CINEMA LEGGERO
…che più leggero non si può. Commediola grottesca, citazionistica e para-minimalista, “A/R” sembra avere chiare e semplici ambizioni: divertire, intrattenere, strappare un sorriso compiaciuto a quella parte del popolo della sinistra che nella satira e nel codice cifrato ha trovato una ragione di esistenza, strizzare l’occhio all’umanoide del genere vhs-divano, tra tarantinate scoperte e dialoghi molto fichi. Troppo poco? Questo passa il convento italiota, e a questo dovremo abituarci: sassi lanciati senza nascondere la mano (si canta Bella Ciao, si monologa a suon di borborigmi contro il signore di (H)ar(d)core, s’allude alle armi di distruzione di massa del Dottor Blair e di Mister Bush), ma con l’unica ambizione di rompere le vetrine della propaganda governativa.
È bene chiarirsi le idee: la critica al sistema si conduce o con coraggio e franchezza, oppure è bene vivere all’insegna dell’imprecazione kitsch “Santa Maradona”, tornando ai bar e alle baracche. Per dire: convergiamo spontaneamente tutti nell’antiberlusconismo; allora si può evitare la pubblicità occulta all’edizione Mondadori del “Moby Dick” – soprattutto considerando che esiste una Adelphi tradotta da Pavese.
Al contempo, si può evitare la battutina acuta sulla coerenza del fumetto di Superman: suona come un tentativo di aggredire una diligenza polverosa e malconcia, unico bottino un Urania di quinta mano, d’autore minore.
Questione di stile e di gusto: il minimalismo esasperato è fatiscenza, la boutade politica è solletico e carezza, il riferimento a certi comics americani è francamente evitabile. Cosa rimane, allora? Rimane una storiella tenerella e molto allineata al bon ton diessino, ambientata in una Torino multietnica che per risultare tale dev’essere sostituita da altre città italiane, interpretata da “Picchio”, Libero De Rienzo, magistralmente sostenuta dalla colonna sonora dei Motel Connection (deriva Subsonica).
“Picchio” interpreta Dante Cruciani (come Totò ne “I soliti ignoti”), pony express in crisi esistenziale: un’oscura vicenda sentimentale alle spalle, un presente ripetitivo e monocorde e un prestito domandato a una banda di usurai cattivi ma non troppo, il ragazzo si trova a dover decidere cosa fare della sua vita – restare tra gli amici pusher e delinquenti (ma buoni, eh?), riducendosi all’onanismo della scrittura diaristica in cameretta (aprirà un blog?) e attendendo che il papà esca dalla galera (ma è un errore, eh?) oppure partire, come si suol dire, “mentul? canis” in cerca di fortuna, per il mondo?
Ma è ovvio, il fascino della logica fallica prevale: e via, si parte, per l’esotica (?) Spagna. Là, le ultime guardie franchiste scoprono, nella sua borsa, discreti quantitativi di droghe (e l’immancabile vibratore: “Fight Club”) e a nulla vale ripetere che si tratta di un tragico scambio di borse. Un giorno di galera, assieme a Babbo Natale (non è più tempo per lui: del resto, già ne “L’ultimo treno della notte” veniva pestato a sangue senza ragione, sin dai titoli: trenta anni fa, attualissimo), e poi via (previe violenze dei reduci franchisti), si torna nella Torino multietnica.
Mentre Dante torna a casa, l’amico Tolstoj (Fiodor è rimasto nel sottosuolo, a ricordare), interpretato da Kabir Bedi, bada alla sua deserta maison e vede lungo: là ospiterà Nina (Vanessa Incontrada), hostess spagnola rimasta a terra per via del più grande sciopero della storia d’Italia (ma il cinese non c’è più…) e costretta a vagabondare tra un albergo e l’altro in cerca d’un riparo.
Grazie al sostegno d’un tassista (Dio t’assista?) e del saggio Tolstoj, si ritroverà sistemata per qualche notte in casa Cruciani.
