Ponti Marco

Santa Maradona

Autore: 
Ponti Marco

 In principio era “Ecce Bombo”: 1978, spaccato generazionale e intelligentemente fumettistico degli orfani dell’utopia. Se “Porci con le ali” avesse avuto una decorosa traduzione cinematografica, avrebbe meritato d’essere menzionato: il divario estetico tra libro e film è incolmabile.

Negli anni Ottanta, sembra che il cinema italiano abbia perduto la capacità di testimoniare il malessere e i contrasti interiori degli universitari (o dei post, infelicemente disoccupati e inadatti al sistema): compito che, con lucidità forse irripetibile, ha assolto altrove Andrea Pazienza.

Dagli anni Novanta ad oggi, lentamente, s’assiste a un ritorno e a una nuova sensibilizzazione del pubblico nei confronti delle vicende della generazione incapace di valicare la zona d’ombra: Nepoti, nel 2001, ricorda come capostipite “Cresceranno i carciofi a Mimongo” di Fulvio Ottaviano (1996); oggi non possiamo trascurare “Paz!” di Renato De Maria (2002).  

 

A questo filone possiamo ascrivere l’esordio di Marco Ponti, giovane piemontese, laureato in semiologia, ex allievo dell’Holden Lab di Baricco: “Santa Maradona” (titolo tratto da un pezzo della prima band di Manu Chao, i “Mano Negra”) è la storia di due confusi e inconcludenti laureati in Lettere, Andrea (Stefano Accorsi) e Bartolomeo, detto Bart (Libero De Rienzo): condividono l’appartamento (come nel contemporaneo “E morì con un felafel in mano”), svaghi e fonti di cazzeggio (Playstation, pseudo-squash tra le pareti domestiche, pizza & vhs e via dicendo), e attendono. Attendono che inizi una vita che tarda a trasformarsi in “vita vera”, cristallizzata come appare in una dylandoghiana zona del crepuscolo post-lauream.

 

E così, mentre Bart si guadagna (poco e male) da vivere come critico letterario, vivendo “spalmato sul divano” (altrove Andrea lo chiama “uomo-accappatoio”), l’amico alterna un colloquio di lavoro dopo l’altro (memorabile il primo: non sempre felici i tempi comici negli altri), presentandosi sorridente e orgoglioso del suo 107 in Lettere e della sua pretesa “sincerità”.

Bart è un trionfo di cinismo e humour nero: non ha nessun freno inibitorio, straparla e pontifica e giudica a destra e a manca; Andrea, goliarda e compagnone, perde l’equilibrio quando incontra Dolores (Anita Caprioli), supplente d’italiano e attrice emergente.

 

L’intreccio è tutto qua: il film, ambientato a Torino, si fonda su una sceneggiatura che non manca di sprazzi assolutamente divertenti ma spesso pecca d’horror vacui e sembra (nonostante le undici stesure) più libresca che filmica: avrebbe meritato altro labor limae, perché a volte la percezione di artifici e forzature e ridondanze è fastidiosa.

Si può scrivere, serenamente, che in “Santa Maradona”, al di là dei titoli d’apertura che hanno riscaldato il cuore d’ogni appassionato di pallone, con la parata di gol dell’ex Pibe, non succede niente: e quando dovremmo essere sul punto di assistere a un evento o a un cambiamento, il film s’interrompe.

Simbolo d’una generazione che sa raccontare la sua inerzia e la sua inadempienza e la sua inconcludenza ma non sa individuare vie d’uscita, forse: oppure, a voler essere franchi, evidente vuoto di sceneggiatura.

 

Le citazioni e gli omaggi si sprecano, e sono uno degli aspetti più divertenti e intriganti del film: i ragazzi leggono i fumetti di “Calvin & Hobbes”, Andrea si presenta a un colloquio di lavoro con, sottobraccio, una copia della leggendaria rivista francese “Les Inrockuptibles”; in un’altra circostanza, sempre in prossimità d’un colloquio di lavoro, indosso un completo impeccabile, Andrea sembra ripetere una scena d’un video di Moby: s’allude allo storico “Honey”.

Ponti ha assorbito la lezione di “Trainspotting” di Danny Boyle: evidente in qualche fermo immagine, pensiamo ad esempio ad una delle scene di corsa dopo un furto, con tanto di didascalia sospesa sullo schermo. Non manca, ma forse è una citazione inconscia, la sport-bag (“piovuta dall’alto”, in un certo senso) con bigliettoni di vario genere come soluzione dei problemi economici: vi s’attinge, senza appropriarsene.

