“Non capita a molti di dover affrontare il fatto che in certi casi e in certi momenti si è capaci di qualsiasi cosa”. (da Chinatown di Roman Polanski). Paulina è una sopravvissuta. A seguito della caduta di una dittatura, in un imprecisato paese del Sud America, la donna si ritrova ad essere una delle poche vittime sopravvissute alle camere di tortura. Suo marito Gerardo è un ex rivoluzionario, ora ministro della giustizia ed incaricato di indagare sui crimini della precedente dittatura militare. Ma la commissione d’inchiesta di cui è a capo può perseguire soltanto i criminali che si sono macchiati d’omicidio. Paulina ed il marito sono a teatro. Un quartetto da camera sta suonando il Quartetto n. 14 di Schubert, ovvero La morte e la fanciulla. Paulina è visibilmente scossa: era quella musica che un torturatore le faceva ascoltare mentre la seviziava. Lei non l’ha mai dimenticato. Non ha mai visto in faccia il suo aguzzino – lui la teneva incappucciata – ma ricorda che era un medico e che amava citare Nietzsche.
E’ notte. Adesso Paulina è in casa da sola e attende il marito per cena. Vivono in un piccolo cottage su una scogliera. Gerardo arriva poco dopo. Ha forato una gomma e uno sconosciuto si è offerto di riaccompagnarlo a casa. E’ il dottor Miranda, un medico che abita a pochi chilometri dalla loro casa. Gerardo e il dottor Miranda chiacchierano amabilmente sul portico. Quando Paulina sente la voce del dottore sussulta violentemente ma non dice nulla. Il dottore va via ma poco dopo ritorna con un pretesto a bussare alla loro porta. Paulina non ha dubbi: ha riconosciuto la voce del suo vecchio aguzzino. In un gesto impulsivo la donna ruba la macchina di Miranda e fugge via. I due uomini sono costernati ma continuano a bere e chiacchierare amabilmente. Il dottore cita Nietzsche. Miranda incoraggia Gerardo a parlargli dell’inchiesta che gli è stata affidata. E’ un caso? Oppure sta mettendo in atto un piano preciso? Paulina ormai lontana perquisisce la macchina del dottore. Incredibilmente, trova una copia de La morte e la fanciulla. Non ha più alcuna incertezza. Torna a casa, tramortisce il dottore e lo lega ad una sedia sotto lo sguardo allibito del marito. Paulina spiega al marito la sua tesi e la citazione di Nietzsche e il riconoscimento della voce fanno vacillare Gerardo. Ma il dottore continua a negare. Intanto però sorgono altri problemi. Il nuovo presidente telefona e dice a Gerardo di aver mandato due guardie del corpo che dovrebbero arrivare all’alba. Il processo al dottore può cominciare ma tutto dovrà finire in poche ore. Miranda continua a negare tentando di far leva sulla razionalità di Gerardo che ha assunto il ruolo di suo difensore. Ma più che un avvocato l’uomo deve fare la parte del domatore. Paulina, infatti, minaccia di uccidere il dottore se questi non registra davanti a lei una confessione su nastro. All’alba, dopo una notte che avrebbe fatto impallidire il processo di Norimberga, Paulina trascina il dottore sulla scogliera, promettendogli una morte certa se non cede al suo ultimatum. Il dottore confessa. Paulina è stremata e sotto shock. Lei ed il marito vanno via abbandonando il dottore illeso. Regia: Roman Polanski Sceneggiatura: Rafael Yglesias, Ariel Dorfman, da una pièce di Ariel Dorfman Produzione Thom Mount, Josh Kramer Fotografia: Tonino Delli Colli Montaggio: Hervé de Luze Scenografia: Pierre Guffroy Costumi: Milena Canonero Musica: Wojciech Kilar Interpreti: Sigourney Weaver (Paulina Escobar), Ben Kingsley (Dottor Miranda), Stuart Wilson (Gerardo Escobar) Titolo originale: The death and the maiden Anno: 1994 Durata: 103’ Se Chinatown è per molti il capolavoro di Polanski – almeno del suo periodo anni ’70 -, allora La morte e la fanciulla è il suo degno successore. Il regista dimostra di offrire il meglio di sé quando si cimenta nei film politici. La morte… si colloca accanto ai successi de Il pianista e del sopraccitato Chinatown e sulla loro onda “impegnata”. E’ una sceneggiatura compressa, in primo luogo per la scenografia – definito “film da camera” per le ambientazioni concentrate nel cottage -, claustrofobia e per l’ottimo bianco&nero che rende bene l’idea del dramma psicologico – o del