La musica è un bene prezioso. Un uomo può perdere tutto, ma la musica lo accompagnerà sempre, ovunque vada. La musica è come un faro che illumina la vita, la rende speciale, degna di essere vissuta, e questo documentario musicale di Martin Scorsese sembra testimoniarlo in ogni inquadratura. La pellicola del regista americano, infatti è un omaggio appassionato e sincero al Blues, la "musica del diavolo", la musica dei "neri de Mississippi", che dietro la sua enorme carica emotiva nasconde tutta la rabbia di un popolo a cui è stato portato via tutto, ma al quale non potranno mai essere strappate via le radici e la cultura che lo legano alle lontane terre africane.
La ricerca delle radici, dei primi accordi suonati mentre si coltivavano i campi, là, verso il Delta del fiume; le testimonianze dirette dei protagonisti che hanno vissuto il Blues, che hanno amato il blues, che non possono vivere senza di esso. Un viaggio che parte dal fiume americano per approdare al Niger, in Africa occidentale, più precisamente a Mali, terra povera di risorse ma ricca di cultura e di esperienze, da raccontare e da insegnare.
Sorprende e stupisce questo documentario del maestro Scorsese. È un semplice esercizio di stile, l'omaggio appassionato di un regista alla musica che ascolta e che ama, ma nasconde tante piccole sfumature magiche e intriganti, mille facce di un prisma tutto da scoprire: a partire dalla stupenda ricerca di documenti rari, immagini incredibili e filmati inediti dei più importanti artisti delle origini della musica blues. Continuando con le scene nei campi sul Mississippi, tra contadini sfruttati e sottopagati in grado, però, di trovare riscatto nella musica dall'alienazione quotidiana; ancora con la splendida colonna sonora, impreziosita dai gioielli musicali di Robert Johnson, Son House, Muddy Waters, e tante altre sontuose interpretazioni live di artisti americani, africani, giovani e della generazione che il blues lo ha visto nascere; per finire con le imperdibili interviste agli artisti che la musica blues la percepiscono con le corde dell'anima e la portano sempre nel cuore.
Il documentario "Feels like going home", in italiano "The blues – Dal Mali al Mississippi", è il primo episodio girato – il secondo ad arrivare in Italia – della serie The Blues ideata dallo stesso Scorsese, che ha visto impegnati in altri lungometraggi registi del calibro di Wenders, Eastwood e Burnett, per un totale di sette episodi che rendono omaggio alla vera musica americana, che in realtà ha lontane radici africane.
Il film ha un taglio documentaristico-musicale: spesso viene usata la macchina a mano, il che crea un certo distacco nelle inquadrature, come se si trattasse di un semplice occhio di uno spettatore che osserva gli avvenimenti. Il regista utilizza un giovane chitarrista di colore di nome Corey Harris come viaggiatore – intervistatore - protagonista della storia.
La pellicola potrebbe essere facilmente considerata come una completa introduzione didattico-divulgativa sull’universo della musica blues: è completo, dettagliato, ne spiega le origini, il contesto, gli sviluppi iniziali
. Scorsese si serve del giovane per intraprendere questo viaggio catartico nel blues, tra musica, culture che si intrecciano e memorie popolari a confronto. In poco meno di un'ora e mezzo di film (soltanto 83 minuti) il regista ci delizia con intriganti paesaggi, efficaci interviste, struggenti frammenti live contemporanei e immagini e filmati di repertorio: si susseguono Muddy Waters, uno dei primi che col blues cominciò a guadagnare, esportando la musica al di fuori del Delta del Mississippi; poi Son House, in due frammenti d'epoca nei quali canta e suona con il suo stile caratteristico ma non sembra tanto sobrio; poi Robert Johnson, scomparso prematuramente a 29 anni, ma per sempre e da tutti ricordato per le sue meravigliose canzoni.
Un film sulla musica fatto soprattutto di musica, questo "The Blues - dal Mali al Mississippi" dimostra ancora una volta, dopo "L'ultimo valzer" e "New York, New York", l'amore del regista per la musica: e lo fa mettendo la stessa al servizio di tutti, pronta ad essere metabolizzata o, quantomeno, ascoltata, nella speranza di appassionare, coinvolgere, o soltanto informare il pubblico su questo genere musicale. Il film, infatti, non è solo per gli amanti del genere, anche se chi non ha mai ascoltato blues potrebbe trovarsi spaesato: è un film per chi ama la musica e vuole evitare di soffermarsi sulle apparenze delle note e dei ritornelli, e capire davvero cosa si nasconde alla base di un genere musicale ribelle e umano come il Blues.
