in giappone e farmi portare a casa ogni genere di ben di dio.
ma non è così.
8 - Be', Paolo, non a caso citi tre anime di qualità, sia visiva che narrativa. Come sai, per me l'animazione è qualitativa solo se è adulta;)