Periodo di festività e banchetti, le pance lievitano e le cinture scoppiano, ed in questo bel quadretto non poteva che piazzarsi un film d'azione che, uscendo proprio il giorno di Natale, era ovvio sarebbe stato preso di mira da giovani e meno giovani pronti a guardare con aria sognante quel movimento fisico che loro non potranno fare almeno fino a dopo l'Epifania.
Sherlock Holmes di Guy Ritchie sopraggiunge così, con un esito al botteghino, almeno nella prima settimana, così scontato che quasi si perde gusto ad andarlo a vedere, come quando a Texas Hold'em ci si ritrova con una coppia di assi in mano: che fai, non lo vedi questo Grande Buio?
La trama è presto detta e non risulterà certo sconvolgente per chi conosce almeno un poco il personaggio ideato da Sir Arthur Conan Doyle, seppure vi sia qualcosa di assai post-moderno in questa nuova versione del 2009, che affonda le proprie radici anche nel fumetto di Lionel Wigram.
In una Londra ottocentesca muove i propri passi un geniale investigatore privato, Sherlock Holmes, così astuto da essere spesso un deus ex machina nei casi della famigerata polizia londinese, Scotland Yard, conosciuta a livello mondiale per la propria bravura, costretta però ad impallidire se accostata a quella del detective. Accompagnatore ed amico fidato del nostro eroe è il Dottor Watson, un medico che convive con lui, ma che è in procinto di lasciare “la casa coniugale” per sposarsi con la fidanzata, provocando in tal modo i malumori di Holmes. Mentre questo piccolo dramma familiare si consuma, una serie di omicidi, forse legati a pratiche di magia nera, getta Londra nel panico, costringendo l'investigatore ad indagare e ad assicurare alla legge Lord Blackwood. Condannato a morte e giustiziato, sembra però che l'antagonista di questo film sia duro a morire, tornando difatti in vita rompendo il proprio sepolcro – in una squisita parodia biblica – e provocando terrore e sgomento sia nelle autorità di pubblica sicurezza che nella popolazione. Riuscirà Holmes – scettico e cinico osservatore del metodo scientifico – ad avere la meglio anche sui presunti poteri occulti di Lord Blackwood?!
La nuova trasposizione cinematografica dell'investigatore privato di Baker Street, forse il più famoso detective del mondo, è chiaramente un punto di svolta per il genere; una ventata di modernità per il personaggio ideato da Doyle alla fine dell'800. Robert Downey Jr. supera brillantemente la prova, restituendoci l'immagine di uno Sherlock Holmes intrigante ed al contempo inafferrabile, inevitabilmente sfuggente, come il fumo della sua pipa. Ad un sagace e machiavellico investigatore tutto cervello e pochi muscoli consegnatoci dalla tradizione, infatti, si sostituisce nella visione di Ritchie un uomo che, pur rimanendo geniale, ha un fisico a dir poco prestante, che non teme di sfruttare in combattimenti fantascientifici in perfetto stile Matrix. Personalità contorta, Holmes rimane un personaggio pieno di fascino, in bilico tra una delirante razionalità ed una lucida follia, che spesso sfociano in una caustica ironia di cui è vittima, ed a volte spalla, l'eterno amico di sempre, il Dottor Watson. Abituato ad analizzare con rigore qualsiasi possibile indizio nascosto, scandagliando il mondo che lo circonda con un'ossessività che ha del patologico, Holmes non cede all'amore ed alla seduzione delle donne, come se queste fossero totalmente invisibili al suo occhio che tutto vede; non è certo un caso se, a ben vedere, l'unica relazione di stampo affettivo – forse omofilo – della pellicola sia quella con il caro Jude Law (alias: Watson), co-protagonista di una serie di battibecchi da coppietta sposata che danno quel senso di leggerezza indispensabile per non soccombere in sala nel corso del lunghissimo film.
Ed anche lo stesso Watson, aiutante ed ombra del detective, acquista nuova luce in questo lungometraggio, uscendo dal cono d'ombra gettato dal protagonista. Dimentichiamoci pure la saccente ma leggendaria battuta “Elementary, my dear Watson!” (trad: “Elementare Watson!”) che, diciamocelo, ci aveva sempre fatto stare un po' sul gozzo l'investigatore londinese; in questo film il caro dottore ha una caratterino niente male ed è la vera e propria coscienza moralizzatrice di Holmes, chiamato a riportarlo con i piedi per terra ogni qual volta esageri. L'accoppiata, in sunto, risulta vincente e quantomai bilanciata; una nuova versione ben riuscita dei due bei giustizieri in stile Batman e Robin, che però non manca mai di strappare un sorriso per gli eccessi del leader, in una parodia che non può esimere dai due mitici Don Chisciotte e Sancho Panza.
