Stone Oliver

The Doors (con bibliografia e discografia ragionata)

Autore: 
Stone Oliver

Tributo al ribellismo di Jim Morrison, alla musica dei Doors, al mondo dell’arte statunitense di fine anni Sessanta-primi Settanta; riconoscimento limpido del magnetismo dello sciamano di Melbourne, Florida, e della sua natura fragile e antieroica; visionario racconto di morte, d’amore e di autodistruzione. E ancora, lettura entusiastica e rapita degli anni di splendore artistico di una figura dionisiaca, monumento ad un poeta prestato al rock. Queste, tendenzialmente, sono state le linee delle interpretazioni dei fan di nuova generazione dei Doors, affascinati dalla superficie profonda della pellicola di Oliver Stone.

 

A sentire invece i componenti del gruppo, Ray Manzarek in particolare, e a prestar fede agli ammiratori di vecchia data, il film ha tradito lo spirito dei Doors e mistificato la figura di Morrison.

In sostanza, la posizione di chi storce il naso di fronte al film di Stone è questa: la band è presentata come un qualunque gruppuscolo di drogati (sic et simpliciter), e non come un gruppo di musicisti che accettava, nel nome dell’arte, di assumere stupefacenti per sperimentare nuovi stati di percezione; Morrison appare come una rockstar vanesia e non come l’artista eclettico e poliedrico che era, e per giunta, infine, si è alluso soltanto di sfuggita alle influenze letterarie dei Doors, e cioè, nel dettaglio, Blake, Artaud, Huxley, McLuhan e Rimbaud. 

Non essendo, per ragioni anagrafiche, un fan di vecchia data non posso sbilanciarmi con decisione in una direzione o nell’altra; mi è sembrato opportuno, per questo, riportare sommariamente entrambe le prospettive critiche. Tuttavia, dopo anni di pazienti ricerche sulla storia dei Doors e di appassionate letture degli scritti di Morrison sono riuscito a trovare una posizione media rispetto ad entrambe le parti. Credo che il lavoro di Stone si sia fondato su una raffinata serie di piccoli ed evocativi richiami letterari, su una selezione ben calibrata delle migliori canzoni del gruppo, sulla volontà di cristallizzare e sintetizzare, in Morrison, i contrasti e le contraddizioni di certa parte della sua società e del suo tempo. Non mi sembra si possa criticare la scelta d’aver raccontato gli eccessi e le provocazioni del cantante: e non perché, di fatto, siano o meno avvenuti in quei termini, ma semplicemente perché Stone si è premurato, in altri frangenti, di accostarsi, con umanità e gentilezza, a quello che giudicava il mondo interiore di Morrison; e prove credibili si possono invidiare in vari momenti del film. Nomino qualche scena come esempio: nelle prime battute, nel dialogo tra Manzarek e Morrison, sulla spiaggia; o, poco più avanti, nella desolata e allucinata danza con la morte, nel deserto; e ancora, nei momenti di confidenza di Jim e Pam, sua compagna, e – se vogliamo – nei momenti di delirio ossessivo del cantante: delirio sempre velato da malinconia e contrastato da un conflitto interiore insanabile, e da una esasperata propensione all’autodistruzione: ben spiegata nelle sue origini e nelle sue radici, rivelata nei prodromi e negli esiti.

 

Un elemento che forse non si è voluto tenere in considerazione è di natura prettamente estetica: ossia, se Stone avesse impostato il film fondamentalmente sulla produzione poetica di Morrison, o sulla sua euforica “adesione alla poesia”, si sarebbe raccontata la storia di un mediocre verseggiatore dai rari, splendidi sprazzi e dalle troppe, chiamiamole così, “citazioni” e dagli eccessivi, dichiarati debiti nei confronti di altri artisti; non mi sembra esistano versi di Morrison, non destinati ad esser musicati, degni d’immortalità. Si parla pur sempre d’un fuoriclasse, se si compara la sua produzione scritta a quella di un’altra rockstar “maledetta” come Cobain, recentemente proposta anche al pubblico italiota per titillare le sue morbose, implacabili curiosità: ma non è questa la sede adatta per dedicare più di un cenno a questa storia. La formazione culturale di Morrison era certamente pregevole: non si può, purtroppo, avere lo stesso giudizio per i suoi versi, calcati sul selciato di Rimbaud e dei beatnik. Fusione interessante; di rado originale, però.

Pertanto mi sembra intelligente e coerente la scelta d’aver giocato il film sulla musica dei Doors e sulla straordinarietà della figura di Morrison: rockstar carismatica, magnetica e ispirata, artista politicamente schierato, individuo culturalmente al di sopra della norma; personaggio dionisiaco corrotto dai suoi stessi eccessi, stravolto da una fortuna che non desiderava e da una popolarità che lo costringeva a continui conflitti con la propria immagine; sognatore sfinito dalla distanza tra le sue illusioni e la realtà.

