Scott Ridley

Il Gladiatore

Autore: 
Scott Ridley

Sangue, gladio e arena made in U.S.A.

Nonostante tutto, al di là degli anacronismi, dei numerosi errori storici, tralasciando gli orrori linguistici e alcune leggerezze francamente evitabili, "Il Gladiatore", film del 2000 di Ridley Scott, vincitore di cinque Oscar – tra cui miglior film e migliore attore protagonista a Russell Crowe - resta uno dei film di maggiore impatto degli ultimi anni. Un kolossal che offre, come nel migliore degli spettacoli al Circo Massimo, due ore e mezza di sangue, battaglie e scintillare di spade hollywoodiane, capaci di incollare lo spettatore allo schermo, entusiasmando e regalando emozioni, senza mai annoiare.
Il merito è senza dubbio di Ridley Scott, esperto regista di capolavori quali "Alien", "Blade Runner" e "Black Rain – Pioggia sporca", che per ritrarre i fasti ormai dimenticati della Roma del secondo secolo d.C. ha deciso davvero di fare le cose in grande: ottimo cast, splendide musiche, eccellenti effetti speciali. Con l’aggiunta del suo sapiente tocco ha sfornato un film campione d’incassi, vincitore di numerosi premi, che ha ricordato, a chi aveva dimenticato la cassetta sugli scaffali, di rispolverare i grandi classici dedicati a Roma, come "Spartacus" e "Ben Hur", magari con una piccola lacrima sul viso perché, sotto alcuni aspetti, il film non riesce ad eguagliarne la grandezza, restando pur sempre un’ottima pellicola. Infatti, tutto si può dire del film di Scott, tranne che sia rispettoso del passato e fedele ad una ricostruzione storica accurata. Forse è meglio precisare, in realtà, che gli sceneggiatori della pellicola hanno chiuso i libri di storia troppo presto, ed il prodotto offerto, da un punto di vista storico, è senza dubbio grezzo e ricco di toppe. Ma, nonostante questo, la pellicola non risulta inverosimile, offre, in ogni caso, uno splendido spettacolo ed è, senza dubbi, un film che coinvolge durante le scene di guerra, appassiona nelle sequenze che vedono i gladiatori lottare con tutta l’anima in polverose arene, commuove durante le numerose scene strappalacrime.

Massimo (un possente, energico, muscoloso e monoespressivo Russell Crowe) è un generale romano, al servizio di Marco Aurelio (un bravissimo Richard Harris). Ha trionfato contro i barbari germanici, vincendo ancora una volta, dopo una sanguinosa battaglia. Ha conquistando ancora un altro pezzo di terra, fangosa, sporca e brulla, esportando la gloria e la civiltà di Roma. L’intero impero deve essergli grato. Lo stesso imperatore Marco Aurelio, ormai vecchio, stanco e morente, lo considera come un figlio, anzi, avrebbe desiderato avere lui, come discendente, e non l’immorale, pavido, insensibile e goliardico Commodo (Joaquin Phoenix) incapace di governare l’Impero. Alla proposta di prendere il comando dell’Impero per riportare Roma all’antica gloria, Massimo chiede un po’ di tempo per riflettere, da solo. Per quanto riguarda la reazione del diretto erede al trono, Commodo, l’Imperatore assicura che glielo dirà lui stesso al più presto, e l’incosciente figlio non potrà che accettare la decisione del padre, e farsi da parte. Ma, purtroppo, non sarà tutto così semplice.
I buoni propositi dell’anziano Marco Aurelio si perdono nella stoffa della tunica di Commodo, premuta poco amorevolmente sul suo volto di padre generoso, fiducioso e ingenuo. Alla morte del padre, Commodo prende direttamente il comando dell’Impero e, geloso dei sentimenti provati dal genitore, dopo aver formalmente chiesto il suo aiuto ed aver ottenuto un netto rifiuto, comanda l'uccisione del generale Massimo e della sua famiglia, in Iberia.
Il generale riesce, dopo aver ucciso i suoi esecutori grazie alla sua abilità nel combattere e nel maneggiare il gladio, a sfuggire alla morte, a ritornare dalla moglie e dal figlio, che trova orribilmente uccisi.
Svenuto, a causa dello shock e della stanchezza per il lungo viaggio, al proprio risveglio si ritrova prigioniero di ignoti, ridotto in schiavitù e addestrato dall’anziano Proximo (uno scuro, canuto e impenetrabile Oliver Reed) come gladiatore per divertire il popolo durante i combattimenti nelle arene di alcune remote province dell’Impero.
In compagnia di altri sfortunati uomini resi schiavi, senza identità, il generale Massimo combatte nelle violente arene mostrando tutto il suo valore: uccide gladiatori, diverte e conquista il pubblico e i compagni, la sua gloria cresce, combattimento dopo combattimento, e con essa aumenta anche il desiderio di vendicarsi dell’ignobile Imperatore, responsabile della morte della sua famiglia e del suo infinito peregrinare, tra sabbie insanguinate e anfiteatri di periferia che acclamano ferocia e violenza.
Al grido di "Ispanico, Ispanico!" trucida, tra gli applausi, un gran numero di gladiatori, rendendosi conto che l’unico modo di incontrare nuovamente Commodo è quello di rientrare a Roma per combattere nel Colosseo e sfidare il nuovo Imperatore che, intanto, governa in maniera dissennata, riproponendo i violenti ludi, aboliti dal padre, cerca avidamente l’amore incestuoso con la sorella Lucilla (Connie Nielsen), gioca in maniera ambigua con il nipote Lucio Vero, figlio della sorella, si inimica una parte del Senato, in palese disaccordo con le sue superficiali decisioni, che formerà una fronda sotterranea decisa a complottare alle sue spalle, magari grazie all’aiuto del ritrovato generale Massimo e del suo, sempre fedele, esercito.
Age, Maxime, cape arma et vindica mortem familiae tuae!

