Stone Oliver

Any Given Sunday ("Ogni Maledetta Domenica")

Autore: 
Stone Oliver

“You're a goddamn quarterback! You know what that means? It's the top spot, kid. It's the guy who takes the fall. It's the guy everybody's looking at first - the leader of a team - who will support you when they understand you. Who will break their ribs and their noses and their necks for you, because they believe. 'Cause you make them believe. That's a quarterback”.

“Sapete, col tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte. Ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere. E scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football” – insegna coach Tony D’Amato (Al Pacino), poco prima della più importante partita dell’anno. Il coach è probabilmente a fine carriera. La sua squadra ha avuto un glorioso passato, da qualche stagione le cose vanno male. Il vecchio presidente è morto; sua figlia (Cameron Diaz) ha assunto il suo incarico. Niente è come prima. Il coach ne è consapevole. Sta per terminare tutto.

La stagione non era partita col piede giusto. In una sola partita, aveva perso il suo quarterback, il vecchio e glorioso Jack “Cap” Rooney (Dennis Quaid) e la sua mediocre riserva, Cherubini. A quel punto non sapeva nemmeno chi potesse sostituirlo. In panchina c’era un ragazzo, la terza scelta Willie Beamen (Jamie Foxx), sconosciuto al grande pubblico come al suo allenatore; giovane, non più giovanissimo, qualche anno di carriera bruciato qua e là, in cerca di un coach che avesse fiducia in lui. Invano. Un outsider, non un loser.
Quel pomeriggio, coach D’Amato lo fa chiamare, lo incoraggia, lo butta nella mischia. Beamen non conosce a memoria gli schemi della squadra, ma ha talento e istinto.
Beamen sente molto la tensione della partita. Entra in campo, prepara i compagni chiamando tattiche indecifrabili, quindi guarda per terra e vomita. Diventerà un rito, a ogni partita. Ti rispetteranno per questo, dice il Coach.
Ha ragione.  

La stagione aveva preso una piega imprevista. Il grave infortunio del grande Cap Rooney aveva lanciato uno sconosciuto talento: un quarterback che aveva rivelato grande (eccessiva, ma autocritica) personalità e carisma, e autentica fame di vittoria. Quando Cap era tornato in forma, la scelta del titolare era diventata difficile.

Il football è un gioco di squadra. Ha qualcosa di simile alla vita, davvero. Meno individualista del calcio, prevede tuttavia una figura fondamentale; quella del capitano del gioco d’attacco, anima di un’ondata che per avere efficacia deve essere sostenuta e supportata dal sacrificio di tutti i suoi compagni. La fantasia e la tecnica non bastano. Serve solidarietà, serve coesione, servono comunanza d’intenti e determinazione. Cieca dedizione. Fede.

“Non so cosa dirvi davvero. Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora noi o risorgiamo, come squadra, o cederemo, un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno, adesso, signori miei, credetemi. E… possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno un centimetro alla volta. Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio. Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso… certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare. Sì, perché io… ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene, e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio. Sapete, col tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte. Ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere. E scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football”.

Fermiamoci qui. Questo film di Oliver Stone non è semplice come potrebbe sembrare ai profani. Ben distante da essere esclusivamente un omaggio al football, è una allegoria della quotidianità, e forse della guerra. Come ci si batte per le colline da conquistare, a prezzo di morti e feriti, così ci si batte per le mete; Stone ne sa qualcosa. Come ci si batte per vivere dignitosamente e avere successo nelle proprie cause e nelle proprie battaglie, politiche o artistiche o famigliari, così ci si batte nel campo. È una questione di centimetri, è vero. E il margine dell’errore è così ridotto. Saperlo ti sostiene e ti dà forza. La consapevolezza è determinante. Sentirlo declamare da Al Pacino, coach shakespeariano di una squadra di football, è impressionante. Dà i brividi. Dà la carica.

“You find out life's this game of inches, so is football. Because in either game - life or football - the margin for error is so small. I mean, one half a step too late or too early and you don't quite make it. One half second too slow, too fast and you don't quite catch it. The inches we need are everywhere around us. They're in every break of the game, every minute, every second. On this team we fight for that inch. On this team we tear ourselves and everyone else around us to pieces for that inch. We claw with our fingernails for that inch. Because we know when add up all those inches, that's gonna make the fucking difference between winning and losing! Between living and dying!

