Placido Michele

Il grande sogno

Autore: 
Placido Michele

Poteva essere un grande sogno, ma, ahimè, si è rivelato solo uno di quei brevi viaggi onirici propri del riposino pomeridiano, di quelli che come ti svegli già sono stati cancellati dalla memoria a breve termine con una passata di spugna così veloce da far invidia ai lavavetri che si incontrano ai semafori.

D'altro canto è sempre così, quando uno ha grandi aspettative queste sono destinate a schiantarsi contro un solido e metaforico muro, quello della realtà oggettiva e del prodotto ultimo.

Il grande sogno, almeno da come Placido ce lo aveva raccontato, non doveva essere un film sul '68, come molte altre pellicole, ma piuttosto un resoconto autobiografico del Suo '68. Beh, Michele... grazie per averci provato, peccato che nel prodotto finale il grande assente sia proprio l'animo – chiamatelo come volete: coinvolgimento, sentimento, passione... l'è uguale! - che ci si aspetterebbe da una pellicola che partiva con queste premesse.
Per uno scherzo del destino l'unico barlume di emozione che traspare si avverte nelle scene che hanno come protagonista la folla, che seduce e impressiona per la sua vivacità e veridicità, in cui a bucare la pellicola sono i giovani in rivolta, picchiati a manganellate (ho apprezzato il realismo sia da una parte che dall'altra della barricata), che poi alla storia romanzata fanno solo da contorno.


La trama è abbastanza scontata, come se sul momento di andarla a definire gli sceneggiatori si fossero ispirati a Moccia (rubandogli anche l'attore simbolo, Scamarcio) per attingere ampiamente alla sagra delle banalità che ormai contraddistingue quelle storie di amore, sesso e prime volte che hanno reso famoso lo scribacchino di cui sopra.

Sono gli anni delle grandi adunate di piazza, in cui i cuori dei giovani si infervorano per un appellativo come “Compagno” accompagnato dal pugno chiuso. L'annuncio della morte di Ernesto Guevara in Bolivia è salutato con manifestazioni e lutti collettivi tra i ragazzi, comunisti e non, che danno vita alle prime occupazioni di scuole ed università con la volontà di cambiare il mondo. Nelle aule de “La Sapienza” di Roma, dove fino a pochi giorni prima un professore spiegava Dante con tono monocorde, ora Libero (Luca Argentero) ha istituito un corso sugli orrori della Guerra in Vietnam, seguito da studenti di ogni fede politica e ceto sociale, tra cui Laura (Jasmine Trinca) e suo fratello Andrea (Marco Iermanò), che altri non è che il giovane Placido. Riccardo Scamarcio è Nicola, un giovane delle forze armate che sogna di fare l'attore, ma si ritrova ad essere un infiltrato nell'università occupata, con il classico risvolto amoroso che lo vede legarsi, lasciarsi e riannodarsi plurime volte a Laura, che invece è occupata a masticare sempre più lotte e picchetti per rivendicazioni sociali e sindacali.

Non sono in grado di dire se il film fosse lento di per sé, quel che è certo è che l'interpretazione della coppia Scamarcio-Trinca mi ha ucciso poco a poco, in una sorta di stillicidio, per la completa mancanza di spessore, come se le parole delle loro battute fossero gettate a caso, con intonazioni pescate nel mucchio di un sacchetto della tombola. Sguardi, mugolii e vibrazioni vocali erano sempre i medesimi, sia che si stesse in piazza a riformare il sistema capitalistico, sia che invece si desse fuoco alle polveri sotto le coperte. Un vero peccato perché, almeno per il ruolo femminile, la fisionomia della Trinca era assai azzeccata e sono certo che la Jasmine ci abbia messo molto impegno, regalando al pubblico maschile un gratuito nudo integrale (sarò maligno, ma credo che quella scena ed il premio “Marcello Mastroianni” che si è portata a casa alla
66^ edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia potrebbero essere correlati).
Per quanto concerne Scamarcio c'è ben poco da dire, a mio parere... molti inneggiano a lui come l'unico vero divo del cinema nostrano, io personalmente, che non lo trovo né bello né bravo, continuo a ritenerlo, in ogni suo film, una nota stonata, come se ascoltando la Pastorale di Beethoven qualcuno dell'orchestra facesse squillare il proprio cellulare con la nuova suoneria di Britney Spears!
In compenso, a piacermi sempre più, interviene Luca Argentero, che oltre ad essere bello come il sole (questo è un giudizio che dovevo assolutamente scrivere, scusate!) ha sempre quel qualcosa di ragazzo della porta accanto che in un modo o nell'altro riesce a coinvolgermi.

Interessante anche l'interpretazione di Iermanò, peccato però che la sua parte, appenna abbozzata, sia finita nell'ombra del ménage à trois più insulso che io ricordi, in cui lo spettatore non riesce neanche a parteggiare per uno dei due contendenti maschili. Michele carissimo, se vuoi fare una storia d'amore falla pure, mettici come sfondo il '68 o anche l'inquisizione di Torquemada, ma almeno cerca di invogliarmi a seguirla, no?!

