“Una strega in paradiso” (ahimé tale fu la traduzione italiana per "Bell, book and candle") di Richard Quine, prima trasposizione cinematografica della commedia teatrale di John Van Druten, ha come protagonisti l’eterna enigmatica Kim Novak, il solito eccelso James Stewart ed un giovane elettrico Jack Lemmon.
La storia inizia in un atipico condominio durante le feste natalizie. Al piano terra, in compagnia del gatto Cagliostro, vive Gillian, bellissima e misteriosa donna, proprietaria di un negozio di oggetti africani. Al terzo ed ultimo piano si trova la simpatica zia che ha la curiosa ed imbarazzante abitudine di intrufolarsi nell’appartamento di mezzo, di solito affittato a persone che si prestano alla piena e totale normalità. Le due donne sono due autentiche streghe che convivono serenamente con la loro condizione, lontana dalle tipiche immagini tratte dal “Malleus Maleficarum”.
Gillian, al contrario della zia, conduce una vita piuttosto riservata e non sono pochi i momenti in cui la si nota in preda alla noia. La sua vitalità naturale viene risvegliata dall’arrivo di Shep Handerson, un aiutante editore, che va ad abitare chiaramente al secondo piano del caseggiato. La ragazza decide, senza troppo perdersi in riflessioni, di volerlo conquistare per sottrarsi all’apatia di quei giorni di festa. L’occasione la fornisce l’astuta e arzilla zietta che, come suo solito, viene scoperta nell’appartamento dal suo legittimo proprietario. L’uomo, non poco stupito e seccato, mette gentilmente alla porta la signora che, approfittando di un suo attimo di distrazione, lancia un incantesimo piuttosto buffo al telefono di casa. Sembra quasi banale specificarlo, ma da quel preciso momento l’apparecchio smetterà di funzionare.

Shep, avendo la necessità di fare una telefonata, scende al piano terra a chiedere aiuto alla sconosciuta Gil. Ed è proprio quello l’istante in cui la donna si convince nel voler far tutto il possibile per prendersi quell’uomo, non tanto per noia, ma perché si rende conto che in tutta la sua vita non ne ha mai conosciuti di più affascinanti.
La zietta, che nel frattempo non si è persa una virgola di quanto accaduto in quel piccolo condominio, si precipita da Gil per convincerla a trascorrere in un locale la sera di festa e, approfittando della presenza di Shep, invita anche lui.
Il destino, tuttavia, è pronto a mettersi in mezzo facendo scoprire alle due deliziose streghette che l’uomo sta per sposarsi…sì, ma con un’altra. Per uno strano “scherzetto” la coppia di futuri sposi si ritrova a vagare in giro per la città per poi trovarsi del tutto casualmente davanti alla porta dello Zodiaco, il locale in cui le streghe della città si incontrano e dove si trova anche il fratello di Gillian, apprendista sorciere, che nel tempo libero si diletta come suonatore di bonghi.
Gil, non appena conosce l’altezzosa fidanzata di Shep, decide che la conquista di lui sarà una vera e propria sfida da portare a termine, costi quel che costi. Più che un gioco, la sua è una vendetta personale. Ai tempi del college, dove aveva conosciuto quella donna, aveva subito ogni sorta di perfidia da parte sua. La faccenda però è pronta a farsi complicata.
Aiutata dalla zia e dal fratello Nick, opera una magia per portare in città un antropologo esperto di stregoneria che Shep, in qualità di editore, avrebbe voluto avere sotto contratto. La sua strategia consiste nel farsi apprezzare agli occhi di Shep come donna dalle mille risorse, capace di vere e proprie magie.
Quella sera Shep però rivela che il suo matrimonio è stato anticipato al giorno successivo cosicché Gil è costretta a tentare l’ultima carta, anzi l’ultimo gatto, ossia Cagliostro. Il piccolo amico è, infatti, lo strumento di stregoneria più potente che la donna ha a disposizione, tanto che fissandolo negli occhi Shep resta intrappolato nell’incantesimo. Come vera magia amorosa richiede, da quel momento in poi, lui non avrà occhi che per Gil, finendo per dimenticarsi completamente della fidanzata.
La caratterizzazione del personaggio di Shep è estremizzata dal fluido della magia. Con la mente ottenebrata finisce per implorare Gil di sposarlo, ma la donna non è del tutto d’accordo. Non vuole legarsi a nessuno sia per l’intrinseco desiderio di indipendenza, sia perché non potrà invecchiare accanto ad un uomo, data la sua condizione. Preferisce godersi l’amore e la dedizione di Shep senza pensare al futuro. Non è tutto. Gil sa bene che non potrà mai innamorarsi perché tale sentimento è estraneo alla condizione delle streghe. Se ciò dovesse accadere, perderebbe i suoi poteri.
