Stone Oliver

Wall Street

Autore: 
Stone Oliver

Il manicheismo di Oliver Stone è il segreto per una narrazione inevitabilmente diretta ed estremamente lineare, e il viatico per una semplificazione dei contrasti, dei simboli e dei significati che, se da un lato è indice di coraggio, dall’altro è non ammissione, ma rivendicazione d’imprudenza e di superficialità.

La struttura portante di “Wall Street” non devia da quella di “Platoon”: un giovane (ancora una volta, la marionetta è l’intenso e confuso Charlie Sheen), un adulto, incarnazione del bene, fino a costituire un esemplare monumento etico (qui il padre del ragazzo, interpretato da Sheen senior), un adulto, incarnazione del male, carismatico e fascinoso ma destinato a essere sconfitto dalla presa di coscienza del giovane, in precedenza combattuto tra i due modelli.

Stone ha le idee chiare: individua e riconosce il bene e il male, e riesce con non comune spontaneità a trasferire (non scrivo: “a trasmettere”, attenzione) nello spettatore la sua visione del mondo. Che è quella, come altri giustamente hanno in più circostanze rilevato, dell’ex soldato: del reduce del Vietnam che ha decifrato l’esistenza con un irrevocabile codice binario. Manca qualsiasi sfumatura: espressione di un cervello capace di dividere l’umanità in due, e due soltanto, schieramenti. Esiti: appassionanti, coinvolgenti, “fiabeschi”: ma di rado condivisibili.   

Wall Street è la storia di Bud Fox (Charlie Sheen), giovane broker rampante negli anni del boom delle speculazioni in Borsa. Proveniente da una famiglia di lavoratori, impregnata di coscienza di classe e dedita alle rivendicazioni sindacali, è un absolute beginner di discreta intelligenza e grande incoscienza.

Il padre (Martin Sheen) è un operaio d’una piccola compagnia aerea, leader dei suoi colleghi e esempio d’onestà e d’integerrimo spirito di sacrificio. Minimalista e pieno di buon senso, ha il vizio delle sigarette e una grande capacità d’ascolto e di dialogo.

Buddy è impaziente: è un arrampicatore sociale pieno d’ambizione, e non vuole ripetere la vita del padre. Vagheggia ricchezze e lussi, benessere e viaggi in prima classe: archetipo del cittadino lobotomizzato dal sistema, intellettualmente annullato dal falso mito del self made man e accecato dal desiderio di primeggiare e di vivere tra status symbol e vizi d’ogni sorta, si trova a lavorare tra i suoi simili: specula e gioca in Borsa, a Wall Street, investendo il denaro di altri, in aziende che non gli appartengono e non potranno appartenergli mai, in attesa della soffiata o del cliente che gli cambieranno la vita.

Buddy è (s)fortunato: incontra un mentore. L’ammirato e idolatrato Gordon Gekko (Michael Douglas), avvolto da un’aura di rispetto e di invidia per il suo cinismo, la sua clamorosa e ostentata ricchezza e la sua spietatezza negli affari, è oggetto da tempo di tentativi d’abbordaggio del giovane colletto bianco: alla prima occasione buona, Buddy rivela un segreto dell’azienda del padre, guadagnando la sua fiducia.

Gekko rivede se stesso nel giovane rampante che viene dal niente, risoluto, ambizioso e incosciente: così, prende a blandirlo e a educarlo, all’insegna del suo dogma: “L’avidità è Bene”. Le inevitabili fortune economiche che conseguono alla collaborazione tra i due tramutano Buddy Fox in un carrierista e in un edonista angosciante: Gekko gongola, manovrandolo a suo piacimento, convinto forse d’aver trovato un erede. Intanto, Bud Fox è diventato un artista dello spionaggio industriale, violando leggi con leggerezza lusca e brusca.

L’amorazzo con la splendida, avidissima arredatrice-arrampicatrice Darien (Daryl Hannah) è l’ennesima illusione del diabolico Gekko: cede una sua amante, un’altra sua “creatura”, al giovane broker: che vivrà, ad un tratto, in una realtà da miraggio reaganiano, in una stilosa casa di Manhattan, con al fianco un’ex sirena, milioni di dollari (virtuali) nel conto in banca e la coscienza rivolta a un solo obbiettivo: il guadagno.

Il sogno di Bud Fox avrà termine nel momento in cui l’incontro tra Bene e Male (tra suo padre, operaio, e suo padre putativo, affarista) rivelerà la vera natura di Gekko: pronto a promettere di risanare un’azienda che intende soltanto frammentare e vendere, infischiandosene delle migliaia di lavoratori disoccupati e della distruzione d’un’impresa nata dal niente.

Come volete che termini la favoletta? Indovinato. C’è tempo per la fine della relazione con l’arredatrice, per un malore del papà e per un paio di ubriacature (dove colpisce un elemento: Bud si mangia la pizza in scatola. Che sia indice, da quelle parti, di trasandatezza e autodistruzione?).

