Reisner Charles

Il bazar delle follie

Autore: 
Reisner Charles
Trama
L'investigatore privato Wolf J. Flywheel (Groucho) con il suo aiutante Wacky (Harpo), e suo fratello Ravelli (Chico) aiutano una giovane coppia in procinto di nozze contro un malvagio direttore dei Grandi Magazzini.
 
 
 
 
Il film
 
Dopo l’effervescenza di Go west un’altra pellicola minore. Non a caso i Marx dichiararono ufficialmente l’addio alle scene con questo film. Lo spot pubblicitario vedeva infatti i tre spuntare nello studio di un grosso produttore e salutare per sempre il pubblico. Poi si affacciavano a una finestra – Harpo si arrampicava direttamente fuori dal cornicione – il pubblico li acclamava follemente. Allora regalarono loro questo “The big store” come dono d’addio. In realtà non fu l’ultimo film dei Marx. Dopo quattro anni di pausa cavalacarono il successo di Casablanca e ne fecero una (mediocre) parodia. Passati altri tre anni girarono  Love happy e fu davvero l’ultimo. Groucho nelle sue Lettere si lamenta spesso di essere troppo vecchio e di non averne più voglia.
Eppure è proprio Groucho il più in forma dei tre, malgrado l’incipit sia tutto di Chico e Harpo collezioni la sequenza musicale più lirica della sua carriera. Groucho e Chico rivestono i panni di due personaggi già interpretati in passato, ossia l'investigatore Wolf J. Flywheel ed Emanuel Ravelli: entrambi apparvero nel 1932 nello show radiofonico Flywheel, Shyster and Flywheel (i cui testi sono raccolti nel libro omonimo edito da Bompiani). Non solo, Emanuel Ravelli era anche il personaggio interpretato da Chico in Animal Crackers.
 
 
 
Come nel precedente, il film parte bene, specie nelle prime apparizioni dei personaggi in scena. Particolarmente originale quella di Groucho e Harpo, l’uno investigatore da strapazzo e l’altro aiutante e chauffeur che, data la mancanza di lavoro, si limita a cucinare uova della gallina che tengono in ufficio. Come il letto/lavagna nel Senso della vita, qui l’ufficio cambia rapidamente da scrivania a tavolo da cucina, da letto a libreria appena si scorge qualche cliente. E l’unica disgraziata che può incappare in tali imbrogli è la grande Dumont, qui all’ultima apparizione nel cinema marxiano. Va da sé che Groucho la corteggerà, com’è ovvio che lei si lascerà adulare.
 
 
 
Se c’è un autentico motivo per cui val la pena visionare questa pellicola è una sequenza di bagarre straordinaria. Groucho passa il suo tempo nel grande magazzino a dormire sui letti. Quando una famiglia italiana con scarsa confidenza con l’inglese gli si avvicina per chiedere dei prezzi scatta la molla. Harpo passando di là decide di azionare dei letti meccanici all’ultima moda estremamente complicati: così facendo intrappola i figli della coppia italiana. Comincia il dramma. Groucho, nervoso per essere stato svegliato, decide di confondere ancora di più le idee ai poveri coniugi. I bambini non si trovano e man mano altre famiglie, tutte di nazionalità diverse – tra cui dei pellerossa – si accalcano sulla scena. Chico, da italiano, si aggiunge dicendo di essere un vecchio amico dei due, che ovviamente non lo riconoscono. I letti si moltiplicano, Harpo aziona sempre più congegni mentre Groucho riempie di calcoli assurdi i già esausti immigranti. La reazione si spinge al parossismo finché Groucho convince il pover’uomo: non potendo permettersi il numero di figli che possiede, è il caso che se ne faccia una ragione.
Altra sequenza da ricordare è il duetto al pianoforte di Chico e Harpo, un insolito mix di clownesque e virtuosismo.
Da dimenticare invece tutta la parte finale. Gli sceneggiatori dovevano essere ubriachi: tanto che gli ultimi quindici minuti sono recitati da controfigure inette che danno il peggio di sé in inseguimenti circensi invecchiati piuttosto male. Per essere un addio alle scene è stato davvero disastroso, è bastato un finale a gettar fango su anni di carriera. Forse inconsciamente lo sapevano, perché in meno di cinque anni i Marx sfornarono un nuovo film. The big store non è un film pessimo, ma ha una seconda parte davvero deprimente. In ogni caso, per certi versi, val la pena di guardarlo.
 
Regia: Charles Reisner
Soggetto e sceneggiatura: Nat Perry, Sid Kuller, Hal Fimberg, Ray Golden
Montaggio: Conrad A. Nervig
Interpreti principali: Groucho Marx, Chico Marx, Harpo Marx, Margaret Dumont, Douglas Dumbrille, Tony Martin
Musica: Georgie E. Stoll
Produzione: MGM
Origine: USA, 1941, bn
Durata: 83 minuti.
Titolo originale: “The big store”
 
Fratelli Marx su Lankelot:
 
 
Libri 
 
ISBN/EAN: 
7321958651346

Commenti

mar-tel-lo!

Ammazza, ma che c'hai l'antifurto?

Dovresti andare, o Pio, ad un telequiz. Saresti il più rapido a premere il pulsante.

"Poi si affacciavano a una finestra ? Harpo si arrampicava direttamente fuori dal cornicione ? il pubblico li acclamava follemente. Allora regalarono loro questo ?The big store? come dono d?addio. In realtà non fu l?ultimo film dei Marx. Dopo quattro anni di pausa cavalacarono il successo di Casablanca e ne fecero una (mediocre) parodia. Passati altri tre anni girarono Love happy e fu davvero l?ultimo. Groucho nelle sue Lettere si lamenta spesso di essere troppo vecchio e di non averne più voglia. "

> Altra ottima spiegazione sui retroscena e sullo stato d'animo degli artisti "nel momento". Mi domando dove altro avrei potuto sentirne parlare, qui nel web. Grazie Luca.

"Chico, da italiano, si aggiunge dicendo di essere un vecchio amico dei due, che ovviamente non lo riconoscono. I letti si moltiplicano, Harpo aziona sempre più congegni mentre Groucho riempie di calcoli assurdi i già esausti immigranti. La reazione si spinge al parossismo finché Groucho convince il pover?uomo: non potendo permettersi il numero di figli che possiede, è il caso che se ne faccia una ragione. "

> Italiani poveri immigranti... eh:). Il vecchio cinema ci restituisce la nostra storia.

"Gli sceneggiatori dovevano essere ubriachi: tanto che gli ultimi quindici minuti sono recitati da controfigure inette che danno il peggio di sé in inseguimenti circensi invecchiati piuttosto male. Per essere un addio alle scene è stato davvero disastroso, è bastato un finale a gettar fango su anni di carriera. Forse inconsciamente lo sapevano, perché in meno di cinque anni i Marx sfornarono un nuovo film".

> ... pensi che la produzione aveva chiuso il rubinetto?

6, no erano loro che non ne potevano più. Specie Groucho...

peccato...

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