AMORE E PSICHE
Il cinema volge lo sguardo all’indietro e rispolvera un passato coperto da una fitta coltre di nebbia, dal manto scuro del silenzio, dal gelo dei ricordi sottaciuti e restituisce a Sabina Spielrein il suo ruolo nella storia, troppo frettolosamente dimenticato, sacrificato in nome del futuro della psicanalisi, all’ombra del grande Freud e del suo pupillo Jung.
Faenza onora la memoria di una donna della cui esistenza molti si erano affrettati a cancellare le tracce, una donna in grado di sfidare le grandi personalità del suo tempo e attraverso il cui sguardo il regista riesce a tratteggiare il lungo e faticoso percorso della psicanalisi sin dai suoi albori, descrivendo, con il distaccato disincanto delle sue ambientazioni solo apparentemente secondarie rispetto alla vicenda narrata, la situazione politica della Russia e dell’intera Europa di quegli anni, schiacciate nella morsa dei regimi totalitari e realizzando, quindi, una pellicola che diventa un ritratto a tutto tondo di una giovane ebrea speciale, di un’intellettuale la cui immagine, a torto, è stata a lungo imprigionata nella semplice figura dell'amante di una delle grandi menti del ventesimo secolo.
All’interno di “Prendimi l’anima”, infatti, il legame che unì il più famoso allievo di Freud alla sua paziente, costituisce semplicemente il punto di partenza, il pretesto per fare luce su un personaggio relegato ai margini, eliminato in qualità di presenza scomoda, messo addirittura a tacere dal padre della psicanalisi, desideroso di difendere la nuova scienza e noncurante del fatto di immolare, col suo comportamento, una vittima sacrificale sull’altare del falso perbenismo proprio della società borghese.
Faenza prende spunto dall’affascinante lettura di “Diario di una segreta simmetria”, opera contenente il carteggio Jung-Freud-Spielrein (la cui prima pubblicazione risalente a soli 26 anni fa, è stata curata dal professor Aldo Carotenuto, in polemica con il regista circa la paternità del soggetto del film), ma le sue ricerche si spingono oltre, consapevole della pubblicazione frammentaria dell’antica corrispondenza tra i tre ai danni della giovane donna. Del resto, mentre le lettere di Sabina furono rivelate integralmente, quelle di Freud vennero accuratamente selezionate dalla famiglia Jung che ne scartò diverse, mantenendole segrete. Le missive e l’enorme bibliografia a disposizione, dunque, diventano input, inviti ad allargare il campo di azione e ad indagare anche e soprattutto sugli eventi che caratterizzarono gli anni successivi la relazione tra il medico e l’ex paziente e che videro Sabina completamente protagonista dei propri giorni. Lasciata la Svizzera, e con nel cuore l’ardente passione per Jung, infatti, la Spielrein dedica la sua vita alla psicanalisi fondando quello che sarà poi conosciuto come “l’asilo bianco”, all’interno del quale sperimenta metodi innovativi educando i bambini in un clima di attenta libertà, che consente loro di apprendere senza costrizioni e di raggiungere il pieno sviluppo superando disagi ed inibizioni. Da isterica anoressica, pertanto, Sabina si trasforma in affermata terapeuta, spalanca le porte del centro di cura per malati di mente “Burgholzli” di Zurigo e afferma la sua dignità di donna, passando dall’insistente desiderio di suicidio ad una vita intensa; dall’ossessione grafomane del suo diario alle importanti pubblicazioni in ambito medico; dalla masturbazione alla passione violenta sino, poi, ad approdare, all’amore e, in ultimo, al tepore della maternità.
E la pellicola percorre con estrema sensibilità le tappe di questa sua straordinaria evoluzione, di questa eroica metamorfosi che la vede trionfare sulle debolezze della sua psiche allucinata, sulle sue ipocondrie, sui suoi fantasmi, sulla sua dolce fragilità. Una fragilità che le consente di crescere continuamente in bilico tra l’estasi e il baratro, una fragilità che diventa forza e denuncia la patologia di Jung: il suo disagio e la sua crisi, la sua debolezza e i suoi tormenti, la sua insicurezza e le sue frustrazioni, il suo complesso di inferiorità nei confronti del maestro e la sua forzata dipendenza da quest’ultimo….
Faenza, dunque, racconta la storia di due anime legate dalla psicanalisi; la storia di due malati che si sostengono a vicenda; la storia di un’isterica che diventa medico e di uno psicanalista che, nel corso della terapia alla sua paziente, si manifesta disturbato almeno quanto lei, e attraverso le scarne sequenze del suo film, mette in evidenza il coraggio di Sabina nonché lo spessore della sua personalità, contrapposta a quella di Jung, incapace di prendere consapevolezza del suo male. Lei vive la malattia, lei accetta il suo aiuto, si lascia curare, lui, invece, schiavo dell’immagine che il suo camice bianco proietta sul mondo, pronto a riconoscergli il ruolo di luminare della nuova scienza, conserva i suoi traumi infantili ed i due anni in clinica non basteranno a sanare le sue ferite: vittima del suo stesso ruolo, resterà per sempre lesionato.
