Scott Ridley

Il Gladiatore

Autore: 
Scott Ridley

STRENGHT AND HONOR!

 

È un kolossal: è kitsch. Concentra una quantità di errori e di mistificazioni storiche semplicemente miracolosa: tradisce la storia e traballa paurosamente nella sceneggiatura. Ma ha una sua piccola magia: la superlativa colonna sonora, composta da Hans Zimmer e interpretata da Lisa Gerrard dei Dead Can Dance, la nuova apparizione del piccolo Giorgio Cantarini, l’interpretazione virile e discretamente coatta del buon mandriano Russell Crowe.

Ma questo “Gladiatore” non sarebbe stato un film memorabile senza un personaggio ovviamente incompreso dalla critica e maltrattato dal pubblico: lasciatemi spendere due parole, prima di parlare del resto, in suo favore: onoratelo.

 

IL DOLCE COMMODO.

Ah, vizioso amico, padre della nostra stirpe di sconfitti e di dissoluti: in te ogni immoralità pareva albergare, in te scintillavano difetti, lacune e aporie: in te trionfava la coscienza dell’inferiorità dei figli rispetto ai padri, quando, superbo e derelitto, replicavi al barbuto e barboso genitore tuo: “Una volta mi scrivesti considerando quattro delle principali virtù: saggezza, giustizia, fermezza e temperanza. Leggendo quello scritto capivo di non possederle. Ma ho altre virtù, padre. Ambizione – questa può essere una virtù quando ci conduce a eccellere –  intraprendenza, coraggio – forse non sul campo di battaglia, ma…ci sono molte forme di coraggio – devozione, alla mia famiglia e a te. Ma nessuna delle mie virtù era sul tuo scritto. Anche allora era come se non mi volessi come figlio”. Ah, sciagurata sorte degli imperfetti e dei luciferini figli dell’uomo: ah!, atroce destino di chi sempre è stato incompreso!

Incestuoso, molle, effeminato, limpidamente ambizioso e un po’ vigliacco, desideravi soltanto il potere e la fama: l’amore del popolo, e l’invidia degli dèi.

Quel vecchio grinzoso e moralista s’opponeva, preferendoti un guerriero dallo sguardo bovino, avvizzito nella sua dedizione ai Penati (che sbaciucchiava con voluttà), alla Patria e alla Famiglia: come poter optare per un servo d’una causa quando si ha a disposizione la sintesi suprema e sublime d’ogni male?

 

Ah, dolce, dolce Commodo: che non esiti a farti parricida per rivendicare ciò che ti appartiene, che regali al popolo mesi di sangue e violenza nelle arene e negli stadi per dimostrare la tua generosità, che siedi nel Senato afflitto e annoiato, pronto a farti giustizia con la spada quando la tua intraprendenza e la tua lungimiranza non sono capite. Ah, sanguinario signore: splendidamente immondo, infame e immorale, come han potuto fraintenderti e tradirti?

Tutto in te era chiaro: appartenevi all’ombra, compagno.

Un fiore, discretamente, offro alla tua memoria: da vizioso a vizioso, not fare well, but fare forward, voyager. 

 

LA TRAMA.    

Dopo dodici anni, la campagna di Marco Aurelio (Richard Harris) contro le popolazioni c.d. barbariche germaniche volge al termine: rimane da vincere un’ultima sacca di resistenza, e la gramigna sarà stata estirpata. Il generale Massimo (Russell Crowe) passa in rassegna la legione: “Strenght and Honor!”, ossia “Vis ac Valentia”, giura ad ognuno di loro. “Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità”, assicura ai suoi soldati, promettendo grandi cavalcate nei Campi Elisi, liberi, leggeri e selvaggi.

Le scene della battaglia tra Romani e Germani ricordano gli intriganti combattimenti di “Excalibur” e di “Braveheart”, sfiorando il gradevole sfarzo grandguignolesco di entrambi. Massimo e i suoi uomini trionfano: è il momento di levare le tende e tornare a Roma.

Marco Aurelio si sente stanco e capisce che è giunto il momento di designare l’erede: ma la preferenza non andrà a suo figlio Commodo (Joaquin Phoenix), pronto a ricevere l’investitura: l’imperatore giudica Massimo, guerriero devoto a Roma e agli Dèi, l’unico in grado di reggere il governo. Commodo non capisce, non gradisce e non si adegua: uccide il padre e assume il potere, non prima d’aver ordinato ai suoi uomini di uccidere Massimo e di sterminare l’intero suo ghenos, in Spagna.  

Massimo riesce a scampare all’esecuzione: si precipita dalla sua famiglia, cavalcando per giorni e giorni, nell’intento disperato di salvare loro la vita: invano. Moglie e figlio (Giannina Facio e Giorgio Cantarini) sono stati massacrati dai suoi ex commilitoni. Ferito, estenuato e disperato Massimo perde i sensi.

Al suo risveglio, è uno schiavo: non intende svelare il suo nome, rinnega quel che è stato e si lascia trasformare in un gladiatore nelle polverose arene di Zucchabar, agli ordini dell’ex guerriero Proximo (Oliver Reed).

Il dolore per la morte dei suoi cari è irresistibile: Massimo vive solo per vendicare la loro uccisione, non desidera altro che ritrovarli nei Campi Elisi.

E così, dopo clamorose affermazioni nelle arene, si ritrova a Roma per combattere, al cospetto dell’Imperatore Commodo, contro altri gladiatori.

 

Costretto a rivelare la sua identità, conquista una grande popolarità in patria: l’ex generale diventato schiavo è adesso un lottatore che sfida il suo Signore.

