Carole è una stupenda ragazza. Gli uomini le sbavano dietro, il suo fascino è irresistibile. E' molto timida: vive con la sorella - Hélène, che invece è spregiudicata e spigliata - nella sua vita sembra esserci posto soltanto per il suo lavoro di manicure in un salone di bellezza e per la routine quotidiana. A casa l'intimità di Carol è minacciata dall'amante della sorella, Michael, che nota nella giovane donna qualcosa di ambiguo. Ha ragione: la timidezza di Carol è solo la prima fase di un processo che la porterà alla pazzia e a diventare un'assassina. E sua (prima) vittima sarà Colin, suo spasimante, unica persona che sembra aver capito, seppur in ritardo, la reale gravità della condizione psicologica della bionda. Colin, preoccupato dal comportamento di Carol, va a trovarla a casa durante un fine settimana in cui la ragazza è sola - Hélène e Michael sono fuori per una vacanza. Carol lo uccide colpendolo alla nuca con un candeliere. In seguito uccide anche l'affittuario che bussa alla porta per riscuotere. Quando la sorella ed il fidanzato tornano a casa trovano Carol in uno stato catatonico, e due cadaveri nascosti in casa.
Repulsion è il primo film che Roman Polanski dirige fuori dalla Polonia. Il film rappresentò quindi una scommessa: in molti si aspettavano un flop, in molti pensavano che la vena del giovane regista fosse imprescindibilmente legata alla sua terra. Ma c'era già chi vedeva in Polanski quello che sarebbe diventato in futuro: un grandissimo regista. Repulsion, il suo trampolino di lancio - e forse la sua vetta più alta. Sicuramente tra questi c'era Gérard Brach, scrittore e sceneggiatore parigino di talento ma di poco interesse commerciale. L'incontro fu una manna dal cielo per entrambi. Cul-de-sac, ai tempi (siamo nel 1965), era già stato scritto, tuttavia mancavano ancora i fondi di produzione (aka $$$). Repulsion fu quindi pensato come un prodotto commerciale che avrebbe finanziato Cul-de-sac, che a Polanski stava molto più a cuore.
Repulsion ha una struttura narrativa a chiocciola. E' la lenta discesa nella psiche di Carol, l'interpretazione delle sue allucinazioni psicotiche, la penetrazione della sua corteccia cerebrale. Polanski ci porge la mano della proagonista, riservandoci tuttavia un posto d'osservazione speciale. Perfetta la sceneggiatura, calibrata ed elegante. Lo spettatore vive ogni istante di tensione psicologica della protagonista, ma non ne è offuscato. Stiamo sempre un passo avanti al malcapitato Colin, ignaro del pericolo che corre da quando entra in casa della donna. La città ci appare deformata da una lente, dalla visione distorta e patologica di Carol: la donna viene importunata da un operaio in strada e la notte stessa sogna di essere violentata da questi. In questo gioca un ruolo decisivo la fotografia di Gilbert Taylor: nel bianco e nero le scelte formali posso dire tantissimo; la scelta di una fotografia abbagliante, allucinata, spesso dispersiva - i contorni degli oggetti di scena volutamente non delineati, è un po' l'antitesi di quella dei Fratelli Coen, ossessivamente accurata e attenta al dettaglio - rende bene l'idea dell'abbandono dell'obiettività e della lucidità.
Catherine Deneuve riesce a reggere il personaggio per tutto l'arco del film. Polanski era affascinato dal connubio bellezza-morte ma pensava che la Deneuve avrebbe distratto lo spettatore dal climax della narrazione. In realtà l'attrice si mostra estremamente duttile e riesce a non limitare la gamma di espressioni al puro repertorio canonico da thriller - gli occhi costantemente sgranati nei film di Dario Argento, per esempio. Diverse, comunque, le scene da antologia: il ritorno di Michael sul luogo del delitto, con una Carol in uno stato ormai catatonico; lo stesso amante della sorella che si rade allo specchio ignaro di essere spiato dalla donna.
Ancora una volta Polanski ribadisce la sua grandissima versatilità: in una carriera ormai pluritrentennale il regista si è sbizzarito con creazioni di ogni tipo; film di "genere", thriller, horror, dramma sentimentale, commedia parodistica, colossal storici ed intrecci a sfondo psicanalitico, sempre marcati da un'impronta più che personale. Repulsion è un film tutto da (ri)scoprire, nel quale la vera tesi - la solitudine e l'impossibilità di una comunicazione empatica sono i veri drammi della nostra epoca - è solo leggermente offuscata da un impianto thrilleristico e di genere. Da vedere a rotazione con L'Inquilino del terzo piano.
Regia: Roman Polanski
Sceneggiatura: Roman Polanski & Gerard Brach
Produzione: Gene Gutowski
Fotografia: Gilbert Taylor
Musica: Chico Hamilton
Interpreti: Catherine Deneuve (Carol Ledoux), Ian Hendry (Michael), John Fraser (Colin), Helene Ledoux (Yvonne Furneaux)
Anno: 1965
Durata: 103
Filmografia di Polanski: Il grosso e il magro (1961); I mammiferi (1962); Il coltello nell’acqua (1962); La collana di diamanti (1964); Repulsion (1965); Cul-de-sac (1966); Per favore… non mordermi sul collo (1967); Rosemary’s baby (1968); Macbeth (1971); Che? (1973); Chinatown (1974); L’inquilino del terzo piano (1976); Tess (1979); Pirati (1986); Frantic (1988); Luna di fiele (1992); La morte e la fanciulla (1994); La nona porta (1999); Il pianista (2002); Oliver Twist (2005).
POLANSKI in LANKELOT:
Commenti
Il ritorno di Castronovo! Attesissimo!
Grande. Come stai? (vado subito a leggere)
"Repulsion ha una struttura narrativa a chiocciola. E? la lenta discesa nella psiche di Carol, l?interpretazione delle sue allucinazioni psicotiche, la penetrazione della sua corteccia cerebrale. Polanski ci porge la mano della protagonista, riservandoci tuttavia un posto d?osservazione speciale"
> estremamente suggestivo. Annoto tra i desiderata:)
"Da vedere a rotazione con L?Inquilino del terzo piano."
> capito. ordinandumst!
"Repulsion, il suo trampolino di lancio - e forse la sua vetta più alta."
Beh, non è proprio così, il suo trampolino di lancio fu "il coltello nell'acqua", candidato all'oscar come film straniero e vincitore di un premio a speciale a Venezia. Per quanto riguarda l'apice artistico di Polanski, io continuo a fare riferimento a "Cul de Sac", "L'inquilino del terzo piano" e "Chinatown"...ma de gustibus:)
E' quello che ho fatto io: prima, 'Repulsion'; subito dopo, 'L'inquilino del terzo piano'.
Belvissimi.
bel.va
Io preferisco "L'inquilino del terzo piano", davvero agghiacciante. é il mio Polanski preferito. "Il coltello nell'acqua non l'ho visto, però. Merita?
Ah, un bentornato a Paolo!
segnato emule
"Il coltello nell'acqua" merita.
belva
1. & 7. - :)
Anch'io amo "L'inquilino del terzo piano" - penso superiore nettamente a Rosemary's baby" - e naturalmente "Chinatown" - grande Nicholson. Sto scrivendoci qualcosina.