Salvatores Gabriele

Amnesia

Autore: 
Salvatores Gabriele

Nomen Omen. Mai l'antica sapienza latina partorì detto di più autentica verità: mai come in questa circostanza la sua sostanza è confermata. Il titolo del film è infatti un auspicio, oserei dire, rivolto al pubblico in un momento di cordialità dal cineasta pentito. È come se invitasse i suoi ammiratori, Salvatores, a chiedere venia per questo peccato di maniera; questo almeno è quanto voglio sperare, disperatamente, per non ammettere che questa pellicola è una parentesi evitabile, un incidente di percorso noioso e spero privo di conseguenze sulla futura produzione del nostro talento.

 
Qualcuno vi racconterà che Amnèsia è il nome di una discoteca di un'isolotta edonista e frivola; per carità, non ascoltatelo. Accettate la mia interpretazione, e godetevi due ore di manierismi e barocchismi e spregiudicate ripetizioni e citazioni e autocitazioni con l'indolenza dell'ebete.

 
La struttura del film è particolarmente semplice: non esiste sperimentalismo, né tentativo di originalità né nella trama, né nelle scelte stilistiche, né nella fotografia, né nel montaggio, né nella sceneggiatura.

Gli attori sono i feticci, che dico, le marionette, ormai, del Salvatores: il solito nevrastenico e bizzoso e caricaturale Rubini, il solito piccolo borghese dalla superficie profonda Abatantuono, con l'amico inseparabile che sapete e neppure nomino, la trascurabile presenza della Stella di Muccino, qui definitivamente priva di espressioni e contraddistinta da un'interpretazione piatta e anonima, in linea con gli Ultimi Baci; la storia è quella di un regista di cinema porno, Abatantuono, raggiunto dalla figlioletta ormai diciassettenne, la Stella, dalla toscana; in un colpo solo, Salvatores giustifica la pessima dizione dell'attrice e la anomala monogamia interpretativa dell'Abatantuono: un attore, un'espressione, un personaggio.

Irresistibili gags, con attori in costume adamitico e falli in lattice che titillano il cinquantenne medio in crisi sessuale; il pubblico va in estasi.

Amico del pornografo è Rubini, archetipo mitico dell'emigrante italiano arruffone e sconclusionato, in sella ad una moto sgangherata; sogna la ricchezza fallendo nel tentativo di spacciare cocaina rubata ad un cadavere dopo un incidente. Che fantasia, amici miei. Che originalità.

 

Una volta conclusa come immaginate la parabola dei tre personaggi, storiella grottesca piccolo borghese, per annacquare ulteriormente il film Salvatores crea dei personaggi appena appena legati alla trama, con un espediente alla Magnolia, per intenderci; ed ecco la storia di un commissario vedovo e benestante, e del figlio acido e ribelle. Parla con una sinistra commistione di codice Burgessiano e Kubrickiano di Arancia Meccanica e di codice Salingeriano e post-Salingeriano da “Giovane Holden”. Esteticamente è perfetto: vestito alternativo pseudo trasandato, capeggia un gruppuscolo di amichetti adoranti e semi-maledetti; e indaga sulla psiche del padre, vedovo da poco, scoprendo, come vedrete, l'ennesimo delitto alla morale piccolo borghese.

 

La colonna sonora è piatta, con sporadiche eccezioni di rilievo; il soggetto è poverissimo, le battute interessanti o apprezzabili ancor meno. Alcune battute degli attori meriterebbero i sottotitoli, tanto male vengono pronunciate; che l'amnesia mi colga presto, come auspicato in partenza, e questa pellicola da noleggio forzato in agostane notti di quiete scompaia dai miei ricordi.
Un passo indietro rispetto al precedente filone "introspettivo" ed impegnato, da “Denti” a “Nirvana”; una commedia grottesca facilona e ultra commestibile, griffata da un grande regista in crisi di idee e forse di denaro. Come larga parte degli attori, temo. Da dimenticare. Superfluo.


 

Regia: Gabriele Salvatores.

Soggetto e Sceneggiatura: Andrea Garello, Gabriele Salvatores, Ramon Salazar.

Direttore della fotografia: Italo Petriccione.

Montaggio: Massimo Fiocchi.

Interpreti principali: Diego Abatantuono, Sergio Rubini, Martina Stella, Ugo Conti, Alessandra Martines, Bebo Storti, Ian McNeice.  