Sostenuto dalla sorella di Commodo, la sua prima amante Lucilla (Connie Nielsen), da una fronda repubblicana del Senato e dai suoi compagni gladiatori, Massimo sferrerà il colpo decisivo per la caduta dell’imperatore, ritrovando pace, ottenendo vendetta, conquistando l’agognata morte.

 

APPUNTI.

Revival di una certa cinematografia di genere che si giurava esaurita e seppellita per sempre, “Il Gladiatore” è un film che non può essere affiancato ai capolavori del passato, da “Spartacus” in avanti; i clamorosi e indiscutibili debiti nei confronti dell’opera di Kubrick rappresentano un imbarazzante peso per il film di Ridley Scott. Russell Crowe non è affatto Kirk Douglas: è un attore interessante dal viso decisamente inespressivo e dalla imponente fisicità.

Oltre due ore di immersione in una Roma hollywoodiana, totalmente inattendibile e incredibilmente kitsch: “Il Gladiatore” è un divertissement, al limite, pregiato da una eccellente colonna sonora e da un rosseggiante e desolante deserto nella seconda parte. 

Incomprensibile l’apprezzamento rivolto a questo pur ottimo b-movie: segno dei tempi infausti che si vive è l’amore per una cinematografia dozzinale e grossolana. In attesa di un ritorno di Ridley Scott ai livelli di Blade Runner, questo passa il convento.  Accontentiamoci. Clang, clang, clang. Eyaagh. 

  

Lankelot Franchi, ottobre 2003. Prima pubb: Lankelot.com

 

 


Regia: Ridley Scott.

Soggetto: David Franzoni.

Sceneggiatura: David Franzoni, John Logan, William Nicholson.

Direttore della fotografia: John Mathieson.

Montaggio: Pietro Scalia.

Interpreti principali: Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Oliver Reed, Derek Jacobi, Richard Harris, Djimon Hounsou, Tomas Arana, Tommy Flanagan, Giorgio Cantarini.

Musica originale: Klaus Badelt, Lisa Gerrard, Hans Zimmer.   

Produzione: David Franzoni, Branko Lustig, Douglas Wick. 

Origine: Usa/Uk, 2000.

Durata: 155 minuti.

 

Info Internet: Ridley Scott Fan.

 

ISBN/EAN: 
5050582069266

Commenti

Eppure non so nemmeno io quante volte ho visto ancora questo film, negli ultimi sei anni. E non è soltanto la colonna sonora.
Vis ac Valentia.

sì, sì, anch'io che non ho gradito certi orrori storici... però... però Marco Aurelio ha vendicato quei poveri 8 Romani che avevano messo tenda da queste parti: non tutti sanno che Zuglio Carnico era un municipium e i Romani quassù giunti dopo lunghissimo iter (in tutti i sensi), fatte le strade di comunicazione con il Norico e la via dell'ambra, sposate le 4 ragazzotte locali, mantenuti i contatti con la lontanissima Aquleia, si erano visti distruggere tanta fatica da un manipolo di Quadi e Marcomanni brutti come la morte e cattivissimi. Meno male che Aquileia - piuttosto turbata - fa sapere al buon Marco Aurelio che c'è un problemino al Confine con dei buzzurri che pretendono di invadere tutta la zona. Marco Aurelio andò, fece quel che doveva fare e con l'aiuto di Giove (pluvio, sembra!) assestò una sconfitta di quelle... :)

Dio quanto ho riso con questo film. Spettacolare la scena di Oliver Reed che si rivolge al cielo con le braccia inutilmente divaricate in alto. ahahahahaha! Eyaagh.

E i volantini fuori dal Colosseo? :)

Tutto il resto è aria e polvere!

Ilde, sai che manca un grande film sulla tragedia - e sulla vicenda, in generale - di Aquileia? Pensavo: scriviamo a Scott, magari vuole fare il Gladiatore II o III e ha bisogno di spunti atipici;). A parte gli scherzi - possibile che di Aquileia si sia informati soltanti noi, che abbiamo a che fare o viviamo nel nordest?

(a proposito: che ne è stato dei Quadi e dei Marcomanni? Da dove teoricamente provenivano i Quadi? Non riesco a ricostruire l'etimo)

tragedia di Aquileia? Intendi la sua distruzione ad opera di Attila? Beh, ma se non fosse stata distrutta non sarebbero nate né Venezia (che potevamo effettivamente risparmiarci eh eh) né Grado (che è tanto tanto bellina....). Quadi. Le fonti dicono che questa tribù germanica era stanziata nell'antica Moravia (oggi Repubblica Ceca), poi vennero sottomessi dai Marcomanni (di origine sveva) ma pare divenissero nel tempo alleati anche di Vandali e Alani. Sai, quando si parla di tribù germaniche (spesso stanziate nell'odierna europa dell'est) c'è sempre una certa confusione... Erano popoli disordinati, ecco :))

che ne fu di loro? secondo me in Friuli si son trovati bene. Mio papà diceva sempre che eravamo nipotini dei Longobardi, ma solo perché questi erano un po' più numerosi e organizzati e perché sono arrivati dopo. Credo siamo nipotini anche dei Quadi e dei Marcomanni, sigh, soprattutto quassù verso le montagne, così lontane da Aquileia... :)

:). Quadi. Mi rimane il mistero dell'etimo. Spetta che indago meglio (grazie per l'approfondimento, intanto, e per gli utili spunti di riflessione:) )...

http://it.wikipedia.org/wiki/Quadi

meglio: http://en.wikipedia.org/wiki/Quadi

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