Andare alle radici, insomma, come farà anche il protagonista del documentario, imponente e incredibilmente simpatico, con la sua folta chioma di capelli rasta: ed è così che, partendo dal delta del Mississippi, un aereo lo porterà dall'altra parte dell'Atlantico, in Mali, a toccare con mano quelle che sono le radici della musica che lui tanto ama, a conoscere e osservare quella gente tanto distante da lui in termini di spazio, ma tanto vicina come anima e cultura.
"Per comprendere se stessi bisogna conoscere le proprie radici, per sapere chi siamo bisogna sapere chi siamo stati", questo è ciò che ci dice il giovane chitarrista, alla ricerca delle radici del proprio sound: incontrerà, quindi, alcune figure carismatiche della musica africana, utili per comprendere e farci comprendere il parallelismo sottile e impercettibile tra le due civiltà, la somiglianza tra i suoni che in realtà sono totalmente diversi, ma accomunati dalla stessa voglia di cantare l'amore e la sofferenza. Collegando la musica africana al blues sviluppatosi sulla sponda opposta dell'oceano, figlio di schiavi di colore che avevano perso tutto per la mano colonizzatrice dell’uomo occidentale, erano stati spogliati e privati di ogni dignità, ma non poteva essere sottratta loro la CULTURA, l'unica cosa che un uomo non può mai perdere.
In questo viaggio alla scoperta delle origini della musica è bello perdersi e farsi trascinare dalla bellezza dei paesaggi, dalla fluidità della macchina da presa, dalla semplicità del modo africano e di quello sulle sponde del Mississippi. Una interessante e affascinante esperienza formativa, nella musica e con la musica, capace di farci riflettere e conoscerne di più sulla nascita di questo genere, offrendo spunti per riflessioni interessanti, imperdibili documenti di archivio, immagini uniche e tanto, tanto, tanto amore per la musica.
Regia:Martin Scorsese.
Soggetto:Peter Guralnick.
Sceneggiatura:Peter Guralnick.
Direttore della fotografia:Arthur Jafa.
Montaggio: David Tedeschi.
Interpreti principali:Corey Harris, Taj Majal, Pat Thomas, Sam Carr, Othar Turner & The Mississippi All-Star, Ali Farka Tourè, Habib Koitè, Salif Keita, Toumani Diabaté.
Produzione:Sam Pollard, Daphne A. McWilliams.
Origine:USA, 2003.
Durata:83 minuti.
Titolo italiano:"The Blues – dal Mali al Mississippi"
Antonio Benforte, 4 marzo 2005.
Recensione pubblicata originariamente su www.ciao.com.
Commenti
restiamo in tema di musica. grande film!
ecce archivio SCORSESE e codice ean;)
ahe.. vabbè ma dopo almeno 100 articoli dovrei ricordarmelo... invece nulla. :)
Noi siamo qui appositamente.
"ancora con la splendida colonna sonora, impreziosita dai gioielli musicali di Robert Johnson, Son House, Muddy Waters,"
> Allora la segnalazione ci sta tutta:
www.libreriauniversitaria.it/robert-johnson-got-blues-testi/libro/978886...
lo studio di MONGE sui testi di Robert Johnson, una mezza chicca uscita quasi un anno fa per Arcana.
"Una interessante e affascinante esperienza formativa, nella musica e con la musica, capace di farci riflettere e conoscerne di più sulla nascita di questo genere, offrendo spunti per riflessioni interessanti, imperdibili documenti di archivio, immagini uniche e tanto, tanto, tanto amore per la musica."
> ... alla "Buena Vista" di Wenders?
stesso gruppo di film proprio. se non sbaglio erano due di una serie di documentari fatti da registi famosi sulla musica.
come sempre, per il libro arcana, splendida copertina e splendido blu. Ceccato.
8, 5 il maestro Ceccato:). Inconfondibile.