Trama
Un uomo entra in un’edicola e compra dei giornali pornografici. L’edicolante lo guarda sorridendo, l’uomo esce contrariato. Quando è in procinto di espletare la diretta conseguenza ad un’appassionata esegesi pornografica è interrotto dall’arrivo della postina. Anche questa lo guarda curiosamente, come se sapesse. Nel suo pianerottolo abita anche un’anziana donna il cui aspetto suggerisce una vita sessuale ancora attiva. Disgustato, l’uomo, torna nel suo appartamento. Altrove un tale ruba qualsiasi tipo di oggetto per strade e negozi coi quali fabbricherà incomprensibili costruzioni, tutte segretamente custodite. Intanto l’edicolante dell’inizio sta costruendo una pila di televisori munita di braccia e mani. Il televisore in cima è sintonizzato su una giornalista che legge le notizie. Tutti questi personaggi tramano qualcosa.
Ma questi sono soltanto i preliminari…

Il film di Svankmajer è l’apoteosi dell’onanismo. Una rete di complici rei del solo esser se stessi, col loro privato fatto di rituali rimandi e perfezioni. L’alternarsi delle vicende si svolge in un intersecarsi di vie a prima vista parallele ma che non hanno bisogno di un infinito per affrontarsi. È anche il trionfo dei sensi. I cinque sensi: vista, udito, tatto, olfatto, gola. Il tatto innanzitutto, anzi: il contatto. Con oggetti tra i più disparati, naturalmente, come nella migliore tradizione surrealista. Perché Svankmajer è l’ultimo dei surrealisti e lavora con gli oggetti come pochi. Burattinaio di finissima levatura, il regista ceco è impareggiabile nel trattare argomenti al limite tra l’irrazionale e l’incubo ad occhi aperti. Al di là del surreale, poiché la sua concezione di sogno è a volte di asfissiante iperrealismo, si serve del cinema come macchinario, non come macchina. Basti osservare il ripudio del digitale per la totale devozione alla stop motion *. Ha tutta la fiducia di Buster Keaton da questo punto di vista, basti pensare alle invenzioni meccaniche del Navigatore dove vediamo un complesso gioco di cavi leve e molle col quale il ricco protagonista cucina una colazione senza muovere un dito. E gli attrezzi nella loro individualità reagiscono in Svankmajer come soggetti dotati di vita – si pensi ad esempio alle calze/lombrichi in Alice – sempre presenti inquadrati al dettaglio, in primissimi piani sfocati, macro inquadrature che trovano giustizia nell’abuso esasperato dell’elemento sonoro, anch’esso ridondante, fratello diretto del particolare visivo.

E i punti di contatto tra visione (non troppo visionaria) e (questa sì, roboante) sonorità, trovano appoggio in una struttura narrativa su cui si basa essenzialmente il rapporto sguardo-udito. Ma non è che una palingenesi, e tutt’altro che definitiva, dell’intreccio di significati che vanno a sovrapporsi in questa Cospirazione al piacere. Come sottotrame compaiono nuovi elementi, ben lontani da ruoli marginali, che assumono via via preponderanti scettri di potere: ecco appunto il tatto.
Il voyeurismo scivola nel feticismo più esplicito, in una ricerca di echi primigeni che s’alternano gradualmente nella sfera dell’incomprensione: ecco che il buon senso cede il posto all’autorialità del surrealista, che scombina e detta leggi che col comprensibile non hanno più niente a che fare. Il caso più eclatante è senza dubbio quello del commissario (il cui ruolo nel plot ci è ignaro sino agli ultimi istanti di film) che è palesemente il più indecifrabile nella sfrenata ricerca di una sostituzione del corpo femminile con elementi del tutto fuorvianti da esso. È nei suoi amplessi che il feticismo perde quasi il valore di se stesso: ogni materiale con cui l’uomo cerca contatto fisico non ha più l’antico valore di rimando – magari la pelliccia come rinvio al sesso femminile – ma disperde nell’accumulazione dadaista degli utensili ogni psicanalitica allegoria sessuale. Il sesso è vittima di sensi impazziti che son ben oltre una patologica inversione naturale. Non più calze di seta o tacchi a spillo, dunque, ma chiodi, mattarelli o coperchi di pentole. Il tatto in sé e per sé, che comporta un’eiaculazione senza coito: tratto comune in verità con gli altri personaggi del film. È il caso dell’edicolante che escogita un congegno sofisticatissimo per tramutare tecnologie quotidiane – per lo più televisori – nella donna che lo attrae: la moglie dell’ispettore feticista. È l’unico probabilmente che ha un contatto diretto col proprio sesso, per mezzo di braccia meccaniche che confluiscono nel monitor in cui appare il viso di lei, senz’audio. Così come l’audio è annullato nei suoi rapporti sessuali anche nelle intime effusioni della postina, votata alla somministrazione di molliche di pane per vie tutt’altro che erogene: scossa da un’adrenalinica paura d’esser scoperta, la donna si fa penetrare fra quattro mura nell’assunzione – per via nasale e auricolare – da piccole sfere di mollica. Il tatto funge come preliminare approccio all’oggetto sessuale che penetra singolarmente per vie indecifrabili come i timpani e le narici. Ma a sorprendere non è tanto la via di singolare masturbazione intrapresa dalla donna, quanto quel ambiguo gioco di sguardi con cui essa pare voler giustificarsi: è il punto di contatto fra tutti i personaggi, un disperato bisogno di consolazione – che non ha granché punti in comune col sublime materialismo del giovane Dagerman – che però non trova realizzazione in quanto la reciprocità di ruoli sembra più invocata che effettiva.