APPUNTI

Quest’interpretazione del mondo della Borsa è curiosa e divertente: non mancano richiami ad alcuni cult dell’ambiente (Gekko è un cultore di Sun-Tzu, che cita con una scioltezza divertente), ancora interessanti le riprese dei saloni di Wall Street (s’avverte nostalgia, nel 2004, osservando pc e monitor degli anni Ottanta), embrionale la satira nei confronti dei vezzi dello speculatore per antonomasia, Gekko: ma c’è qualcosa che non dev’essere filato per il verso giusto, se ancora oggi la sua filosofia è un simbolo e un totem per diversi broker e se, come afferma Michael Douglas, c’è chi lo ferma per strada gridando “Greed is Good”. Stone era legato all’ambiente, per via del fatto che suo padre era stato agente di Borsa, in altri tempi: non era un Gekko, ma un uomo di sani principi e d’altro atteggiamento, sostiene il regista. Con questa cinematografica metà oscura, immaginiamo sia riuscito a esorcizzare, nel suo immaginario, l’esistenza d’una figura paterna malvagia, avida e cinica. È una congettura, per carità. Manca reale critica del sistema: manca equilibrio.

Simbolismi leggeri, credibilità precaria. Eccellente la superficie profonda: in quella superficie profonda naviga il cast e naufraga, al termine, lo spettatore.

Regia: Oliver Stone

Soggetto e Sceneggiatura: Oliver Stone, Charlie Weiser.
 Direttore della fotografia: Robert Richardson.
 Montaggio: Claire Simpson.
 Interpreti principali: Charlie Sheen, Michael Douglas, Martin Sheen, Daryl Hannah, John McGinley, James Spader.
 Musica originale: Stewart Copeland.
 Produzione: Edward Pressman.
 Origine: Usa, 1987.
 Durata: 125 minuti.
 Info Internet: Oliver Stone /

Wall Street Stock Tips

Lankelot Franchi, marzo 2004.
ISBN/EAN: 
8010312028922

Commenti

NdR - ragazzi, sto a 525. Ciò significa che non manca molto. Il mio vecchio archivio è agli sgoccioli:). Potrei riuscire entro Santo Stefano, ne mancano una dozzina. Morale della favola, preparatevi a trovarmi iperattivo nei commenti! (sottotraccia: cazzi vostri!) ;)

Superficie profonda...
Sempre piaciuto l'uso attento dell'ossimoro.

Ave, dato che dici che so' cazzi nostri, ti faccio subito un appunto (così intanto mi avvantaggio su quelli che mi farai in futuro ;)). Come mai non dici che in questo film Douglas ha vinto l'oscar come migliore attore? Di più, lo nonmini una volta giusto per dovere. E va bé, va, pe sta vorta te lo faccio passà, dato che er firme in questione nun m'aggrada e er sor Douglas (nella fattispecie) nemmeno. Vai in pace;)

Beh, è che dell'Oscar mi interessa molto poco, per non dire niente - e questo vale per il 90 percento dei premi cinematografici, discografici o legati all'editoria (libri).
Figuriamoci per l'Oscar.

(ti stupisce?)

No, per nulla;)

:)

[stone - wall street] ANSA.

[stone - wall street] ANSA. ROMA - "Tornare nel mondo dell'alta finanza? E' stato un vero shock". Lo ha detto il regista Oliver Stone in un'intervista a Vanity Fair parlando del suo nuovo film Wall Street: il denaro non dorme mai, che aggiorna il suo precedente Wall Street, del 1987, ai tempi del "collasso del capitalismo".

"Perché ci sono tornato?...perché è importante. Il collasso del capitalismo è anche il collasso della nostra società. Il nostro modo di vita sta cambiando" ha aggiunto. "Un milione di dollari sono diventati un miliardo di dollari. Hanno sostituito gente di sostanza con gente che faceva soldi. I Volker sono diventati i Greenspan", ha detto Stone. Il regista ha però precisato che la sua principale intenzione era intrattenere il pubblico: "e farlo con una storia di manipolazione finanziaria a Wall Strett era una delle cose più difficili". Wall Street: il denaro non dorme mai, che segna il ritorno di Michael Douglas nei panni dell'insider trader Gordon Gekko, uscirà negli Stati Uniti e in Italia il 23 aprile. Gekko, appena uscito di prigione, torna nel mondo dell'alta finanza proprio quando l'economia mondiale è sull'orlo del disastro.

Il protagonista di Transformers, il ventitreenne Shia LaBeouf, ha il ruolo di un analista specializzato in energie alternative che lavora per due compagnie di Wall Street, una modellata sulla banca di investimenti Goldman Sachs e l'altra sulla sua collassata rivale Bear Stearns. Stone ha detto a Vanity Fair che suo padre, a lungo dipendente di una compagnia di broker, lo aveva incoraggiato per anni a lavorare a Wall Street, "ma non ero bravo in matematica. Ho provato a studiare il fallimento della Enron. Ho letto tre libri. Ma non ci ho capito nulla".

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