Benvenuti nella Città del Peccato
Peccato per lo spettatore...Questo non è un film. Questo è un esercizio di stile. Ma non un esercizio per il regista - per Rodriguez è già una parola di un certo peso, regista -, sia chiaro. E' in realtà una prova grammatico-linguistica per lo spettatore. Certo non si parte nel migliore dei modi. Si provi ad immaginare per un attimo questo povera vittima dei media: esce di casa spegnendo a malincuore il televisore; gli tocca fare la fila al cinema, tra teenager scalpitanti ed appassionati di fumetti e semplici curiosi suoi pari, solo per entrare nella Città del Peccato; si accomoda sulla poltroncina aspettando di sorbirsi due ore di tormentato bianco&nero, psicologie perverse, patologie criminali ed eroi tenebrosi. E invece trova questo.
Esercizio di stile. Ovvero provare a trovare nuovi aggettivi ed avverbi per descrivere il film, sequenza dopo sequenza. Le parole giuste per definire la piattezza dei personaggi, le personalità monocrome degli eroi milleriani. Per lo spettatore è una sorpresa se non uno shock. Ma, incredibilmente, questi riesce ad appassionarsi anche a codesto gioco malsano. E' un po' la fortuna di certi programmi del palinsesto televisivo quotidiano.
Proviamo a giocare...
Il film è diviso in tre episodi animati da personaggi diversi. Dopo un breve prologo facciamo la conoscenza di Marv, un Mickey Rourke pompato e muscoloso che - per rimanere in ambito fumettistico - ricorda in maniera impressionante La Cosa. Marv sfoggia una varietà di cerotti emostatici facciali ed una morbosa attrazione per gli impermeabili. Nonchè un vocabolario con espressioni a dir poco ridicole tipo: "Avrei dovuto mollartene una ma io non picchio le signore!" - "Ho la confusione mentale..." - " Non sapete fare di meglio, mammolette?!". Ed ecco che la prova linguistica ha inizio. Marv è: a) Abnormemente banale - b) simpaticamente troglodita - (c un personaggio piatto quanto un australopiteco?
Lo spettatore inizia a divertirsi.
Il secondo episodio vede come protagonista il semi-sconosciuto Clive Owen nei panni del bel tenebroso Dwight, una specie di Keanu Reeves-Neo in Matrix però più tamarro, spolverino di pelle nero e scarpe da skater - è interessante notare che l'unico dettaglio a colori di Dwight sono proprio le calzature; pubblicità subliminale o tentativo di distogliere l'attenzione dall'espressione atavica dell'attore? A fargli da spalla è il tenente Jack Rafferty, un Benicio Del Toro ben sopra le righe, un unico ghigno imbecille. I due finiranno ovviamente per scontrarsi ma è arduo seguire l'intreccio della trama. Meglio per lo spettatore concentrarsi sul gioco. Cosa può suggerire allo spettatore l'essenza misogina - o quantomeno maschilista - del film? a) il fatto che la fidanzata di Dwight sia una cameriera picchiata da Benicio Del Toro e praticamente un ottimo oggetto di studio di un ornitologo? - b) Il fatto che l'ex amante del suddetto sia una Rosario Dawson in versione prostituta in completo in latex, che muove più sedere che lingua in tutto il film? - c) Il fatto che l'unica donna a non essere dipinta come una battona nel film è una psicanalista lesbica che viene falciata da una mitragliata poco dopo il decimo minuto di proiezione?
Il gioco si fa duro.
(Fa una comparsata dietro alla macchina da presa anche l'enfant terrible di Hollywood Quentin Tarantino. Il suo contributo non si può certamente dire prezioso per lo sgangherato film. Sette (7!) minuti di car-cam per un dialogo pulp - molto pulp, pure troppo - tra Owen al volante e Del Toro stecchito. "Morto è morto... Stronzo è stronzo... Parlare, parla". Che l'eleganza non era il punto forte di Tarantino lo sapevamo già. In ogni caso sette minuti sembrano un po' pochini... I geni, si sa, sono essenziali.)
