Dallas, 22 novembre 1963 - ore: 12.24: il corteo presidenziale imbocca la Houston, gli astanti danno il benvenuto al presidente. La limousine, senza cappotta, rallenta a una velocità di circa 12 km/h. Kennedy e la moglie Jacqueline salutano la folla. Il corteo prende l’ultima curva, dalla Houston sulla Elm. Adesso è sotto tiro: il primo colpo risuona, ma manca il bersaglio. Sembra uno scoppio del motore. Il presidente cessa di salutare, come se avesse avvertito qualcosa…
22 novembre 1963 - CBS News - pochi minuti dopo: “A Dallas, nel Texas, tre colpi d’arma da fuoco sono stati sparati contro il corteo automobilistico del presidente Kennedy. Pare che il presidente sia rimasto gravemente ferito”.
La commissione presieduta da Earl Warren si esprime sull’assassinio di Kennedy: il responsabile e unico colpevole dell’omicidio risponde al nome di Lee Harvey Oswald. Possibile? Tre colpi furono sparati in quella agghiacciante mattina di Dallas. Tre colpi hanno posto fine alla vita di un presidente, hanno ferito Connally, hanno colpito James Teague. Solo tre colpi. Possibile?
Costruire mosaici e tessere di mosaici al fine di propinare al popolo americano e al mondo intero la più cruenta e nefasta delle menzogne. Costruire fatti e prove e controprove, coprire organizzazioni criminali e non, associazioni a delinquere e non. Eliminare chi sa, chi ha visto, chi può costituire un intralcio. In poche parole, insabbiare. Insabbiare testimoni e dissidenti. Colpo di stato. Eliminare Kennedy perché si accingeva a ritirare le truppe dal Vietnam, perché aveva capito che era una guerra persa. Eliminare Kennedy in quanto ultimo baluardo e rappresentante di principi democratici, perché il potere non necessita di un regime democratico. Eliminare Kennedy, forse perché non aveva finito Cuba. Forse perché ha dato diritti e dignità alla gente di colore, agli emarginati, a chi non può vantare carte d’identità invidiabili. Ma chi era il regista? Chi il drammaturgo? Chi ha mosso pedine e marionette? Chi ha scelto per la morte di un uomo e per condannare un innocente? Il film di Oliver Stone prova a dare risposte, il procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, si è profuso per dare risposte, il mondo intero si è fatto e ha fatto domande per non avere risposte, solo mezze verità. Il mistero Kennedy resta tuttora insoluto, il bianco sul nero resta ancora utopia.
E Jim Garrison è il vero eroe di questa storia. Un uomo che combatte in nome di valori che la nazione sembra aver dimenticato. Un uomo che non vuole soccombere alle razzie del governo. Un uomo che non si lascia dissuadere dalle dicerie della gente, dalla sciarada dei mass media. Non ha paura di compromettere vita e carriera, perché vita e carriera non possono essere posposte ai diritti del cittadino, alla giustizia. Perché vita e carriera sono castelli di carta, se innalzati su fondamenta di ipocrisia. Sono gradi e distintivi e generalità, nient’altro. Jim Garrison, probabilmente, è un uomo che crede ancora all’utopia. E' un Amleto dei nostri tempi, perché ha il coraggio di sostenere una verità scomoda e viene liquidato come pazzo. Perché se c’è del marcio in Danimarca, c’è del marcio anche negli Stati Uniti ed entrambi hanno voglia e mezzi per esacerbarlo. Perché se Tennyson scrisse:“l’autorità dimentica un re morente”, entrambi si oppongono al potere della corte e dei governi per vendetta, per il trionfo della verità, perché amano il proprio padre e il proprio re.
E anche Oliver Stone ha un credo, quello della provocazione e della denuncia. Il credo della verità. La verità su un conflitto che ha segnato l’America, il Vietnam – Nato il 4 luglio, Platoon - la verità su sotterfugi, intrighi e giochi di potere annessi e connessi alla politica – Nixon – la verità sui mezzi di comunicazione di massa e sulla loro influenza, la sperequazione, che creano, tra realtà e realtà virtuale – Natural Born Killers – la verità sul mito americano – The Doors. La regia è dentro il dramma e tesse trame, intrecci, personaggi, passato e presente e futuro per mezzo di un montaggio che rasenta la perfezione tecnica e stilistica. Bianco e nero, colori accesi e meno accesi, grane in pellicola e in digitale e in super 8 convivono mutualisticamente in una composizione, ordinata e cervellotica, che riflette la contorta visione di questa contorta faccenda. La regia è dentro il dramma e Stone aggiunge suspence, rompicapi e informazioni: particolari, assenti nel filmino amatoriale di Zapruder, che la procura aveva requisito, dettagli, rimossi dalle carte processuali. Dà trasparenza e colore a una vicenda incline al torbido e al nero. Tende, ancora e comunque, verso la verità. E il film ha il pregio di non essere personale. Fa propri gli stilemi del documento-monumento: lo stile, a tratti, ricorda il free cinema: macchina a mano, immagini sfocate, sonoro sporcato. La ricostruzione di avvenimenti, ipotesi e presupposti, è centrata ed esaustiva. Ha le stimmate per assurgere a prova per un nuovo eventuale processo. Si veda, a proposito, a un anno dall’uscita del film, l’approvazione del decreto JFK Assassination Materials Disclosure: dove la Commissione del Senato si impegna nella diffusione pubblica dei documenti relativi all’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Documenti mai resi pubblici prima di allora.