Nonostante le sue convinzioni, il destino dimostra di aver ben altri piani per lei. A complicare le cose ci si mette il fratello Nick che, infervorato dall’arrivo dello scrittore, rivela per vanità il suo segreto (e di conseguenza quello della sorella e della zia). Litigando con Gil per questo, decide di ricattarla e di rivelare tutto a Shep se lei non darà il suo consenso per la stesura di un libro di magia. Gil, un po’ perché messa alle strette, un po’ perché inizia a sentirsi in colpa per l’incantesimo, decide di rivelare lei stessa il segreto. Naturalmente l’uomo non le crede e continua come sempre la sua vita fino a che Nick stesso gliene darà prova. A quel punto Shep si rende finalmente conto di essere stato “incantato” e prova a liberarsi con un controfiltro preparato da un’altra potente ed eccentrica strega.
In questo punto scorrono le scene più divertenti del film con Shep che si agita sulla sedia mentre la donna elenca gli orripilanti ingredienti del filtro e lo costringe a bere la disgustosa bevanda con tanto di rito annesso. Da quel momento però l’uomo si allontana da Gil (non senza sforzo, posso aggiungere).
Sentendosi abbandonata, la bionda streghetta inizia a provare quel sentimento che la natura fino ad allora gli aveva negato. Il suo cuore viene trafitto da un acuto dolore mentre una lacrima, la prima, entra prepotentemente nella sua vita. Quello che era nato come una distrazione dalla noia si trasforma nel sentimento più intenso per una persona umana. Nonostante la perdita dell’amore, Gil si sente felice e viva per la prima volta.
In quel momento il gatto Cagliostro, legato indissolubilmente alla vita di una strega, l’abbandona e Gil capisce che con le lacrime i suoi poteri sono svaniti. Non è più un’algida strega, ma una donna piena di slanci e pronta a riconquistare il suo amore.
Una commedia che, ai tempi, aveva fatto incetta di nominations, fresca, piacevole e divertente grazie ai siparietti di stregoneria pasticciona in cui si alternano personaggi caricaturali, il fratello Nick interpretato da uno strepitoso Jack Lemmon e lo stesso James Stewart simpatico in ogni situazione, anche se lievemente sotto tono rispetto al ruolo.
Protagonista assoluta, fredda, come richiede la parte, è la Novack che, tuttavia, non riesce a convincere nell’interpretazione finale della donna appassionata. Ci aveva provato prima di lei, una tenera Veronica Lake che in “Ho sposato una strega” (film del 1942 di René Clair) aveva iniziato sul grande schermo la rielaborazione del mito della strega tra gli umani, capace di perdere il grandissimo potere di trasformare ogni cosa per un sentimento umano. Ed è questo a riuscire vincente fino ai simpatici esperimenti portati al successo da serie televisive quali “Vita da strega” o “Strega per amore”.
La sceneggiatura innesca piccoli e raffinati particolari per evidenziarne il cambiamento caratteriale, già prima di veder scorrere una lacrima sul suo bel volto: il tocco di rosso che accompagna gli abiti e l’arredamento della strega lascerà il posto a colori meno diabolici nel momento della trasformazione. Gradevole.
Già inserita in Ciao.it.
Revisione per Lankelot.com.
Regia: Richard Quine. Soggetto: John Van Druten. Sceneggiatura: Daniel Taradash. Scenografia: Cary Odell. Direttore della fotografia: James Wong Howe. Montaggio: Charles Nelson. Interpreti principali: James Stewart (Sheperd “Shep” Henderson), Kim Novak (Gillian “Gil” Holroyd), Jack Lemmon (Nicky Holroyd), Ernie Kovacs (Sidney Redlitch), Hermione Gingold (Bianca de Passe), Elsa Lanchester (Queniee), Bek Nelson (Tina), Janice Rule (Merle Kittridge). Musica originale: George Duning. Produzione: Columbia Pictures Corporation. Distribuzione: CEIAD, Columbia Tristar. Origine: Usa, 1958. Durata: 106 minuti. Titolo originale: “Bell Book and Candle”.
Commenti
il mio personalissimo Buon
il mio personalissimo Buon Natale *_______*
Una strega in paradiso!
Una strega in paradiso! (mostruosamente saccheggiato in Dylan Dog n° 18, "Cagliostro")
non ho mai letto Dylan Dog,
non ho mai letto Dylan Dog, in compenso Topolino saccheggiava parecchio..ihihihih
sclavi ne aveva fatto
sclavi ne aveva fatto un'arte. Lui diceva "citazioni", in realtà c'era ben poco di inventato:). Però così ci ha segnalato centinaia di opere fondamentali...
e vabbè, quando le storie
e vabbè, quando le storie diventano troppe alla fine è normale che scopiazzino qua e là...
"“Una strega in paradiso”
"“Una strega in paradiso” (ahimé tale fu la traduzione italiana per "Bell, book and candle")"!
> Abbiamo dei pubblicitari veramente fantasiosi. Che vuoi farci.
A ripensarci, Sclavi davvero
A ripensarci, Sclavi davvero ha saccheggiato qualunque cosa. Dylan Dog andrebbe riletto alla stregua di un omaggio plateale al cinema e alla letteratura di tutti i tempi:)