Scott Ridley

I Duellanti

Autore: 
Scott Ridley

"Napoleone I, la cui carriera ebbe il carattere di un duello contro l’Europa intera, disapprovava il duello fra gli ufficiali del suo esercito. Il grande imperatore militare non era uno smargiasso e aveva poco rispetto per la tradizione. Tuttavia, la storia di un duello, che divenne leggendario nell’esercito, percorre l’epopea delle guerre imperiali”. (Joseph Conrad, “Il duello”. Trad. L.Gandi )

Epico e massimalista, nostalgico e vagamente reazionario, “I Duellanti”, opera prima del quarantenne Ridley Scott, è la riduzione cinematografica di un omonimo romanzo breve di Joseph Conrad, ingiustamente considerato parte della produzione minore dello scrittore polacco.

La storia dei duellanti è narrata con relativa fedeltà al libro: interessante, considerando la successiva filmografia di Scott, l’integrazione di un personaggio femminile in più rispetto al romanzo; alludo alla prima amante di D’Hubert. Non si tratta ancora d’una eroina à la Weaver, tipicamente scottiana: ma la sua invenzione e la sua presenza sono, probabilmente, primitivo segno di una non comune sensibilità nei confronti della “nuova donna” del nostro tempo.

 

Protagonista assoluto della vicenda è uno dei duellanti, il monarchico D’Hubert, ufficiale ligio e diligente, educato ed elegante. La controparte, il popolano Féraud, è meno approfondita e meno felicemente descritta: Scott preferisce caratterizzare il personaggio con tratti più ferini e istintuali, riducendo gli elementi dialogici e giocando molto sull’espressività dello sguardo del giovane Harvey Keitel. La sensazione, al termine, è d’aver assistito a una contesa insensata, originata dallo spirito cavalleresco e da una vaghissima dedizione all’idea di “onore”. Appena accennate le connotazioni socio-politiche care al romanzo, trascurata l’aura di mistero che avvolge i legami tra i due ed esaltata la crudeltà degli scontri.

 

Evidentemente Scott doveva aver apprezzato, e parecchio, Barry Lyndon: la sensazione è chiarissima sin dalle prime scene dei duelli. Spettacolare profondità di campo, suggestiva sensibilità pittorica ed elettiva affinità per il colore verde: tutti elementi che contraddistinguevano il capolavoro di Kubrick. Come se ciò non bastasse, all’episodica voce fuoricampo si sposa il cammeo della “cugina di Barry”, Gay Hamilton, nel ruolo della domestica di Fèraud.  

 

Le similarità con la pietra miliare di Kubrick terminano qui: Scott si concentra maggiormente su tematiche non certo universali, andando a celebrare un panegirico dell’onore e concedendosi qualche brusco e grossolano capitombolo nella retorica. Che non si può non perdonare al termine del film: l’ultima immagine è superbamente friedrichiana. Di spalle, lo sconfitto Féraud contempla, malinconico, l’orizzonte e la città ai suoi piedi: distanti e lontani i giorni delle battaglie, perduta ogni speranza con l’esilio di Napoleone e smarrito il duellante nemico di sempre, Féraud è definitivamente solo.

Non ha senso altro che non sia rimpianto e nostalgia, adesso: il vinto ufficiale è un personaggio d’un quadro di Friedrich.   

 

La trama.

 

Strasburgo, 1800. Féraud (Harvey Keitel), ufficiale degli ussari d’estrazione popolare, è una testa calda e ha un’autentica ossessione per le questioni d’onore. Ha appena vinto in duello il nipote del sindaco di Strasburgo, definito “volgare mangiacrauti” o giù di lì: come se nulla fosse, poche ore dopo gozzoviglia e si perde nel chiacchiericcio nell’elegante villa d’una signora.

 

Arrestato, per ordine del generale, dall’ufficiale D’Hubert (Keith Carradine), aristocratico e gentiluomo, l’alterato e offeso Feraud sfida a duello anche lui: duello che il rivale non può rifiutare, nel rispetto del codice che voleva che ogni sfida proveniente da un ufficiale di pari grado dovesse essere accettata. I duelli, intramezzati dalle campagne militari, si ripeteranno nell’arco di quindici anni: a piedi, a cavallo, con le sciabole e con le pistole. Mentre Napoleone insanguina l’Europa e conclude la sua parabola esistenziale nel confino di Sant’Elena, i duellanti, da tenenti che erano, diventano generali.

 

D’Hubert nel frattempo si sposa, e s’appresta, con soddisfazione, a vedere ripristinati i suoi antichi privilegi d’aristocratico; Féraud, fedelissimo bonapartista, rimane ai margini del sistema, livoroso e ferito.  

 

Appunti.

 

Esordio di Ridley Scott (classe 1937), “I duellanti” è stato premiato al Festival di Cannes del 1977 come miglior opera prima. Roberto Rossellini presiedeva la giuria internazionale.

 

Il produttore è il talent scout David Puttnam. Qualche anno più tardi, lancerà un’altra promessa del cinema inglese: Hugh Hudson, regista di “Chariots of Fire”.

 

“Prima de I duellanti ho provato per otto anni a realizzare un film. Ho lavorato su due sceneggiature, le ho preparate, ho provato a venderle…durante quel periodo facevo film pubblicitari: un giorno facevo un film d’epoca, il giorno dopo un film futurista. È questa la mia formazione, dunque non c’è nulla di sorprendente che io passi da I duellanti ad Alien”.

(Ridley Scott, intervista ai Cahiers du Cinéma, n. 339, 1982. Frammento citato da Ugo Casiraghi nel booklet dell’edizione in vhs de “L’Unità”).


Regia: Ridley Scott.

Tratto dal libro: “A set of six”, di Joseph Conrad.

Sceneggiatura: Gerald Vaughan-Hughes.

Direttore della fotografia: Frank Tidy.

Montaggio: Pamela Power.

Interpreti principali: Keith Carradine, Harvey Keitel, Albert Finney, Edward Fox, Diana Quick, Cristina Raines, Robert Stephens.

Musica originale: Howard Blake.

Produzione: David Puttnam.

Origine: Uk, 1977.

Durata: 95 minuti.

In rete:  Ridley Scott Fan. The Gods of Filmmaking.

 

Scott in Lankelot:


 


Lankelot Franchi, novembre 2003 - prima pubb: Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8010773202473

Commenti

http://www.lankelot.eu/?p=857 qua il libro di conrad.

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