Soderbergh Steven

Delitti e segreti

Autore: 
Soderbergh Steven

Kafka chi, Kafka cosa, Kafka come dove e perché. Dunque Kafka, senza dubbio. Chi? Quello dello scarafaggio, magari. Quella faccenda per cui uno si sveglia nel corpo di un insetto e guarda caso nessuno gli vuole più bene. L'esteriorità uccide ogni relazione, già all'inizio del novecento.
Risposta esatta.

Mah. Eppure Kafka è stato molto di più, tra le altre cose anche un uomo. Ma d'altronde Leopardi è quello della "sfiga", Baudelaire quello della noia (spleen, cavolo, non è noia, è spleen) e magari Manzoni è quello di "Beautiful". E Svevo è la pubblicità occulta. Di un marca. Di sigarette. Ognuno ha la letteratura che si merita. D'altronde.
E' quantomai necessario un'introduzione sui generis per un film che si autodenuncia come fiction su un personaggio letterario tormentato dalla critica, oltre che da sé stesso.
Rendere palpabili e visivi gli incubi kafkiani, fatti di sensazioni e presenze- assenze, ebbene richiede non solo pazienza e maestria, ma un'idea di base e fuori dai consueti canoni. Sì,  "Delitti e segreti", film del 1992 , sottotitolato appunto Kafka ,appare appunto quando il glamour colorato e molto kitsch seppur venato da stilemi new romantic degli anni ottanta si va dissolvendo e il cinema approvava e registrava, indirizzandosi verso sostanziosi mutamenti di registro e stile.
Verso dove. Verso quando.
La tempesta Quentin Tarantino si andava abbattendo sul mondo sempre più emo-globalizzatore delle coscienze, iniettatore di proteine di omologazione in giovani e vecchie intelligenze assetate solo di conoscenza. Già mi dicono che parlo difficile. Però il cinema, non sempre, è visione. E, lo sapete da soli, le visioni hanno uno strato di difficoltà e crudezza che neanche gli psicologi, se non per botta di fortuna, riescono completamente a decifrare e tradurre in sinonimi adatti, in equivalenze appropriate.
Questo è un film visionario e parla di un visionario. 
Non è adatto agli intellettualmente pigri o agli emotivamente snob. E' un film che si erge ad anti-film pur denotando un'uso conscio e quantomai raffinato, solido di alcune importanti parti della sintassi cinematografica, avendo come fine ultimo rendere visionabile un encomiabile artificio postmoderno più concentrato sul significante che sul significato, più sul giocare, che sul gioco dell'arte. Avanti, o miei prodi, andiamo all'arrembaggio di un'idea diversa, di qualcosa di più dell'inizio-svolgimento-fine e tutti vissero felici e contenti. Sappiamo che l'arte serve anche a scuotere coscienze. Se è arte, ovvio.
Un giovane e belloccio Kafka ( Irons, quantomai superstar ma non sempre all'altezza) vive di letteratura notturna, quando scrive, e di incubi diurni, quando affronta il burocratico lavoro in una società di assicurazioni. Nel mezzo uno statico e poco edificante rapporto di Kafka con il proprio padre. Il sesso (e niente altro, anche se patinato e smaltato di bianco e nero) lo spingerà a coinvolgersi nella improbabile rivoluzione (qui ammantata abbastanza fantasticamente di sapori vetero anarchici e di clima anti-staliniano) di un gruppetto capeggiato e monopolizzato dalla bella Theresa Russell. Gran pezzo di donna, o di letteratura, se volete. A volte le cose si confondono. ma la bellezza nulla può di fronte allo strapotere malefico e incubante del Castello, sorta di totem, di Golem, di.
Il Castello controlla ed elimina nemici potenziali od effettivi, sulla logica che qualsiasi anelito verso il sovversivo può minare le sue fondamenta.

