Senti pallottole che ti schivano e ti sfiorano, schegge e detriti che ti perforano e ti si conficcano da tutte le parti, visi gialli e musi gialli, e sei nella buca, la tua buca, e devi sparare, continui a sparare, fino alla fine e fino alla morte, fino a che non ti ammazzano o non ammazzi qualcuno, fino a quando non arrivano le bombe al napalm a spazzare via tutto. Chi vive e chi muore. Granate, mine antiuomo, dinamite, strappi e bagliori, trappole tese in ogni esplosione, serpenti che si arrampicano sugli stivali, il respiro che si dimezza, si strozza in gola, le gambe cedono, la mente si oscura, il cuore pompa a singhiozzo. E quando dormi, non dormi, perché la pioggia ti scava e ti assorda il cervello. Ma poi il cuore riprende il suo battito regolare, la pelle e i muscoli si distendono, la paura si trasforma in ricordo. Significanti e significati e principi vanno a farsi fottere. Vivere per uccidere, per seguire l’istinto, sopravvivere. Perdere il controllo. “L’inferno è l’impossibilità della ragione e questo posto, il Vietnam, è l’inferno”. E Chris lo ha scoperto solo ora. Sul campo di battaglia.
Così può succedere che un diciannovenne americano, Chris Taylor, istruito e di famiglia benestante, molli gli studi per arruolarsi volontario in Vietnam. Quando i suoi genitori avrebbero voluto che continuasse, che trovasse casa, famiglia e prole. Chris Taylor opta per il fango e per l’inferno. Opta per il basso, perché crede di trovare, nel basso, energia per tornare a nuova vita, perché vuole condividere con i comprimari di una nazione malata una crisi di protagonismo, perché forse questi soldati sconosciuti e misconosciuti sono davvero il cuore della nazione e se combattono per ragioni fittizie, sono comunque innocenti. Ma la realtà non coincide mai con i propri ideali. E così l’impatto della guerra diventa più traumatico di quello che si credeva all’inizio. E se quando Chris è partito, credeva di imparare cose nuove, deve ricredersi. Perché le contropartite dei soldati americani sono sempre più cruenti e sanguinolente di quelle subite. E la guerra non è più contrapposizione tra bene e male, ma faccenda personale. La prevaricazione prevale e sdogana il buon senso. E il cervello capitola perché la realtà che si vive è troppo atroce. Un incubo.
E il plotone che doveva rimanere unito, perché patriottardo e unito dagli stessi valori, si sfalda. Si spezza. E lo spartiacque sono il sergente Barnes e il sergente Elias. E Chris è per quest’ultimo. Perché è un veterano dalla parte della ragione, perché forse non crede più in questa guerra, mentre Barnes è solo un veterano perverso e violento, uno che uccide per alimentare la sua coscienza. E allora la guerra contro i vietcong muta in guerra fratricida, guerra civile. Guerra interna. Implosione.
E se il sergente Barnes uccide Elias a sangue freddo, se i soldati Junior e Bunny abusano di una bambina vietnamita, se il soldato Bunny frantuma il cranio di uno storpio con il calcio del suo fucile. E se alla fine anche Chris cede e si allinea alle barbarie dei suoi commilitoni, sparando al sergente Barnes, dopo che Barnes aveva tentato di accoltellarlo. Allora anche le anime pure vengono trascinate nella spirale della violenza, quando la sua espressione più fedele è la guerra. Anche le anime pure, prima o poi, capitolano.
E se nella scena più commovente e significativa del film, la scena-manifesto del film, quella in cui Elias fugge dai mitra e dai proiettili dei vietcong. Se Elias, nel momento del trapasso, prima del collasso finale, alza le braccia al cielo, allora mi piace pensare che il suo sarà un volo d’angelo verso una vita meno terrena, un volo magico verso un mondo migliore e pacifico. Un volo d’angelo accompagnato dalla divina partitura di Samuel Barber.
Un volo e nient’altro.
Regia: Oliver Stone. Soggetto, Sceneggiatura: Oliver Stone. Direttore della fotografia: Robert Richardson. Montaggio: Claire Simpson. Interpreti principali: Charlie Sheen, Tom Berenger, Willem Dafoe, Kevin Dillon, Johnny Depp, Forest Whitaker, Francesco Quinn. Musica originale: Georges Delerue. Produzione: Arnold Kopelson. Origine: USA, 1986. Durata: 120 minuti.
Leibniz, prima pubblicazione in Lankelot.com, 2002.
Info: http://www.mgm.com/title_title.do?title_star=PLATOON
http://www.mgm.com/title_title.do?title_star=PLATOON
Stone in Lankelot: Alexander / Any Given Sunday / The doors / JFK / Nato il 4 luglio / U-Turn / Wall Street
Commenti
DEGRA ripresenta PLATOON!
DEGRA ripresenta PLATOON!
"divina partitura di Samuel
"divina partitura di Samuel Barber"
> assolutamente. Domani pome mi studio tutti i recuperi, de'!
Mai amato questo film,
Mai amato questo film, decisamente sopravvalutato. Come Oliver Stone, del resto. I migliori film di guerra e sulla guerra, a mio avviso, restano La sottile linea rossa e Letters from Iwo Jima, purtroppo non premiati, a differenza di Platoon.
Grandi film, ma Platoon
Grandi film, ma Platoon rimane formidabile, secondo me. E' uno dei pochi che torno a vedere e rivedere negli anni...
A me ha fatto sbadigliare a
A me ha fatto sbadigliare a lungo, invece;) Non m'ha trasmesso quelle emozioni che altri film di guerra mi hanno trasmesso, non solo quelli che ho citato.
Col senno di poi rivaluto
Col senno di poi rivaluto anche io platoon, ma certi momenti secondo me restano ancora di grande impatto - il monologo finale di Sheen e la morte di Dafoe su tutti. Certo, Stone è sempre un po' semplicstico, Malick è chiaramente di un altro livello, ma emotivamente Platoon rimane tra i meii preferiti sulla guerra.
Franchi, perdi
Franchi, perdi colpi...
speciale Depp!!!!!
http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=3014.0
:))
Giusto! Aggiorno al volo;)
Giusto! Aggiorno al volo;)
Un film che a scuola mi
Un film che a scuola mi fecero vedere un sacco di volte e che non apprezzo molto. Forse anche per una viscerale antipatia per DEfoe. Concordo con Leon, La sottile linea rossa e i due di Eastwood sono di un altro livello. E non dimentico Apocalypse Now, pur se non propriamente un film di guerra.
" Vivere per uccidere, per
" Vivere per uccidere, per seguire l’istinto, sopravvivere. Perdere il controllo. “L’inferno è l’impossibilità della ragione e questo posto, il Vietnam, è l’inferno”. E Chris lo ha scoperto solo ora. Sul campo di battaglia".
> Questa cosa volevo dirtela, dimenticavo. Molti anni dopo, Stone ha girato ex novo qualcosa di simile a questo spirito - quello di "Platoon". E per me si tratta di "Any Given Sunday". Il football americano come metafora della vecchia guerra combattuta al fronte. Guadagnare terreno centimetro per centimetro... si perde tutti insieme, si vince tutti insieme... e non solo