Tra una battuta ed una brillante deduzione, passando dall'alchimia alla massoneria, il film è un viaggio surreale che unisce all'azione pura e semplice il fascino indiscusso della tradizione giallistica più classica. Forse più vicino ad un fumetto di Dylan Dog che alle pagine di un romanzo di Doyle, la pellicola risulta assolutamente convincente, anche a causa delle puntuali spiegazioni che vengono imboccate a Watson ed al pubblico, tra le altre cose, su composti chimici e nessi logici. Da segnalare, in ultimo, la scelta registica di rendere i ragionamenti del detective come dei veri e propri flussi di immagini, anche sconnesse, agli occhi degli spettatori; allucinazioni in puro stile “serie televisiva americana” che risulta vincente anche sul grande schermo.
Per finire: una bella prova - non da Oscar, si intende - ma che incontrerà sicuramente il gusto degli amanti del genere e magari li invoglierà a ripescare dalla libreria i cari romanzi di un tempo.
Andrea Betti – 2 gennaio 2010
Regia: Guy Ritchie
Soggetto: Arthur Conan Doyle (personaggio) Lionel Wigram (graphic novel)
Sceneggiatura: Simon Kinberg, Mike Johnson, Anthony Peckham, Guy Ritchie
Direttore della fotografia: Philippe Rousselot
Montaggio: James Herbert
Interpreti principali: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly
Musica originale: Hans Zimmer
Produzione: Lin Pictures, Silver Pictures, Village Roadshow Pictures, Wigram Productions
Origine: UK/USA/Australia, 2009
Durata: 139 minuti
Titolo originale: “Sherlock Holmes”
Commenti
NEO Andrea!
NEO Andrea!
Bel pezzo, Andrea. Sempre
Bel pezzo, Andrea. Sempre meglio, ma non avevo dubbi. Sul film: immagino che se lo vedessi io, tutte queste lodi verrebbero a cadere, o quanto meno la maggior parte, da quel che ho capito leggendoti. Va be, dai, è ora di miusurarsi su prodotti di celluloide un po' più complessi;)
Visto anch'io scorsa
Visto anch'io scorsa settimana, dopo un primo tentativo andato a vuoto il 26 (erano finiti i biglietti!!), il giorno dopo siamo riusciti ad entrare (più per sfida che altro). Due ore di puro intrattenimento, intelligente peraltro. Gli attori davvero in parte, sebbene con un pizzico di follia in più il risultato sarebbe stato migliore, secondo me. Le aspettative non erano alte, appena entrato in sala, ma devo dire che è andata molto meglio di quanto pensassi. Guy Ritchie si è ricordato dei suoi "Lock and stock" e "The snatch", e la sceneggiatura deve averlo aiutato a realizzare un prodotto divertente e con il giusto mix fra azione e deduzione. Un film "digestivo", non "da meditazione". Non ti fa pensare di aver sprecato i soldi del biglietto, anzi. Se ne consiglia volentieri la visione. (sempre che non si voglia fare caso a certi piccoli dettagli per criticarlo)
Robert Downey Jr è
Robert Downey Jr è incredibile: ha una mimica pazzesca, come sempre, ma stavolta riesce davvero ad essere stuzzicante, gigione e serio al contempo.
Che dire, Guy Ritchie fa sempre lo stesso film: piacevole, mooooolto "fashion" - forse troppo, ma in pratica fa la fortuna dei costumisti - e dalla bella fotografia. Niente di più. Giustamente farà impazzire tutti...
io non credo che andrò a
io non credo che andrò a vederlo, il trailer non mi ha detto un po' nulla e non ho mai trovato particolarmente affascinante Sherlock Holmes. Sono incuriosito solo da Downey, che mi piace molto come attore.
aggiunti tags
aggiunti tags regista...
credo di vederlo...proprio per Robert Downey...curiosa anche per le musiche di Zimmer
Bella la colonna sonora,
Bella la colonna sonora, Movida... Un po' ripetitiva ma eclettica. C'é una specie di vecchia ballata marinaresca che è irresistibile, se non ricordo male...
Si hai ragione è una sorta di
Si hai ragione è una sorta di lyrical ballad inglese, di quelle di un tempo moooolto bella... la ricordo anche io con piacere!
Visto ieri l'altro. Niente di
Visto ieri l'altro. Niente di trascendentale, certo, ma mi è piaciuto. E' brioso, ironico e ha un ottimo ritmo. La dimensione nuova data al rapporto tra Holmes e Watson è spassosissima. Niente sudditanza e niente arroganza, ma una complicità quasi da "coppia". Ho apprezzato molto anche i flash sulle tecniche con cui colpire gli avversari, con la spiegazione anticipata al rallentatore.
già, angela. brioso,
già, angela. brioso, aggettivo azzeccato.