Non sapremo mai chi ha davvero ucciso Kennedy, non sapremo mai se Stone e Garrison hanno vinto una battaglia persa, non sapremo mai se la verità ha i connotati di un cielo grigio o di un cielo azzurro, se l’arcobaleno è un’ipnosi o un prodigio della natura, ma sapremo che ci sarà sempre qualcuno che aspira ad essere uno, che lotta, si dimena e si dibatte per idee e convinzioni che sono ascrivibili alla concezione più alta dell’arte: ribellione, libertà e verità.
Regia: Oliver Stone. Sceneggiatura: Oliver Stone, Zachary Sklar. Tratto dai libri di: Jim Garrison, Jim Marrs. Direttore della fotografia: Robert Richardson. Montaggio: Joe Hutshing, Pietro Scalia. Interpreti principali: Kevin Costner, Sissy Spacek, Tommy Lee Jones, Gary Oldman, Joe Pesci, Laurie Matcalf, John Candy, Jack Lemmon, Walter Matthau, Donald Sutherland. Musica originale: John Williams. Produzione: A. Kitman Ho, Oliver Stone. Origine: USA, 1991. Durata: 198 minuti.
Info Internet: www.jfk-online.com/jfkmovie.html
Commenti
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=stone
integro: siamo a quota 6 film di STONE! Sul link trovate tutto l'indice. Ave Degra!
"E? un Amleto dei nostri tempi, perché ha il coraggio di sostenere una verità scomoda e viene liquidato come pazzo. Perché se c?è del marcio in Danimarca, c?è del marcio anche negli Stati Uniti ed entrambi hanno voglia e mezzi per esacerbarlo. Perché se Tennyson scrisse:?l?autorità dimentica un re morente?, entrambi si oppongono al potere della corte e dei governi per vendetta, per il trionfo della verità, perché amano il proprio padre e il proprio re".
Ualà la firma autoriale del Degra!
" E il film ha il pregio di non essere personale. Fa propri gli stilemi del documento-monumento: lo stile, a tratti, ricorda il free cinema: macchina a mano, immagini sfocate, sonoro sporcato"
> peccato che sia estremamente personale, a partire dalle ragioni della ricerca della verità su queste morti; che sia anzi ideologico e personale, e astutamente asettico. Ricordo JFK come una fiction con (non del tutto motivate) pretese documentaristiche: del resto, ogni inquadratura è una dichiarazione etica ed estetica, in ogni film; e l'unica menzogna è "realismo".
Quanto al free cinema... parlacene ancora!
"alla concezione più alta dell?arte: ribellione, libertà e verità."
> questo concetto è degno di applauso.
Non è personale nel senso che riesce ad assurgere a documento per chi voglia in futuro approfondire ancora questa causa.
Eh. (riempi a piacere).
Parliamo in termini ideali o parliamo di realtà quotidiana USA?
Tu pensi davvero che questo film sia un documento?
Direi: inchiesta fiction. Proprio per rispetto ai morti, e per empatia nei confronti dei nostri contemporanei, raggirati e presi per il culo quanto noi, in certi frangenti. Non da Stone, ovviamente, animato dalla sua chiara ideologia e quindi, paradossalmente, "onesto".
"Si veda, a proposito, a un anno dall?uscita del film, l?approvazione del decreto JFK Assassination Materials Disclosure: dove la Commissione del Senato si impegna nella diffusione pubblica dei documenti relativi all?omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Documenti mai resi pubblici prima di allora." In questo senso secondo me il film ha il potere del documento. E' un film che ha smosso qualcosa, una fiction si sarebbe dissolta senza strascichi.
Frà scappo..ci vediamo domani. E ne parliamo meglio.
(ne parliamo domani, ma mi limito a dirti che siamo nel 2007 e che ne sappiamo esattamente quanto allora; ossia, che non si sa niente di diverso rispetto a quel che gli USA hanno deciso si sappia. Il film è del 1991. Ho capito che l'hanno ammazzato gli americani, e ho capito che non possono ammetterlo; e questo penso sia chiaro agli americani stessi. Hanno ucciso uno dei loro capi).
"La ricostruzione di avvenimenti, ipotesi e presupposti, è centrata ed esaustiva. Ha le stimmate per assurgere a prova per un nuovo eventuale processo".
Che come dici tu stesso, non si farà mai.
9. "Ho capito che l?hanno ammazzato gli americani, e ho capito che non possono ammetterlo"... non ti fa pensare a Ustica?