“Finding Nemo” ha tutto per piacere ai bambini: i personaggi sono simpatici, i ritmi indiavolati, c’è parecchia avventura, l’effetto visivo è spettacolare, e ampie sono le possibilità di immedesimazione nel protagonista. Ma “Nemo” ha pure l’umorismo e la solidità narrativa in grado di intrattenere il pubblico adulto. Disseminate nel testo, o meglio: sparse qui e là sul fondale, si trovano infatti autentiche perle, in termini di satira e di citazioni cinefile, offerte a chi fra gli adulti abbia le “reti” giuste per pescarle. Insomma, al pari di altre opere immortali della Disney: “La sirenetta”, “La bella e la bestia”, e perché no, il dimenticato “Gli aristogatti”, anche in “Nemo” la struttura è a più strati, nel senso che consente molteplici approcci: dal più al meno spensierato, dal più al meno “fanciullesco”.
Qui la storia si accolla almeno quattro morali di fondo. Eppure, si badi, il tono non è prepotentemente didattico, non è da predica. C’è solo uno spirito nostalgico di pedagogia, che sa di tanto tempo fa; che rimanda cioè a quando le favole volevano instillare buona volontà, ed erano raccontate per indicare le coordinate di base: con la solidarietà, non con l’egoismo, coltivando puri ideali, figliolo, contribuirai a un mondo migliore e te la caverai nella vita.
Ci si riempie di ottimismo, di voglia di fare bene, osservando la tenacia con cui il pesce-clown Marlin attraversa l’immenso oceano per ritrovare il suo minuscolo figlio: l’unico sopravvissuto alla strage di un barracuda, che anni prima portò via a Marlin la giovane moglie e l’intera nidiata; quel Nemo che ha una pinnetta atrofica dalla nascita, ma soprattutto una smisurata forza di carattere; e che infatti, per dimostrare di saper nuotare come tutti gli altri, si è allontanato in zone a rischio, finendo catturato da un sub di passaggio.
«Ah, gli umani! – sospira uno scafato pesce-martello – si credono i padroni del mondo: probabilmente sono americani». Niente male l’autoironia, anche se non prende nel segno: il sub in questione è australiano di Sidney, e da “civile” fa il dentista (uno dei più posh, a quanto pare: ottura le carie del primo ministro). Nemo gli torna utile per infoltire l’acquario dello studio, già abbondantemente popolato da altri infelici prigionieri. A Sidney: dall’altra parte del mondo, per il povero Marlin, che dopo la tragica esperienza col barracuda era diventato timoroso, più che prudente, diffidente dell’esterno più di quanto un pesce, chiamato “clown” e non “cane”, lo sia già di partenza. Il viaggio dunque sarà lungo e difficile; Marlin lo farà in compagnia di Dory, una pesciolina blu con qualche difetto alla memoria breve, il che darà luogo a una sfilza di problemi aggiuntivi, alcuni anche grossi, per Marlin; ma che strapperà un bel po’ di risate, come si dice, a grandi e piccini, alla faccia di Marlin.
Innanzitutto “Alla ricerca di Nemo” è la storia di un padre e di suo figlio; ed è poi una storia sull’amicizia. In entrambi gli aspetti, è un film cui preme molto il tema della fiducia, che bisogna dare ai figli e agli amici: ai primi, per imprimere quella spinta necessaria a crescere e maturare; ai secondi, come segno di stima reale, di legame vero, paritario. Nei confronti dei primi come dei secondi, inoltre, dare fiducia significa anche accettarne i difetti, prenderli per come sono nella loro diversità: sia il figlio che l’amica di Marlin soffrono appunto di un handicap. Ma in “Nemo” non poteva neppure mancare la morale su cui, di questi tempi, è meritorio tornare ad insistere: che uniti si vince, che con la forza dell’unione non ci sono distanza e acquari-prigione che tengano. È un bel messaggio; ed è un buon segnale che la Disney ci creda ancora, e che lo propagandi.
