Nel 2005 è uscito un documentario unico nel suo genere. Si tratta di una testimonianza davvero preziosa su un fenomeno che, sebbene sia già stato catalogato come una tendenza decadente, ancora non sembra aver trovato una dimensione socio-culturale. Il film in questione è Modify, una vera e propria immersione nel mondo della body modification, la modificazione permanente del corpo anatomico. Gli intenti del documentario sono evidenti, chiari sin dall'inizio del discorso affrontato: può la modificazione corporea, in tutte le sue varianti, in tutte le diversissime sfaccettature del fenomeno, considerando ogni risvolto sociale ed antropologico, essere definita un semplice costume o, nella peggiore delle ipotesi, un'aberrazione contemporanea?
Si potrebbe facilmente eliminare la fastidiosa ed arrogante considerazione contemporanea, chiaramente figlia di una cultura spesso qualunquista occidental(izzata). O più semplicemente una visione a volte ottusa e occlusa. Si potrebbe ricordare come, 4000 anni fa circa, i Maya limassero i propri denti fino ad appuntarli per renderli simili alle zanne delle divinità, il Dio Leopardo su tutti. Si potrebbe ricordare anche che la stessa popolazione usava legarsi alla fronte dei sassi piatti, al fine di aumentarne l'inclinazione ai raggi solari, per offrirsi con maggiore facilità ai baci del dio sole. Ma queste sono usanze pre-classiche, pre-colombiane, ante cristo. Non occorre andare così indietro. In Nuova guinea gli ultimi indigeni usano scarificare - il termine proviene dall'inglese scar, cicatrice, che l'italiano sembra non essere riuscito ad interiorizzare né a tradurre, ma la tendenza è quella, si sa - il proprio corpo, ovvero applicare delle minuscole e non troppo profonde incisioni cutanee; le ferite, ancora fresche, vengono poi massaggiate con estratti di radice urticante, si gonfiano, si solidificano fino a formare un mosaico in altorilievo. Nelle donne questa iniziazione è segno che il passaggio dall'infanzia alla maturità, dalla sterilità alla fertilità, dalla staticità all'avvio del ciclo vitale, è avvenuto. Nei maschi questo processo di modificazione è una prova per passare allo status di cacciatore-guerriero-Uomo. Detto questo, penso: scarificare, fonologicamente e non, mai è sembrato tanto simile a sacrificare.
Ma i piccoli aneddoti etnologici si sprecano. Ritorniamo a Modify. La decisione degli autori è quella di usare un tono neutrale, non neutro, dando spazio ai vari interventi spesso non concordanti. Calcolando la varietà e l'eterogeneità dell'argomento si possono comprendere i motivi di un tale orientamento. Il documentario mostra il ritratto di una ventina di personaggi, vere personalità e vip del settore. Tatuatori, body piercer, body artist, chirurghi plastici ed estetici, pin-up e campioni di body building; tutti si alternano in una danza che - chiaramente - vede protagonista l'anatomia umana, questo corpo sempre più gridato, una fisicità che sembra voler dire "io sono qua, io ci sono, io sono". Le scene mostrate sono piuttosto forti: interventi di rinoplastica, marchi a fuoco, spettacoli horror estremi sono solo alcuni dei segreti svelati dal film.
Quando spesso il compromesso esistenziale vacilla - o crolla del tutto, posto comunque che esso abbia un vero significato - le forme di espressione più valide ed efficaci rimangono quelle più naturali. E' allora che la nostra pelle inizia a star stretta. Quando iniziamo a scordare la vera essenza - fisica, tattile, sensoriale - delle cose, è allora che può accadere che necessiti una presa di coscienza dei propri spazi, del proprio volume tridimensionale. I protagonisti di Modify sentono questa necessità, brucia in loro il desiderio di ristabilire i confini tra quello che è naturale e quello che è umano. Chiaramente è cultura: la tesi generale del film - ben espressa sulla copertina del dvd - è "nessuno può dirmi cosa posso o non posso fare con il mio corpo" (Zulu - professional tattoo artist, tatuatore di celebrità quali Dennis Rodman).
Si dare una definizione di "normale"? Si può ammiccare ad un abbronzato seno siliconato, storcere il naso davanti ad un trans-gender, sputare su un uomo dalle sembianze di gatto che si professa per giunta sciamano? Si può accettare di cambiare e di curare esteticamente - sebbene secondo criteri altamente soggettivi - il proprio corpo e la sua evoluzione fisica al pari di quella psico-culturale? Dove finisce la necessità e dove inizia il desiderio?
Ma la domanda che sorge, aldilà dell'accettazione o del rifiuto, è la canonica: perchè? Cosa spinge queste persone ad un cambiamento così radicale come può esserlo il cambio di sesso o la ricostruzione parziale dei tratti facciali o ancora la totale copertura subcutanea d'inchiostro? Forse - mi ripeto - considerando la vastità del campo, si potrebbe notare che c'è troppa carne al fuoco. Forse qualche ben pagato e dozzinale psicologo da salotto italiano domenicale, vere celebrità dei nostri tempi, strabuzzerebbe gli occhi dietro le lenti griffate, minacciando mitragliate freudiane. La "Fase anale" non superata del tutto, si direbbe. Tutto questo mentre attorno a lui si agitano ingenti etti di sodo silicone. Poteri misteriosi del tubo catodico.
