Selick Henry

Tim Burton's The Nightmare Before Christmas

Autore: 
Selick Henry

Da qualche parte, ma nessuno sa bene dove, esiste un paese lontano ed oscuro, dove la morte, col vestito della festa indosso, si anima d’una vitalità tetra, dove l’allegria delle burle si dissolve nell’amarezza e la ragione cede il passo al paradosso: tale è la città di Halloween, edificata da un’immaginazione sofisticatissima e matura, smodata ed infantile. Qui un sole sbiadito posa la sua luce livida sulle grosse lapidi, sugli arbusti stecchiti, sulle mura cadenti, sui cancelli arrugginiti e cigolanti delle case; il paesaggio in bianco e nero, appena ravvivato dall’arancio delle immancabili zucche, pare aver subito le devastazioni di un incendio. Quanto alla vita cittadina, essa consiste per lo più in una quotidiana profusione di spettrali energie e gotico ingegno unicamente rivolta all’allestimento della festa di Halloween. Cachinni infernali, raccapriccio, una certa cupa euforia; poi, anche, infinita tristezza, e creature notturne e dolci, lunari. Infine un’anima, più delle altre inquieta e carica di pensieri: Jack Skeleton, detto “re delle zucche”, è il vero grande artefice della festa di Halloween, ideatore di fantasie finemente macabre e artista purissimo; non solo: è il simbolo, l’identità, lo spirito, l’essenza reale ed autentica della città. Un genio tanto venerato quanto fatalmente incompreso. Ecco: un altro 31 di ottobre è passato, con l’ubriachezza delle sue follie, col suo spettacolo ben riuscito. Jack ringrazia i compaesani che lo acclamano, è cordiale ma stanco; non ha l’aria del re, né del trionfatore. Nessuno sospetta, ma è realmente infelice, la sua ispirazione vive una fase asfittica. Il suo scheletro si staglia contro la luna enorme e brillante; una collina a spirale asseconda dolcemente i suoi passi. Halloween non ha più niente da offrire al re delle zucche; Halloween non è altro che un copione dignitoso, ma usurato e di maniera. Così ragionando, Jack si avventura nel bosco. Il vagabondaggio fiabesco lo trascina per incanto nel paese del Natale:lì piccole case dai contorni arrotondati, riverbero di luce e neve, tintinnio metallico e gioioso; lì calore umano, armonia, piacevolezza; lì un re dall’abito rosso e dalle risate piene e rotonde. Jack sorride, come chi vede la neve per la prima volta, e gli sembra una cosa strana, insolita e bella: un nuovo sogno illumina la sua mente.


  Impadronirsi del Natale: l’idea è questa. Rapire Babbo Natale, sostituirsi a lui, fabbricare doni, distribuirli sulla terra. Far Natale, far natale! Fare il Natale e solo questione di buona volontà, d’impegno, di organizzazione. Ma capirlo! C’è qualcosa di toccante e tragico nell’immagine di Jack che, alla ricerca del senso del Natale, viviseziona un orsetto di pezza, o osserva al microscopio una bacca d’agrifoglio e finisce per schicciarla sotto la lente. Il metodo scientifico non è in grado di afferrare il significato ultimo delle cose, l’elemento imponderabile e mistico. Al re delle zucche i buoni propositi non bastano, e allora un guizzo demoniaco lo soccorre suggerendogli di lasciarsi andare...“Non cercare di capirlo, devi solo immaginarlo” dice Jack a sé stesso: egli farà il Natale. E lo farà a modo suo.

 Mentre Jack consuma la sua crisi estetico-esistenziale, qualcuno, ad Halloween Town, coltiva per lui una devozione segreta e disperatissima: Sally è una lacera  – ma incantevole – bambola di stracci, tenuta insieme alla meno peggio da imbastiture provvisorie, occasionalmente costretta a rammendarsi gambe e braccia. Traballante e sciancata, cammina per le vie della città. Sally ha un presentimento, una visione le ha parlato chiaro: il Natale di Jack sarà un’immensa tragedia.

 La cittadinanza si dà da fare, tutti sono stati coinvolti nel grande progetto. Ma ciò che le mani dei mostruosi abitanti di Halloween riescono a plasmare è una deformazione grottesca, una rilettura dark, una versione espressionistica e agghiacciante del Natale. Gli animali-giocattolo sono fameliche bestiole dai denti aguzzi, la slitta è a forma di bara, le renne sono un mucchio di scalpitanti ossa. È il grande giorno. Babbo Natale è stato catturato e consegnato nelle mani del poco raccomandabile Babau. Felice del suo nuovo ruolo e colmo di buone intenzioni, Jack sale sulla slitta e vola verso la Terra. Consegna i doni, ma questi si rivelano spaventosi ed orrendi agli occhi degli umani, se non addirittura pericolosamente aggressivi. Si dà ordine di sparare all’impostore, e il cannone non sbaglia: Jack precipita a terra, ma non muore. Apre gli occhi e finalmente capisce che il suo Natale è stato un inutile delirio. Smaltita la sbornia, torna ad Halloween Town, e con l’aiuto della fida Sally libera il vero Babbo Natale, che saprà prontamente riorganizzare un Natale a regola d’arte.