Nina è molto dolce e romantica: una storia quasi alle spalle, una vita vissuta nel segno del partire per poi tornare (le hostess sanno farlo, giura Ponti), una micidiale miopia e una certa insofferenza per le pareti rosse (che diventano blu: un po’ come Scalfari quando scrive d’esser liberale), è proprio il regalo di Natale che attendeva Dante Cruciani. E così, quando si ritrovano “improvvisamente” nel letto, non hanno scelta: bisogna far l’amore, e poi l’introspettivo pony potrà avere la sua brava crisi di coscienza (una seduta collettiva ti guarirà).
Tutto qui? Mannò. Dante aveva migliaia di euro di debito con gli usurai cattivi ma non troppo. E cosa ti inventa il grande Tolstoj? Una rapina, a metà strada tra “Ocean’s Eleven”, “I soliti ignoti” e l’abominevole “The Italian Job”.
Da ricordare, oltre alla notevole colonna sonora dei Motel Connection, l’esperienza lisergica di Dante, il sorriso della Incontrada e la trovata degli amici islamici. S’esce dalla sala col sorriso sulle labbra. C’è un aggettivo adatto a questo film, lo trasliamo dal dialetto triestino: “coccolo”. Molto coccolo.
Del resto, la storia insegna: Le freak, c’est chic, Aah, Freak Out…
Regia: Marco Ponti. Soggetto e Sceneggiatura: Marco Ponti. Direttore della fotografia: Marcello Montarsi. Montaggio: Walter Fasano. Interpreti principali: Libero De Rienzo, Vanessa Incontrada, Kabir Bedi, Remo Girone, Ugo Conti, Giovanni Carretta Pontone. Musica originale: Motel Connection. Produzione: Roberto Buttafarro per Rai Cinema, Mikado, Harold & Motion. Origine: Italia, 2003. Durata: 86 minuti. Info Internet: Sito Ufficiale / Intervista a Vanessa Incontrada (TrovaCinema) / Intervista a Marco Ponti (TrovaCinema) / Recensioni e Articoli: CastleRock / Repubblica Ponti in Lankelot:
Ponti Marco - A/R Andata+Ritorno di franchi
Ponti Marco - Santa Maradona di franchi
Gianfranco Franchi, Lankelot. Aprile 2004 - prima pubb: Lankelot.com
Commenti
Un giorno di galera, assieme a Babbo Natale (non è più tempo per lui: del resto, già ne ?L?ultimo treno della notte? veniva pestato a sangue senza ragione, sin dai titoli: trenta anni fa, attualissimo)
Siamo sempre sui livelli ridicoli di "Santa Maradona", se non peggio. De Rienzo è sempre pessimo... però la Incontrada merita.
Il miglior risveglio del Cinema da venti anni a questa parte - assieme a quello di "Lucia Y el Sexo" di Medem.
Eh si, concordo;)
uff. Lock and stock di Guy Ritchie? ma la logica fallica?
(dicci dicci...)
Accidenti che stroncatura.
Cosa significa "coccolo"?
(il sorriso della Incontrada, esige nota di merito. Illumina ed è contagioso)
Guy Ritchie ha fatto due buoni film, prima di sposarsi con Madonna, o a cavallo, non ricordo. Il primo è Lock and Stock, il secondo The Snatch. Molto divertenti. Ci sono dei tipi, un gruppo di amici, che si trovano nei guai, e cercano di risolverli nel modo più veloce possibile (ovvio qual è, uno non legale), ma le cose si incasinano sempre di più, e un sacco di colpi di scena (più per i personaggi che per gli spettatori, forse) e via. Brad Pitt che fa lo zingaro (the snatch) è uno spettacolo, per me. e niente, i due film di Ponti, Santa Maradona, e A+R risente forse più di questi film, ecco. tutto qua. Per quanto riguarda la logica fallica, se ho capito bene, la Incontrada mette d'accordo tutti. ciao
Su Incontrada glisso in senso elegante :-). Sul giudizo del film concordo. Io avevo apprezzato Santa Maradona per alcune trovate registiche che tu definisci argutamente fumettistiche, ma che sorpresero l'imbalsamato panorama italiota da sempre impaludato nelle sabbie mobili della tradizione e del tradizionalismo a tutti i costi.
Superficiale, "leggero" e molto Diesse anni novanta, concordo. Con una bella colonna sonora.