***

Ridley Scott, come già Kubrick ("Spartacus") e Wyler ("Ben Hur") prima di lui, riporta sul grande schermo la gloria dell’Impero romano, con le sue arene, le tuniche, i gladi e le bighe sempre capaci di emozionare e coinvolgere.
Lo fa in maniera trascinante e incisiva, muovendo la sua macchina da presa come il più esperto condottiero romano e, partendo da uno spunto storico spesso dimenticato dai professori del liceo (la crudeltà e la stravaganza di Lucio Aurelio Commodo, imperatore di Roma dal 180 al 193 d.C.), ricostruisce, soprattutto grazie all’uso del computer, l’atmosfera romana verso la fine dell’Impero, i suoi fasti e le ricchezze ostentate, le continue conquiste, in un mondo totalmente romanizzato, che soltanto un secolo dopo avrebbe conosciuto le prime orde di barbari e i segnali evidenti di una crisi irreversibile.
Imponente, estremamente ricco, vigoroso, impreziosito una splendida colonna sonora, il film di Scott affascina dalla prima all’ultima sequenza, a partire dalla maestosa battaglia contro i Germani, in una tetra nebbia tinta di rosso. Coinvolge e conquista per l’aggressività della lotta, la sapiente tattica adottata per sbaragliare i nemici, lo scintillare lo scuotersi dei gladi, degli scudi, dei dardi e delle lance (per quanto si vedano proiettili esplosivi anacronistici e improbabili staffe ai cavalli), la gioia dei vincitori e l’odore di morte che aleggia sui barbari sconfitti.
Aiutato in molte sequenze da un eccessivo uso di effetti speciali, Scott crea una storia affascinante e gloriosa che riesce, con il suo tipico clamore hollywoodiano, a far dimenticare, almeno in parte, le numerose incongruenze.