Innegabilmente, dunque, si tratta di un falso oggettivismo estetico, degno forse di certi notiziari da quarto canale. "In realtà", spiega Fakir Musafar, padre del Movimento Primitivista moderno (vedi Glossario), "la manipolazione del corpo ha radici ben più profonde di ciò che si crede; soltanto a causa di un recente interesse mediatico - e commerciale! , NdP - la gente sembra aver smesso di guardare questo vero ed autentico fenomeno di catarsi fisico-spirituale con diffidenza". Aggiungendo sardonico: "Adesso guardano con pregiudizio".
Come ben spiegano i registi Jason Gary e Greg Jacobson, considerando dunque il relativismo estetico, forse si dovrebbero analizzare le cause di questo crescente fenomeno. La differenza proposta è quella tra il concetto di mutilazione e quello di modificazione, intendendo col primo termine un'imposizione ed una connotazione decisamente negativa, una privazione anatomica che preclude un determinato potenziale fisico e psichico, un vero e proprio handicap; il secondo termine è per definizione positivo, un cambiamento con un preciso scopo, magari un passo evolutivo laterale, magari una riscoperta della propria sensibilità anatomica. O magari, più semplicemente, un gioco, il (non) più salutare dei passatempi. A chi accusa i cultori della body modification estrema di nutrire patologicamente un rifiuto per il proprio corpo si potrebbe rispondere che, conseguentemente, chiunque pratichi un trapianto di capelli celebra un rifiuto simile, una ribellione all'incedere degli anni. A chi, al contrario, punta il dito verso i body artist come a dei disturbanti dissacratori, laici irrispettosi, ritrosi masochisti, si potrebbe ricordare loro che gente come Damien Hirst, David Cronenberg e Matthew Barney - solo per citare i più fortunati - hanno raggiunto la notorietà proprio grazie al superamento delle forme umane canoniche.
Infine, in una società in cui nulla sembra sfuggire alla caducità del tempo, nella quale tutto, comprese emozioni, sentimenti e passioni può essere cancellato con preoccupante facilità; dove tabula rasa sembra essere diventato il motto del disimpegno - o dell'atarassia - , in un'epoca nella quale la cultura ed il bombardamento di informazioni compiono un testa a testa che la testa la fa girare davvero; un'epoca che sembra volerci inculcare per bene che nulla deve durare per sempre, che forzare la data di scadenza - e si è visto anche negli ultimi eventi italiani riguardanti l'eutanasia e il suo campo d'azione - rappresenta un abominio ed uno stupro della misericordia; in una tendenza collettiva sempre più indirizzata alla lapidazione estetica dei canoni alternativi - mi si perdoni il termine discutibile; in un panorama del genere, la body modification è stata giudicata e condannata. Non ci si poteva aspettare altrimenti. Nessuno ne è rimasto deluso, comunque.
BREVE GLOSSARIO SULLA BODY ART
Branding - Dall'inglese "to brand", marchiare; pratica diffusa soltanto recentemente che implica una profonda marchiatura a fuoco che brucia la pelle fino allo strato epidermico più profondo. Le incisioni vengono eseguite tracciando disegni spesso complessi. Una variante è l'Electro-branding.
Full body suit - In giapponese "horimono". Tatuaggio che ricopre la quasi totalità del corpo, a parte testa, mani e piedi. Molto diffuso in Giappone, ha origini antichissime: si pensa sia diventato popolare in Epoca Feudale, i ronin spesso ne erano adorni. Ora è diventata anche una forma di riconoscimento nonchè d'appartenenza alla mafia giapponese, la Yakuza.
Modern primitive movement - Movimento culturale che prevede la meditazione e la catarsi attraverso un percorso di modificazione corporea, passo dopo passo, attraverso la riscoperta della natura istintiva nell'uomo. Padre putativo della corrente è Fakir Musafar (1930, di nazionalità americana), grande pioniere e sperimentatore di body piercing e tatuaggi.
Split-tongue - Pratica di piercing estrema, in cui la lingua, attraverso un lungo processo, viene divisa a metà, diventando biforcuta come nei serpenti e le due estremità perfettamente indipendenti l'una dall'altra.
Body suspension - Sospensione di un corpo umano nell'aria, tramite l'ausilio di corde ed uncini ben penetrati nel carne e nelle zone adipose di schiena o gambe. Altamente spettacolare, è una pratica utilizzata solo da esperti e maestri in meditazione e nella più assoluta concentrazione.
Addominoplastica - intervento di chirurgia plastica che interessa la zona addominale. Vi si ricorre per dare nuova tonicità e tensione alla porzione di busto che va da sopra il pube al basso sterno. Comporta una anestesia totale. Può provocare complicazioni quali accumuli e coaguli di sangue.
