Scegli.
Scegli da che parte stare. Scegli cos’è che ha senso, e quali sono le priorità. Non è vero che i sogni non esistono. Non è vero che l’amore non esiste. Non è possibile che il lavoro complichi la tua vita fino a cancellarla, fino a nutrirsene in toto. Non è vero che non si possa tornare indietro. Non è vero che nessuno ti ha capito. Diciamo che chi aveva capito se ne è andato quando tu sei cambiato. Diventando l’opposto di quel che potevi essere.
Scegli. Scegli qual è la tua terra, scegli qual è la tua patria. Scegli, e scegli convinto. Scegli, e scegli di appartenere: a quella terra, a quella patria, a quella donna. È un’annata di quelle che non tornano. Il vino di questa stagione rimarrà nella storia. Quel calice devi berlo fino in fondo. È una vita che ti aspetta.
Mannaggia quant’è bello questo film. Nella sua apparente semplicità, nella sua linearità, nella sua capacità di semplificare questioni dannose e complesse. O dannatamente complesse. È la storia di Max, un broker londinese (Russell Crowe) e del suo ritorno all’essenza – non alle origini: all’essenza – in coincidenza con la morte del vecchio zio (Albert Finney, già apprezzato in “Big Fish”), trapiantato in Provenza da diverso tempo. Max è diventato una macchina da soldi: niente ferie, niente fine settimana, niente sentimenti. Lavoro, denaro, potere. Quando scopre che lo zio se ne è andato, per prima cosa sembra pensare a quanto potrà ereditare. Deve andare in Francia, per accertarsene: tornare nella casa delle sue estati, della sua infanzia, delle sue promesse all’esistenza.
Nei giorni provenzali Max – facile immaginarlo – dovrà tornare sui suoi passi. Riscoprendo una parte di sé che giurava smarrita o perduta, incontrando un amore bellissimo (l’adorabile Marion Cotillard, già protagonista notevole di “Big Fish”), romantico e principiato tanto tempo prima, senza che nessuno se ne ricordasse, e rinunciando in un certo senso all’eredità. Preferendo che quella concreta vada a una figlia illegittima, appena sbarcata dalla California, rivendicando quella spirituale. Quella che conta. E scoprendo cosa si stava perdendo, passo dopo passo. I sogni, in primis.
Tecnicamente, questa commedia sentimentale di Ridley Scott è caratterizzata da una buona colonna sonora, con l’eccezione commerciale del brano che accompagna Max in Provenza – pure se divertente, suona un po’ grottesco – e da una fotografia che fa innamorare dell’antica prima provincia Romana e della Cotillard, proprio come qualche anno fa, nel capolavoro di Tim Burton.
La sceneggiatura è molto ben calibrata, e così lo sviluppo dell’intreccio. C’è qualche elemento forse prevedibile, ma non fa niente. Era nelle cose, considerando il genere. Perché questo film ha una dolcezza e una pienezza di… di tutte le cose che fanno bella e dolce la vita. Piacere, sentimenti, memoria, conquista. E poi è gentile: è conciliante con la parte buona, sana e viva di ognuno di noi, la rigenera se è ferita, le ricorda che niente è perduto e compromesso e tutto può ancora prendere la direzione giusta. L’unica che esista: il sentimento, il bene, l’amore.
Cos’altro esiste? La conoscenza. Ma viene dopo – o va assieme. Questo non so dirlo.
Destinato a fare breccia nei cuori dei sentimentali e degli appassionati del vino – non capita spesso che trovino qualcuno capace di cantare la loro passione senza precipitare nell’apologia dell’etilismo e nel vizio stupido: Scott sa essere semplice e ispirato come un buon vino, pura espressione d’una terra pulita e nobile – “Un’ottima annata” è, per quanto mi riguarda, un piccolo must nel genere. Se questo è disimpegno, allora viva il disimpegno, e lunga vita a Ridley Scott. E a Marion Cotillard. Perché l’amore che hanno rappresentato è uno di quei sogni – ingenui o piccoli, chi se ne frega – che danno colore e senso a un’esistenza stupida. Per piccoli passi, per una progressione che diventa assurda, a un tratto, incontenibile. Come certi sentimenti.
"There's something you should know about me, Max. I'm very, very choosy... I'm also very, very suspicious; very, very irrational, and I have a very, very short temper. I'm also extremely jealous and slow to forgive. Just so you know."
Già.
Quasi quasi quest’estate me ne vado in Provenza.
Regia: Ridley Scott.
Sceneggiatura: Marc Klein.
Tratto da un romanzo di: Peter Mayle.
Direttore della fotografia: Philippe Le Sourd.
Montaggio: Dody Dorn.
Interpreti principali: Russell Crowe, Albert Finney, Marion Cotillard, Archie Panjabi. IMDB
Musica originale: Marc Streitenfeld.
Origine: USA, 2006.
Durata: 118 minuti.
SCOTT in LANKELOT
Gianfranco Franchi, maggio 2008
Pardon my lips. They find joy in the most unusual places.
Commenti
Ah.
http://fr.wikipedia.org/wiki/Marion_Cotillard
Quasi quasi cerco il dvd e lo noleggiio nel lungo weekend alle porte. Sembri stregato, se è così bello e dolce come dici, val la pena di guardarlo!
io l'ho trovato in dvd con panorama, a 10 euro. Veramente piacevole, ti dico, e credo che stanotte mi addormenterò guardandolo di nuovo.
bello!:).
Eh certi film sono come le fiabe che ci raccontavano qualche anno fa...
già. e tra l'altro il tizio ha il mio vecchio palmare, e suona a raffica per tutto il film. Questo accentua l'aspetto amarcord:).
Cmq sì, favolistico è l'aggettivo giusto. Ma non voglio dire troppo, se ne riparla post visione!
Secondo me non può dispiacere, è molto tenero veramente. Se no vuol dire che sono io che perdo colpi:))).
:) La tenerezza è fondamentale. Guarderò e saprò dirti!
Ragazzi mi avete convinto. Chiudo il libro di Coetzee ed inserisco il DVD del film.
Confesso di essere un inguaribile tenerone...
Grazie del consiglio
Gian Paolo
Me ne hanno parlato molto male, e dunque non l'ho cercato nemmeno in dvd. devo dire anche, che per essere un film di genere, ha avuto pessimi incassi: credo sia stato il più grande fiasco di Scott al botteghino.Devo aggiungere anche che il temoa non è cosi esaltante. Premesso ciò, ne parli talmente bene che lo scaricherò e lo vedrò, uno di questi giorni, almeno per curiosità. Poi verrò qui a postare le mie impressioni;)
Non l'ho visto, però Franco l'incipit è grandioso, e vero soprattutto, ci voleva.
Grazie