 La notte è lugubre, ma serena. E Jack è sempre lui, uno scheletro in completo gessato e papillon a forma di pipistrello. La fosca Halloween è tutto ciò che ha. Perché sognare mondi gioiosi? La gioia gli è semplicemente preclusa. Tradire la propria natura è un errore e un’ingenuità. Jack guarda Sally, salita in cima alla collina a spirale. La raggiunge e la abbraccia: due sagomine nere si stagliano contro la luna.

 “The Nightmare before Christmas” non è solo un capolavoro assoluto del cinema d’animazione, ma un autentico miracolo. Miracolosa è stata la capacità di Tim Burton, autore del soggetto, di prendere un pupazzo e farne l’indimenticabile personaggio che Jack Skeleton è: vero e proprio alter ego del regista, figura umanissima e più commovente del migliore degli attori, supremo artificio e suprema verità. Il mondo di Halloween, innocente ma crudele, terrifico ma gentile, materializza brillantemente l’immaginario di Burton: gotico, romantico, malinconico e divertente. Ugualmente meritevole il regista, Henry Selick, che ha curato l’animazione: straordinari lo splendore visivo e la fluidità delle immagini in un film che ha reinventato e portato a livelli di eccellenza l’artigianalissima tecnica della stop motion. Le canzoni di Danny Elfman sono tutte molto belle, testi e melodie sono drammaturgicamente perfetti: basti citare la quasi operistica “Re del blu, re del mai” e il sulfureo jazz del Babau. Nella versione italiana la voce di Jack è di un grande Renato Zero. 

Il personaggio di Jack Skellington torna nel film “James and the Giant Peach” (1996), diretto dallo stesso Selick.  

Regia: Henry Selick Soggetto: Tim Burton.  Sceneggiatura: Caroline Thompson, Michael McDowell.  Direttore della fotografia: Pete Kozachik. Montaggio: Stan Webb. Musica originale: Danny Elfman.  Produzione: Tim Burton, Denise Di Novi per Touchstone Pictures.  Origine: USA, 1993. Durata: 76 minuti

Articoli e approfondimento: http://www.timburtoncollective.com/ 


GramignaGià pubblicato su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8007038050627

Commenti

Ce l'ho fatta! Però è un po' ostico sto programma, almeno per una prncipiante come me. Ho fatto quel che potevo. Anyway :)

Sei stata grande. Ora ti sistemo un po';)

Ecco, ora ci siamo. Nuovamente benvenuta. E adesso spara a oltranza, abbiamo voglia di leggerti.

Ah! Imposta la tua pagina personale!
http://www.lankelot.eu/?biografia=103

"figura umanissima e più commovente del migliore degli attori, supremo artificio e suprema verità. Il mondo di Halloween, innocente ma crudele, terrifico ma gentile, materializza brillantemente l?immaginario di Burton: gotico, romantico, malinconico e divertente" > ecco. Ho rivisto il dvd qualche sera fa solo per rileggere e poterti ringraziare, oggi come allora. La transizione adesso è finita, c'è un mondo nuovo > raccontaci altri sogni. Salut.

MILLE GRAZIE per il lavoro sull'impaginazione, magari poi mi alleno un po'. Ringrazio per la stima e ricambio 2 volte tanto :))
Il sito ufficiale di burton mi sembra sia stato spostato da qualche altra parte o non so che...L'altro sito che ho indicato, invece, è molto bello dal punto di vista grafico e contenutistico: lo consiglio vivamente

Vedrai che con un po' di autoaddestramento vai di lusso. Se il link non va più, puoi sempre modificare il tuo scritto (EDIT quando sei on line) o aggiornarlo nei mesi a venire. Alè;).

veramente uno dei film che ho amato di più in assoluto, che ho rivisto quasi quanto Via col vento e che offre a ogni visione nuovi spunti. L'hai raccontato con dovizia di particolari e anch'io come Franco mi auguro di leggere presto altre cose tue. Ciao, ilde

Veramente magnifico!

Tra le pagine più lette di dicembre 2008!

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