Anzi: con “Finding Nemo” avviene davvero una magia. Uscendo dalla sala, a molti capiterà di pensare ai suoi autori non come a semplici mortali; ma come a benevole creature, splendidamente capaci di ritrarre il mondo nel suo profilo migliore, demiurghi che conoscono le partiture di una bontà senza frontiere. In fondo c’è un dato: in cento anni di cinema e più, solo l’ispirazione della Disney è riuscita a stringere l’intera famiglia umana intorno allo stesso pilastro di credenze e valori; a far sentire tutti quanti: di tutte le nazioni, di tutti i colori, come i fratelli e le sorelle di una civiltà comune, bella, positiva, di cui andare fieri. E qui, Stanton e Unkirch, gli artisti della Pixar già autori di “Toy Story”, non fanno che rinnovare il prodigio. Gli spettatori, di qualunque nazione, di qualunque colore, si allontanano da “Nemo” contenti che qualcuno abbia rappresentato quella segreta missione di concordia universale, cui tutti, fin dall’infanzia, sentiamo di aderire. Ma che poi, crescendo, in troppi sciaguratamente dimentichiamo di applicare. Eccezionali le caratterizzazioni dei personaggi minori. Nella versione italiana, Marlin è doppiato da Luca Zingaretti.
Regia: Andrew Stanton, Lee Unkrich.
Titolo originale: Finding Nemo.
Soggetto: Andrew Stanton.
Sceneggiatura: Andrew Stanton, Bob Peterson, David Reynolds.
Direzione della fotografia: Sharon Calahan, Jeremy Lasky.
Montaggio: David Ian Salter.
Doppiaggio versione originale: Albert Brooks (Marlin), Ellen De Generes (Dory), Alexander Gould (Nemo), Willem Dafoe (Gill), Geoffrey Rush (Nigel).
Musica originale: Thomas Newman.
Produzione: Graham Walters, Walt Disney Pictures.
Origine: Usa, 2003.
Durata: 100 minuti.
Info Internet: Sito ufficiale.
IN LANKELOT:
Stanton Andrew - Wall-E - rapace
Stanton Andrew, Unkrich Lee - Finding Nemo - drago
Commenti
"Insomma, al pari di altre opere immortali della Disney: ?La sirenetta?, ?La bella e la bestia?, e perché no, il dimenticato ?Gli aristogatti?, anche in ?Nemo? la struttura è a più strati, nel senso che consente molteplici approcci: dal più al meno spensierato, dal più al meno ?fanciullesco?."
> Credo valga per "Red e Toby", tanto per estendere la serie, in primis...
"smisurata forza di carattere; e che infatti, per dimostrare di saper nuotare come tutti gli altri, si è allontanato in zone a rischio"
> annotazione interessante "su diversi livelli" :)
"Innanzitutto ?Alla ricerca di Nemo? è la storia di un padre e di suo figlio; "
> cfr. anche "Il Re Leone" (chiaro omaggio a Kimba, e a Batistuta)
"Stanton e Unkirch, gli artisti della Pixar già autori di ?Toy Story?"
> Ecco, adesso pensa che poco fa hai scritto, a proposito di un film del 1945, qualcosa sulla magia del Technicolor, e giochiamo alle proporzioni...
Buccia, grazie per la lettura. Sei straordinario.
[Stanton] Locandina,
[Stanton] Locandina, archivio, tags ripuliti e impaginazione.
[finding nemo] azzardo una
[finding nemo] azzardo una follia, ma se mettessimo il titolo in ITA?
[finding nemo] ma sì. Certo
[finding nemo] ma sì. Certo stai diventando un cruscante, eh. Certe volte voialtri letterati siete proprio dei reazionari, dei parrucconi.
[nemo] ahahahahhahaah
[nemo] ahahahahhahaah