 

In sintesi, almeno a mio giudizio, Il grande sogno si denuncia come un prodotto assai confuso, con evidenti problematiche legate alla sceneggiatura, in cui la voglia di buttare in mezzo un po' di tutto (focus sulla famiglia borghese del tempo, lotte giovanili, storia d'amore, autobiografia, etc) hanno prodotto un vuoto in cui la pellicola è sprofondata. Per tutta la durata del primo tempo ho creduto di stare vedendo un remake di Come te nessuno mai di Gabriele Muccino, ma che in più aveva la pretesa di essere un film impegnato. D'altro canto il pubblico in sala, a giudicare da chi mi era seduto accanto, orientativamente avrà preso i moti del '68 come una sorta di occupazione del Liceo per la mancanza di carta igienica nei bagni...

Qualche applauso però va fatto, perché non si dica che al posto del sangue mi scorre nelle vene la bile:
alla Regia, che mi ha deliziato gli occhi con inquadrature strette ed assai azzeccate, nonché per gli spezzoni, alcuni veri ed altri faceti, di filmati d'epoca, ed alla colonna sonora. La musica della canzone “Ora lo so” (scritta appositamente per il film) cantata da Giorgia nei titoli di coda è sicuramente la parte più bella dell'intera pellicola, con un testo anche molto significativo.

Ed allora è con una frase della canzone, con musica di Nicola Piovani e testo di Michele Placido, che riassumo le mie impressioni su questo film:

 

[...] amaro in bocca e questo è quello che so,
ora lo so, ora lo so,
ora lo sogno è un grande sogno senza eroi.

Andrea Betti – 15 Settembre 2009


Regia:
Michele Placido Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Angelo Pasquini, Michele Placido Direttore della fotografia: Arnaldo Catinari Montaggio: Consuelo Catucci Interpreti principali: Riccardo Scamarcio, Luca Argentero, Jasmine Trinca Produzione: Taodue Film S.r.l.Origine: Italia, 2009 Durata: 101 minuti Titolo originale: Il grande sogno


ISBN/EAN: 
8010020056095

Commenti

"Poteva essere un grande sogno, ma, ahimè, si è rivelato solo uno di quei brevi viaggi onirici propri del riposino pomeridiano, di quelli che come ti svegli già sono stati cancellati dalla memoria a breve termine con una passata di spugna così veloce da far invidia ai lavavetri che si incontrano ai semafori".

Ah ah ah. grandissimo incipit, Andrea. L'ha visto ieri il mio brother e mi ha detto più o meno lo stesso;)

"Non sono in grado di dire se il film fosse lento di per sé, quel che è certo è che l?interpretazione della coppia Scamarcio-Trinca mi ha ucciso poco a poco, in una sorta di stillicidio, per la completa mancanza di spessore, come se le parole delle loro battute fossero gettate a caso, con intonazioni pescate nel mucchio di un sacchetto della tombola".

ari ah ah ah. Grande.

"Interessante anche l?interpretazione di Iermanò, peccato però che la sua parte, appenna abbozzata, sia finita nell?ombra del ménage à trois più insulso che io ricordi, in cui lo spettatore non riesce neanche a parteggiare per uno dei due contendenti maschili".

Non ho visto il film e credo non lo andrò a vedere. Del trittico orribile per quel che ricordo dei film precedenti il peggiore è Argentero, che ho tentato di cancellare dalla memoria dopo la tragicomica performance in Saturno contro. Ma va be, a inespressività tra i tre immagino sia stata una bella lotta.

"In sunto, almeno a mio giudizio, Il grande sogno si denuncia come un prodotto assai confuso".

Si denuncia è proprio il termine più azzeccato, immagino. Voluto o meno, ci sta benissimo. Sempre ottimi pezzi, Andrea, continua così.

(di volo: integro l'archivio PLACIDO)

Quindi sarebbe stato meglio intitolare il film il grande incubo...

@Léon: Beh caro come ho detto nel trittico argentero era il migliore in realtà, però ne abbiamo già discusso, io forse parto prevenuto! (A)

@Nicola: No vabbè, un incubo no, l'ho detto.. la colonna sonora merita (io me ne sono innamorato almeno) e ci sono cose interessanti... tra sogno e incubo c'è una scala di grigi...

"D?altro canto il pubblico in sala, a giudicare da chi mi era seduto accanto, orientativamente avrà preso i moti del ?68 come una sorta di occupazione del Liceo per la mancanza di carta igienica nei bagni?"

hahahaha! Piacevolissima e lucida lettura, Andrea! :)

Per quanto riguarda il film, vincere i miei pregiudizi sul trio Placido+Scamarcio+Argentero è veramente chiedere troppo. L'unico motivo per cui avevo intenzione di vederlo è per scrivere un confronto con Les Amants Regulier (e approfittarne per fare un parallelismo cinema italiano contemporaneo/cinema francese contemporaneo). Ma credo che ci rinuncio. Conserverò i soldi per il nuovo di Allen in uscita in questi giorni! :P

Vado a vederlo domani sera. Non leggo nulla per il momento :)

Non credo che andrò a vederlo anche perchè gli altri suoi non mi erano piaciuti e provo una viscerale antipatia nei confronti di Placido. Certo che se il presente e futuro del cinema italiano comprende Placido, Tornatore e mettiamoci pure anche la Comencini (un amico che ha visto Lo spazio bianco mi ha parlato di un film noioissimo, melenso e, aggiungo io, con la solita Buy con le occhiaie e iperdepressa) non c'è di che sorridere.

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