Sesso, bugie e videotape, palma d’oro a Cannes nel 1989, opera prima d’un Soderbergh allora appena ventiseienne, è un film complesso e irriverente.
La struttura portante è classica: un triangolo sentimentale incrinato e spezzato dall’apparizione di un nuovo elemento, fascinoso e destabilizzante. Lo stile della narrazione è classico: lineare, compatto, canonico. La frattura nel cliché deriva allora dalla caratterizzazione di un personaggio: Graham.
Questa figura fortemente metacinematografica di regista e voyeur, che esiste solo in quanto spettatore e testimone e sembra godere solo nella contemplazione e nell’ascolto dell’alterità, vive riducendo al minimo l’interazione con l’esterno: nel velleitario intento di evitare qualunque conflittualità e qualunque problematicità, è la rappresentazione del cinema che riflette sul cinema. Non sarà forse un caso, dunque, se al termine della sua storia Graham si troverà costretto ad affrontare una telecamera “da attore protagonista”, e non più da regista; e la sua decisione di fracassare l’attrezzatura, a pochi passi dall’epilogo, sembra una volontà di rinunciare all’arte per ritornare(o consegnarsi) alla vita. Quasi a significare, altrimenti, che il cinema non è solo passività e voyeurismo: è interiorizzazione e riflessione, e dunque sorgente di nuova energia e nuova azione.
Al di là della straordinaria caratterizzazione di Graham, interpretato dall’ottimo James Spader, il film ha il pregio d’aver giocato sulle tematiche dell’erotismo e della menzogna con una pregevole originalità: è intellettualistico ma non esclusivistico, morboso ma non pornografico, evocativo ma non astratto.
Trama.
La malinconica e introversa Ann (Andie MacDowell) sta vivendo una fase esistenziale particolarmente delicata: inquieta, angosciata dai problemi del mondo e segnata da crescenti dubbi sulla natura della sua relazione con il marito, l’avvocato John (Peter Gallagher), sembra ritirarsi sempre più in se stessa. L’autentica ragione delle sue angosce non la conosce ancora, e per buona parte del film ne rimarrà all’oscuro: John ha da tempo una relazione con Cynthia(Laura San Giacomo). Cynthia non è soltanto sorella di Ann: è tutto ciò che Ann non è mai stata. Estroversa, disinibita, allegra e solare. Cynthia e John vivono una vicenda passionale che non cede mai ai rimorsi o ai sensi di colpa: si incontrano nella clandestinità, non evitano qualche battuta sulla freddezza di Ann e sulla sua incapacità di amare, senza mai, in realtà, comunicarsi qualcosa di personale e di intimo. In questa nervosa situazione, sul punto di implodere rovinosamente, s’inserisce un vecchio amico di John, Graham(James Spader). Compagni dei tempi del college, erano un tempo grandi amici(entrambi affermano d’essere stati, allora, “molto simili”): Graham se ne era andato nove anni prima, distrutto dalla fine della sua relazione con Elizabeth. Torna, e non si riconosce più in John, che giudica un “bugiardo patologico”: si sistema, con l’aiuto di Ann, in una nuova casa dove passa la maggior parte del tempo, in buon isolamento. Graham è la fonte della rottura dei (precari) equilibri del torbido triangolo: Ann è affascinata dalla sua stravaganza e dai suoi misteriosi silenzi, inizia a frequentarlo e, conquistando la sua confidenza, scopre che è impotente da qualche anno e che si eccita registrando videotapes di confessioni e fantasie sessuali delle varie donne che incontra. Ann è sessofobica, incapace di desiderio e totalmente inibita: le rivelazioni di Graham la confondono e la spaventano. La sorella, intuendo le ragioni del malessere di Ann, si presenta a sorpresa da Graham, incuriosita dalle contrastanti voci ascoltate su di lui. Registreranno un videotape. Non è che il principio di una dissoluzione di un triangolo, che avverrà paradossalmente sempre per via “indiretta”: Cynthia lascerà John perché finalmente disgustata dall’ipocrisia e dalla superficialità della sua vita, scossa proprio dalla conversazione con Graham; Ann, innamorata del misterioso voyeur, troverà il coraggio di presentarsi da lui e di superare il suo blocco soltanto quando rinverrà una prova della (prima soltanto sospettata) relazione del marito con Cynthia.
