In una Milano anni ’80 alcune ragazzine liceali comprese la protagonista, affrontano il difficile stadio adolescenziale tra amori, delusioni e l’amore per il leader dei Duran Duran. Apprestandomi a scrivere questa pagina temevo potessi abusare di alcuni aggettivi chiave per tracciare le coordinate della pellicola: banale e irritante su tutti.
Questa spazzatura si ispira alle pagine di una meteora letteraria, Clizia Gurrado che con il libro omonimo del 1985 (il film esce un anno dopo sull’onda del successo) descrive la sua passione per il cantante e ci fa conoscere il meraviglioso mondo dei paninari.
Il film si apre banalmente (ahi, mi son giocato il primo aggettivo) con un sogno in cui la protagonista Clizia sta per sposarsi con Simon Le Bon, ma la mano di lei non riesce a raggiungere gli anelli e avviene il risveglio.
Già da questa scena, la volontà dell’utente sarebbe quella di interrompere la visione, per la scarsa cura con cui la scena è realizzata: per rendere il tutto vagamente onirico vengono utilizzate scene che i cameraman da matrimonio realizzerebbero cento volte meglio, in cui si passa da un bianco intenso dei confetti con inutile carrellata in avanti, a delle colorazioni rossastre del viso di lei ottenute con delle luci che neanche da film porno.
Caratterizzazione della protagonista: la stanza di Clizia è naturalmente tempestata di poster e gadget d'ogni tipo della band, naturalmente questo ci può stare per inquadrare il personaggio; ora naturalmente è anche normale che con le amiche parli del suo Simon, ma la cosa diventa irritante (e mi gioco anche il secondo aggettivo) orquando ogni tre proposizioni si ritorni su quel nome e su quell’argomento: irreale, fastidiosa e da prendere a calci.
L’abilità del regista (Carlo Cotti) è stata quella di aver messo assieme con così incredibile dabbenaggine un cast di assoluti cani: totale mancanza di espressività, credibilità; la piattezza dei personaggi non è paragonabile neanche ad una commedia da oratorio salesiano.
Il tema dell’adolescenza e degli amori è trattato con una totale mancanza di coerenza, sentite questa frase della voce narrante e capirete: “Il sabato pomeriggio è l’unico giorno della settimana in cui siamo libere dai compiti e possiamo uscire, ma non per questo è un giorno meno faticoso: io e Rossana setacciamo tutta la città alla ricerca di foto, poster e libri dei Duran Duran. Quando stavo con Cody ho passato dei sabati molto belli…beh…non so se fossero belli, erano diversi, era come se la città fosse molto piccola, stretta tutta intorno a noi due. Poi quando ci siamo lasciati ho passato dei sabati orrendi, era come se la città fosse diventata troppo grande e io non avevo il coraggio di affrontarla. Come moglie di Simon, io sarò la sua fotografa personale e così potrò guardarmi tutte le sue foto quando voglio, senza bisogno di andare in giro come una pazza” (sic!).
E ancora quando si viene a sapere che i Duran si esibiranno a Sanremo, la ragazza in un impeto mistico di quelli che hanno portato Kant a scrivere la Critica della ragion pratica dice: “Perché ho un padre giornalista? Perché non sono io la figlia di Pippo Baudo?” (sic!).
A contorno immagini tutt’altro che ben fatte di una grigia Milano in cui oltre che al mondo paninaro, fatto di piumini, jeans e felpe griffati, vengono vagamente inquadrati i punk, loro acerrimi nemici e ladri di scarpe Lumberjack di cui nel film se ne fa una pubblicità scandalosa, specie quando Gipo, fratello di Clizia, viene derubato e va a piangere dalla mamma che dice che le Lumberjack vanno a ruba.
Nient’altro da aggiungere per un film vuoto, classista, borghese, buonista, mal diretto, mal interpretato, servile nei confronti di un gergo giovanile che passa da “squinzia” a “cuccare”.
Uno schifo.
Elio Satta
Commenti
Vorrei cuccarti regalandoti delle nuove Lumberjack. Ma so che non servirebbe, adesso. Sono scosso.
Questo è cinema!
Eh, che anni quegli anni...
Ricordo quel film passato su italia 1 negli anni Ottanta. Terrificante, considerando la ressa catodica sul dilemma spandau-durans, e sulle timberland (altro che lumberjack).
Quante volte nei tuoi sogni erotici c'è stato Simon Le Bon? Dicci, dicci!!
"per rendere il tutto vagamente onirico vengono utilizzate scene che i cameraman da matrimonio realizzerebbero cento volte meglio, in cui si passa da un bianco intenso dei confetti con inutile carrellata in avanti, a delle colorazioni rossastre del viso di lei ottenute con delle luci che neanche da film porno"... AH AH AH!
Hai risvegliato un incubo sopito in me da anni.
Questo è il classico caso di recensione farlocca. In realtà Elio ha apprezzato questo film e ne è rimasto soggiogato per anni, da bambino. Si capisce chiaramente.
Eri tu la sedicenne?
locandina + link:
locandina + link: http://it.wikipedia.org/wiki/Sposer%C3%B2_Simon_Le_Bon