Musica originale: Bad Religion.  

Produzione: Maurizio Totti.

Origine: Italia, 2002.

Durata: 120 minuti.

 



Lankelot, G.F., marzo del 2002.

 

ISBN/EAN: 
8010020091980

Commenti

Integro: nella colonna sonora appaiono anche i Macaco e i Landmine Springs.

"Esteticamente è perfetto: vestito alternativo pseudo trasandato, capeggia un gruppuscolo di amichetti adoranti e semi-maledetti; e indaga sulla psiche del padre, vedovo da poco, scoprendo, come vedrete, l?ennesimo delitto alla morale piccolo borghese."

Di più: una storia di mediocri, di pseudo-qualcosa. Avevo apprezzato "Nirvana", un po' meno "Denti", semidigerito "Io non ho paura", questo proprio non l'ho tollerato. Ibiza giusta ambientazione, frivola come dici proprio tu.

"La struttura del film è particolarmente semplice: non esiste sperimentalismo, né tentativo di originalità né nella trama, né nelle scelte stilistiche, né nella fotografia, né nel montaggio, né nella sceneggiatura" >> praticamente non è un film di Salvatores, allora :-)

"Superfluo" > direi, se mantiene la tua introduzione. Sta per partire un "grandioso" progetto baoliano con retrospettiva su Salvatores al fine di integrare e arricchire il sito. A breve, su questi schermi. Ne parleremo,mi auguro

E andiamo!

"una commedia grottesca facilona e ultra commestibile, griffata da un grande regista in crisi di idee e forse di denaro".
Scrivi, e sono d'accordo per metà.

Gli anziani sono confusi e irrisolti; i giovani sono irritanti e sgradevoli: ma forse é racchiuso proprio in questa sgradevolezza il senso più inquieto del film. Salvatores, almeno, é un autore che continua a interrogarsi sui percorsi e sulle "eredità" umane.
Credo.

Raffaella

Non è il miglior Salvatores, ma neanche il peggiore. Sono curioso di leggere i pezzi di Paolo su Salvatores del quale, in passato, ma non su Lankelot (dove ho recensito solo l'ultimo, pessimo "Quo vadis baby?"), ho stroncato otto film su dieci, o quasi. Uno mi è veramente piaciuto (Mediterraneo), uno mi ha coinvolto emotivamente ("Io non ho paura", al di là del pessimo testo da cui è tratto il film merita), un paio l'ho trovati sufficienti appena (Amnesia, Nirvana), e il resto grosse boiate. Pur ritenendo Salvatores un ottimo regista, sia ben chiaro, erano le sceneggiature e gli attori che non stavano in piedi (Sud, Puerto Econdito, Denti, Turné etc..).

Non è il peggiore Salvatores? E cosa c'è di peggio dell'ennesima strana scelta Abatantuono-Ugo Conti? E di una sceneggiatura che non ha niente da dire, e non sta sinceramente in piedi, a differenza di quella di Denti - che tu nomini in modo direi inappropriato; ha solo una cosa, quel film, la trama: il libro di Starnone - e di Turné?
Non so. "Nirvana" è miglia oltre questa roba, per una quantità di ragioni che non basterebbero due saggi a spiegare. Per carità, magari li hai visti davvero più di due volte o li hai magicamente interiorizzati al volo e quindi sai spiegarci le tue argomentazioni. Sulla base delle mie esperienze estetiche, posso assicurarti che mettere sullo stesso livello Amnesia e Nirvana è quantomeno grottesco.

Non li metto sullo stesso piano, sono film assai differenti. Dico che il ritorno di interesse che ho provato era più o meno simile. Se devo scegliere meglio Nirvana (che ho visto più volte e che ben ricordo), ma non con grande distacco su Amnesia (visto solo una volta). Sia ben chiaro, nel complesso sono due film trascurabili, la classifica è tutta interna all'opera di Salvatores. Mi sa che su Denti abbiamo il giudizio più divergente, per mè è il peggior Salvatores, insieme a Sud e Puerto Escondito. Concludendo, è chiaro che il nostro non è tra i miei registi preferiti, anche se, come ripeto, non per mancanza di talento, ma per pessime sceneggiature, soprattutto.

Perfetto. Aspetto quindi opportuna e argomentata stroncatura di Denti, da lettore dico.

Si, ok, vedrò di scriverla prima o poi;)

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