A cinque anni dal folgorante e pluripremiato Super Size Me, Morgan Spurlock è tornato nelle sale con un altro docu-film (In Italia in versione originale e sottotitolata), presentato nel 2008 al Festival Internazionale di Roma, che lo vede protagonista in prima persona in un ruolo altrettanto estremo e non meno rischioso rispetto al precedente; una pellicola inchiesta sulle tracce nientemeno che del ricercato più ricercato del pianeta: Osama Bin Laden.
Dopo una introduzione un pochino burlesca che gioca con l’effetto videogame, Spurlock comincia una sorta di addestramento militare, e si sottopone a una lunga serie di vaccinazioni per cominciare il suo viaggio in Medio Oriente, alla ricerca del terrorista per antonomasia. Lungo il viaggio, che parte dall’Egitto e tocca Marocco, Giordania, Israele, Territori Palestinesi, Arabia Saudita, Afghanistan e Pakistan, ultimo luogo in cui fu avvistato Bin Laden, il regista accumula una lunga serie di interviste alle popolazioni locali, che hanno alla base due domande fondamentali: “Cosa ne pensate degli americani e della loro politica estera?” e - la più volutamente improbabile – “Dove si nasconde secondo lei Bin Laden?”. La ricerca e le domande sono accompagnate da una serie di riflessioni sulla pace e la sicurezza del mondo, sulla politica dell’amministrazione Bush e sul terreno fertile che trova il terrorismo in luoghi in cui molto spesso la democrazia è solo formale e in cui regna la povertà assoluta. Da contraltare fanno le immagini della compagna di Spurlock, in lieta attesa di un bimbo e dell’amato di ritorno dal lungo viaggio in Medio Oriente. La conclusione è edificante, “buonista” e un tantino troppo banale.

Basato su un’idea di Adam Dell, Steven J. Dell e dello stesso Spurlock, Che fine ha fatto Osama Bin Laden? mantiene l’impianto e la struttura dell’opera precedente, muovendosi ancora una volta sul fortunato filone di inchiesta massimalista e ideologica tanto caro a Michael Moore (Fahrenheit 9/11) e compagnia imitante (e militante). Rispetto a Super Size Me e al miglior Michael Moore, però, manca l’irriverenza e l’incisività, manca palesemente l’effetto caustico e straniante che sottilmente agghiacciava nel vedere il progressivo declino sessuale, i giramenti di testa, l’aumento di peso e la depressione di un uomo che si era auto imposto la dieta McDonald’s per dimostrare al mondo quanto fosse deleteria per la salute psicofisica di chi la praticava disinvoltamente. Resta la critica al governo Bush, all’epoca del film ancora in carica, supportata dalle interviste somministrate in tutto il territorio mediorientale; resta il solito facile sparare contro la Croce Rossa, tanto sono state palesi le miopie della politica estera statunitense dall’11 settembre 2001 in poi, che francamente ha un po’ stufato. Chissà cosa direbbe oggi, nel momento in cui probabilmente tace sconcertata, l’intellighenzia pacifista del mondo di celluloide e non, sul fatto che il loro paladino Obama, da quando si è insediato, non ha cambiato una virgola della politica estera degli States? Anzi, a dirla tutta, le truppe americane in Afghanistan sono in progressivo aumento. Ma sono quesiti che non piacciono, è immaginabile, agli intellettuali schierati. In più, c’è un po’ troppo esibizionismo di sé, una messa in scena che intervalla le sequenze di base seguendo il privato della neo famiglia del regista, culminata con il parto in acqua della compagna come immagine simbolo di un epilogo eccessivamente zuccheroso.