“Prendimi l’anima”, pertanto, costituisce il suggestivo tributo del cinema italiano alla verità storica, rappresenta l’ammirevole tentativo di rompere squallidi silenzi celati dietro la falsa causa del progresso e di far emergere realtà rimaste per troppo tempo sconosciute. Le immagini si susseguono regalando lunghi momenti di riflessione e squarciando le tenebre che avvolgevano la vicenda, riportata sul grande schermo, con raffinata intensità, da parte di un uomo che si conferma tra i grandi maestri del nostro cinema d’autore.
Regia: Roberto Faenza.
Soggetto: Roberto Faenza.
Sceneggiatura: Roberto Faenza, Gianni Arduini, Elda Ferri, Hugh Fleetwood, Giampiero Rigosi. Direttore della fotografia: Maurizio Calvesi.
Montaggio: Massimo Fiocchi.
Interpreti principali: Iain Glen, Emilia Fox, Craig Ferguson, Jane Alexander, Daria Galluccio.
Musica originale: Andrea Guerra.
Scenografia: Giantito Burchiellaro.
Costumi: Francesca Sartori.
Produzione: Elda Ferri.
Origine: Italia, 2003.
Durata: 102 minuti.
Articoli e approfondimento: Italica Rai / Godot News / StradaNove / Repubblica / Spietati.
Angela Migliore, gennaio 2005.
Commenti
Lo vidi all'epoca dell'uscita perchè il tema mi interessava. Il mio giudizio è negativo, sotto tanti punti di vista. Primo, la sceneggiatura inconsistente e una immotivata lentezza narrativa. Secondo, le prove degli attori. Terzo, la pessima regia di Faenza. Quarto, essendomi interessato parecchio alla vita di Jung, alcune alterazioni alla reale vicenda.
Un solo piccolo appunto, Angela, che poi più che appunto è un rilievo che rientra nel giudizio personale:
"Il cinema volge lo sguardo all?indietro e rispolvera un passato coperto da una fitta coltre di nebbia, dal manto scuro del silenzio, dal gelo dei ricordi sottaciuti e restituisce a Sabina Spielrein il suo ruolo nella storia, troppo frettolosamente dimenticato, sacrificato in nome del futuro della psicanalisi, all?ombra del grande Freud e del suo pupillo Jung".
Freud e Jung sono due autori che ho studiato parecchio, per necessità e curiosità. Ti garantisco che il grande era Jung, non Freud, che ha avuto il solo "merito" di elaborare una teoria sull'incoscio che attingeva (rubava, per essere precisi) a piene mani dal grande Friedrich Nietzsche. Jung, con la sua psicologia analitica o del profondo, fu il vero genio dell'inconscio. Basta leggere i loro testi (certo, avendo basi e studi psicologici alle spalle, ma anche letterari) e ci si può fare una idea in merito.
Non sono abbastanza preparata per smentire o confermare. Leggerò, in futuro. Quando il ricordo di certe esperienze sarà sbiadito e la curiosità verso l'argomento tornerà a pungolarmi.
Grazie sempre per le letture attente e partecipi.
Angela!
Ho il libro per te.
www.castelvecchieditore.com/catalog/title/?cmd=ext&title_id=437&subclass=
Ah bene. Appena posso mi faccio un giretto e poi ordino! :) Grazie!
E' un libro scritto da padre e figlio, a quattro mani, sotto forma di intervista. Si parla - marginalmente - anche di questo film, in considerazione dell'esperienza di Trevi padre, illustre junghiano.
C'è qualche passo che ha interesse storico - si parla della resistenza, del clima di certe città - altri che sono proprio concentrati su tematiche che qui fai respirare molto bene;).
Letto e ordinato.
Sembra proprio un bel libro. Non hai mai toppato, sui consigli di lettura :) Mi fido ciecamente.
:).
La lampadina si è accesa un po' in differita. Lo leggevo qualche notte fa e mentre interiorizzavo pensavo che quel modello di analista era vicino a diversi discorsi fatti in passato. Credo eh?;) Sono curioso, ti dico, di sentire che impressioni ti rimangono della lezione di Mario Trevi.
Poi ne riparliamo;)
[Prendimi l'anima] Ho
[Prendimi l'anima] Ho iniziato a vederlo ieri sera. La storia è notevole, non conoscevo Sabina Spielrein. E Jung non ne esce troppo bene. Ognuno ha le sue fragilità. Umano.
Qualcuno ha letto "Diario di una segreta simmetria" di Carotenuto?
Per quanto riguarda gli attori c'era qualcosa che non mi ha convinta. La moglie di Jung non fa altro che carezzarsi la pancia, l'ho trovata eccessiva. Patetica.
[prendimi l'anima, "diario di
[prendimi l'anima, "diario di una segreta simmetria"] a me manca, ma intanto, a beneficio di quanti volessero farsene un'idea, segnalo questa pagina: http://www.centrostudipsicologiaeletteratura.org/libca80.html
[grazie per l'intervento, miner!]
[da faenza a cronenberg...]
[da faenza a cronenberg...] 2011, http://www.lankelot.eu/cinema/cronenberg-david-dangerous-method.html