I due casi speculari, e anche i più oscenamente cruenti, dei due dirimpettai (l’uno docile acquirente di riviste porno per farne carta pesta e l’altra una disgustosa megera dalla casa sottosopra) sembrano rispettare una linearità principale rispetto alle altre parentesi, che pure gli son collegate: il climax ascendente di delirio che avvolge i loro congressi carnali sbocca non casualmente nell’omicidio. E il capovolgimento dell’episodio che ha protagonisti appunto i due vicini – che operano separatamente torturando ognuno il fantoccio raffigurante l’altro – è evidente anche nel modo con cui la giornalista cerca il proprio piacere: coi piedi in una bacinella lascia che due pesci vivi le succhino gli alluci. È un caso lampante di fellatio ribaltata. E non sarebbe errato ricorrere all’Age d’or di un certo Luis Bunuel.

La cospirazione non porta ad un esito bellico, né tanto meno spionistico. È la sensazione, tattile e non solo, d’una ricerca stremata di una moralità ipocrita che desidera continuare a nascondere il vero piacere. Quello di una fuga dalla realtà che in quanto esilio non pretende di fare alcuna rivoluzione.
* La tecnica d’animazione chiamata Stop-Motion (chiamata anche passo uno in Italia) permette di animare oggetti inanimati attraverso un processo che consiste nel muovere leggermente un modellino e fotografarlo, per un numero di volte necessario al completamento del movimento del quale si vuol dare l’illusione
Regia, soggetto, sceneggiatura: Jan Svankmajer.
Montaggio: Marie Zemanová
Interpreti principali: Petr Meissel, Gabriela Wilhelmová, Jirí Lábus, Pavel Nov, Anna Wetlinská
Musica:Jaroslav Jancovec,
Produzione:Jaromír Kallista
Origine: Repubblica Ceca, 1996
Durata: 75 minuti.
Titolo originale: Spiklenci slasti
Commenti
Le foto in un secondo momento, con probabili aggiunte. Mo vado di fretta. Il link a wikipedia per la nota, ugualmente, aggiugnerà.
Magistrale e risolutivo. Daje con il prossimo.
Ecco le foto. Adesso provvedo col link.
"la sensazione, tattile e non solo, d'una ricerca stremata di una moralità ipocrita che desidera continuare a nascondere il vero piacere. Quello di una fuga dalla realtà che in quanto esilio non pretende di fare alcuna rivoluzione".
> Altra lezione di cinema. Grazie Luca. Dimmi, si trova? (ricordo bene dei corti:) ).
:) Si trova e, sciocco io a non dirlo nella recensione, è anche un film non parlato. Quindi... (esatto. è l'autore di quei corti allucinanti).
Ogni volta che mi siedo a tavola ci penso parecchio e guardando le posate mi viene appetito. Possibile? Possibile.
Accade anche al signor D, ho letto.
Intanto... http://www.youtube.com/watch?v=Fjl7jTI7qjw
:). Volo a vederlo. Ennesimo grande ritorno del Martello, attesissimo. (ammazza, il video è tarato 18!)
Beh. :))).