thriller, del noir, come voglia il lettore. In secondo luogo per il ruolo che Polanski decide di dare alle contraddizioni nel film. Attenzione: nel film, non del film. Il film è uno dei più lucidi del regista, il quale gioca a fare il giocoliere con sospetti e dubbi, gli attori – un grandissimo Sir Ben Kingsley – roteano in un complicato equilibrio(apparente). Il fulcro della storia è lo scambio dei ruoli dei protagonisti: Paulina da vittima diventa carnefice, il dottor Miranda da carnefice vittima e di nuovo carnefice. Gerardo, che in un primo momento sembra essere il più forte della coppia, passa ad un ruolo passivo, alla mercé della moglie in cerca di vendetta. In questo walzer di ambiguità è tuttavia Polanski a condurre i balli; considerato la logica ed la coerenza del film, direi che non è merito da poco. Protagonista tematico del dramma è il dialogo perché, citando una delle mie autrici preferite, Amelie Nothomb, il dialogo è la forma che più si avvicina alla tortura. Il regista deve essere d’accordo. La storia ha una vaga struttura circolare e gioca su continui rimandi al passato – prossimo e non. Il dottor Miranda è legato e bendato da Paulina, la quale quindici anni prima era stata a legata e bendata a sua – un esempio di scambio delle parti; l’inizio e la fine del film sembrano essere superficialmente uguali: nell’epilogo i protagonisti si trovano nuovamente nel teatro, La morte e la fanciulla risuona ancora una volta. Ma nei personaggi qualcosa è cambiato. Paulina, in un modo o in un altro, ha soddisfatto il suo bisogno di vendetta e può riprendere a vivere, il dottor Miranda appare affranto. Ma lo spettatore non è altrettanto fortunato e il suo “male” è la maledizione del dubbio. Innocente o colpevole? Il dottor Miranda ha davvero deciso di confessare le sue orrende colpe per liberarsi la coscienza da un macigno di rimorso? Oppure ha solamente dato alla sua aguzzina ciò che ella desiderava per salvarsi la vita? Menzogna salvatrice o confessione disperata? (Grazie per questi dubbi, Roman!) Ma forse l’importante è che Paulina possa di nuovo ascoltare quella musica senza sussultare dal terrore. Forse anche il dottor Miranda, innocente o colpevole che sia, ha imparato qualcosa dall’esperienza di quella notte. Che al mondo niente è come sembra. Che non esiste solo il proverbiale bianco o nero. Che forse quello che ci uccide davvero è l’incomunicabilità. Filmografia di Polanski: Il grosso e il magro (1961); I mammiferi (1962); Il coltello nell'acqua (1962); La collana di diamanti (1964); Repulsion (1965); Cul-de-sac (1966); Per favore... non mordermi sul collo (1967); Rosemary's baby (1968); Macbeth (1971); Che? (1973); Chinatown (1974); L'inquilino del terzo piano (1976); Tess (1979); Pirati (1986); Frantic (1988); Luna di fiele (1992); La morte e la fanciulla (1994); La nona porta (1999); Il pianista (2002); Oliver Twist (2005).
Commenti
(non ha caricato le foto. Abbiamo il server ballerino... prova a caricarle, provvisoriamente, da url esterno e non via server. Domani leggo il tuo pezzo, dal titolo chiaramente dedicato a Schiele;).
ave!)
E forse ci siamo...
Niente, Paolo. Ma il testo c'è. Ora vedo di fare qualcosa...
Intanto ho reimpaginato...
Ecce locandina mit tag: "cinema" (fondamentale...)
"Che al mondo niente è come sembra. Che non esiste solo il proverbiale bianco o nero. Che forse quello che ci uccide davvero è l?incomunicabilità" > interessante davvero. Segno questo Polanski tra i dvd da recuperare e a discreta velocità, roba di qualche mese e rimedio. Sono molto contento per le tue prime pubblicazioni su Lanke, Paolo. Grazie per essere con noi.
Felice IO di esser con VOI e poter dire (e soprattutto leggere!!!) qualcosa di interessante. Volevo chiederti dove posso trovare "Disorder-Unknown pleasures". Sono incuriosito dai numerosi commenti e dall'articolo. ;0)
A Roma è da Odradek. Altrimenti via sito de Il Foglio, qui:
http://www.ilfoglioletterario.it/disorder.htm o tramite IBS o 365 Bookmark. Altrimenti - e preferirei - mi scrivi una mail al solito indirizzo e provvedo io, come segno di buon auspicio per la tua presenza da queste parti, e per ogni futura interazione in contesto lankelot.eu.
Salut, cura ut valeas!
gf