Graham spezza degli equilibri: ma non interviene mai attivamente per cambiare il corso degli eventi. Graham, semplicemente, assiste e testimonia; in un certo senso, si “lascia vivere”: eppure, la sua (non certo muta) presenza infrange e smaschera la falsità di un ambiente. Pagherà egli stesso per questi sconvolgimenti: costretto, per la prima volta, a trovarsi di fronte alla telecamera, ammetterà la propria natura di mentitore ad Annie.
I personaggi interpretati da Spader e Gallagher devono aver messo strane radici nell’immaginario collettivo: pensavo, guardando questo film con gli occhi di uno spettatore del 2003, al recente ruolo di avvocato(!) sadomasochista interpretato da Spader in “Secretary” del promettente Steven Shainberg, e allo stesso tempo pensavo all’amante di Mrs. Burnham in “American Beauty” di Sam Mendes, a quel Buddy Kane carrierista, sempliciotto e donnaiolo magistralmente incarnato da Gallagher. Spader ha rappresentato, una decina d’anni dopo, la nemesi storica del suo personaggio più importante, Graham: l’avvocato Grey è quel che Graham sarebbe divenuto se fosse rimasto “simile” a John? Ipotesi suggestiva. Gallagher si è liberato dall’aura di uomo di successo tradito e abbandonato da entrambe le sue donne interpretando l’amante per antonomasia: superficiale, lassista, passionale e fuggitivo.
Curiosamente, poi, il personaggio di Cynthia ha suggerito al regista di Pretty Woman, Marshall, di ingaggiare, giusto un anno dopo “Sesso, bugie e videotape” Laura San Giacomo nel ruolo di una prostituta(una volgare traduzione o una netta associazione d’idee?).
Mi limito ad appuntare queste considerazioni, nella speranza che siano approfondite e ampliate da altri: mi sembra evidente, tuttavia, da questa prima e marginale analisi, che questi ruoli siano rimasti davvero appiccicati ai loro interpreti. Segno, senza dubbio, della grande e meritata fortuna dell’opera prima di Steven Soderbergh: e di un cast composto da quattro attori in stato di grazia.
Lankelot Franchi, settembre 2003. Prima pubb: Lankelot.com
Regia: Steven Soderbergh.
Soggetto e Sceneggiatura: Steven Soderbergh.
Direttore della fotografia: Walt Lloyd.
Montaggio: Steven Soderbergh.
Interpreti principali: James Spader, Andie MacDowell, Peter Gallagher, Laura San Giacomo, Ron Vawter.
Musica originale: Cliff Martinez.
Produzione: Morgan Mason, Nancy Tenenbaum, Nick Wechsler.
Origine: Usa, 1989.
Durata: 100 minuti.
Info Internet: http://www.soderbergh.net/
IN LANKELOT:
Soderbergh Steven - Che. L'argentino - Léon
Soderbergh Steven - Delitti e segreti - baol70
Soderbergh Steven - Sesso, bugie e videotape - franchi
Soderbergh Steven - Solaris - franchi
Soderbergh Steven - The Limey - franchi
Commenti
http://www.lankelot.eu/?p=659 richiamo metacin.
bella franchi te rispetto!
Grosso Boss!
When I'm at the pearly gates
This will be on my videotape
My videotape
My videotape
When mephistopholis is just beneath
And he's reaching up to grab me
This is one for the good days
And I have it all here in red blue green
In red blue green
You are my centre when I spin away
Out of control
On videotape
On videotape
This is my way of saying goodbye
*
RADIOHEAD. Videotape.
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