Tornando al cuore dell’opera di Spurlock, ovvero all’ambizione d’antropologo del regista, c’è da rilevare che si viaggia troppo in superficie per aspirare a “verità essenziali” che vadano oltre l’immediata e più semplice comprensione di una massa sufficientemente omologata e normalmente alfabetizzata. Insomma, niente di memorabile, niente di nuovo e, soprattutto, un evidente passo indietro rispetto a Super Size Me. Tra il serio e il faceto, con buone dosi di retorica, salvando qualche sequenza comunque significativa (la striscia di Gaza, la ripresa dell’uccisione di un talebano, Tora Bora, la preghiera antioccidentale e anticristiana che culmina con terrificanti invocazioni di morte, filmata in Arabia Saudita), Che fine ha fatto Osama Bin Laden? si snoda tutto sommato in maniera agile e non noiosa, lasciando comunque allo spettatore un senso di incompiutezza e di parziale inutilità, una sensazione di dejà vù che rende difficile l’immedesimazione e che genera al massimo qualche vaga riflessione che fugge via impercettibile non appena si è usciti dalla sala.
Regia: Morgan Spurlock. Soggetto: tratto dal libro “Che fine ha fatto Osama Bin Laden?” (Ed. Fandango) diMorgan Spurlock. Sceneggiatura: Morgan Spurlock, Jeremy Chilnick. Direttore della fotografia: Daniel Marracino. Montaggio: Julie Lombardi, Gavin Coleman. Musica originale: Jon Spurney. Produzione: Morgan Spurlock, Stacey Hoffman e Jeremy Chilnick per Warrior Poets, Wild Bunch. Titolo originale: “Where in the world is Osama Bin Laden?”. Origine: Usa / Francia, 2008. Durata: 96 minuti.
Federico Magi, luglio 2010.
Prima pubblicazione cartacea dell'articolo: Il Secolo d'Italia, 14 luglio 2010. © Il Secolo d'Italia. L'articolo appare su Lankelot in versione lievemente modificata..
SPURLOCK in Lankelot: qua.
Commenti
(Spurlock) "Che fine ha fatto
(Spurlock) "Che fine ha fatto Osama Bin Laden? mantiene l’impianto e la struttura dell’opera precedente, muovendosi ancora una volta sul fortunato filone di inchiesta massimalista e ideologica tanto caro a Michael Moore (Fahrenheit 9/11) e compagnia imitante (e militante). Rispetto a Super Size Me e al miglior Michael Moore, però, manca l’irriverenza e l’incisività, manca palesemente l’effetto caustico e straniante..."
spurlock - carico in prima,
spurlock - carico in prima, intanto, e in calce metto il link all'archivio SPURLOCK!
[spurlock] scrivi: " resta il
[spurlock] scrivi: " resta il solito facile sparare contro la Croce Rossa, tanto sono state palesi le miopie della politica estera statunitense dall’11 settembre 2001 in poi, che francamente ha un po’ stufato. Chissà cosa direbbe oggi, nel momento in cui probabilmente tace sconcertata, l’intellighenzia pacifista del mondo di celluloide e non, sul fatto che il loro paladino Obama, da quando si è insediato, non ha cambiato una virgola della politica estera degli States?"
> Beh, per prima cosa non mi sognerei di chiamare "Croce Rossa" l'amministrazione della nazione più potente del mondo. E' un equivoco di fondo che andrebbe chiarito al volo. Detto ciò, quanto a Obama, c'è una cosa da dire: Guantanamo non è stata ancora chiusa non perché non ce ne sia la volontà, ma perché il Congresso non stanzia i 150 milioni di dollari necessari per riadattare un carcere di max sicurezza dell'Illinois. Sino a poco tempo fa, Obama ha ribadito che Guantanamo costituisce un problema - anche legale - enorme. I prigionieri stanno, man mano, andando a gruppi di tre o quattro per nazione europea. Quanto all'Afghanistan... siamo così sicuri che si possa prendere e fare marcia indietro da un momento all'altro? Non è già una grande notizia il fatto che esista, ufficialmente, un anno prefissato per il ritiro di tutte le truppe occidentali? Beh, ovvio che tutti sognavamo enormi prese di distanza immediate, istantanee. Ma credo che l'istantaneità non sia possibile, in certi frangenti.