Esso è Potere, domina, interviene e muta la percezione della realtà ai fini della conservazione del comando e alla soppressione di qualsiasi tipo di rivoluzione, bella, brutta o carnale che sia.
Ho sempre pensato che certi film hanno un certo sapore troppo forte. Sembrano fatti per pochi o comunque sono da proiezione da club privé. Oh, no, niente faccenda osé, qui di luci rosse non se ne hanno. Anzi apprezziamo un dissonante e quantomai ispirato bianco e nero, quasi a caricare ancor di più l'operazione cinematografica di gusto esteticamente decadente o quantomeno densamente teso a dire e mostrare la sua vezzosa ricercatezza.
Quanto se la tirano, certi registi. E dire che vogliono solo filmare il senso del bello. E quanto sono innamorati, alcuni spettatori, dei registi che se la tirano. Il mondo è bello perché (a)variato.Ma certi temi (l'odio e l'invidia degli uomini, l'oscura possessione di entità statali e statalizzanti, i ritmi meccanici delle emozioni e dei rapporti in una società produttiva) sono esposti in maniera direi esemplare, non didascalica ma evocativa, sobria e barocca allo stesso tempo, rapida, senza fronzoli, senza indugi o sotterfugi. Poca metafora, molta esemplarità.
Chissà perchè nel 1992 Soderbergh (nato ad Atalanta nel 1963, dunque qui ventinovenne), regista più che onesto ( tra gli altri ricordiamo con gioia direi "Ocean Eleven" e poi Twelve, "Sesso bugie e videotape", "Traffic"), molto fantasioso, decide di cimentarsi su una rilettura kafkiana. Già. Onore allo sceneggiatore.
Kafka. Uno scrittore difficile e dalla biografia assolutamente ordinaria, a parte qualche amore lasciato e qualche altro improvvisamente coltivato. Nulla che meriti il pulpettone hoollywoodiano, dico. Ed una morte in clinica per tubercolosi, non per alcolismi oppure.
Insomma...
Sproporzione intenti-plot e formalismi visivi rispetto all'effettiva riuscita della sequenza narrativa. Un arzigogolato e barocco pastiche, di cui non si possono non notare le citazioni, le contaminazioni ed i brillanti riusi postmoderni di biografia e narrativa kafkiana, ma che risulta ostico per palati non avvezzi allo scrittore boemo e magari poco sensibili all'estetismo cinematografico. Risulta sempre arduo, il giudizio, se una generica forma ingloba e divora il contenuto fino a minimizzarlo ed a metterlo in imbarazzo.
Metafora forse eccessivamente metaforizzante per uno scrittore onirico e per questo, se fedeli alla linea, difficile da inglobare in un contesto realistico tout court. Il che, direi, comporta che l'assurdo, il tenebroso horror-noir che innervano il film sono innesti invero adatti e non fuori luogo. Ottimi dialoghi e sensazioni a volte improvvise che oscurano ancor più la cupa luce che anima più di tre quarti di pellicola. E poi una splendida fotografia di Praga, città di per se filmica e cinematografica e kafkiana, se volete.
Insomma.
Non abbiate paura. Anzi abbiatela, ma lasciamoci andare.
Inutile dire che Kafka è stata una lettura giovanile molto sentita che non si dimentica. A volte se ne ride, magari, per questo o quel motivo. Ma dimenticarla mai. 
Viene da sé che attualmente questo film è di difficile reperibilità. Non disponibile sul sito Ibs e fuori catalogo sul sito Bol. Le ovvie controdeduzioni a quanto sopra da me esposto.
Traendo direttamente ciò che si scrive dal sito "Wilkipedia" nella pagina a lui dedicata, Steven Soderbergh è (Atlanta, 1963) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense.
Il suo primo film, Sesso, bugie e videotape, ha vinto Palma d'Oro al Festival di Cannes, mentre nel 2001 vince l'Oscar al miglior regista per Traffic. La società di produzione Section Eight Productions in cui è attivo partecipante,  ha prodotto film come Insomnia, Confessioni di una mente pericolosaGood Night and Good Luck.

Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Lem Dobbs
Direttore della fotografia: Walt Lloyd
Scenografia: Gavin Bocquet
Montaggio: S. Soderbergh
Costumi Michael Jeffery
Interpreti principali: Jeremy Irons, Theresa Russell, Joel Grey, Ian Holm, Jeroen Krabbé, Armin Mueller-Stahl, Alec Guinness, Brian Glover, Keith Allen, Simon McBurney, Robert Flemyng
Musica originale: Cliff Martinez
Titolo originale: Kafka
Origine: Usa/Francia 1991
Durata: 98

(elaborazione di un'opinione pubblicata sul sito commerciale Ciao.it nel febbraio 2007)

Soderbergh in Lankelot:
Soderbergh Steven - Che. L'argentino - Léon
Soderbergh Steven - Delitti e segreti - baol70
Soderbergh Steven - Sesso, bugie e videotape - franchi
Soderbergh Steven - Solaris - franchi
Soderbergh Steven - The Limey - franchi

ISBN/EAN: 
8024607008827

Commenti

Vengo subito a leggerti! Intanto ho integrato i link agli altri 3 film di Soderbergh presenti su Lanke!

Ne avevo solo sentito parlare, registrandolo come film di probabile interesse. Purtroppo la reperibilità è particolarmente complessa, come giustamente annoti. Peccato... il tuo scritto mi ricorda che a dio piacendo prima o poi sarà possibile rimediare alla lacuna (e magari: tornare a Praga)

"dissonante e quantomai ispirato bianco e nero, quasi a caricare ancor di più l?operazione cinematografica di gusto esteticamente decadente o quantomeno densamente teso a dire e mostrare la sua vezzosa ricercatezza".

grazie Baol!

le stavo aggiungendo anche io :-). Giuro! grazie a te,sempre, amico.

grazie a te. Il tuo contributo allo sviluppo di lankelot.eu, in questi primi mesi di permanenza, è stato volta per volta notevole, personale e stimolante. Ti sono - ti siamo - debitori per tante condivisioni, e aspettiamo con vero piacere le future.

Soderbergh è un regista curiosamente scisso. Nella sua produzione pizzichi due, tre film legati alla sua ricerca stilistica e poi uno o due errori commerciali. Diciamo che si capisce bene come riesce a finanziarsi (l'ha insegnato anche al suo amico Linklater a quanto pare)

4. condivido pienamente quanto dici. Dico su Soderbergh :-). Su Linklater spero di potervi dire la mia a breve, partendo a ritroso da "A scanner darkly", stimolante quanto basta.
Sugli stimoli contento di averne dati, fiero di dire che ne ho ricevuti tantissimi.

2. a proposito, io amo Praga,come forse sai :-)

:).
Quanto a Linklater qui dovresti trovare almeno 3 recensioni. "Dazed and Confused", "Waking Life", "School of Rock". Sarebbe ora di ampliare l'archivio. Io ho in memoria anche i due "Prima dell'Alba", ma aspetto che concluda l'opera prima di scrivere della probabile trilogia;)

Gianfranco io Lanklater manco sapevo che esistesse (Baol, to quoque). Sono le letture che mi hanno guidato a. Anche se talvolta per fretta o timore, non commento

"Non è adatto agli intellettualmente pigri o agli emotivamente snob. E? un film che si erge ad anti-film pur denotando un uso conscio e quantomai raffinato, solido di alcune importanti parti della sintassi cinematografica, avendo come fine ultimo rendere visionabile un encomiabile artificio postmoderno più concentrato sul significante che sul significato, più sul giocare, che sul gioco dell?arte".
Questo passaggio ho dovuto rileggerlo un paio di volte per "metabolizzarlo". Non conosco il film e a leggerti sembra sia lacuna grave (tanto per non cambiare).
Una sola curiosità: che intendi per "emotivamente snob"?

"emotivamente snob": pensare che solo più o meno riuscite indagini di carattere simil realistico o meta psicologico possano dare emozioni. In realtà costruzioni come queste del film, evidentemnte artificiali (non artificiose, per me), possono regalare emozioni (credo) per chi ha metabolizzato Kafka senza pregiudizi e desidera anche una sua rivalutazione post mortem che va vada al di là dei soliti stereotipi. Per me Soderbergh c'è riuscito, in questo senso "laterale".

Grazie.

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