Transgender - Secondo una definizione scientifica, l'individuo transgender soffre della patologia da disturbo dell'identità di genere. In un'accezione contemporanea si tratta invece di chiunque abbia effettuato un cambio di sesso. Spesso utilizzato come sinonimo di transessuale.
Scarification - Dall'inglese "scar", cicatrice; praticare delle incisioni sulla cute per creare una trama o un disegno che, una volta cicatrizzato, forma un altorilievo.
Innesti subcutanei - Inserimento di corpi cavi di varie forme, in genere in acciaio chirurgico o in silicone, sotto l'epidermide. La pelle, così rialzata, si tende in rilievi irregolari. Operazione chirurgica a tutti gli effetti, comporta una lunga ed accurata cura postoperatoria. (Vedi foto a destra)
Acido ialuronico - Insieme al collagene è uno dei materiali chimici più utilizzati in chirurgia plastica, soprattutto per interventi maxillo-facciali. Viene utilizzato per l'eliminazione di rughe o per la ricostruzione di tessuto connettivo, grazie all'alto grado di idratazione molecolare. Il trattamento prevede una serie di iniezioni ad intervalli regolari.
PER APPROFONDIRE
www.modifythemovie.com - sito ufficiale del documentario
www.bmezine.com - rivista on-line sulla body modification
http://www.imdb.com/title/tt0455980/
Commenti
Dunque, amici di Lankelot... Auguroni prima di tutto!
Ho evitato di postare foto ben più esplicite, non volendo urtare sensibilità né stomaci deboli. I links comunque abbondano d'immagini.
Il presente è maturato a seguito di una visita ad una tattoo convention internazionale. Tema che mi sta a cuore.
"Si può accettare di cambiare e di curare esteticamente - sebbene secondo criteri altamente soggettivi - il proprio corpo e la sua evoluzione fisica al pari di quella psico-culturale? Dove finisce la necessità e dove inizia il desiderio?"
Proprio in tema cronenberghiano, è?
Ho letto con interesse, è un tema controverso, in ogni caso. Ma, sai, sempre tornando a Cronenberg, il confine tra libertà e danno è molto sottile.
Tutto estremamente interessante - e piuttosto atipico, direi del tutto nuovo da queste parti; sia l'interesse per il tema, che il taglio che hai dato a questa tua trattazione. Ho un solo tatuaggio e non è visibile, se non d'estate al mare; la scelta è avvenuta perché volevo marchiare a fuoco un determinato evento della mia vita, e così è stato. S'è trattato quindi d'una "modification", diciamo così; semplicemente, un sigillo visibile soltanto a me stesso, tendenzialmente;)
3. Il mio amore per Cronenberg a volte influenza il circostante. Ma è vero anche il contrario. ;)
4. Il mio intento era lo stesso del tuo tatuaggio: marchiare - o meglio descrivere - una particolare condizione di un fenomeno che è in realtà uno stile di vita per molte persone. Io stesso sono molto appassionato di tatuaggi e della loro storia. Spero che la lettura si riveli interessante. Ho un po' sperimentato qualcosa di diverso:)
Ottimo risultato:). Poco a poco, la sezione arti si sta arricchendo di argomenti: dai tappeti ai videogames, dai tatuaggi alle arti figurative. E' un fenomeno interessante e, non te lo nascondo, auspicato sin dal principio.
Davvero interessante questa tua pagina. La chiave di lettura l'ho trovata nelle righe in cui scrivi:
"la differenza proposta è quella tra il concetto di mutilazione e quello di modificazione".
Differenza sostanziale, che racchiude un intero mondo di sfumature e interpretazioni della libertà di gestione del proprio corpo.
Anche io, Paolo, ho due tatuaggi legati a persone e eventi significativi, un mantra sulla spalla sinistra e una runa che si ripete circolarmente sull'avambraccio destro. non li ho presi dal catalogo, evidentemente, ma li hanno disegnati su mia indicazione. Che dirti? Per me hanno valore simbolico più che estetico, ma immagino che sia una scelta minoritaria rispetto alla media di chi si tatua. Giudizi estetico-morali pertanto non ne dò. Le mutazioni che mi inquietano sono ben altre, come ci insegna che il caro David...
"Anche io, Paolo, ho due tatuaggi legati a persone e eventi significativi, un mantra sulla spalla sinistra e una runa che si ripete circolarmente sull?avambraccio destro. non li ho presi dal catalogo, evidentemente, ma li hanno disegnati su mia indicazione. Che dirti? Per me hanno valore simbolico più che estetico, ma immagino che sia una scelta minoritaria rispetto alla media di chi si tatua."
Per quanto riguarda la mia esperienza - da amante e collezionista e studioso, le mie braccia sono tatuate secondo una storia - posso invece dirti che le tue motivazioni sono molto più condivisibili rispetto al semplice narcisismo. Tutti cercano danno un significato ai propri tatuaggi, la cosa sorprendente è che c'è chi lo dà a priori e chi a posteriori. :)
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