Guillaume e Bertrand, giovani studenti universitari, conoscono una ragazza in un caffè parigino. Lei è Suzanne e si prende subito una cotta per il primo, più grande e intraprendente dell’amico. Ma la storia tra i due non ingrana, perché lui ha solo voglia di divertirsi, mentre lei è perdutamente innamorata. Bertrand è il terzo incomodo e la storia passa spesso al vaglio del suo giudizio – di parte e maschilista – che giudica superficialmente Suzanne una ragazza facile, solo perché ha passione e desiderio da vendere e ama Guillaume dal primo giorno che l’ha visto. Ma quest’ultimo non ne vuole sapere e si prende gioco di lei, coinvolgendo spesso il compare in situazioni imbarazzanti. La storia tra Guillaume e Suzanne finisce e Bertrand diventa indirettamente confidente della ragazza, anche perché interessato all’amica Sophie. Poi, all’improvviso, Suzanne scompare. Qualche giorno dopo, il nostro la ritroverà innamorata e sposata con Frank.
Inferiore al precedente per immediatezza e ispirazione, il secondo racconto morale di Rohmer approfondisce ancora una volta le dinamiche dell’amore mediante la psicologia maschile, quella di Bertrand. Anche qui il regista opta per la voce over, tuttavia la funzione svolta appare sostanzialmente diversa rispetto al primo racconto. Bertrand non prende mai davvero parte nella vicenda, ma si limita alla contemplazione: osserva i fatti da attento cronista e riporta fedelmente al pubblico gli aspetti salienti della carriera sentimentale di Suzanne. Ogni tanto si risolve in qualche commento e nessuno di questi è così esaustivo come quello finale, che quadra il cerchio sull’intera storia e ci consegna la morale della storia: la tanto bistrattata Suzanne riesce a trovare finalmente un uomo e un marito che la ama e la rispetta come mai hanno fatto i due studenti, dimostrandosi in un sol colpo più matura di loro e unica vera artefice del proprio destino. E se nel finale del racconto precedente l’uomo usciva incolume e vincitore e senza macchia, qui deve capitolare e ammettere i propri torti: solo alla fine Bertrand capisce quanto erano errati i propri giudizi sulla ragazza e si “redime” davanti all’autonomia e alla superiorità della donna.
Cinquantaquattro minuti bastano a dirci quanto è impalpabile la realtà delle cose, anche quando tutto scorre sotto i nostri occhi senza strappi e senza rotture, in assoluta e dimessa linearità. Il nostro sguardo è quello di Bertrand, troppo ingenuo e inesperto per riconoscere a diciannove anni le sfumature complesse della vita, ma che alla fine impara comunque la lezione, quella a cui era sfuggito il protagonista de "La fornaia di Monceau". Ed è proprio questa la sostanziale differenza tra i due racconti: se nel primo, il personaggio principale è troppo antipatico per aspirare a un'immedesimazione da parte del pubblico, in questo secondo capitolo Bertrand nutre la simpatia dello spettatore, perché in fin dei conti è puro e sincero e paga il prezzo degli errori che ha commesso, pentendosi nel monologo conclusivo.
I tre interpreti principali – Catherine Sée, Philippe Beuzen e Christian Charrière – consumano qui la loro prima e unica partecipazione cinematografica, dimostrando l’adesione totale di Rohmer alle scelte autoriali di quegli anni ricchi di sperimentazione e improvvisazione. Il produttore è Barbet Schroeder, il dongiovanni di Monceau, adesso anche regista e produttore “blockbuster” in America.
Regia: Eric Rohmer. Soggetto e sceneggiatura: Eric Rohmer. Direttore della fotografia: Daniel Lacambre. Montaggio: Jacquie Raynal. Produzione: Barbet Schroeder. Origine: Francia, 1963. Durata: 54 minuti. Titolo originale: La carrière de Suzanne.
Commenti
Franco quando puoi, intervieni. Se modifico il carattere si sfasa tutto!
Ho ridotto il formato e piazzato una locandina visibile. Vedo con piacere che siamo in pieno revival-Rohmer:). Di che anno era, questo?
Come l'altro..1963. Mi hai provocato e adesso uno dopo l'altro ti pubblico, sempre se riesco a reperirli, i sei racconti morali del grande genio francese:)
Ho inserito l'anno. Scoprirò questo "genio" assieme a te, a questo punto - dopo il mio fallimentare incontro con Incontri a Parigi, sono curiosissimo. Intanto vedo che fa le stesse trame da 32 anni, mica male.
Il regista più coerente della storia del cinema:)
ahahahah:)))
"Il produttore è Barbet Schroeder, il dongiovanni di Monceau, adesso anche regista e produttore ?blockbuster? in America".
> e questo cosa ti suggerisce? Eh...
E' morto Eric Rohmer (ANSA)
E' morto Eric Rohmer
(ANSA) - ROMA, 11 GEN - Il regista Eric Rohmer e' morto a Parigi all'eta' di 89 anni, uno dei grandi registi della Nouvelle Vague. Laureato in Letteratura nel 1942, esordi' con un cortometraggio perduto ('Diario di uno scellerato') nel 1950. Nove anni dopo firma il primo film 'Il segno del Leone'. La sua carriera si organizza secondo tre grandi cicli: 24 film in 50 anni. Venne premiato sia al Festival di Cannes sia in quello di Venezia.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/01/11/visualizza_ne...
[rohmer, la carriera di
[rohmer, la carriera di suzanne] articolo ripreso su TNT Village: http://www.tntvillage.scambioetico.org/index.php?showtopic=237542