Spielberg Steven

Duel

Autore: 
Spielberg Steven

Un viaggio. Un semplice viaggio di lavoro. David, medio borghese con famiglia a carico, vive un giorno dei suoi, uno di quelli che gli ha permesso di avere una casa, una macchina e un conto in banca. Proiettato in una dimensione che non offre vie di riscatto, perché priva di spunti ribelli e di creatività, non può far altro che rassegnarsi all'ineluttabile routine del suo destino, incapace com’è di aprirsi agli spazi e a ciò che davvero conta nella vita. È vittima di una moglie bisbetica e guerrafondaia che lo giudica un imbecille, un debole e un frustrato: un marito che non è capace neanche di difenderla dai soprusi di un amico. Ma il viaggio, anche se di lavoro, è tutta un'altra cosa, è il momento in cui possiamo riflettere finalmente su noi stessi, perché abbiamo tempo e tempo per pensare. Perchè il viaggio, alcune volte, mette in scena il sogno americano, quella visione acritica della vita, permeata da un superficiale ottimismo, che regala a ognuno di noi una possibilità di riscatto, cosicchè i poveri, gli anonimi e gli emarginati possano concentrare in quel giorno tutte le sconfitte e le umiliazioni ricevute, ribaltandole in trionfo, e conquistando, come dimostra il film, la dignità.
Un viaggio iniziatico, dunque, che conduce il nostro eroe a combattere e a lottare, per sopravvivere, contro un personaggio invisibile, una presenza kafkiana, che mai svelerà il suo volto all’obiettivo, perché non ha spessore o identità, perchè non incarna nient'altro che l’idea della prova: l’autocisterna che lo insegue e lo minaccia di continuo è il banco di prova che consente all’uomo medio di diventare uomo. E David dovrà fronteggiarlo, attingendo a quel che prima di allora non credeva di avere. Inizierà impacciato, cercando di convincersi che si tratta di uno sbaglio e di uno scherzo della sua fantasia, che quel pazzo non può avercela con lui, perchè in vita sua non ha mai fatto male a nessuno. Farà i conti con se stesso e con ciò che più gli fa paura, e alla fine, accetterà la sfida: e nella scena più emozionante del film, si lancerà verso un burrone, gettandosi fuori dall’automobile prima che questa precipiti, mentre l'autocisterna cadrà rovinosamente nel vuoto. Solo adesso e solo ora che ha vinto, l’uomo ha superato la prova, David è diventato David Mann.
Nel suo debutto cinematografico – il saggio della sua laurea in cinema, poi ampliato e gonfiato in 35mm – Spielberg ci dice più di quanto ci abbia mai detto in molti altri film. Qui non si parla di supereroi o di saghe infinite, di catastrofi imminenti o di guerre assurde con esseri dell'altro mondo, qui abbiamo un personaggio comune e desueto alle logiche commerciali, una trama esile e originale - scritta dal genio visonario di Richard Matheson - e attori mediocri - Dennis Weaver è il guardiano del motel ne L'infernale Quinlan - e comparse che giocano un ruolo di contorno. Eppure Spielberg dice e parla, denuncia la frivolezza e l’inconsistenza del mondo borghese, traducendo il viaggio in un’esperienza metafisica, con profonda coscienza metalinguistica, che non si espleta mai nell’autoriflessività, ma nella riflessione diretta sul dispositivo in quanto riproduttore e creatore di situazioni, garante di uno spettacolo che non deve la sua riuscita agli effetti speciali. Sarebbe lo Spielberg che vorremmo sempre vedere, ma ahimè parliamo di 36 anni fa.


Regia: Steven Spielberg.
Sceneggiatura: Richard Matheson.
Tratto da un racconto di: Richard Matheson.
Direttore della fotografia: Jack A. Marta.
Montaggio: Frank Morriss.
Interpreti principali: Dennis Weaver, Jacqueline Scott, Eddie Firestone, Lou Frizzell.
Musica originale: Billy Goldenberg.
Produzione: George Eckstein.
Origine: USA, 1971.
Durata: 90 minuti

IN LANKELOT:
Spielberg Steven - Duel - leibniz
Spielberg Steven - Incontri ravvicinati del terzo tipo - leibniz
Spielberg Steven - Prova a prendermi - leibniz

ISBN/EAN: 
5050582246872

Commenti

"denuncia la frivolezza e l?inconsistenza del mondo borghese, traducendo il viaggio in un?esperienza metafisica, con profonda coscienza metalinguistica, che non si espleta mai nell?autoriflessività, ma nella riflessione diretta sul dispositivo in quanto riproduttore e creatore di situazioni, garante di uno spettacolo che non deve la sua riuscita agli effetti speciali. Sarebbe lo Spielberg che vorremmo sempre vedere, ma ahimè parliamo di 36 anni fa."

> so solo che ogni volta che viaggio in autostrada penso a questo film. Semplicemente capace di comunicare a livello inconscio.

La forza della metafora e del sottotesto, frater, peccato che da qualche tempo non ci riesca più, ma mi aspetto una ripresa: non può finire così!!:)

"Un viaggio iniziatico, dunque, che conduce il nostro eroe a combattere e a lottare, per sopravvivere, contro un personaggio invisibile, una presenza kafkiana, che mai svelerà il suo volto all?obiettivo, perché non ha spessore o identità, perchè non incarna nient?altro che l?idea della prova:" pagina bellissima.

mi inserisco timidamente anch'io, fra voi giganti, ma questo film l'ho visto ed è quanto di più inquietante ci si possa aspettare, tutto giocato sugli sguardi del piccolo automobilista e la presenza minacciosa del pachiderma, che trascina l'uomo in un incubo dal quale sembra non avere scampo. Un vero e proprio duello in cui l'iniziale curiosità lascia spazio alla tensione, che non ci abbandona per un solo istante (l'immagine del bestione che appare da dietro una curva o riflesso nello specchietto retrovisore è da brivido).

Eh? le paure ancestrali hanno pur sempre un fondo di verità.

Raffaella

L'ho visto parecchi anni fa e ne ho un ricordo quasi nullo. Tutti i rilievi che fai nelle conclusioni mi restano dunque oscuri. Eppure da ciò che dici se non è il miglior Spielberg poco ci manca: lo rivedrò, anche grazie a questo tuo pezzo, con estrema curiosità.

Grande analisi, Ian. Svisceri i film, proponi contenuti e li rendi digeribili a chiunque. Hai visto Munich?

Si e ricordo anche cosa tu dissi in merito. Teso, politico e non banale: concordo, a me è piaciuto moltissimo.

Perfetto, la simbiosi continua ;)

ho tentato di vederlo anni fa, ma non sono arrivata alla fine, mio marito invece è un estimatore di questo film . All'epoca il film non mi disse nulla, adesso, leggendo la tua presentazione, resto piuttosto colpita dalla quantità di significati che sai trarne. Ricrrodo questo terribile camion assolutamente inquietante, che non sparisce mai, un incubo terribile. Sicuramente lavora sulle paureanche inconsce che ciascuno di noi può avere.

Secondo me c'è metafora, Marina, anche considerando che è tratto da un racconto di Matheson. Il film non è un semplice inseguimento, tanto per restare in tema con Apocalypto e con la spledida analisi di Patrick. Un saluto.:))

nn vedo l'ora che esca Indiana

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