Rush finale!
Incontriamo finalmente l'acciaccato Bruce Willis, nei panni di un detective avanti negli anni che si ritrova a proteggere una bambina che già aveva salvato parecchi anni prima. Ma, sorpresa delle sorprese! La bambina, un tempo gracile e timida, adesso altri non è che la statuaria Jessica Alba! Lo spettatore sgomento assiste ad ondeggiamenti di bacini, rotazioni di lazzi da cavallerizza ed espressioni che ricordano quelle di carpe giapponesi cresciute in cattività. - Ricapitolando: le figure femminili nel film sono prostitute, lesbiche (evidentemente definizione mostruosa nella testa di Rodriguez), cameriere facilone e, come nel caso della Alba, spogliarelliste. Quello che incute perplessità allora è il fatto che abbiano dato del misogino a Sergio Leone. Cosa dovrebbero dire di Bob?
Il lettore è scosso da tremori incontrollabili. La tensione sale inesorabilmente fino a che fa la sua comparsa un fantomatico Uomo Giallo. Questo ennesimo cattivo rapisce la bella Jessica Alba, con ovvie intenzioni. Naturalmente il roccioso Willis riesce a trarla in salvo, non prima però di castrare - evidentemente punizione assoluta e definitiva secondo il regista, perchè "Senza strumento che vuoi fare?" - questo pedofilo agrumomorfo. Toccante. C'è pure il tema del sacrificio - abbastanza forzato, credo -, il vecchio che muore per far sopravvivere il giovane.
I riferimenti a L'avvocato del diavolo, a Gli Intoccabili, a City of Ghosts, ad una dozzina di noir anni '40 possono competere con la realtà di un film che sembra uscito dalle pagine patinate di Vogue?
O Sì O No
Tratto dall'omonimo storico fumetto di Frank Miller, il film ha richiesto uno smodato uso del green wall (perdonate la probabile scorretteza del nome). In pratica la totalità degli scenari e della scenografia è stata realizzata utilizzando effetti digitali e tecnologie software. Se LaChapelle avesse voluto dirigere un film probabilmente sarebbe stato Sin City. Visivamente, infatti, il film è un'esperienza godibilissima, a tratti perfino pecoreccia (la testa di Benicio Del Toro nel water diventerà un cult). E' più o meno una tendenza familiare al cinema degli ultimi cinque anni, il cosiddetto Mtv-movie, con una regia a metà tra il videogame e il videoclip. La cinepresa gira e gira, rocambolesche evoluzioni ed un gran divertimento nel giocare con luci e colori. Un po' la sindrome di Matrix e delle ultime produzioni sui supereroi redivivi. De gustibus, naturalmente. Ma non si provi a spacciarlo per un noir, per pietà!
I personaggi marginali - di quelli centrali vi sarete fatti un'idea - sono a dir poco insulsi, bidimensionali quanto e forse più di quelli originali su carta. Offrono comunque una galleria hollywoodiana di faccie vecchie e nuove. uello che però lascia sbigottiti è la firma di Miller accanto a quella di Rodriguez. Se le sequenze snervanti del film possono ricordare la tensione delle storie a fumetti, la piattezza dei personaggi, i luoghi comuni da quattro soldi, la violenza inutile e trita, non possono non far storcere il naso ai fedeli fan del black comic - né allo spettatore di cui si parlava prima.
Gran spiegamento di forze per un giocattolo grosso, luccicante e di dubbio gusto. Meglio Constantine, se è per quello.
Titolo originale: Frank Miller's Sin City Regia: Robert Rodriguez & Frank Miller Sceneggiatura: Robert Rodriguez, Frank Miller & Quentin Tarantino Soggetto: tratto dalla graphic novel "Sin City" di Frank Miller Musica: Robert Rodriguez, John Debney & Graeme Revell Interpreti principali: Bruce Willis, Mickey Rourke, Clive Owen, Jessica Alba, Benicio Del Toro, Brittany Murphy, Elijah Wood, Rosario Dawson, Josh Hartnett
Commenti
Ho letto recensioni di delirante consenso, così - visto che lo passavano su Sky - mi sono messa nella quasi buona disposizione d'animo di vederlo. Mezzora dopo ero sul mio ultimo romanzo.