 

Lo spirito del film – la riflessione sull’inquietante inutilità dei laureati in Lettere, in particolare – merita d’essere almeno accostato al romanzo breve di Carrera. Le arti si vanno accorgendo dell’esistenza di una nutrita colonia di vittime dei sogni, della società e di se stessi, il cui dolore è appena anestetizzato dalla ricca frequentazione di libri, film e dischi: nell’ombra, tanto malessere s’è sedimentato andando a costituire humus per nuova immaginazione e altra ispirazione. Dubitiamo che il filone si sia concluso con questo film, e con il già citato “Paz!” di De Maria. Attendiamoci, nel futuro prossimo, un film “definitivo”. È un auspicio rivolto a tutto il cinema italiano.

 

ULTIMI APPUNTI

Samuel e il bassista Pierfunk, provenienti dai Subsonica, e il Dj Pisti danno vita al progetto Motel Connection (approfondimento: recensione - intervista di Kalporz): la colonna sonora ospita una traccia memorabile, “Two”, ed è difficile non restare suggestionati dalla nuova strada di sperimentazione scelta da parte della band di “Tutti i miei sbagli”.

Ultimi cenni a proposito del cast: registriamo una nuova, credibile interpretazione di De Rienzo, che si conferma, con Santamaria, tra i più promettenti attori italiani emergenti. Non convincono affatto né la Caprioli né la Tayde. Accorsi, probabilmente, può giocare, qui, il ruolo del post-laureato per l’ultima volta: è ora che Freccia divenga adulto, sarebbe un peccato tramutarlo nell’aeternus puer.  

 


Regia: Marco Ponti.

Soggetto e Sceneggiatura: Marco Ponti.

Direttore della fotografia: Marcello Montarsi.

Montaggio: Walter Fasano.

Interpreti principali: Stefano Accorsi, Libero De Rienzo, Anita Caprioli, Mandala Tayde.

Musica originale: Motel Connection.

Produzione: Roberto Buttafarro.

Origine: Italia, 2001.

Durata: 96 minuti.

 

Altre recensioni: Spietati / Pigrecoemme / Italica Rai /  Repubblica / Clarence

Lankelot Franchi, marzo 2004 - prima pubb: Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8032807000312

Commenti

Qui arriviamo alle grandi boiate del cinema italiano contemporaneo. Questo film è tale. Non concordo su De Rienzo, Franco, l'ho visto qui e altrove: attore pessimo, secondo me. Santamaria è decisamente migliore.

- Senza dubbio. Ma Santamaria è romano.

"Senza dubbio. Ma Santamaria è romano".

E non è un caso, ottimo anche nell'ulltimo film di Placido.

Il massimo l'ha dato in "Paz" di De Maria.

Pessimo, purtroppo, ma anche perchè fu pessimo il film, solo ne "Il cartaio" di Dario Argento (in cui era addirittura l'assassino - lo so, ho svelato il finale, tanto è un film che vi sconsiglio).

questo film sono andato a vederlo al cine due volte in due settimane. un film di cui avevo bisogno, in quel momento. mai più visto. battute sceme, e De Rienzo meglio di Accorsi. sapete per caso qualcosa del film che ha girato come regista? vabbuò. a me piacque. non è così boiata. Ponti cerca di fare commedie, tutto qua.

"Simbolo d?una generazione che sa raccontare la sua inerzia e la sua inadempienza e la sua inconcludenza ma non sa individuare vie d?uscita, forse: oppure, a voler essere franchi, evidente vuoto di sceneggiatura" > e bravo Gieffe :-)

" Attendiamoci, nel futuro prossimo, un film ?definitivo?. È un auspicio rivolto a tutto il cinema italiano." > non è mai venuto, questo auspicato prodotto. O se è venuto, io dormivo. Una generazione mai nata o carenz) di sceneggiatori-registi all'altezza? Non so

****
Rimane che fu un buon esordio. Con molti semi che non hanno germinato, ahimé

Il film l'ho visto oggi e mi è piaciuta la sceneggiatura e il tenore dei dialoghi; ogni tanto eccessivi e svirgolati ma con più di qualche spunto di creatività. Gianfrà, se non te la ricordi riguarda la scena della libreria, e il dialogo tra Bart e la cliente. Quello sei tu.

"questo film sono andato a vederlo al cine due volte in due settimane. un film di cui avevo bisogno, in quel momento. mai più visto. battute sceme, e De Rienzo meglio di Accorsi. sapete per caso qualcosa del film che ha girato come regista? vabbuò. a me piacque. non è così boiata. Ponti cerca di fare commedie, tutto qua. "

http://www.lankelot.eu/?p=1384

Voilà...

Sì sì, me la ricordo bene quella scena. E infatti nel complesso non mi era dispiaciuto affatto. E' Federico che l'ha definito "boiata assoluta" o qualcosa del genere, a me sembra di aver argomentato due pagine per dimostrare che del buono c'era;)

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