 

Il film, forse proprio per gratificare i cultori del poeta James Douglas Morrison, e non della rockstar Jim, ha inizio, nel giorno del suo ultimo compleanno, mentre, in studio, sta registrando le poesie di “American Prayer”. Niente musica, niente Doors: angoscia e perdita d’identità, e ritorno alla dolcezza dei versi. È il preludio al suo ritiro, al fatale viaggio parigino con Pam; alla misteriosa morte, tanto attesa e tanto detestata. Nella scena successiva, affrontiamo un primo cortocircuito temporale: Jim, bambino, assiste ad un incidente stradale nel quale perde la vita uno sciamano indiano. Micidiale fu l’impatto di questa scena nell’immaginario di Morrison, da sempre affascinato dalla cultura dei Nativi Americani, persuaso oltretutto d’essere egli stesso la reincarnazione di uno sciamano: Stone ricostruisce la scena, accostando, in pochi fotogrammi, allo sciamano morente il viso sconvolto di chi lo ha investito. È un uomo bianco, alto, longilineo e glabro. Quest’uomo apparirà in maniera ricorrente, nel film: simbolo della morte, che accompagna i pensieri di Morrison sin dall’infanzia. In almeno una circostanza, nella già citata “danza con la morte” nel deserto, appariranno entrambi; altrimenti, si alterneranno.

Questo simbolo antropomorfo di “morte”, dopo essere apparso nell’incidente, apparirà furtivamente in una scena ambientata sedici anni dopo, nel 1965: Jim e Pam camminano, di notte, per la strada, diretti verso il mare; il simbolo è rannicchiato in strada, si riscalda di fronte a un falò; e ancora ritorna, questa volta a cavallo, come guida di Morrison nella visione nel deserto, costituendo l’estremità opposta di una segmento immaginario che unisce lui, Morrison e lo sciamano; appare in una scena ambientata nel 1967, danzando tra i figli dei fiori durante una festa, tra gli invitati alla festa di Warhol, e via dicendo. L’occhio accorto dello spettatore non potrà farsi sfuggire neppure le più fugaci apparizioni; che sono numerose, e a volte molto ben simulate.

Questi personaggi-simbolo, dunque, lo sciamano e la “morte”, costituiscono le due ricorrenze principali del film; che si dipana, dopo l’esordio con Jim in tarda età e la sintesi dell’incidente a cui aveva assistito da bambino, direttamente a partire dalla giovinezza di Morrison, studente all’Ucla, in California. Ed è la storia dell’amore splendido e triste di Pam e Jim, e dell’addio di Morrison agli studi, e della nascita dell’amicizia con Manzarek, Densmore e Krieger; di una amicizia originata dalla musica, e nella musica destinata ad esistere; ed è la storia delle prime fasi della carriera di un gruppo che ha inciso il suo nome tra quelli delle leggende del rock, ed è il racconto dell’adorazione del pubblico e della volgarità e dell’ipocrisia dei media; è la parabola, infine, di un semidio contemporaneo maledetto dalla sua sensibilità a vivere un’esistenza mai serena e mai quieta; un grande cantante e un eccellente interprete scomparso a soli ventisette anni.

Non rimangono solo sei ottimi dischi, qualche libro di poesie e una serie di brillanti saggi dedicati ai Doors e a Morrison; non rimane solo l’ottima pellicola di Stone, visionaria e frammentata; rimane, oggi, lo spirito di Morrison, che era frattura, ribellione, estremismo, provocazione, disperazione, desolazione, amore e poesia; sogno, e arte.     

 

THE DOORS. DISCOGRAFIA e PICCOLA BIBLIOGRAFIA RAGIONATA.

 

Discografia essenziale:

The Doors. Gennaio 1967. Elektra/Asylum.

Strange days. Ottobre 1967. Elektra/Asylum.

Waiting for the sun. Luglio 1968. Elektra/Asylum.

The soft parade. Luglio 1969. Elektra/Asylum.

Morrison Hotel. Febbraio 1970. Elektra/Asylum.

L.A. woman. Aprile 1971. Elektra/Asylum.

An american prayer. 1978. Elektra/Asylum.

In concert. Aprile 1991. Elektra/Asylum. Doppio album live.

 

Bibliografia:

Mi sembra che il miglior punto di partenza per qualunque approfondimento letterario sia il saggio del professor Wallace Fowlie, stampato in prima edizione dalla Duke University nel 1994:

Wallace Fowlie,”Rimbaud e Jim Morrison – il poeta come ribelle”, Il Saggiatore, Milano, 1997.