È la storia di coach D’Amato, della sua difficile coesistenza con il nuovo football – massacrato dalle televisioni – e con la nuova dirigenza; della sua orgogliosa decadenza, della sua progressiva distanza dalle innovazioni tecnologiche (cfr. colloquio con Beamen in aereo, fallito scambio di audiocassette…), del suo spirito invitto a dispetto delle sconfitte in battaglia. Ogni maledetta domenica è sempre la stessa storia: si vince o si perde. È lo spirito, e lo spirito solo, a fare la differenza.
È la storia del suo legame paterno col vecchio, eroico quarterback, che difende dal taglio preteso dalla presidentessa e restituisce al campo per un’ultima, magnifica partita: a dispetto della schiena a pezzi.
È la storia del passaggio di consegne tra vecchio e giovane quarterback; della trasmissione di memoria, di senso della responsabilità, di spirito di squadra. È la storia di quei medici sportivi pronti ad assecondare gli atleti in tutto – perfino nel doping – e pronti a minimizzare ogni loro infortunio, pur di non far perdere loro fiducia in sé stessi (e denaro, già). È la storia dei tanti dollari che gravitano attorno a questi gladiatori; dei loro vizi, delle loro miserie e delle loro complesse relazioni sentimentali, e della loro libertina vita sessuale.
È la storia del calcio professionistico europeo, a ben guardare, per la nostra sensibilità: difficile che i calciatori italiani di Serie A non si riconoscano nella vicenda. Perché oltretutto, tecnicamente, le riprese sono mozzafiato. Si ha l’impressione di stare in campo: nessuna ripresa televisiva è in grado di assicurare tanta credibilità e tanta veridicità alle partite. Quando “Cap” si infortuna, schiacciato da tre avversari, nel corso del match che inaugura il film (si parte da una prima azione offensiva), lo spettatore si domanda chi tra i suoi compagni ha lasciato sguarnito e scoperto il capitano. Personalmente, mi sono trovato più volte a chiedermi come avrei reagito in campo di fronte a un attacco tre contro uno – contro il mio quarterback, addirittura. Da sangue al cervello. Così realistico, da non credere. Così vero,  così metaforico e così vero.

È, last but not least, la storia del giovane quarterback che accetta la più grande occasione della sua carriera e la cavalca alla grande, sbagliando solo per entusiasmo e per un pizzico di presunzione qualcosa nel dialogo con la fidanzata e con i compagni di squadra. Saprà mostrarsi umile e riconoscere i suoi errori, tornerà al suo posto al momento giusto. Beamen piace perché è talento puro e sregolato, coraggioso e pronto al sacrificio. Un vero capitano. Sfortunato, per anni, ma pronto al riscatto: sempre. Un guerriero.

Probabilmente ogni spettatore deciderà quale prospettiva apprezzare. Non escludo che qualcuno si fermerà al livello basic: considerando semplicemente “Any Given Sunday” un omaggio al mondo del football. D’accordo, ma non è tutto qui. I due magneti sono Al Pacino e Jamie Foxx: il coach e il nuovo quarterback, l’esperienza e il talento, il carisma e l’istinto, l’intelligenza e l’energia pura, la malinconia e il furore. Le anime della squadra: la guida e il quarterback. Possono parlare una lingua diversa, l’essenza sembra una sola. Quella che guida alla vittoria. Sacrificio, umiltà, talento, dedizione: disciplina e spirito di squadra. Fino alla vittoria.
Quella di una squadra. Si perde tutti, uno per uno, si vince tutti, uno per uno: ogni centimetro può cambiare la storia della partita. Il tempismo è importante; come nelle cose della vita. Come nella tua vita, tutti i giorni.

Quarterback chiama lo schema. La squadra si dispone.
Lo sguardo del coach è freddo e concentrato.
Nessuno si tiri indietro, adesso. Il nemico va fronteggiato, punto per punto: si deve caricare, senza paura. Non date retta agli insulti, non vi lasciate intimidire. Caricate, fategli male. Il quarterback sta per lanciare, nessun avversario deve intercettare il nostro gioco.
Uno di noi è già pronto a scattare sulla fascia, sarà lui ad andare in meta.
Lui, avanti, fino alla meta: e tutti saremo andati in meta, tutti avremo vinto.
 

Sino alla prossima partita. Il coach ha in mente nuovi schemi. Potrebbero non bastare. Siete sempre voi a scendere in campo. Sempre. Non dimenticate la lezione.

I'll tell you this, in any fight it's the guy whose willing to die whose gonna win that inch. And I know, if I'm gonna have any life any more it's because I'm still willing to fight and die for that inch, because that's what living is, the six inches in front of your face. Now I can't make you do it. You've got to look at the guy next to you, look into his eyes. Now I think ya going to see a guy who will go that inch with you. Your gonna see a guy who will sacrifice himself for this team, because he knows when it comes down to it your gonna do the same for him. That's a team gentlemen, and either, we heal as a team, or we will die as individuals. That's football guys, that's all it is. Now what are you gonna do?”