Personalmente non mi stanco di stupirmi di ciò che hanno fatto gli States sotto Bush, a partire dalla sospensione della Convenzione di Ginevra. E non credo sia il momento di smettere di criticarli. Anzi.
[spurlock] poco prima,
[spurlock] poco prima, scrivi: "muovendosi ancora una volta sul fortunato filone di inchiesta massimalista e ideologica tanto caro a Michael Moore (Fahrenheit 9/11) e compagnia imitante (e militante)."
> La domanda è semplice: considerando che Moore fa parte del "terzo polo", cioé nè democratico nè repubblicano, e che tutto mi sembra fuorché un vetero marxista, qual è la sua ideologia? Poi: "Militante": Moore? ossia parliamo dell'unico regista americano che ha avuto il coraggio di fare un film contro bush e contro le missioni in medioriente nel momento, e non al termine del suo mandato o a ridosso del termine del suo mandato? Sarà una figura esteticamente sgradevole (ma ha importanza?), pure va detto che è stato importante, e ha detto cose giuste al momento giusto.
(Spurlock) Il fatto di
(Spurlock) Il fatto di sparare sulla Croce Rossa, Franco, non è un'immagine per dire che si spara su qualcosa di buono, ma di facile. Francamente mi annoiano oramai queste critiche grossolane - come quella del film in questione - che non tengono contono di tutte le variabili in gioco e che sono sostanzialmente ideologiche. E qui mi ricollego al discorso sull'ideologico-militante, che non necessariamente fa rima con marxista, ma con un'idea di cinema, e più in generale dell'arte, troppo massimalista che non indaga le sfumature. A me piacciono, e parlo ovviamente a titolo personale, le cose più sottili, sfumate, le analisi che propongono più dubbi che certezze, un'arte sganciata dai dogmi anche quando ha l'ambizione di fare cronaca, sociologia o inchiesta.
(Spurlock) Aggiungo, su
(Spurlock) Aggiungo, su Obama. Per me è una marionetta in mano alle lobbies che lo hanno fatto eleggere. In questo vale Bush, né più e né meno. Guantanamo non chiuderà mai, ed era immaginabile anche all'inizio del mandato. Chi pensa il contrario non ha idea di come giri il mondo.
[spurlock] sarei meno
[spurlock] sarei meno drastico. Guantanamo chiuderà, e man mano l'America darà conto al mondo intero, e non solo all'occidente, delle ragioni per cui ha sospeso Ginevra e avallato la tortura e via dicendo.
Carta canta: White House -cioè il sito del presidente americano:
http://www.whitehouse.gov/the_press_office/ClosureOfGuantanamoDetentionF...
In altre parole: Obama "Ordered the closure of the prison at Guantanamo Bay and a review of our detention and interrogation policy, and prohibited the use of torture."
"ordered", non "announced". E mi pare che rispetto a chi ha permesso le torture, mister Bush, sia un passo avanti verso la civiltà.
(Spurlock) Le torture non le
(Spurlock) Le torture non le ha permesse Bush, le facevano li da sempre, qualsiasi presidente ci fosse. E comunque sono meno ottimista di te, su tutta la faccenda Guantanamo e non solo.
[spurlock] purtroppo no:
[spurlock] purtroppo no: ufficialmente e formalmente, le torture le ha permesse lui, nel 2002, sospendendo Ginevra. Era uscito un libro importante - quello di McCoy, massimo esperto di cose CIA - giusto qualche anno fa. L'ho presentato alla fiera di roma con uno dei capi di Amnesty...
http://www.lankelot.eu/letteratura/mccoy-alfred-w-una-questione-di-tortu... è scritto tutto qui.
(Spurlock) L'ho letto McCoy.
(Spurlock) L'ho letto McCoy. Ma sono cavolate che si fanno solo da allora, lo sanno tutti che si fanno da sempre.