Jack (Antony Mackie) è l’appena trentenne vice-presidente di una delle più grandi industrie farmaceutiche statunitensi. La sua vita scorre liscia e piena di soddisfazioni professionali fino a che, il collega Herman Shiller - brillante scienziato, amico e creatore di un farmaco che potrebbe sconfiggere l’A.I.D.S. - non decide di togliersi la vita gettandosi da un grattacielo. Shiller gli lascia un pacco con dei documenti che attestano tangenti, corruzione, e approssimazioni nella sperimentazione del farmaco compiute dal Presidente della società e dai suoi stretti collaboratori. Quando Jack decide di denunciare il fatto, il sistema corporativo si mette in moto per fargli terra bruciata intorno, rivoltando le accuse subite contro di lui. Braccato dalla giustizia e coi fondi bloccati, resta senza un soldo ma, in modo improvviso e alquanto inusuale, si scopre ad essere una vera e propria miniera d’oro. Come? Fatima (Kerry Washington), ex ragazza con cui ruppe proprio alle soglie del matrimonio - ora lesbica innamorata - gli propone di metter incinta lei e la sua attuale compagna. Titubante, ma alle strette, Jack accetta senza immaginare che ciò darà inizio ad un vero e proprio mercato-scambio in cui molte ragazze lesbiche si troveranno, soldi alla mano, al suo capezzale. Tra le tante, la figlia (Monica Bellucci) di un mafioso italo-americano (John Turturro), che contribuisce ad aggravare la sua posizione giudiziaria rafforzando i sospetti di corruzione che gli sono piovuti addosso. Viene sbattuto in carcere con sul capo molteplici accuse: corruzione, collusione con la mafia e oltraggio alla pubblica morale. Una volta arrivato al processo, evocando le gesta dell’ormai misconosciuto Frank Wills (colui che diede origine allo scandalo Watergate beccando gli uomini di Nixon con le mani nel sacco), si esibisce in un vero e proprio monito sui mali che corrodono il sistema americano, producendo le prove che incastrano i veri corruttori. Intanto sono nati 19 figli cui aveva, comunque, rinunciato per contratto. Ma l’amore per Fatima e per la neonata prole lo spingerà ad un’ ultima, inconsueta, scelta di vita: un legame a tre - lui, lei, e la di lei compagna, più i due splendidi pargoletti.
Dopo la convincente prova in La 25a ora, Spike Lee, cineasta che sa ben raccontare le contraddizioni del suo Paese, costruisce una pellicola che si snoda entro un duplice registro narrativo: la denuncia e la satira di costume. Una pellicola minore, però, che comunque non lesina dialoghi corrosivi e situazioni paradossali. Un paese moralista in pubblico e assai meno nel privato, quest’America che sotto la sua lente d’ingrandimento esaspera le proprie ambiguità e i suoi falsi miti. “Dio benedica l’America” – quanti insulsi personaggi si fanno forti di queste parole per infondere sicurezza nei sottoposti e per far loro credere che vivano nel migliore dei mondi - dei sistemi di controllo - possibili? Uno di questi è il Presidente dell’industria farmaceutica in questione, che per giustificare la crisi - da lui innescata, ma questo a parte Jack nessuno lo sa - e l’impossibilità di garantire gli stipendi agli impiegati, inscena i classici riti demagogico-populisti. L’America che mette in scena il regista afro-americano è un paese che vive nell’ignoranza (lo fa dire esplicitamente a un suo personaggio), dei suoi sudditi - ahimè, spesso, tristemente ignari - e dei suoi capi, persi nel delirio d’onnipotenza. In questo quadro desolante si incontrano, come detto, messaggio etico-politico (Lee è un noto Democratico-Liberal) e messinscena satirica. Il bigottismo degli Yankee è messo alla berlina con stravaganza e gusto per il paradosso, eccedendo nell’idea senza mai strabordare nell’effetto visivo. È divertente la trovata che vede Jack nei panni del papà ideale d’ogni lesbica facoltosa d’America - perché prestante, brillante, laureato e in salute. È assai riuscito anche il cammeo di Turturro che fa il verso a Marlon Brando - nella sua casa c’è il manifesto del Padrino di Coppola, e vi è anche un richiamo a Mario Puzo, autore del famoso bestseller -, molto meno la prova della Bellucci, che si doppia - scelta allucinante - in un improbabile dialetto siculo.
L’ultima riflessione è per l’universo tematico di Spike Lee che, come spesso gli accade, si lascia andare ad un manicheismo un po’ideologico: gli afro-americani (ma anche gli ispanici e a volte gli italiani) sono percepiti dal white american power come esseri minori - e minorati! Non che abbia tutti i torti se si parla degli States, ma sarebbe ora di rinnovare un pochino il repertorio. Di là da ciò, nonostante una durata eccessiva ed una forzosa amalgama del duplice tema che propone la pellicola, Lei mi odia è un film scorrevole e mai tedioso, ben interpretato e ben girato. Con una divertentissima sequenza (animata, che si modifica con l’aumento del numero di prestazioni da parte Jack: dal dinamismo alla fatica) su tutte: la marcia degli spermatozoi verso la meta.
Regia: Spike Lee. Soggetto: Michael Genet. Sceneggiatura: Spike Lee, Michael Genet. Direttore della fotografia: Matthew Libatique.
Scenografia: Brigitte Broch. Costumi: Donna Berwick. Montaggio: Barry Alexander Brown. Interpreti principali: Anthony Mackie, Kerry Washington, Ellen Barkin, Monica Bellucci, Ossie Davis, Woody Harrelson, John Turturro, Jim Brown, Brian Dennehy. Musica originale: Terence Blanchard. Titolo originale: “She hate me”. Origine: Usa, 2004. Durata: 138 minuti.
Spike Lee In Lankelot
Léon, Dicembre 2005. Originariamente apparso su Lankelot.com
Commenti
"L?America che mette in scena il regista afro-americano è un paese che vive nell?ignoranza (lo fa dire esplicitamente a un suo personaggio), dei suoi sudditi - ahimè, spesso, tristemente ignari - e dei suoi capi, persi nel delirio d?onnipotenza"
> quindi è lei, quella vera.
Eh si, quella vera. Difatti Spike Lee, pur essendo schierato apertamente, fotografa una realtà affatto dissimile da quella che ci riportano le cronache d'oltreoceano. Questo non è l'unico film in cui, pur se marcatamente, mette alla berlina la vita dei - a questo punto senza speranza - lobotomizzati cittadini medi stateunitensi. Tra l'altro, Franco, io sono stato a New York 14 anni fà, me li ricordo eccome sti soggetti che Spike Lee descrive nei suoi film: nun fa na piega;)
Doppia copertina, archivio,
Doppia copertina, archivio, carattere e impaginazione.