Siate grandi. Come sempre.

Regia: Oliver Stone.
Soggetto:
Daniel Pyne, John Logan.
Sceneggiatura:
John Logan, Oliver Stone.
Direttore della fotografia: Salvatore Totino.
Montaggio:
Stuart Levy, Stuart Waks, Tom Nordberg.
Interpreti principali: Al Pacino, Cameron Diaz, Dennis Quaid, James Woods, Jamie Foxx, Matthew Modine, John McGinley. Cast completo: qui
Musica originale: Paul Kelly, Richard Horowitz.
Costumi: Mary Zophres.
Origine: USA, 1999.
Durata: 150 minuti. Director’s Cut: 166 minuti.
Titolo originale:
Any Given Sunday. 

Info: Wikipedia
Articoli e approfondimento: Cinefile.biz / ReVision / Castlerock / Spietati / Brest / Inches.

STONE in LANKELOT:

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. 16 Ottobre 2007

A Luca Martello e Gianluigi Pala.

Alla vecchia guardia storica, a chi abbiamo perduto e tornerà, a chi è rimasto a combattere con noi.
Alla nuova guardia che vorrà credere in questo spirito.
Questo è lo spirito di questa squadra. That's Lankelot, that's all it is. Now what are you gonna do?

ISBN/EAN: 
7321955188210

Commenti

?You?re a goddamn quarterback! You know what that means? It?s the top spot, kid. It?s the guy who takes the fall. It?s the guy everybody?s looking at first - the leader of a team - who will support you when they understand you. Who will break their ribs and their noses and their necks for you, because they believe. ?Cause you make them believe. That?s a quarterback?.

On this team we tear ourselves and everyone else around us to pieces for that inch. We claw with our fingernails for that inch. Because we know when add up all those inches, that?s gonna make the fucking difference between winning and losing! Between living and dying!?

The inches we need are everywhere around us. They?re in every break of the game, every minute, every second. On this team we fight for that inch.

Franchi torna a scrivere di cinema! Grandioso! Il film lo sto già cercando. Sono senza parole per la dedica, merci.

La vita è una squadra? Certo è molto più bella.

Mmm, allegorie... siamo ancora giovani, e il coach ha ancora spalle solide. E noi di ossa non è che siamo stati mai tanto robusti... certe allegorie inquietano :))

"E scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football"

Di enorme effetto, in bocca ad Al Pacino prende il respiro di un arco di marmo che si staglia.

"Il football è un gioco di squadra. Ha qualcosa di simile alla vita, davvero. Meno individualista del calcio, prevede tuttavia una figura fondamentale; quella del capitano del gioco d?attacco, anima di un?ondata che per avere efficacia deve essere sostenuta e supportata dal sacrificio di tutti i suoi compagni. La fantasia e la tecnica non bastano. Serve solidarietà, serve coesione, servono comunanza d?intenti e determinazione. Cieca dedizione. Fede."

Il fisico avrei potuto avercelo, se non fosse per qualche problema cronico. E' uno sport che affascina, duro e materico, che più di altri forse assomiglia proprio a una battaglia perché a fine partita se ne portano i lividi e le ferite evidenti. Credo che ci voglia anche molto coraggio, molto.

"Ogni maledetta domenica è sempre la stessa storia: si vince o si perde. È lo spirito, e lo spirito solo, a fare la differenza."

La battaglia è infinita come la vita, infinite vittorie e infinite sconfitte. L'infinito va affrontato con la sua stessa tenacia.

"Quando ?Cap? si infortuna, schiacciato da tre avversari, nel corso del match che inaugura il film (con tanto di calcio d?inizio?), lo spettatore si domanda chi tra i suoi compagni ha lasciato sguarnito e scoperto il capitano. Personalmente, mi sono trovato più volte a chiedermi come avrei reagito in campo di fronte a un attacco tre contro uno ? contro il mio quarterback, addirittura. Da sangue al cervello. Così realistico, da non credere. Così vero, così metaforico e così vero."

Questo non vedo proprio l'ora di farne esperienza. Stone nelle riprese ravvicinate d'azione ha avuto sempre uno stile che esubera dallo schermo e per suoni e per polvere e per luce. Già ho in testa il cuore iperattivo.

"Quella di una squadra. Si perde tutti, uno per uno, si vince tutti, uno per uno: ogni centimetro può cambiare la storia della partita. Il tempismo è importante; come nelle cose della vita. Come nella tua vita, tutti i giorni."

Io il tempismo non so cosa sia. Immagina quanto abbia coscienza di questa riflessione.

Opzioni visualizzazione commenti

Seleziona il tuo modo preferito per visualizzare i commenti e premi "Salva impostazioni" per attivare i cambiamenti.