Trama:
Dopo la morte della moglie Adriana, Rocky vive da solo col figlio e gestisce un piccolo ristorante. Ma qualcosa lo spinge ad infrangere per l'ennesima volta la promessa fatta alla moglie, e ritornare sul ring all'età di 50 anni. (Da FilmUp)
L’attesa è stata vana, il ritorno dello Stallone Italiano è avvenuto e certo non in grande stile. Ce lo siamo giocati, ragazzi, e non parlo solo dell’eroe diegetico ma proprio del regista di 'sta ciofeca di film, il povero Sly che sto per stroncare.
La sua prova attoriale: pessima, melodrammatica, costantemente e tenacemente inespressiva.
Dietro la cinepresa è ancora più impallato del suo alter ego sul ring.
Opta per una svolta lacrimevole, melensa all’inverosimile che trascina il povero spettatore per tre quarti del film e oltre (con la chiusura finale da fiction di tv locale) in un agonizzante percorso “flashbackistico” della peggior specie.
È qualcosa di talmente già consumato dal cinema che anche lo spettatore più sprovveduto viene colto da un improvviso desiderio di trovarsi da tutt’altra parte. Un’insistenza estenuante e inutile sul ricordo che però (e quello era il suo fine abortito) non lascia in bocca alcuna nostalgia né dell’eroe decaduto né del suo rapporto con la defunta Adriana (Talia Shire Schwartzman che non ha partecipato al film probabilmente avendo fiutato odore di merda).
La sceneggiatura è una palla di creta che viene velocemente smembrata: innanzi tutto si arriva alla motivazione del ritorno sul ring in un crescendo di noia e ricordi sino al momento in cui dei giornalisti dementi decidono che la notizia più importante del giorno è che attraverso una simulazione è stato calcolato che l’attuale campione del mondo verrebbe sconfitto in un incontro da Rocky. Ok, facciamo uno sforzo, diciamo che possa essere possibile che un ultracinquantenne riesca a mettere al tappeto un pugile nel pieno della sua carriera con un cartellino incredibile di 33 incontri, di cui 30 vinti prima del limite. Ma come si può pensare che un pugile con una carriera tanto straordinaria sia totalmente privo di fan e che l’unica maniera per riscattarlo sia quella di coinvolgerlo in un improbabile sfida con un pugile in pensione?
C’è una tale mancanza di immedesimazione nello stesso protagonista da farci arrivare con un certo imbarazzo verso il finale: chi è il nemico di Rocky? Qual è la sua motivazione? La povertà come nel primo episodio? La rivalsa nel secondo? La vendetta nel terzo? La lotta molto politicizzata del quarto? Il passaggio di testimone nel quinto?
In questo nuovo e speriamo conclusivo capitolo della saga rimane un uomo che vuole ritornare sul ring per nostalgia. Va bene, ma l’avversario? È più impalpabile del malvagio Darth Maul, il Sith de "La minaccia fantasma". A parte il fatto di non essere amato dal pubblico senza alcuna ragione logica, non esprime né odio per Rocky, né un passato da ragazzo della strada.
D’un tratto litiga col proprio manager e afferma di voler riprendere gli allenamenti nella palestra nella quale ha iniziato; ma questo non segna una svolta nella narrazione, anzi non segna proprio un bel niente, che egli avesse pronunciato o meno quella frase, le cose sarebbero continuate ad andare allo stesso modo.
Non mi sembra di insistere sul niente: Sly perché non hai aperto un parentesi sull’avversario? D’accordo, torna alla palestra, è un campione che aveva perso l’umiltà e ora va a riacquistarla? Non sarebbe male, due eroi positivi che si sfidano per un fine tanto diverso ma forse comune. E invece? Invece il niente, nessuna svolta, nessuna onda psicologica, piattezza totale.
Stendiamo un velo pietoso sul trattamento del personaggio di Paulie, inutilmente alcolizzato e pieno di rimorsi, magicamente scomparsi per il grande incontro.