Traduzione di Elena Rossi.  Il volume stabilisce parallelismi e analogie tra i due artisti, contribuendo a scolpire la maschera del moderno antieroe; dispone inoltre di una notevole bibliografia.

 

A questo punto, ci si può accostare con lo spirito adatto alla raccolta di scritti e di poesie dello sciamano di Melbourne, Florida. Le edizioni di riferimento sono: “Wilderness. The lost writings of Jim Morrison” e “The American Night. The writings of Jim Morrison”: entrambe tradotte nel bel libro, curato da Riccardo Bertoncelli:

Jim Morrison, “Tempesta elettrica –poesie e scritti perduti”, Mondadori, Milano, 2001.

Traduzione di Tito Schipa junior.

 

Infine, per quanti desiderassero un’edizione completa dei testi delle canzoni dei Doors, segnalo quella curata da Danny Sugerman.

Prima edizione: “The Doors – The complete illustrated lyrics”, Hyperion Books, 1991.

Edizione italiana: Jim Morrison & Doors, “Canzoni”, Blues Brothers, Milano, 1994. Traduzione di Lorenzo Ruggiero.


Regia: Oliver Stone.
Soggetto e Sceneggiatura: Oliver Stone, Randall Johnson. Oliver Stone, Randall Johnson.
Direttore della fotografia: Robert Richardson.
Montaggio: David Brenner, Joe Hutshing.
Interpreti principali: Val Kilmer, Meg Ryan, Kevin Dillon, Kathleen Quinlan, Michael Wincott, Kyle McLachlan, Frank Whaley.
Musica originale: Olivia Barash.
Produzione: Bill Graham, Brian Grazer, Sasha Harari, Mario Kassar. 
Origine: Usa, 1991.
Durata: 140 minuti.


Info Internet: sito ufficiale dei Doors. http://www.thedoors.com/

 

Lankelot, Gianfranco Franchi, aprile del 2003. Prima pubb: Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8017229436628

Commenti

se Stone avesse impostato il film fondamentalmente sulla produzione poetica di Morrison, o sulla sua euforica ?adesione alla poesia?, si sarebbe raccontata la storia di un mediocre verseggiatore dai rari, splendidi sprazzi e dalle troppe, chiamiamole così, ?citazioni? e dagli eccessivi, dichiarati debiti nei confronti di altri artisti; non mi sembra esistano versi di Morrison, non destinati ad esser musicati, degni d?immortalità.

Sarà perchè (all'epoca)ascoltavo parecchio i Doors, sarà perchè il tema musica (in Stone ) mi affascina più del tema guerra, ma probabilmente questo è lo Stone che preferisco. E poi Val Kilmer è un Jim Morrison abbastanza credibile, il che non era proprio semplice da restituire.

Probabilmente è uno dei film che ho visto in assoluto più volte in vita mia, assieme a "Excalibur" e "Il Gladiatore" e "Waking Life".

"Non rimangono solo sei ottimi dischi, qualche libro di poesie e una serie di brillanti saggi dedicati ai Doors e a Morrison; non rimane solo l?ottima pellicola di Stone, visionaria e frammentata; rimane, oggi, lo spirito di Morrison, che era frattura, ribellione, estremismo, provocazione, disperazione, desolazione, amore e poesia; sogno, e arte"

Storia controversa e tutt'oggi densa di dubbi, nuvole e fumo (non solo quello che fumavano). Jim grande personaggio, sicuramente sensibile, forse debole, forse già arreso, proprio a partire da quella scena. Nessuno può improntare la propria vita ad una visione, credo. Il film di Stone, che non amo molto, in verità, però riesce a calibrare alcuni aspetti per così dire storici ed altri onirici.

***
"si è premurato, in altri frangenti, di accostarsi, con umanità e gentilezza, a quello che giudicava il mondo interiore di Morrison; e prove credibili si possono invidiare in vari momenti del film. Nomino qualche scena come esempio: nelle prime battute, nel dialogo tra Manzarek e Morrison, sulla spiaggia; o, poco più avanti, nella desolata e allucinata danza con la morte, nel deserto; e ancora, nei momenti di confidenza di Jim e Pam, sua compagna, e ? se vogliamo ? nei momenti di delirio ossessivo del cantante: delirio sempre velato da malinconia e contrastato da un conflitto interiore insanabile, e da una esasperata propensione all?autodistruzione: ben spiegata nelle sue origini e nelle sue radici, rivelata nei prodromi e negli esiti"

Forse questo che mi è piaciuto nel film, di cui comunque ho una visione lontana, all'epoca della proiezione nelle sale: uno spirito (anche se lento e talvolta un po' "auto"celebrante) teso a dare un'anima a tempi e musica altrimenti senza corpo filmico, senza humus cinematografico.