Per questo motivo, lo spettatore resta ipnotizzato dalle atmosfere latine vigorose e dinamiche, dalle scene di guerra e di battaglia nelle arene, tra sabbia resa rossastra dal sangue e dal sudore di instancabili guerrieri, dalla bellezza di Lucilla e dalle splendide scenografie digitali, capaci di ricostruire il Colosseo, alcuni scorci di Roma e lo splendido panorama della città dall’alto della scalinata del Senato (basta restringere il campo visivo e non si farà caso alla Cupola di S. Pietro presente sullo sfondo), e non si rende conto delle innumerevoli crepe della sceneggiatura, ricca di errori che denotano, senza dubbio, una scarsa conoscenza della storia romana e della lingua latina, e un’eccessiva ingenuità nello sviluppo dell’intreccio narrativo: non ci meravigliamo, dunque, di vedere proiettili esplosivi scagliati da catapulte, inesistenti tatuaggi legionari, cavalli velocissimi capaci di percorrere in pochi giorni centinaia do chilometri, volantini in pergamena per annunciare i ludi circensi, armi fuori epoca che lanciano corpi contundenti a ripetizione, stranezze storiche e logiche, orrori linguistici che si prendono gioco della grammatica latina. Tutto questo, almeno secondo la nostra personale opinione, è offuscato dalla maestosità e dalla grandezza complessiva del film, che coinvolge completamente ad una prima visione e, pur notevolmente svalutato, con il senno di poi, da tutti questi errori, regala, in ogni caso, più di due ore di spettacolo con la S maiuscola, un mastodontico affresco pseudostorico che non vuole riscrivere la storia latina, ma far rivivere l’atmosfera dell’epoca romana e alcuni momenti fondamentali della vita sociale del periodo, come i ludi circensi, le battaglie, la vita politica e costruirci sopra la storia di un uomo, un eroe capace di sopravvivere alle avversità, solo per ottenere la propria vendetta e per riportare Roma alla grandezza auspicata dal vecchio imperatore.

La recitazione di tutti gli attori è più che sufficiente, a partire da Oliver Reed, scomparso poco prima della fine delle riprese, che interpreta lo schiavista Proximo, ex gladiatore graziato da Marco Aurelio, impersonato da un maestoso Richard Harris, saggio e rinsecchito. Degni di nota Joaquin Phoenix, nei panni di Commodo, dallo sguardo spiritato e dai modi effeminati, Derek Jacobi nella parte di Gracco, il capo dell’opposizione al Senato e Connie Nielsen, bellissima nei panni di Lucilla. E Russell Crowe? Duro, grezzo, possente, perfettamente in parte nel ruolo del generale romano coraggioso e agguerrito, così come in quella del gladiatore taciturno e irascibile. Una sola espressione, forse, ma che si addice perfettamente al personaggio e gli ha permesso di diventare il nuovo Kirk Douglas, nell’immaginario collettivo dei cinefili.

"Missus!", secondo il mio personale parere, pollici alzati e fazzoletti agitati, per questo spettacolare film, capace di regalare un cinema intenso, vivo e vigoroso.
"Il gladiatore" di Ridley Scott è uno dei film made in U.S.A. più belli e coinvolgenti degli ultimi anni, da vedere assolutamente, non per conoscere l’antica Roma, ma per assistere ad una storia struggente e appassionante, raccontata con stile e con indubbia classe.

Regia:Ridley Scott.
Soggetto:David Franzoni.
Sceneggiatura:David Franzoni, John Logan, William Nicholson.
Direttore della fotografia:John Mathieson.
Montaggio:Pietro Scalia.
Interpreti principali:Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Oliver Reed, Derek Jacobi, Richard Harris, Djimon Hounsou, Tomas Arana, Tommy Flanagan, Giorgio Cantarini.
Musica originale:Klaus Badelt, Lisa Gerrard, Hans Zimmer.  
Produzione:David Franzoni, Branko Lustig, Douglas Wick.
Origine:Usa/Uk, 2000.
Durata:155 minuti.

Antonio Benforte, 2 gennaio 2005.

Recensione pubblicata originariamente su ciao.com.

ISBN/EAN: 
5050582732542

Commenti

Ra-Pa-Ce!

"E Russell Crowe? Duro, grezzo, possente, perfettamente in parte nel ruolo del generale romano coraggioso e agguerrito, così come in quella del gladiatore taciturno e irascibile. Una sola espressione, forse, ma che si addice perfettamente al personaggio e gli ha permesso di diventare il nuovo Kirk Douglas"

> Sicuro, una sola espressione. Quando la cambia diventa Nash, e sembra subito schizzato:). "A beautiful mind" insegna.

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