La leggevo nella sala alla fine del primo tempo, la speranza di un’ampia parentesi sull’allenamento del campione, sulla fatica del rientro e infine l’incontro: delusione totale.
L’allenamento improntato esclusivamente sul potenziamento dei colpi (non potendo donare ne gioco di gambe ne agilità) è tutto sommato accattivamente, ma ingiustamente accantonata dopo pochi minuti. L’ideale sarebbe stato far fare al campione arrugginito qualche incontro dilettantistico, in cui dimostrava di potersi permettere di affrontare il campione in carica invece di affrontarlo subito come in effetti è avvenuto.
Ci si poteva risparmiare la scena penosa e americanissima del monologo di Rocky che convince la commissione a concedergli la licenza per praticare la boxe. Non un solo fotogramma smette di puzzare di stantio in questa pellicola.
Non voglio affermare che la saga di Rocky abbia prodotto un capolavoro dietro l’altro perché sarebbe una forzatura nonché una falsità clamorosa. Mi voglio però mettere dalla parte dello spettatore medio, che avrebbe meritato almeno una briciola di fascinazione che gli altri episodi della saga (almeno sino al quarto) hanno saputo dare.
Chi di voi non è arrivato sino al combattimento finale, semplicemente catturato dalla storia, nonostante le motivazioni più o meno condivisibili?
Non così per questo film: la mancanza di struttura, di motivazione, l’eccessivo raggomitolarsi nel ricordo, nello struggimento personale, il ritmo calante e bradipo-cardiaco portano lo spettatore sul ring con i polsi già spezzati.
Nessun coinvolgimento, è incredibile!
Mai nemmeno per un secondo che si sia sfiorato un reale climax narrativo, ci si prova inutilmente: le sequenze patinate con l’uso delle gradazioni di grigio (a sproposito dannatamente a sproposito) per i corpi e il sangue color sangue, l’uso del ralenty, la vista dell’eroe che perde e si rialza e combatte (già visto).
Purtroppo lo sconsiglio.
Regia: Sylvester Stallone
Sceneggiatura: Sylvester Stallone
Musiche: Bill Conti
Fotografia: J. Clark Mathis
Montaggio: Sean Albertson
Cast: Antonio Tarver, Burt Young, Geraldine Hughes, Milo Ventimiglia, Sylvester Stallone
Anno: 2006
Nazione: Stati Uniti d'America
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Durata: 102 min
Genere: azione
Commenti
(Elio, ho inserito la locandina, separato i tags con la virgola (non col punto e virgola) e messo i link in calce!)
"la mancanza di struttura, di motivazione, l?eccessivo raggomitolarsi nel ricordo, nello struggimento personale, il ritmo calante e bradipo-cardiaco portano lo spettatore sul ring, con i polsi già spezzati" > peccato, ma io rimango dell'avviso che il primo era un gran bel film e gli altri 4 (questo non lo vedrò) decisamente divertenti, l'ultimo a parte. Il cinema c'è stato soltanto nel primo.
sai come la penso: mi sarebbe bastato che fosse un film divertente e ne avrei parlato meglio.
Stesso discorso valeva per me quando sono entrato in sala per Rocky V, non so più quanti anni fa. Ma non mi ero divertito affatto. Peraltro mi ha turbato vedere quale mostruosità sia diventata la faccia di Stallone in questi ultimi anni. E' gonfio come un paziente del CIM sotto valanga di psicofarmaci, non capisco proprio.
Non avevo dubbi fosse una boiata. Non sono un grande fan di Rocky, ho trovato il primo decente (ma non è il mio genere) e gli altri pessimi o ripetitivi. Non pensavo che Eliuccio castigassse sto film: non è forse il tuo genere?
5: e finira
...essendo estraneo da rocky tre alla "faccenda", archivio con una certa soddisfazione la pagina peraltro già letta (anche se con forma mi pare diversa) altrove
6 - sei criptico, renditi comprensibile, interagisci da essere umano pensante e dialogante.
"il povero Sly che sto per stroncare."
Tremo.
?flashbackistico?
me la faccio addosso.