1.?se Stone avesse impostato il film fondamentalmente sulla produzione poetica di Morrison, o sulla sua euforica ?adesione alla poesia?, si sarebbe raccontata la storia di un mediocre verseggiatore dai rari, splendidi sprazzi e dalle troppe, chiamiamole così, ?citazioni? e dagli eccessivi, dichiarati debiti nei confronti di altri artisti; non mi sembra esistano versi di Morrison, non destinati ad esser musicati, degni d?immortalità.?
Ok, concordo ma, comunque, mi aspettavo di più. mi ha deluso parecchio. anche se non sono una fan di vecchia data (nel senso che nascevo nel ?68. forse li ?sentivo? dalla mia culla! ; ) ) sento che stone ?ha tradito lo spirito?. ecco. non c?è? se non in maniera superficiale. (per chi lo ha già colto per altre vie) certo non è facile parlare di spirito? e tradurlo in immagini, poi...

?rimane, oggi,? (credo per sempre. ormai è scolpito nella ?pietra??) ?lo spirito di Morrison, che era frattura, ribellione, estremismo, provocazione, disperazione, desolazione, amore e poesia; sogno, e arte.?
ecco, sogno e arte, in particolare, non li ho percepiti in questo film. e io, Volevo questo da un film su Morrison! tutto il resto sono solo i sintomi della ?malattia?. ; )

You are hardcore, you make me hard.
You name the drama and I'll play the part.
It seems I saw you in some teenage wet dream.
I like your get up if you know what I mean.
I want it bad. I want it now.
Oh can't you see I'm ready now.
I've seen all the pictures,
I've studied them forever.
I wanna make a movie so let's star in it
together.
Don't make a move 'til I say, "Action."
Oh, here comes the Hardcore life.
Put your money where your mouth is tonight.
Leave your make-up on & I'll leave on the light.
Come over here babe & talk in the mic. Oh yeah I hear you now.
It's gonna be one hell of a night.
You can't be a spectator. Oh no.
You got to take these dreams & make them whole.
Oh this is Hardcore -
there is no way back for you.
Oh this is Hardcore -
this is me on top of you &
I can't believe that it took me this long. That it took me this long.

This is the eye of the storm.
It's what men in stained raincoats pay for but in here it is pure.
Yeah. This is the end of the line.
I've seen the storyline played out so many times before.
Oh that goes in there.
Then that goes in there.
Then that goes in there.
Then that goes in there. & then it's over. Oh, what a hell of a show
but what I want to know:
what exactly do you do for an encore? 'Cos this is Hardcore.

*

PULP. This is Hardcore

Let's swim to the moon
Let's climb through the tide
Penetrate the evening
That the city sleeps to hide
Let's swim out tonight, love
It's our turn to try
Parked beside the ocean
On our moonlight drive

Let's swim to the moon
Let's climb through the tide
Surrender to the waiting worlds
That lap against our side
Nothin' left open
And no time to decide
We've stepped into a river
On our moonlight drive

Let's swim to the moon
Let's climb through the tide
You reach your hand to hold me
But I can't be your guide
Easy, I love you
As I watch you glide
Falling through wet forests
On our moonlight drive, baby
Moonlight drive

Come on, baby, gonna take a little ride
Down, down by the ocean side
Gonna get real close
Get real tight
Baby gonna drown tonight
Goin' down, down, down

DOORS. Moonlight Drive.

A Settembre, in libreria...

da non perdere. Aurelio Pasini, "The Doors. Until The End. Testi commentati", Arcana, Roma 2008.

People are strange when you're a stranger,
Faces look ugly when you're alone.
Women seem wicked when you're unwanted,
Streets are uneven when you're down.

When you're strange
Faces come out of the rain.
When you're strange
No one remembers your name
When you're strange,
When you're strange,
When you're strange.

All right, yeah!

People are strange when you're a stranger,
Faces look ugly when you're alone.
Women seem wicked when you're unwanted,
Streets are uneven when you're down.

When you're strange
Faces come out of the rain
When you're strange
No one remembers your name
When you're strange
When you're strange
When you're strange
Alright yeah
When you're strange
Faces come out of the rain
When you're strange
No one remembers your name
When you're strange
When you're strange
When you're strange

www.youtube.com/watch?v=old6xeBVIfw

Come ben sapete sono la persona meno adatta ad esprimere commenti sulla realtà cinematografica. E pur tuttavia vorrei almeno dire che apprezzo molto Stone, per la sua ostinata volontà di dare voce ad un'America che si rifiuta di omologarsi al pensiero dominante.

Indimenticabili a mio avviso le sue performance in "Platoon" e "Wall Street".

Gian Paolo

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