Spiacente, signori, non è cosa (in tutti i sensi) che fa per me.
Il "dubbio gusto" dell'ultima riga trova la mia totale e incondizionata approvazione.
Mi trovo in totale disaccordo con la tua analisi.
Comunque spieghi con chiarezza e logica i motivi che ti hanno portato a dire "non è cosa" e sono gli stessi che a me hanno fatto esprimere il contrario. ottima analisi.
Quasi del tutto in disaccordo. Un film forte e non banale, né stilisticamente né per i personaggi. Non sono tutti allo stesso livello, d'accordo, ma Mickey Rourke è perfetto in quel ruolo. Marv, del noir, ha solo il loser, ok, comunque assolutamente non superficiale come personalità. Il mio preferito. E poi ce ne fosse di violenza al cinema con quel valore scenografico e atmosferico e tremendo. Ce ne fosse.
2 & 3: per questo adoro le menti lankelottiane. Commenti mai scontati e critica costruttiva ed intelligente. :-) Ho apprezzato il film a livello estetico, non come struttura della storia (Ma va?)
E' il fumetto (con un vago accenno al movimento). Ne più ne meno.
Frank Miller resta un genio, se Batman o DareDevil non sono del tutto defunti sotto l'egida della DC é solo grazie a lui (per Batman diamo una parte di merito a quell'altro ragazzaccio di Burton che ha saputo trasporre su schermo, e dico magnificamente, le armosfere gotiche de Il ritorno del Cavaliere Oscuro).
Film non visto e che a naso non mi intriga(va). Capisco che il fiuto, con l'età, possa pure dare cenni di cedimento. Poi dico dopo aver letto "Se le sequenze snervanti del film possono ricordare la tensione delle storie a fumetti, la piattezza dei personaggi, i luoghi comuni da quattro soldi, la violenza inutile e trita, non possono non far storcere il naso ai fedeli fan del black comic - né allo spettatore di cui si parlava prima. " diciamo che. Me ne posso stare anche a casa. Magari in un pub. Non certo a vederlo
Premesso che non sono tendenzialmente ostile a "esercizi di stile" . Poiché anche quelli se saggiamente programmatti ed indirizzati, hanno una loro funzione nella complessa dialettica della comunicaizone artistica o come la si voglia chiamare.
La mera retorica del "pasticcio" più o meno sapientemente combinato tuttavia è un gioco pericoloso e difficile che richiede arte e sapienza. Insomma, non è facile.
Un film di puro intrattenimento. Non male, ma neanche troppo interessante. Non conosco il fumetto e non posso pertanto fare paralleli.
Colto l'occasione. Posso suggerire una lettura?
Conversazione sul fumetto. Di Frank Miller e Will Eisner.
"Se LaChapelle avesse voluto dirigere un film probabilmente sarebbe stato Sin City. Visivamente, infatti, il film è un?esperienza godibilissima, a tratti perfino pecoreccia (la testa di Benicio Del Toro nel water diventerà un cult). E? più o meno una tendenza familiare al cinema degli ultimi cinque anni, il cosiddetto Mtv-movie, con una regia a metà tra il videogame e il videoclip."
> molto chiaro, molto lucido, molto intelligente; e superbo l'accostamento a LaChapelle, ricordo una mostra a Roma qualche anno fa, mi era rimasto decisamente impresso. Per diverse ragioni - colori, kitsch, culto per la personalità di chi ha due dimensioni - che sento riecheggiare nel tuo scritto. Se guarderò questo film - purtroppo non conosco il fumetto originale, parto con grave handicap - sarà per sorridere e distendermi, cazzeggiando.
Bella la scrittura di Castronovo, mi sembra tu stia crescendo parecchio. Grazie per queste opportunità di condivisione.